Storia Dentro la Memoria


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S. Martino di Tours fra storia e arte a S. Martino di Lupari (PD)

di Paolo Miotto

S. Defendente e santi

La pala con la Sacra famiglia fra i santi Defendente, Giacomo Martino e Filippo di Giovanni Battista Novello realizzata per la chiesa arcipretale di San Martino di Lupari fra il 1641 e il 1647.

Continua con quest’approfondimento il viaggio alla scoperta di S. Martino di Tours nel nostro paese. Fin dall’antichità la devozione verso il santo patrono trovò espressione visibile in molteplici raffigurazioni artistiche. Purtroppo le prime sono documentate solo nelle vecchie carte d’archivio perché sono scomparse da vari secoli. Il più antico ricordo di una committenza pittorica relativa alla figura di S. Martino di Tours risale al 1503. In quell’anno i massari, cioè i responsabili laici della gestione della chiesa, affidarono al pittore Andrea da Murano l’esecuzione di una tavola d’altare ricca di figure. Problemi finanziari però ne ritardarono l’esecuzione e alla fine l’artista la vendette altrove. Più di un secolo dopo, nel 1630, il pittore veneziano Sante Peranda (Venezia, 1566-1638) dipingeva per l’altare maggiore della chiesa storica S. Martino a cavallo che indica ad Attila i santi Pietro e Paolo adirati contro di lui. L’opera rimase in bella vista fino al 1836, quando lasciò il posto alla mediocre pala dell’Ascensione del cittadellese Michele Fanoli (Cittadella, 1807-Milano, 1876). Altri pittori si misurarono in paese col tema di S. Martino. Nei secoli XVII e XVIII il cittadellese Giovanni Battista Zampezzi (Cittadella, 1627-1700) e il castellano Melchiorre Melchiori (Castelfranco V., 1644-1686) affrescarono con i loro pennelli alcune scene della vita di S. Martino. La demolizione dell’antica chiesa parrocchiale per fare posto a quella storica del ‘700, ne decretò però la scomparsa. Non tutto ciò che riguarda S. Martino è però scomparso. L’opera più pregevole è la pala che raffigura la Sacra famiglia fra i santi Defendente, Martino, Giacomo e Filippo.

S. Defendente e santi x

Particolare di S. Martino di Tours con insegne vescovili.

 

Questa nel 1774 fu ribattezzata col titolo di S. Defendente e collocata sopra l’arca che contiene le spoglie mortali del martire. È rimasta con la stessa dedicazione anche dopo lo spostamento dell’altare nel transetto destro del duomo. È opera pregevole e della maturità del castellano Giovanni Battista Novello (Castelfranco V., 1589-Ramon di Loria, 1652) che la compì fra il 1641 e il 1647. La composizione pittorica è di ampio respiro e suddivide le sette figure dipinte in due piani tagliati orizzontalmente da una fetta di cielo azzurro fra nuvole: nella sezione superiore, al centro, si trova la scena della sacra famiglia con la Madonna che tiene bambino sul ginocchio sinistro, mentre S. Giuseppe fa loro eco. Alla destra della Madonna appare S. Defendente vestito da guerriero romano col teschio in mano, a ricordare la sua appartenenza alla leggendaria legione Tebea e l’invocazione che gli tributava la confraternita della Buona Morte. Nel piano sottostante è raffigurata la triade formata da S. Giacomo, S. Filippo e al centro S. Martino con le vesti vescovili e il pastorale in mano. Nella chiesa storica progettata da Giorgio Massari rimangono inoltre due importanti cicli di affreschi dedicati alla venerazione del santo di Tours. Il primo e il più importante è la Gloria di S. Martino che si può ammirare sul soffitto che è stato oggetto di vari restauri nel corso del tempo. L’opera appartiene al bellunese Gaspare Diziani (Belluno, 1689-Venezia, 1767) ed è stata realizzata poco dopo il 1750, riprendendo l’analogo affresco presente nella chiesa di San Bartolomeo di Bergamo. Sono identiche le rappresentazioni della Trinità con il Cristo che tiene la croce nella mano destra, di Dio padre tratteggiato a braccia aperte mentre si proietta sui santi centrali delle due composizioni, passando attraverso il gruppo di angeli che attorniano la colomba dello Spirito Santo. Si ripetono le figure centrali di San Martino (nella chiesa luparense) e di S. Domenico (in quella di Bergamo), come pure i panneggi e le movenze degli angeli, la consistenza delle nubi e le tonalità cromatiche che però, nel ciclo luparense, appaiono più accese e vivaci. Dello stesso autore è la lunetta danneggiata dall’umidità situata sopra l’ingresso principale che raffigura la morte di San Martino. Il secondo ciclo di affreschi si trova nella sacrestia della chiesa storica ed è opera del veneziano Pietro Antonio Novelli (Venezia 1729-1804). Questi, nel biennio 1783-84 affrescò la parete sud con i principali santi dell’antica pieve luparense (S. Leonardo di Lovari, S. Biagio di Monastiero, S. Maria Maddalena di Galliera, S. Andrea apostolo di Tombolo) e al centro il vescovo Martino. In questo caso è evidente il tentativo della committenza di affermare l’antica supremazia della chiesa luparense sulle succursali dell’antica pieve, invocando Martino come potente protettore della nuova chiesa consacrata dal vescovo Paolo Giustiniani nel 1777.

SML affresco della sacrestia, Gloria di S. Martino coi santi delle chiese succursali (P. A. Novelli 1783-84)

Particolare di S. Martino di Tours nella sacrestia della chiesa storica di S. Martino di Lupari. Opera realizzata dal veneziano Pietro Antonio Novelli nel biennio 1783-1784.

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Bellini e i belliniani a Conegliano

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Madonna con bambino di Giovanni Bellini.

A Palazzo Sorcinelli di Conegliano dal 25 febbraio al 18 giugno 2017 è aperta la mostra Bellini e i belliniani. Promossa dal Comune di Conegliano (TV) e da Civita Tre Venezie, l’esposizione si snoda con un percorso tematico che alterna due opere di Giovanni Bellini a tante altre dei suoi allievi ed imitatori, come Andrea Previtali, Marco Bello, i Santacroce, Bartolomeo Veneto, oltre che Tintoretto e Tiziano.

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Firma autografa del Bellini (IOANNES BELLINUS PINXIT).

La mostra si evolve introducendo il visitatore nella pittura veneta del Cinquecento attraverso i seguenti temi: l’alba del Rinascimento; Madonne con il Bambino; Sacre meditazioni e santi attorno al trono; Cristo Passo e Salvatore; Metamorfosi; Trame di sguardi. Tra le opere in mostra spiccano due opere del Bellini: la Madonna col Bambin Gesù nella sala d’ingresso e il Cristo porta croce. Si tratta di capolavori che fungono da punto di riferimento per altri capolavori di artisti famosi che operarono in ambito veneto come Palma il Vecchio, Dosso Dossi, Mabuse, Mostaert fino a Tiziano e Tintoretto.

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Circoncisione attribuita a Marco Bello.

Fra tutte, a nostro parere, spiccano le opere di Marco Bello con due copie della Circoncisione e soprattutto la Madonna col bambino fra i santi Giovanni Battista, Francesco, Gerolamo e Sebastiano col committente di Gerolamo da Santacroce.

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Madonna col bambino fra santi di Gerolamo da Santacroce.

Vademecum

Dal 25 Febbraio 2017 al 18 Giugno 2017 Conegliano, Treviso Palazzo Sarcinelli Biglietti : Intero € 11, Ridotto € 8.50 (studenti, adulti over 60 anni, convenzioni), Ridotto € 7 (gruppi da 10 a 25 persone), Ridotto scuole € 4, Speciale famiglie € 22 (nuclei familiari formati da due adulti e un minorenne; dal secondo minorenne in poi € 6), Gratuito bambini fino ai 6 anni, disabili con accompagnatore, guide turistiche, due accompagnatori per classe e un accompagnatore per gruppo, giornalisti previo accredito Orari:  martedì, mercoledì e giovedì 10-18; venerdì 10-21; sabato e domenica 10-20. La biglietteria chiude 30 minuti prima Aperture straordinarie Domenica 16 aprile (Pasqua), 17 aprile (Lunedì dell’Angelo), martedì 25 aprile, lunedì 1 maggio, venerdì 2 giugno. Info: +39 0438 1932123 info@civitatrevenezie.it http://www.mostrabellini.it/


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La Discesa al limbo di Giovanni Battista Ponchino (1551)

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Giovanni Battista Ponchino, detto Bazzacco.

 

Il coro del duomo di Castelfranco veneto custodisce una famosa e discussa pala d’altare eseguita da Giovanni Battista Ponchino, detto Bazzacco nel 1551. L’artista nasce a Castelfranco Veneto nel primo decennio del XVI secolo da Bernardino e Maddalena Piacentini e muore fra il 1570 e il 1577. Coniugato, dopo la morte della moglie, verso il 1550 si fece sacerdote. La figlia Samaritana sposò il pittore Dario Varotari, per cui sarebbe stato nonno di A.lessandro Varotari, detto il Padovanino. Il presente intervento non intende entrare nel merito della complessa e articolata produzione artistica del Ponchino e nemmeno soffermarsi sulle accuse di eresia e sodomia dalle quali l’artista dovette difendersi.

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La Discesa al limbo del Ponchino nel coro del duomo di Castelfranco Veneto.

 

Vuole piuttosto rendere pubblico il contratto col quale i massari della chiesa di Castelfranco nel 1551 produssero la committenza al pittore. Il documento era stato visto e copiato dal pittore e cronista castellano Nadal Melchiori nel ‘700, da questi fu ricopiato e pubblicato nel 1803 da Domenico Maria Federici nell’opera Memorie trevigiane sulle opere di disegno dal mille e cento al mille ottocento. La trascrizione dal documento originale conservato nell’archivio di S. Liberale di Castelfranco permette però di apprezzare la fonte storica di prima mano. È noto che durante la visita pastorale del 1554 il messinese Giovan francesco Verdura, vescovo suffraganeo di Treviso, aveva convocato il vice pievano Gasparo da Agno e i massari per censurare la pala, rea di rappresentare cum nonullis figuris satis inhonestis formarum, nuditatem corporis turpiter demonstrantibus. È la stessa accusa che era stata rivolta alle figure michelangiolesche del Giudizio universale della Cappella Sistina, di cui l’opera del Ponchino è assai debitrice. Il prelato ordinava pertanto che fossero ricoperte le nudità di Adamo ed Eva e degli altri personaggi evitando al pittore e a se stesso ulteriori e ben più pesanti accuse mosse dal clima inquisitorio romano.

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Particolare di Adamo ed Eva con le vesti aggiunte dopo il 1554.

 

Il Melchiori, criticando l’affermazione data alle stampe nel 1697 da Vincenzo Coronelli, è convinto che la richiesta del presule non sia stata mai eseguita. Oggi la critica è, invece, concorde nell’asserire che la pala fu ampiamente rimaneggiata nei panneggi dei personaggi in primo piano (Adamo ed Eva) e nell’inserimento delle due teste alle spalle della coppia, come pure di alcuni piedi. Il terreno su cui sorge la committenza al Ponchino è tutto in odore di eresia e i personaggi che ruotano attorno alla vicenda sono ancora in gran parte da studiare. Il vice rettore Gasparo era un francescano che si era formato nel pensiero di Gioachino da Fiore. Il Ponchino era un protetto del cardinale Marino Grimani che frequentava personaggi intellettuali di formazione cabalistica e mirandoliana. Il cardinale Vettore Soranzo, pure lui amico del pittore, che risiedeva spesso nella sua amata residenza della Soranza a Treville, è un altro personaggio chiave che subisce il processo intentatogli dal Sant’Uffizio romano nel biennio 1550-51.

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Particolare del Cristo.

 

Il Verdura, infine, aveva trascorsi valdesi che lo condurranno nel carcere romano di Ripetta, da cui uscirà solo in seguito alla morte di Paolo IV nel 1559. Quella del Ponchino, è pertanto una pala che racchiude un mondo complesso dove si sperimentano i temi della concordia e della gnosi. Alla ricerca di una fusione spirituale e intellettuale dove prevale l’interesse per l’umanesimo e cabala ebraica. Questa sperimentazione, supportata da un fertile ambiente intellettuale castellano, permette al Ponchino di attingere dal Grimani una forma di religiosità non convenzionale che gli procura nel 1553 una denuncia anonima di eresia e sodomia della quale non rimane traccia processuale. Rimane però la pala, seppure “aggiustata” a riproporre da secoli quel mondo carico di curiosa aspettativa e desiderio di conoscere e approfondire i testi neotestamentari.

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Prima parte del contratto di committenza della pala assegnata al Ponchino.

 

 Trascrizione del documento

Locationem facta a ser Francisco Seguro

1554 indictione XII die mercurij quarto mensis julij in casa de Messer piero Saxacher massaro infrascritto posta in castelfranco. Dechiaremo Nui Francesco di prosdocimi et piero Saxacher massari de la Fabrica de la piove de castelfranco facendo per nome nostro et delli successori nostri qualiter altre volte fino sotto dì 21 luio 1551 per Ms. bastian collona, et messer domenego Ricato massari de detta fabrica cum altri 14 nobili citadini de dicto castello fosse sta ordinata a messer Baptista ponchino pictore una palla alaltar grande in la giesia di San liberal in castello de dentro et per loro gli forno promessi scudi numero cento doro et tuto lazuro oltramarino che gli andavola, et gli obligorno le intrade de quel tempo tute de dicta fabrica et del tempo futuro per fin a dintegra satisfattione, et gli fu dato a bon conto per li dicti dui massari et per messer Hieronimo almerico et messer Zanantonio ferro massari subseguendi certa quantita di danari como in quello appar a carta 34. Al suo conto da poi successono in massari ancho ditto messer domenego Ricato et messer domenego Zago, li quali licet consapevoli del dicto Acordo et obligatione pendente, tam dictam non obstante hanno speso le intrade de dui anni passati in campane et altre cosse bisognosse et necessarie per dicta fabrica como per le sue parvie chiaramente si pol veder, successe poi che per honor de Ms. Domenego Ricato, non obstante il tempo passato contenuto nelo acordo, se dovesse compir dicta palla vene dicto messer baptista pitore sotto di 28 decembre passato et ne richiese lo integro precio de la predicta palla che era de ducati 88 attento che la palla era fornita, et il magnifico nostro podestà gli dete termine di octo zorni a portarla et cusi la portò et voleva il deto suo restante.  Unde per intercession del dicto clarissimo podestà, messer francesco novello et messer francesco barbarello et altri cittadini fu concluso con dicto messer baptista che al presente se gli dovesse dar una parte, et ne facesse termine dil resto che fosse habile perché recceva i danari che gli spettavano, erano stati spesi in cosse necessarissime per dicta fabrica et cusì per haver dicti danari promessi al dicto messer Baptista molto se affaticassimo, et per non obligar in tanto dicta fabrica. Trovassimo uno expediente de dar via ad gaudendum dui campi che erano tenuti Uno per quondam Zuan Sguataro et laltro per quondam Tonieto da la Siega.  Obligandoli a ser francesco Seguro et fioli del borgo de Treviso, quali se servissino de dicti campi et ancho per far servitio alla dicta fabrica tolseno a pension lire dosento, et de quelle non servirsi, et le dessimo al dicto messer Baptista pictor come per un scripto de man de messer domenego ricato appar sotto di 9 zenero proximo passato, et per mostrar, et far conoscer che noj non havemo facto poi per alinear ne obligar li beni de dicta fabrica, et obviar a parole de molti malevoli, chiamato il predicto ser Francesco Siguro et cusi esso contentare gli havemo dato Affictado et ad afficto concesso al prefacto ser francesco li campi dui, qualli sono posti sotto castelfranco in contrada di bredi fra li sui confini tenuti per avanti per li soprascripti, presente et ad afficto conducti per lui et per sui heredi per anni nove proximi che hano a venire quali si intendano non principiati de la terra da san piero proximo passato et de le vide da san martin proximo futuro ad consolider, usufruttuar et possider per dicti nove anni et per responsion de annuo afficto al dicto ser francesco se obliga et promete pagar ogni anno da san martin lire disnove de pizoli, et de la peza altre volte tenuta per dicto quondam tonieto lire dodese cum tre pantade l’altra cum due, tenuta per zuan guataro fatta, fa in tuto lire 19 scpmenzando a pagar dicto afficto da san martin 1555 et cusi successive de anno in anno fin a dicto compimento, per aiutar a pagar dicta palla facta dicto ser francesco ma lasando ne le nostre man il fito de anni cinque che sono lire nonanta cinque de le lire 200 altre volte havute como nel scripto de sopra dechiarato, il Resto veramente che è de lire 105 dicto ser francesco ha tenuto et reccevuto da mi in tanto formento et contadi, per i qualli fa fine et promettendo il prefacto condutor et obligandosi ben et diligentemente governar et piantar et migliorar, et non pezorar et accio dicto collono possi restaurar le piantade predicte ruinate io piero Saxacher gli prometto dar piantini (piccole piante) dosento in dono in beneficio perho da dicta fabrica da certo per lui collono a sue spese impiantarsi promettendo sopra attender et observar, et nui massari per nome nostro et delli futuri mantenirsi fin a dicto tempo et hoc sub obligatione nostra et se sotoscriveremo, presente Bortolomio crivelaro in castello et Zuan pinaro habita a Campigo.

Jo piero Saxacher massaro ho scripto et cusi contento como di sopra è scripto.