Storia Dentro la Memoria


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1814, arresto “fai da te” a Onara di Tombolo

di Paolo Miotto e Cesare Pasinato

Il documento che si pubblica è un tipico esempio di scontro “campestre” fra alcuni abitanti di Onara di Tombolo che esercitano il diritto di posta pecore o pensionatico* e i proprietari dei fondi che, al contrario, non intendono assolutamente accordare loro tale diritto. Ne scaturisce uno scontro ad armi impari che rischia di provocare il morto, ma alla fine la buona fortuna prevale e il tentato omicida è arrestato, legato come un salame, e condotto prima di fronte al sindaco di Tombolo e da questi è poi inviato al podestà di Cittadella, per l’opportuno arresto, con le armi utilizzate nello scontro: lo schioppo e una sciabola.
Il documento è interessante per il contenuto, ma anche la vivacità dello scritto e l’ampollosità del verbalizzante, poco attento alla scrittura e alla punteggiatura, ma perfetto nel redigere lo scritto in puro stile “burocratese” ottocentesco.

schioppo tiratore

Al sig. Podestà [di Cittadella]
Presentatomi oggi alle ore una Pomeridiane certo Antonio Brida detto Stagnin, stato Arrestato in Onara per Sciopetata tiratta a persona, oltre l’aversi diffeso con Siabla per non essere legato, come riconoscervi dal Processo Verbale che le unisco.
Le rassegno il dilinquente, lo Schiopo, la Sciabla per quele misure dovute alla cosa.
Le protesto stima distinta
Dall’Ufficio li 31 Dicembre 1814

Dipartimento Bacchiglione
Oggi 31 Ottobre 1814. Avanti di me Angelo Vio Agente Comunale di Tombolo e Onara, comparse Gio. Batta. Mariotto in compagnia di Domenico Pelanda detto Folaor, Bernardo Mariotto, Biasio Mariotto, Eusebio Mariotto li quali senza costituirsi parte civile ci espose quanto segue.
Dice in prima Gio. Batta. Mariotto.
Mi trovavo a pascolo quest’oggi alle ore dodici Meridiane con n. 12 Pecore; sei di mia ragione; e le altre sei di ragione di Paolo Zaniolo detto Chioro dell’età d’anni dodeci; in un Campo vuoto di ragione di Elisabetta Brida detta Stagnin, nelli quali Campi vuoti ho diritto di Pascolare senza permesso de Padroni, o affittuali che si trovasse. Sortì dalla sua casa la sudetta Elisabetta Brida; la qual casa si trovava in faccia il campo medesimo dicendomi questa che sortise dal Campo che non vuole che nessuno Pascoli; rispose il detto Paolo Zaniolo che si trovava in mia compagnia; noi paghiamo la posta, ed’abbiamo diritto dandarvi sino alla Madonna di Marzo.
Si trovava nella detta Casa il Figlio della detta Elisabetta Brida, credo sentise questi discorsi che faceva Zaniolo con sua Madre; sortì dalla medesima sua casa con un Schiopo caminando sopra una sua Pianta venendo verso di noi. Poco distanti si trovava certo Domenico Pelanda detto Folaor, Bastian Filipetto detto restei, Eusebio Mariotto tutti tre presenti, oltre cinque o sei ragazzi uniti, ridendo li detti ragazzi sentendo la differenza che vi era fra il detto Paolo Zaniolo con Elisabetta Brida Madre del detto Antonio Brida detto Stagnin che arrivato alla metà della Pianta risolse di ritornare indietro alquanti passi; di nuovo venuto avanti tiro la Schiopetata verso le dette tre nominate persone che si trovava unite alli ragazzi ridetti, uno di questi di nome Bernardo Girolimetto si senti a portar via il Capello dalla testa con la schiopetata del detto Antonio Brida; gridò; ed’allora avvicinatisi le tre persone al ragazzo guardandogli il Capello non seppe conoscere se fosse Balini od altro; ma Bastian Fillipetto, uno de’ tre che si trovava vecini alli ragazzi dice, che era solito il Brida caricar il Schiopo con pezzi di Stagno tagliati con coltello come abbiamo conosciuto nel capello medesimo.
In allora scaricato lo schiopo corre di nuovo verso la sua Casa, li corre pure adietro Domenico Pelanda, Bernardo Mariotto, ne potei piu vedere restando lontano dalla casa sudetta.
Soggiunse Domenico Pelanda detto Folaor
Costui frattanto entrò in casa e prese in mano una Sciabla che essendo rugine non pote tirar fuori con tanta velocità dal fodro, arrivatti vecini li tre sopra nominati Bernardo Mariotto, Biasio Mariotto, Eusebio Mariotto; abbiamo cercato di disarmare il detto Antonio Brida come di fatti a gran stento si siamo riusciti, ed avendolo legato lo presentiamo a lei Sig. Agente Comunale onde venghi fatto Giustizia, rassegnando lo Schiopo, e la Siabla con la quale tentò contro tutti noi qui nominati.
Nel medesimo tempo le dico che giurò di dar fuoco al Casone come al momento che si legava; gridava (Madre da foco alla Casa ch’è di Paglia) ed’ella rispose che lo farà una volta, o l’altra; tutto quanto rassegniamo per nostro dovere, ed’à salvezza d’ogni vero.

  • Il pensionatico o posta pecore era il medievale diritto di pascolare gli ovini in pianura nel periodo detto dell’erba morta, dal 17 novembre fino al 25 marzo. Tale privilegio era accordato ai pastori dell’Altipiano dei Sette Comuni, ma anche ad altri allevatori, purché in regola con i pagamenti dovuti ai detentori di tali privilegio regolato dalla Serenissima. A Onara la riscossione dei proventi derivati dal diritto di pascolo era dovuta ai conti Cittadella.


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Un’antica leggenda. Ezzelino III, il Tiranno, e il “fionco” di Onara

L’eco del mito di Ezzelino III, detto Il Tiranno non conobbe mai tramonto, né in vita né in morte. Sui luoghi che furono testimoni del suo passaggio sorsero ben presto miti e leggende che hanno attraversato i secoli. Alcuni narrano di tesori favolosi nascosti in anfratti sprofondati, altri di gallerie in grado di collegare vecchi edifici lontani chilometri fra loro, altri sostengono la presenza di grappe (erpici) d’oro sepolte sotto le Motte.

Ezzelino

A Onara, che fu la prima sede naturale dei capostipiti degli Ezzelini e il luogo di nascita del Tiranno, le loro vestigia rimangono nella palude, dove si può ancora ammirare la medievale chiesa campestre di Santa Margherita. Un gioiello d’arte cristiana che conserva simboli risalenti alla fondazione stessa dell’edifico, affreschi quattrocenteschi, la tomba di sacerdoti e una iscrizione della padovana famiglia Cittadella che, a Onara, dal ‘600 tenne feudo e contea.

Onara Chiesa di S. Margherita

L’oratorio di santa Margherita di Onara (foto Nilo Andretta).

 

In questo piccolo paese lambito dal fiume Tergola, che un tempo ospitava un grande mercato-fiera e che nel 1198 fu distrutto dai padovani che ne trasferirono tutte le prerogative nella nuova fondazione di Cittadella, non poteva non sussistere da un millennio questa leggenda che tutti gli abitanti del luogo continuano a tramandarsi e che nel 1966 fu raccolta per la prima volta dal compianto editore e poeta Bino Rebellato (1914-2004).

Al giorno d’oggi, ogni abitante di Onara e dei dintorni vi indicherò una sede diversa del “fionco” all’interno della palude del Tergola, a seconda della tradizione raccolta dai padri. In ogni caso rimane sempre uguale l’insegnamento che gli anziani hanno voluto imprimere alle nuove generazioni, cioè il monito del rispetto di Dio. Ezzelino III, dopo la morte di Federico II, rimase il più importante baluardo ghibellino da rimuovere. Così papa Alessandro IV nel 1254 lo scomunicò, dando origine alla campagna diffamatoria e alla crociata anti ezzeliniana che lo cancellò dalla faccia della terra eternandone la memoria che nel popolino si trasformò subito in leggende come quella che proponiamo.

A pochi chilometri a sud-est di Cittadella, c’è un angolo di terra silenziosa e solitaria, ai margini di una palude breve, ombreggiata di folte macchie e corsa del brivido di antiche storie e leggende: Onara, un paese tra i più cari al nostro cuore, dove abbiamo trascorso molti mattini della nostra infanzia. Attraverso la palude per un fangoso sentiero, poco prima di giungere alla ferrovia, si passava vicino a una buca stretta e profonda, detta “ il fionco”: era quanto rimaneva – ci dicevano i vecchi – dell’abisso apertosi a inghiottire il superbo padrone che non onorò il signore. Ci si avvicinava luogo con una specie di religioso tremore e i più coraggiosi scagliavano un sasso. È una leggenda ancora viva e, prima che il tempo la cancelli della pagina della tradizione, la vogliamo fissare almeno nella memoria di quanti vivono in questa località e oltre.

4. Croce medievale nell'oratorio di S. Margherita a Onara.

La croce degli Ezzelini all’interno dell’oratorio di Santa Margherita di Onara (foto Nilo Andretta).

 

Un Signorotto percorreva con una lussuosa carrozza una via della scomparsa antica Onara, guardando con aria sprezzante, i popolani che al suo passaggio si spostavano intimoriti ai lati della strada. Il cocchiere, vedendo avanzarsi la folla dei fedeli che accompagnavano devoti l’immagine del Cristo, portato da sacerdoti biancovestiti: “Signore – disse – disse al suo padrone, comodamente sdraiato sui cuscini della carrozza, dobbiamo fermarci. C’è il padrone del cielo!” Ma il Signorotto che non accettava mai ordini, né consigli, né pareri, né suggerimenti, non si scompose e gridò: “Se lui è il padrone del cielo, io sono il padrone della terra; e va avanti!”

Non appena pronunciate queste parole, la terra si aprì la carrozza sprofondò e sparì nelle sue viscere, tra le grida dei presenti, sbigottiti a quest’inatteso manifestarsi della potenza del Signore del cielo e della terra e tutti si inginocchiarono ad adorarlo, chiedendo perdono dei loro peccati.

Rimase a testimonianza del fatto prodigioso un abisso profondissimo, subito colmato da un impetuoso gorgo d’acqua torbida. Gli abitanti della zona si tennero sempre lontani dal “fionco”: nessuno per molti secoli osò toccare quell’abisso aperto del fulmine dell’ira divina e, intorno, non crebbero però, mine e regnò lo squallore.