Storia Dentro la Memoria


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Un’antica leggenda. Ezzelino III, il Tiranno, e il “fionco” di Onara

L’eco del mito di Ezzelino III, detto Il Tiranno non conobbe mai tramonto, né in vita né in morte. Sui luoghi che furono testimoni del suo passaggio sorsero ben presto miti e leggende che hanno attraversato i secoli. Alcuni narrano di tesori favolosi nascosti in anfratti sprofondati, altri di gallerie in grado di collegare vecchi edifici lontani chilometri fra loro, altri sostengono la presenza di grappe (erpici) d’oro sepolte sotto le Motte.

Ezzelino

A Onara, che fu la prima sede naturale dei capostipiti degli Ezzelini e il luogo di nascita del Tiranno, le loro vestigia rimangono nella palude, dove si può ancora ammirare la medievale chiesa campestre di Santa Margherita. Un gioiello d’arte cristiana che conserva simboli risalenti alla fondazione stessa dell’edifico, affreschi quattrocenteschi, la tomba di sacerdoti e una iscrizione della padovana famiglia Cittadella che, a Onara, dal ‘600 tenne feudo e contea.

Onara Chiesa di S. Margherita

L’oratorio di santa Margherita di Onara (foto Nilo Andretta).

 

In questo piccolo paese lambito dal fiume Tergola, che un tempo ospitava un grande mercato-fiera e che nel 1198 fu distrutto dai padovani che ne trasferirono tutte le prerogative nella nuova fondazione di Cittadella, non poteva non sussistere da un millennio questa leggenda che tutti gli abitanti del luogo continuano a tramandarsi e che nel 1966 fu raccolta per la prima volta dal compianto editore e poeta Bino Rebellato (1914-2004).

Al giorno d’oggi, ogni abitante di Onara e dei dintorni vi indicherò una sede diversa del “fionco” all’interno della palude del Tergola, a seconda della tradizione raccolta dai padri. In ogni caso rimane sempre uguale l’insegnamento che gli anziani hanno voluto imprimere alle nuove generazioni, cioè il monito del rispetto di Dio. Ezzelino III, dopo la morte di Federico II, rimase il più importante baluardo ghibellino da rimuovere. Così papa Alessandro IV nel 1254 lo scomunicò, dando origine alla campagna diffamatoria e alla crociata anti ezzeliniana che lo cancellò dalla faccia della terra eternandone la memoria che nel popolino si trasformò subito in leggende come quella che proponiamo.

A pochi chilometri a sud-est di Cittadella, c’è un angolo di terra silenziosa e solitaria, ai margini di una palude breve, ombreggiata di folte macchie e corsa del brivido di antiche storie e leggende: Onara, un paese tra i più cari al nostro cuore, dove abbiamo trascorso molti mattini della nostra infanzia. Attraverso la palude per un fangoso sentiero, poco prima di giungere alla ferrovia, si passava vicino a una buca stretta e profonda, detta “ il fionco”: era quanto rimaneva – ci dicevano i vecchi – dell’abisso apertosi a inghiottire il superbo padrone che non onorò il signore. Ci si avvicinava luogo con una specie di religioso tremore e i più coraggiosi scagliavano un sasso. È una leggenda ancora viva e, prima che il tempo la cancelli della pagina della tradizione, la vogliamo fissare almeno nella memoria di quanti vivono in questa località e oltre.

4. Croce medievale nell'oratorio di S. Margherita a Onara.

La croce degli Ezzelini all’interno dell’oratorio di Santa Margherita di Onara (foto Nilo Andretta).

 

Un Signorotto percorreva con una lussuosa carrozza una via della scomparsa antica Onara, guardando con aria sprezzante, i popolani che al suo passaggio si spostavano intimoriti ai lati della strada. Il cocchiere, vedendo avanzarsi la folla dei fedeli che accompagnavano devoti l’immagine del Cristo, portato da sacerdoti biancovestiti: “Signore – disse – disse al suo padrone, comodamente sdraiato sui cuscini della carrozza, dobbiamo fermarci. C’è il padrone del cielo!” Ma il Signorotto che non accettava mai ordini, né consigli, né pareri, né suggerimenti, non si scompose e gridò: “Se lui è il padrone del cielo, io sono il padrone della terra; e va avanti!”

Non appena pronunciate queste parole, la terra si aprì la carrozza sprofondò e sparì nelle sue viscere, tra le grida dei presenti, sbigottiti a quest’inatteso manifestarsi della potenza del Signore del cielo e della terra e tutti si inginocchiarono ad adorarlo, chiedendo perdono dei loro peccati.

Rimase a testimonianza del fatto prodigioso un abisso profondissimo, subito colmato da un impetuoso gorgo d’acqua torbida. Gli abitanti della zona si tennero sempre lontani dal “fionco”: nessuno per molti secoli osò toccare quell’abisso aperto del fulmine dell’ira divina e, intorno, non crebbero però, mine e regnò lo squallore.