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IL PLEBISCITO DEL 21-22 OTTOBRE 1866 A TOMBOLO (2^ parte)

di Cesare Pasinato e Paolo Miotto

La seconda parte della ricerca si sofferma sul risultato del plebiscito ottenuto a Tombolo che non si discosta da quello della media degli altri comuni veneti pari a quasi il 100%. Risultato che non deve stupire per vari motivi: vi era un convinto desiderio nazionalista da parte del ceto benestante della popolazione, che usciva volentieri dal tunnel della dominazione austriaca che aveva imposto tasse, rigore poliziesco e l’odiato e prolungato servizio militare, ma anche l’adesione più o meno inconsapevole delle masse rurali ad un evento storico che fu senza dubbio propagandato ad arte tanto nelle osterie che nei pulpiti delle chiese, senza contare che la gran parte dei votanti era analfabeta e quindi facilmente influenzabile. I documenti smentiscono però in modo categorico la presenza contemporanea di due urne, quella per il si e quella per il no, che avrebbe indotto un controllo condizionato sui votanti. Nelle due giornate di voto vi fu sempre un’unica urna garantendo così il voto segreto, che poteva essere espresso su un foglio di carta qualsiasi scrivendo a penna il No o il SI’ – perché allora il si aveva l’accento – oppure introducendo nell’urna il foglietto prestampato con il SI’ che il regio Commissario di Cittadella si era premurato di assicurare per tempo a tutti i sindaci perché lo distribuissero prima del voto.

1. 1866.10.22 Comunicazione risultati Plebiscito

22 Ottobre 1866, comunicazione del numero dei votanti nei due seggi di Tombolo (363) e Onara (289).

Domenica 21 Ottobre

           Il primo giorno del Plebiscito il Commissario Distrettuale manda una lettera alla Deputazione comunale (prot. N. 7. 8. 9 del 21 Ottobre 1866):

Codesta Deputazione appena suggellato le urne di cui è cenno all’art. 7 del R. Decreto N. 3236 del 7 di questo mese, mi trasmetterà immediatamente per apposito espresso una relazione succinta da cui risulti con quale spirito si sia compiuta oggi la votazione in ciascuna frazione, se ed in qual modo il Clero abbia corrisposto ai desiderj del Paese ed a qual cifra approssimativamente possa ascendere il numero dei votanti oggi presentatisi per deporre nelle urne frazionali i loro voti. Altrettanto vorrà eseguire sulla votazione di domani.

Per le ore sei pomeridiane di oggi e di domani attendo la relazione dovendo telegrafare in proposito alla Superiorità non più tardi delle 7 pomeridiane.

In pari tempo accompagno a ciascuna Deputazione un congruo numero di Verbali a Stampa da distribuirsi subito alle rispettive Commissioni delle Sezioni per le operazioni ad esse affidate nel movimento dei voti del Plebiscito.

Si uniscono anche alcuni esemplari del supplemento al Reale Decreto N. 3236 del 7 Ottobre corr. per l’immediata pubblicazione.

Ove le commissioni avessero incominciate le rispettive operazioni sopra Verbali diversi, li Signori Segretari cureranno di trasportare i nomi dei votanti sopra li Verbali qui inserti.

            Il Comune risponderà con due lettere distinte.

Lunedì 22 Ottobre

            Una prima risposta riguarda il comportamento del clero riguardo in merito al Plebiscito. La lettera del 22 Ottobre 1866 è protocollata al N. 542.

Al R. Commiss. D.le di Cittadella

A riscontro della gradita odierna Nota di cod.o R. Comm.o N. 7.8.9 la scrivente ha il pregio di riferire aver provveduto la votazione del plebiscito regolare e piena, quando si osservi che N. 363 erano gl’inscritti nell’elenco offerto da questo Sig.r Arciprete, ed il verbale contenente gl’individui che votarono essendo a N. 363. Che si desidera di più? Questa popolazione festosa e lieta si presentò a deporre in questo giorno nell’urna la propria scheda, che mostra a chiare note l’adesione spontanea di unirsi al Regno d’Italia. Che si potrà dire sul conto di questo clero? Ci chiamiamo ben fortunati di avere tra noi Sacerdoti di mente e di cuore realmente italiano, che non hanno risparmiato né tempo né fatica e dall’altare mentre indossavano la divisa sacerdotale, e fuori nell’istruire il loro gregge. Fossero pure tutti i sacerdoti d’Italia di tali quali sono questi venerabili ministri di Cristo, e non si avrebbe a deplorare tante luttuose scene. È inutile parlarne d’avantaggio, la votazione ne porge una irrefragabile testimonianza del loro operato.

            È bene ricordare che a Tombolo il cappellano era Giuseppe Sarto, futuro Pio X.

2. 1866.10.22 - Analisi dopo il plebiscito tombolano

22 Ottobre 1866. Analisi del voto registrato nel comune di Tombolo. Il sindaco è soddisfatto: su 363 iscritti al voto, tutti votarono per si. La lettera chiude con l’esaltazione del clero locale che manifestò un cuore realmente italiano.

            La seconda lettera di risposta (prot. 543 del 22 Ottobre 1866) riporta i dati dei votanti al Plebiscito:

La scrivente si fa dovere di partecipare che il numero dei votanti del giorno 21 nel Plebiscito furono a Tombolo 360, e nel 22 altri 3, che sono complessivamente N. 363, in Onara nel 21 votanti 281 e nel 22 votanti 8, che formano 289.

            In Comune non c’è il Verbale della votazione perché lo spoglio dei voti fu fatto pubblicamente a Cittadella dal Pretore, assistito dal Presidente e da almeno due scrutatori di ciascun seggio. Il risultato però è conosciuto perché ufficialmente nel Distretto di Cittadella non ci fu alcun voto contrario.

A Tombolo il Plebiscito ebbe questo risultato:

votanti 652

e tutti si espressero per il Sì.

           Molto probabilmente i votanti furono il 100% degli aventi diritto al voto.

3. 1866.11.08 Richiesta rimborso spese

8 Novembre 1866, i deputati comunali chiedono al regio commissario di Cittadella di sanare le spese sostenute in occasione del plebiscito.

 

Festeggiamenti in occasione del Plebiscito

            Durante la votazione i campanili di Tombolo e Onara suonarono a festa. Nelle due piazze furono innalzate le cuccagne.

            La spesa sostenuta dalla Deputazione comunale fu di 18:92 fiorini. I campanari furono ricompensati per aver suonato le campane nel giorno del Plebiscito onde rendere più solenne la festa. Le stanghe della cuccagna furono unte con sapone ed olio e sulla sommità fu posta una piccola Bandiera Nazionale (soldi 85 per due bandiere).

            Il primo a levare la bandiera dalla stanga della cuccagna a Tombolo è Luigi Andretta (che firma con una croce) e riceve in premio 4 fiorini.


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IL PLEBISCITO DEL 21-22 OTTOBRE 1866 A TOMBOLO (1^ parte)

di Cesare Pasinato e Paolo Miotto

L’imminente appuntamento del referendum consultivo per l’autonomia del Veneto (22 Ottobre 2017) ha acceso un dibattito nazionale fra favorevoli e contrari che, per forza di cose, segue le inevitabili passioni e pressioni politiche dell’una e dell’altra parte. Cercando di tornare alle radici della questione per appurare, se esiste, una verità storica sul plebiscito del 1866 che, si badi bene, fu tutt’altro che un referendum in chiave moderna, si è voluto effettuare un approfondimento di tipo archivistico andando a scovare le carte di un archivio, quello comunale di Tombolo in provincia di Padova, che ha conservato con cura tutto il carteggio. Quella che segue, pertanto non ha alcuna pretesa di essere una lettura storiografica generale relativa alle vicende dell’annessione del Veneto del 1866, ma intende essere un contributo di tipo storico specifico, che preferisce cercare nelle fonti primarie, ovvero nei documenti, una risposta a quanto accadde 151 anni fa. Quello che capitò a Tombolo nel 1866, nella sostanza, è quanto avvenne anche negli altri comuni del Veneto.

IL PLEBISCITO DEL 21-22 OTTOBRE 1866 A TOMBOLO

            Il Trattato di pace di Vienna, sottoscritto il 3 Ottobre 1866 a conclusione della III Guerra d’Indipendenza, dava atto della cessione del Lombardo-Veneto alla Francia e prometteva la sua riunione all’Italia a condizione che gli abitanti, debitamente consultati, esprimessero il loro consenso.

            Vittorio Emanuele II il 7 Ottobre fissava la data del Plebiscito per il 21 e 22 Ottobre 1866 con il R. D. n. 3236: Apertura di Comizi nelle Provincie Venete affinché i cittadini dichiarino la loro volontà di unirsi al Regno d’Italia, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale solo il 19 Ottobre, quarantotto ore prima dell’apertura delle urne.

I cambiamenti amministrativi in Provincia di Padova

            A Padova, come quasi in tutto il Veneto, molto prima del Trattato di pace e subito dopo la partenza degli austriaci, si erano costituite le nuove autorità amministrative, di solito coincidenti con quelle già in essere sotto l’Austria.

            Gioacchino Pepoli, Commissario del Re per la Provincia di Padova, assumeva i poteri il 21 luglio 1866.

            Fin dal 12 Luglio però, subito dopo l’arrivo in città dei Lancieri di Vittorio Emanuele, si era costituita una Giunta Governativa Provvisoria, guidata dal Podestà Francesco De Lazara. Nell’archivio comunale di Tombolo è conservata la Circolare, protocollata con il n. 1 in data 15 Luglio, con la quale veniva comunicato il cambiamento amministrativo:

“Nell’intendimento di provvedere alla tutela dei molteplici interessi pubblici e privati sino a che un nuovo tanto desiderato e felice riordinamento governativo sia compiuto per questa Provincia, la Giunta che si è costituita presso la Congregazione Municipale di Padova come interinale suprema Autorità ha stanziato che immediatamente abbiano da riprendere e continuare la propria azione tutti gli uffici, che rimasero sospesi ed inoperosi dopo la partenza delle Autorità Militari e Politiche Austriache.”

            E concludeva:

“Non è a dubitarsi punto che ogni onesto e leale funzionario apprezzando giustamente il sentimento della propria nazionalità ed il felice completo risorgimento di questa, raddoppierà di zelo e di operosità per meritarsi la stima del paese, l’approvazione del Nazionale Governo e del Re, a cui anche la Provincia di Padova, come ogni altra terra Italiana tributa sincero omaggio di devozione e fedeltà.”

            Nell’archivio è conservato pure il manifesto con il quale il Commissario del Re assume l’incarico. Il tono è enfatico e paternalistico. Si riporta la parte conclusiva:

“Cittadini

Finora nel Governo ravvisaste un nemico ed un oppressore: oggi io vengo fra Voi in nome della Libertà e della Giustizia a rappresentare non solo il Principe, ma il Padre che non fu mai insensibile ai dolori di nessuno de’ suoi figli.

Provincia di Padova, 21 Luglio 1866.

Il Commissario del Re Giocchino Pepoli”.

1. 1866.10.19 Manifesto indizione plebiscito

L’Italia subisce il Trattato di Pace

            Il Trattato di pace di Vienna fu per l’Italia assai umiliante: ricevere il Veneto dai Francesi, dover chiedere l’assenso alla popolazione per unirsi all’Italia e liquidare all’Austria 35 milioni di fiorini. Qualche tempo prima della firma il Presidente del Consiglio Ricasoli aveva ritenuta ingiuriosa la presenza di un commissario francese nel Veneto e un atto ridicolo il Plebiscito.

            Il Veneto fu in mani francesi solo mezz’ora, dalle sette e trenta alle otto del 19 Ottobre 1866, giorno in cui in una camera dell’albergo Europa di Venezia, quasi clandestinamente, fu firmato il verbale di consegna del Veneto all’Italia. Il Veneto fu incorporato all’Italia alle ore 8 del 19 Ottobre 1866. Il Plebiscito dell’assenso della popolazione si sarebbe svolto due giorni dopo.

            Il Regio Decreto di indizione del Plebiscito è molto tecnico. Non c’è alcun accenno al fatto che l’assenso popolare era stato imposto dal Trattato di Vienna. Anzi nella relazione introduttiva del primo ministro Ricasoli sembra essere un atto voluto dal Re, al medesimo patto degli altri popoli della Penisola:

Il Re consente ai Veneti di essere chiamati a confermare la loro volontà per mezzo di plebiscito … in omaggio al principio onde s’informa il nostro diritto naturale.

Il Plebiscito del 21 e 22 Ottobre 1866

            Nelle carte dell’archivio comunale si può ripercorrere giorno per giorno il breve periodo di preparazione al Plebiscito del 21 e 22 Ottobre.

Mercoledì 10 Ottobre

            Il primo documento del 10 Ottobre è una Circolare urgentissima, del Commissario Distrettuale di Cittadella a tutte le Deputazioni Comunali. La missiva, priva della firma del mittente, porta il numero di protocollo 4424 del 10 Ottobre 1866.

Ora che venne felicemente conclusa la pace coll’Austria sono rimossi tutti gli ostacoli che impedivano la riunione delle Provincie Venete al Regno d’Italia. Il Governo del Re ha giudicato dal canto suo conveniente rendere omaggio al principio in nome del quale si è costituita la nazione e quindi non ha reputato conveniente di privare i Veneti della brillante soddisfazione di concorrere anche colla solenne ed esplicita manifestazione della loro volontà al compimento delle sorti Nazionali.

            Vengono date le prime indicazioni: vengano istituite delle sezioni presiedute da cinque probi viri elettori, scegliendoli possibilmente tra i membri dei Consigli Comunali ove esistono. A Tombolo il Consiglio comunale sarà eletto il mercoledì successivo, il 16 Ottobre.

            La Circolare conclude:

Si ha fondata speranza che i membri delle attuali Deputazioni sapranno comprendere tutta l’alta importanza di codesta manifestazione della libera volontà di un popolo, e che vorranno adequatamente adoprarsi che nel raggio del Comune alle loro cure affidate le popolazioni possano accorrere (come già son ben disposte) festose all’urna onde orgogliose deporre i loro voti di adesione al felice nuovo ordine di cose.

            Gli amministratori tombolani annotano sul retro: Si faccia pubblicare dall’altare l’avviso perché ognuno si disponga al grande atto.

Giovedì 11 Ottobre

            Il Commissario Distrettuale di Cittadella invia una lettera (prot. N. D’Ufficio del 11 Ottobre 1866) d’invito di recarsi nella stanza d’Ufficio del sotto firmato, Lunedì p.v. alle ore di maggior lor comodo, dovendo il medesimo conferir loro sopra argomenti di alta importanza.

Domenica 14 Ottobre

            Alla fine delle Messe i sacerdoti danno lettura della circolare del Commissario Distrettuale di Cittadella del 10 Ottobre.

Lunedì 15 Ottobre

            Il 15 Ottobre si tiene a Cittadella presso il Commissariato Distrettuale la riunione di tutte le Deputazioni Comunali del Distretto. Agli atti del Comune non c’è alcun documento al riguardo. Si possono però conoscere gli argomenti trattati, perché sono indicati nella successiva circolare del Commissario.

2. 1866.10.19 Prospetto Seggi Plebiscito - 02

19 Ottobre 1866. Prospetto dei due seggi comunali distaccati nel capoluogo e nella frazione di Onara con i numeri degli abitanti che non corrispondono alla realtà demografica del comune.

Giovedì 18 Ottobre

            Dalla Circolare emessa dal Commissario Distrettuale si scopre che è stato istituito un protocollo particolare per il Plebiscito. Il numero di protocollo infatti e il 4 Speciale del 18 Ottobre 1866:

Di conformità a quanto si è concertato nella Conferenza di Lunedì pros. pas.to, tenutasi nella stanza del sotto firmato con tutti o parte degli onorevoli membri delle Deputazioni comunali di questo Distretto ad effetto che la grande solennità del Plebiscito abbia a riuscire non solo splendida pel numero dei voti adesivi alla formula che verrà stabilita e che sembra esser quella appiedi trascritta su di che non è neppure lecito dubitare, ma ben anco uniforme e regolare.

            E seguono le indicazioni:

Rittiene per fermo il sottoscritto che ciascuna Deputazione avrà a quest’ora fatto eseguire lo spoglio dei maschi dagli anni 21 in avanti che hanno diritto di votare e scelti i cinque probi viri (elettori) destinati a presiedere il Comizio del Comune e di ciascheduna delle sue Sezioni ove la Deputazione avesse trovato opportuno di suddividere il rispettivo Comune.

Ora per corrispondere al pressantissimo ordine superiore necessita lo scrivente di aver subito e non più tardi di domani alle ore 2 pom.ne regolarmente riempita la tabella, che si compiega in tutte le sue colonne.

Precise istruzioni scritte sull’importantissimo soggetto il sottoscritto ancor non ne ebbe, ma apparisce dai publici giornali che la solenne funzione politica nazionale avrà luogo in tutte le Provincie Venete e Mantovana, Domenica e Lunedì p.v. 21 e 22 di questo mese.

La volontà dei cittadini verrà espressa con un od un No scritto o stampato in un bolettino che sarà deposto in un’Urna o Cassetta da chiudersi a chiave.

Incombe alle singole Deputazioni di approntare ogni cosa, cioè viglietti da dispensarsi gratis, l’Urna o Cassetta, il locale apposito pel Comizio, la scelta degli individui che devono formare la presidenza, dirigere e sorvegliare sul buon ordine delle festose dimostrazioni e spettacoli destinati a condecorare il grande atto che deve congiungere queste Provincie alla gran Patria Italiana di fatto.

Sarà bene che codesta deputazione si valga dell’assistenza validissima dei Sigri Arcipreti, Bacchin Mansuetto, Fabbian Antonio e Simioni Pietro.

La formula sarebbe questa:

Dichiariamo di volere la nostra unione al Regno d’Italia sotto il Regno Monarchico-costituzionale del Re Vittorio Emanuele secondo e dei suoi successori.

N.B. Sarà ben fatto se codesta Deputazione acquisterà viglietti stampati e li dispensato [sic] d’Ufficio gratis.

Li viglietti veranno fatti stampare dallo scrivente.

Venerdì 19 Ottobre

            Il Prospetto allegato alla Circolare N. 4 Speciale del 18.10.1866 è rispedito immediatamente al Commissario Distrettuale (prot. N. 538 del 19.10.1866).

            Il Prospetto porta scritto sul frontespizio: Prospetto dei Comuni e Frazioni in cui fu stabilita la votazione del Plebiscito colla indicazione degli Uffici di Presidenza per ciascheduna Sezione, e delle persone che li compongono.

            In esso sono indicati gli abitanti di Tombolo: N. 2.452 (è evidente il refuso, si tratta di 1.452) e di Onara: N. 2.228 (è evidente il refuso, si tratta di 1.228). Che si tratti di un errore è confermato dall’indicazione del numero totale degli abitanti del Comune: 2.680 (1.452 + 1.228). Vale la pena far notare che nemmeno il numero totale degli abitanti del Comune è corretto, perché i dati ISTAT 1866 indicano che a Tombolo gli abitanti sono 2.328.

            Pur prevedendo il Prospetto la colonna del numero de’ maschi dagli anni 21 in avanti, la colonna è rimasta in bianco.

            Nell’Ufficio di residenza della Deputazione Comunale di Tombolo, il 19 Ottobre 1866, viene redatto il Verbale di nomina di due commissioni, ciascuna formata da 5 probiviri e un segretario: una per Onara e l’altra per Tombolo.

Commissione di Tombolo:

Zambusi Luigi

Bernardi Antonio

Crivellaro Antonio

Arciprete locale

Andretta Luigi

Simioni Pietro segretario

Commissione di Onara:

Fabbian Antonio

Rev.mo Arciprete di Onara

Zandarin Santo

Bizzotto Luigi

Frasson Lodovico

Gazzotto Francesco segretario

i quali signori vennero caldamente interessati a prestarvi trattandovi di argomento importantissimo da cui dipendono le future sorti della Venezia.

3. 1866.10.20 Avviso ai parroci di Tombolo e Onara perché leggano in chiesa le istruzioni per il plebiscito riferim alla cuccagna

20 Ottobre 1866, il sindaco di Tombolo invita l’arciprete Costantini ad informare dal pulpito il popolo sulle date del plebiscito, aggiungendo che la sera seguente era prevista la cuccagna e chi leverà la bandiera, avrà 3 fiorini ed una dindietta (tacchinella).

 

Sabato 20 Ottobre

            Con prot. 5 Speciale del 19 Ottobre 1866 il Commissario Distrettuale invia una circolare esecutiva. Conferma i giorni del Plebiscito (21 e 22 Ottobre) e allega un congruo numero della Circolare emessa dal Vescovo di Padova sull’importante soggetto. Quest’ultimo documento non si trova fra le carte d’archivio.

            Informa che sono pervenute precise istruzioni dalla Superiorità, alle quali ogni singola Deputazione dovrà rigorosamente attenersi:

  1. a) Che il Comune vuol essere diviso per sezioni
  2. b) Che ad ogni sezione devono presiedere alla votazione cinque probi viri.
  3. c) Che sul tavolo della Commissione non vi deve essere che una sola urna nella quale saranno deposti i voti siano essi affermativi o negativi
  4. d) Che il voto vuol essere segreto
  5. e) Che i bollettini non devono contenere che un Sì od un No e possono essere a piacimento o manoscritti o stampati.
  6. f) Che sulla parte esterna dell’urna sarà conveniente sia posta a caratteri intelligibili la formula “Dichiariamo la nostra unione ecc.”
  7. g) Che tutti i Veneti i quali hanno compiuto i 21 anni e sono domiciliati da sei mesi nel Comune, e non subirono condanne per crimine, o per furto, o per trufa, sono elettori e presentandosi a dare il voto devono dichiarare il proprio nome e cognome che vuol essere registrato da uno dei cinque elettori che presiedono il Comizio.
  8. h) Che tre almeno dei cinque elettori suddetti devono essere sempre presenti.
  9. i) Che alle ore 5 del giorno 21 l’urna deve essere pubblicamente sigillata dai componenti il seggio i quali devono essere responsabili della sua custodia e della integrità dei sigilli
  10. l) Che in ambo due i giorni il presidente deve estendere a Processo verbale della votazione.
  11. m) Che chiuso lo scrutinio segreto del giorno 22 le urne sugellate ed i verbali devono essere accompagnati alla Pretura del Distretto dal presidente e da almeno due dei membri componenti il seggio.
  12. n) Che l’urna sugellata nel 21 vuol rimanere sugellata, dovendosi disporre di una seconda urna per la votazione del giorno successivo.
  13. o) Che allo spoglio dei voti che vuol esser fatto dal Pretore devono assistere il presidente ed i membri che hanno accompagnato le urne e dello spoglio dei voti vuolsi redigere apposito verbale.

            Con successiva Circolare dello stesso giorno (prot. N. 6 Speciale del 19 Ottobre 1866) lo stesso Commissario invia il Regio Decreto sul Plebiscito.

A cura delle Deputazioni dovrà essere subito affisso e pubblicato in tutti i Capiluoghi dei Comuni, Frazioni, Parrocchie ed altri luoghi più frequentati al qual effetto se ne rimette buon numero di esemplari.

            La Deputazione comunale di Tombolo comunica (lettera prot. N. 540 del 20 Ottobre 1866) la nomina a ciascun componente dei seggi elettorali e li informa dell’ora e del luogo della votazione:

La si avverte che si darà principio Domenica p.v. subito dopo terminata la prima messa e che il luogo destinato per l’importantissima operazione si è l’Ufficio Comunale.

            Nello stesso giorno (prot. N. 541 del 20 Ottobre 1866) è consegnata una lettera ai parroci:

Il giorno 21 e 22 corrente avrà luogo il Plebiscito ed a tale effetto Le si rimette un Esemplare del R. Decreto 7 corrente N. 3236, inoltre due Circolari del Vescovo di Padova vertente sullo stesso argomento, da ultimo un avviso popolare che starà bene sia letto tanto nella prima che nella seconda Messa.

Domani a sera la cuccagna e chi leverà la bandiera, avrà 3 fiorini effettivi ed una Dindietta.

Sull’importantissimo argomento non se ne fa veruna raccomandazione, sapendo che dal canto suo non si risparmierà onde la votazione riesca piena e secondo i desiderj d’ogni buono ed onesto cittadino.