Storia Dentro la Memoria


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L’epopea di una famiglia, la storia di una comunità e la nascita di un paese (Rosà)

di Andrea Minchio, Direttore de L’Illustre Bassanese

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Se ritenete impossibile che al giorno d’oggi esista ancora qualcuno in grado di separarsi (almeno temporaneamente) da smartphone, tablet e altri congegni tecnologici, per poi isolarsi dal resto del mondo e rinchiudersi in archivi polverosi a consultare documenti ingialliti dal tempo, vi sbagliate di grosso. Persone simili, potremmo anche definirle “eroiche”, infatti ce ne sono, e fortunatamente non poche. Appartiene a tale “specie” umana pure lo studioso Stefano Zulian, che i nostri lettori hanno già conosciuto: passato attraverso mille peripezie, una vita avventurosa alle spalle, ben simboleggiata dalla roboante Guzzi California Special 1100 del 2001 con la quale si muove quotidianamente, egli ci propone in questa circostanza l’esito, evidentemente conformato alle necessità della testata, di una minuziosa ricerca genealogica compiuta per conto del dottor Valentino Trento, residente a Tezze sul Brenta: un lavoro su commissione, dunque, volto a indagare le origini e la storia di una precisa famiglia. Qualcuno si domanderà, anche legittimamente, se ciò si concili con le finalità che da trent’anni persegue l’Illustre bassanese. La risposta, senza tema di smentite, è affermativa: già, perché le vicende romanzesche che hanno accompagnato le diverse generazioni dei Trento de Rivaleys (anche il predicato nobiliare, di origine medievale, si deve a una scoperta di Stefano Zulian) s’intersecano profondamente con la storia del nostro territorio. E, in maniera specifica, con la nascita di Rosà; evento di non poco conto, dovuto allo spirito d’intraprendenza di un pugno di coloni, i rurales della Roxata, guardati con un misto di disdegno e preoccupazione dai bassanesi e capitanati da alcune industriose e solerti famiglie. Fra queste, appunto, anche quella dei Trento. Nelle pagine che seguono veniamo invitati a compiere uno straordinario viaggio nel tempo e nello spazio, seguendo gli spostamenti dei primi Trento dal castello di Rivai, attuale frazione di Arsiè, a Feltre e a Bassano. Con loro assistiamo, vivendone le dirette ripercussioni in loco, al “passaggio” delle varie dominazioni che hanno segnato il Bassanese fra l’inizio del Trecento e il primo Quattrocento, quando finalmente – e a condizioni particolari – la città entra a far parte della Repubblica Serenissima. Partecipiamo alle dispute, anche molto accese, tra cittadini e coloni; seguendo gli sviluppi economici dell’intera area, prendiamo poi parte ai loro scontri con le corporazioni cittadine, tenacemente aggrappate ai propri privilegi, così come con i patrizi, beneficiati dal Comune nell’acquisizione di vaste proprietà e artefici di innovazioni che hanno cambiato, oltre alle tecniche agricole, anche la società del tempo. E’ un grande affresco, quello che emerge dallo studio di Stefano Zulian, il “motociclista-ricercatore”, che appassiona e seduce. Difficile non schierarsi dalla parte dei rurales e non soccorrerli nel loro sforzo per l’acquisizione di una meritata indipendenza.


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“Domine, nescio loqui – Signore, non so parlare”, volume su Don Cesare Caon a Rio San Martino

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Dall’introduzione

Il Rivolo, continuando nell’attività di ricerca sulla storia e la cultura locale, si è dedicato quest’anno alla ricostruzione della figura e dell’opera di Don Cesare Augusto Caon, il parroco vissuto più a lungo nel nostro paese, oltre 65 anni, dei quali più di 47 come pastore della comunità, in cui è arrivato il 30 agosto 1919 per morirvi il 31 dicembre 1984.
Quest’anno ricorre dunque il centenario del suo ingresso nella nostra parrocchia.
Il tempo trascorso è tanto, ma dallo studio della sua attività pastorale si comprende bene perché la comunità di Rio San Martino ne conservi viva ed attuale la memoria : non ha avuto solo la capacità di guardare avanti, lasciandoci testimonianze come la Casa della Dottrina, l’ampliamento della Chiesa parrocchiale e la costruzione della Scuola Materna , ma è stato soprattutto un pastore che si è adoperato senza risparmio , con grande fede, passione ed energia alla sua missione.
I legami religiosi, culturali ed affettivi sono tanti e tali e così lungo il tempo trascorso qui, che ci sembra naturale considerare Don Cesare Augusto Caon uno di noi, gente di Rio.
Il lavoro che segue, oltre a riportare numerose testimonianze e documenti inediti, utilizza anche materiale in parte già noto perché contenuto in altri opuscoli locali, editi in diverse circostanze, ma in particolare nella pubblicazione relativa della festa del 50° di ministero pastorale del 1969.
Nel corso della trattazione, che diventa anche un interessante spaccato di vita culturale e sociale del paese, ci è sembrato utile inserire qualche flash di storia locale, per richiamare, seppure nella ristrettezza dello spazio, l’ambito storico più generale e le sue ricadute a Rio San Martino.
Gli autori