Storia Dentro la Memoria


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Misurare i campi con i piedi (parte dodicesima)

di Cesare Pasinato e Paolo Miotto

Catasto A

Centuriazione di Verona. Frammento bronzeo denominato “Catasto A”. (Da internet).

Centuriazioni di Verona

            Come per la centuriazione di Firenze, anche per quelle veronesi è a disposizione una documentazione di epoca romana: due frammenti di formae, il catasto romano. Per quattro centurie sono indicati i nomi dei destinatari delle terre e le superfici loro assegnate. Tali frammenti sono indicati come catasto A e B.

            Nel territorio veronese sono state individuate tre centuriazioni. Scrive Lauretta Maganzani:

Nell’area veronese sono emerse dai rilievi sul territorio e dalla fotografia aerea tre sole zone centuriate: una nelle cosiddette Valli Grandi Veronesi, cioè nella pianura a sud – ovest dell’Adige; … la seconda, più a nord-ovest, è collocata sulla Postumia (fra Mozzecane e Roverbella) in un territorio al confine fra Verona e Mantova; la terza è stata individuata a nord dell’Adige da Plinio Fraccaro a circa 10 Km da Verona nella Val d’Illasi e sarebbe impostata sulla Postumia. (L. Maganzani, Il nuovo catasto di Verona, profili giuridici, in Trans Padum… usque ad Alpes, 2015, pp. 96-97)

            La stessa autrice afferma che il catasto A potrebbe essere quello della Val d’Illasi e che il catasto B, di non facile collocazione topografica, potrebbe riferirsi a zone rurali a ridosso della città.

Il catasto romano

            Alla fine dell’assegnazione del terreno centuriato veniva redatto un documento in duplice copia, equivalente alle odierne mappe catastali: la forma agrorum. Sulle formae, quasi sempre tavolette bronzee, erano scritti i dati catastali, il nome dei destinatari e la superficie del terreno assegnato. Il modus (la superficie) dei terreni era espresso in iugeri e sue frazioni. Si contano sulle dita di una mano i frammenti finora venuti alla luce. I due catasti, rinvenuti a Verona, si trovavano originariamente affissi presso il Capitolium ed erano incisi su lastre di bronzo.

            Riguardo alle indicazioni metriche presenti nei due catasti, Tomaso Lucchelli scrive:

Sulla base dei dati a disposizione è possibile fare qualche ulteriore considerazione sui valori documentati sulla tavola bronzea. In primo luogo non vi sono superfici uguali, anzi, si nota una discreta variabilità delle attestazioni, in cui i terreni più simili per dimensioni differiscono di almeno 8 once (1.678.8 m2); inoltre non si coglie un addensamento particolare delle superfici verso uno specifico valore né si individua con chiarezza un sottomultiplo che possa sottostare ai numeri documentati. [In nota: Esiste qualche tenue indizio di un modulo di riferimento pari a 1.100 m2 circa (in termini antichi un valore pari, molto approssimativamente, a 12.500 piedi quadrati), ma, anche a causa del campione ridotto, non vi sono in realtà dati tali da pensare che non si tratti di una mera coincidenza.] Dall’analisi della lista delle superfici attestate in modo più sicuro è possibile inoltre constatare che vi è uno stacco piuttosto netto tra un gruppo di terreni di dimensioni contenute e altri decisamente più estesi. (T. Lucchelli, Aspetti metrologici ed economici, in Trans Padum… usque ad Alpes, 2015, p. 69)

Descrizione dei catasti

            Ritenendo poco noti questi due catasti, se ne indicano i contenuti. Per comodità le tre centurie del catasto A sono indicate con la sigla A/1, A/2 e A/3. Le frazioni di jugero sono indicate con numerazione decimale araba.

Catasto A (frammento di lastra bronzea, pubblicato da Giuliana Cavalieri Manasse nel 2000, alto cm 16, largo cm 21 e spessore 0,3-0,4 cm)

A/1      D[extra] D[ecumanum] I  U[ltra] K[ardinem] III

            C[ai] Corneli Agatho[nis]

            CLXXIII [iugera] 8,5 once

A/2      D[extra] D[ecumanum] II  U[ltra] K[ardinem] III

            C[ai] Minuci T[iti] f[ili]

            CXXXVIIII [iugera] 10 once

            M[arci] Clodi Pulchri

            XXXVI [iugera] 1,5 once

A/3      D[extra] D[ecumanum] III  U[ltra] K[ardinem] III

            M[arci] Magi M[arci] f[ili] CXII [iugera] 1,5 once

            s s

            P[ubli] Valeri LII [iugera] 8,5 once

            Il sistema di numerazione romano è duodecimale. La dodicesima parte dell’iugero è chiamata oncia. L’iugero misura 28.800 p2, l’oncia 2.400 p2. Per la trasformazione nel sistema metrico decimale la misura del piede è 0,295 m.

            La superficie totale della centuria A/1 è di 173 iugeri e 8,5 once, corrispondenti a 5.002.800 (173 x 28.800 + 8,5 x 2.400) p2, pari a 435.369 m2.

            La superficie totale della centuria A/2 è di 175 iugeri e 11,5 once, corrispondenti a 5.067.600 (175 x 28.800 + 11,5 x 2.400 ) p2 pari a 441.008 m2.

            Le superfici possedute da ciascun assegnatario sono le seguenti:

            C[ai] Minuci T[iti] f[ili]                  4.027.200 (139 x 28.800 + 10 x 2.400) p2, pari a 350.467 m2.

            M[arci] Clodi Pulchri               1.040.400 (36 x 28.800 + 1,5 x 2.400) p2, pari a 90.541 m2.

            La superficie totale della centuria A/3 è di 164 iugeri e 10 once, corrispondenti a 4.747.200 (164 x 28.800 + 10 x 2.400) p2 pari a 413.125 m2.

            Le superfici possedute da ciascun assegnatario sono le seguenti:

            M[arci] Magi M[arci] f[ili]              3.229.200 (112 x 28.800 + 1,5 x 2.400) p2, pari a 281.021 m2.

            P[ubli] Valeri                            1.518.000 (52 x 28.800 + 8,5 x 2.400) p2, pari a 132.104 m2.

Frammento bronzeo della centuriazione veronese definito “Catasto A”. (Da sito internet).

Catasto B

Centuriazione di Verona. Frammento bronzeo denominato “Catasto B”. (Da internet).

Catasto B (frammento di lastra bronzea, pubblicato nel 2014, alto cm 17,7, largo cm 12 e spessore 0,2 cm)

            Sulla lastra è presente una lunga linea segmentata che potrebbe indicare la separazione fra i terreni assegnati ai privati e quelli pubblici. Solo per una centuria i dati sono completi:

            Bituci                          IIII [iugera] 4,5 once

            Vindilli                        XXIII [iugera]

            Segomari                    III [iugera] 3 once

            Dusti                           XIX [iugera]

            Cac[i]ri Meteli             XXXV [iugera] 2 once

            Surus Talusacr(—)     XXVI [iugera] 6 once

            Samoiali                     XLVII [iugera] 2,5 once

            La superficie totale della centuria è di 158 iugeri e 6 once, corrispondenti a 4.564.800 (158 x 28.800 + 6 x 2.400) p2, pari a 397.252 m2.

            Le superfici possedute da ciascun assegnatario sono le seguenti:

            Bituci                          126.000 (4 x 28.800 + 4,5 x 2.400) p2 pari a 10.965 m2.

            Vindilli                       662.400 (23 x 28.800) p2 pari a 57.645 m2.

            Segomari                    93.600 (3 x 28.800 + 3 x 2.400) p2 pari a 8.146 m2.

            Dusti                           547.200 (19 x 28.800) p2 pari a 47.620 m2.

            Cac[i]ri Meteli            1.012.800 (35 x 28.800 + 2 x 2.400) p2 pari a 88.139 m2.

            Surus Talusacr(—)      763.200 (26 x 28.800 + 6 x 2.400) p2 pari 66.417 m2.

            Samoiali                      1.359.600 (47 x 28.800 + 2,5 x 2.400) p2 pari a 118.319 m2.

            I due catasti vengono ascritti a due distinte centuriazioni 20 x 20. Dai dati sopra riportati, sembra più logico il riferimento ad una centuria 18 x 20. Quest’ultima ha una superficie di 180 iugeri, corrispondenti a 5.184.000 p2, pari a 451.138 m2.

            Il testo, facile da leggere, appare di non evidente interpretazione. Le considerazioni esposte di seguito, vogliono verificare se le superfici indicate individuano una regolare suddivisione interna delle quattro centurie. Per essere più chiari, si cercherà di stabilire non solo la superficie, ma anche la lunghezza e la larghezza di un eventuale lotto unitario, il campo veronese.

Il Campo veronese

            Le Tavole di Ragguaglio (1803) suddividono il Campo veronese in 720 Tavole (1 Tavola = 36 piedi quadrati veronesi). La sua superficie è di 25.920 piedi quadrati veronesi, corrispondenti a 3.047,94657 m2. Il piede veronese misura 0,34291476 m. Le 720 Tavole sono divise in 24 Vanezze.

            Si può ipotizzare che il Campo veronese sia diviso in ventiquattro strisce verticali di 30 Tavole (1 vanezza), ciascuna corrispondente a 1.080 piedi quadrati veronesi.

            La striscia ha una lunghezza di 300 e una larghezza di (3+3/5) piedi veronesi. Il Campo veronese di 25.920 [300 x (86+2/5)] p2 veronesi, nel sistema metrico è lungo 102,87 (300 x 0,34291476) m e largo 29,63 [(86+2/5) x 0,34291476] m, per una superficie complessiva di 3.048,04m2.

Primo campo veronese

            In una centuria 18 x 20 il Campo veronese può essere ottenuto suddividendola mediante cinque limites paralleli ai decumani e cinque limites paralleli ai cardini.

            L’effettiva lunghezza delle sei strisce orizzontali, seguendo la proposta precedentemente formulata riguardo la non assegnabilità del terreno dei limites, è di 2.112 (2.160 – 8×6) piedi. E di conseguenza ciascuna striscia orizzontale è lunga 352 (2.112 : 6) piedi.

            L’effettiva larghezza delle sei strisce verticali, seguendo la stessa proposta, è di 2.352 (2400 – 8×6) piedi. E di conseguenza ciascuna striscia verticale è larga 392 (2.352 : 6) piedi. Dividendo ulteriormente tale striscia in quattro parti, si ottengono appezzamenti di terreno larghi 98 (392 : 4) piedi.

            La centuria rettangolare di 18 actus x 20 actus, risulta suddivisa in 144 lotti, lunghi 352 e larghi 98 piedi romani. La superficie di ciascun lotto è di 34.496 (352 x 98) p2, corrispondenti a 3.002,01 (34.496 x 0.2952) m2. Il campo veronese, misurato in piedi veronesi, differisce dalla misura in piedi romani di circa (- 46) m2.

Secondo campo veronese

            Nella stessa centuria 18 x 20, si può ottenere il Campo veronese anche suddividendola mediante due limites paralleli ai decumani e due limites paralleli ai cardini.

            L’effettiva lunghezza delle tre strisce orizzontali, seguendo la proposta precedentemente formulata riguardo la non assegnabilità del terreno dei limites, è di 2.136 (2.160 – 8×3) piedi. E di conseguenza ciascuna striscia orizzontale è lunga 712 (2.136 : 3) piedi.

            L’effettiva larghezza delle tre strisce verticali, seguendo la stessa proposta, è di 2.376 (2400 – 8×3) piedi. E di conseguenza ciascuna striscia verticale è larga 792 (2.376 : 3) piedi. Dividendo ulteriormente tale striscia in sedici parti, si ottengono appezzamenti di terreno larghi 49,5 (792 : 16) piedi.

            La centuria rettangolare di 18 actus x 20 actus, risulta suddivisa in 144 lotti, lunghi 712 e larghi 49,5 piedi romani. La superficie di ciascun lotto è di 35.244 (712 x 49,5) p2, corrispondenti a 3.067,11 (35.244 x 0.2952) m2. Il campo veronese, misurato in piedi veronesi, differisce dalla misura in piedi romani di circa 19 m2.

            I Campi veronesi interni ad entrambe le centurie sono 144 e coprono una superficie di 4.967.424 p2 (corrispondenti a 172 iugeri e 5,76 once) nel primo caso e una superficie di 5.075.136 p2 (corrispondenti a 176 iugeri e 2,64 once) nel secondo caso.

            Nel Trattato della pratica di Geometria di Lodovico Perini, Terza edizione, Verona 1751, viene data la seguente motivazione per giustificare la presenza di due diverse misure dei Campi veronesi:

Nel secolo scorso variava fra le mani di tutti con notabile alterazione la misura del piede Veronese, perché si era smarrita la pertica, che serviva di norma; laonde venne la Città in deliberazione fra le tante misure di sceglierne una, che l’anno 1696 con suo decreto rese pubblica. Questa è la medesima, che sussiste al giorno d’oggi, e di cui ciascheduno si serve; la sesta parte della quale, che è il piede, è lo stesso, che l’Autore dinota.

Ma poiché si è poi rinvenuta la pertica antica, piace qui di darne la giusta misura del suo piede sul riflesso, che occorrendo all’Agrimensore incontrare per occasione di documenti anteriori al Decreto già detto le quantità di un terreno, sopra del quale cadesse controversia di confine, possa maggiormente accostarsi alla verità servendosi della stessa misura, che fu adoperata in quel tempo. (p. 53)

Organizzazione delle centurie

            Le centurie del catasto A sono organizzate suddividendole mediate due limites paralleli ai decumani e due limites paralleli ai cardini.

Catasto A – Centuria A/1

            Il terreno assegnato è di 173 iugeri e 8,5 once, inferiore di 2 iugero e 6,1 once (176 iugeri e 2,6 once – 173 iugeri e 8,5 once), corrispondenti a 72.240 p2 romani, rispetto al calcolo teorico dei 144 da assegnare. Poiché il Campo veronese sopra descritto ha una superficie di 35.244 p2, si tratta di circa 2 campi veronesi.

            Si può pertanto ipotizzare che non sia stata assegnata una piccola parte di terreno. Manca infatti la parte in basso a sinistra, dove avrebbe potuto essere indicata tale situazione.

            I campi assegnati sono pertanto 142. La loro superficie è di 5.004.648 (142 x 712 x 49,5) p2 romani, corrispondenti a 173 iugeri e 9,3 once

Catasto A – Centuria A/2

            Il terreno assegnato è di 175 iugeri e 11,5 once.

            I campi assegnati sono 144. La loro superficie è di 5.075.136 (144 x 712 x 49,5) p2 romani, corrispondenti a 176 iugeri e 2,6 once.

            Gli assegnatari sono due: il primo riceve 114 campi; il secondo 30 campi.

Catasto A – Centuria A/3

            Il terreno assegnato è di 164 iugeri e 10 once.

            I campi assegnati sono 135. La loro superficie è di 4.757.940 (135 x 712 x 49,5) p2 romani, corrispondenti a 165 iugeri e 2,5 once.

            Gli assegnatari sono due: il primo riceve 92 campi; il secondo 43 campi. La parte mancante è di 9 campi con una superficie complessiva di 317.196 (9 x 712 x 49,5) p2, corrispondente a 11 iugeri.

            Si può ipotizzare che la parte mancante della superficie corrisponda a terreni non assegnati. Del resto sulla tavola c’è un segno che indica questa possibilità nelle due strisce superiori.

Catasto B

            La centuria del catasto B è organizzata suddividendola mediante cinque limites paralleli ai decumani e cinque limites paralleli ai cardini.

            Il terreno assegnato è di 158 iugeri e 6 once.

            I campi assegnati sono 132. La loro superficie è di 4.553.472 (132 x 352 x 98) p2 romani, corrispondenti a 158 iugeri e 1,3 once.

            Gli assegnatari sono sette: il primo riceve 4 campi; il secondo 19 campi, il terzo 3, il quarto 16, il quinto 29, il sesto 22, il settimo 39. La parte mancante è di 12 campi con una superficie complessiva di 413.952 (12 x 352 x 98) p2, corrispondente a 14 iugeri 4,5 once.

            Si può ipotizzare che la parte mancante della superficie corrisponda a terreni non assegnati. Del resto sulla tavola c’è un segno sulla parte destra che indica questa possibilità.

Conclusioni

            Dalle considerazioni esposte sopra si può ritenere che i due catasti siano riferibili a due diverse centuriazioni 18 x 20.

            Le centurie relative al catasto A sono del tipo [3,3], divise cioè in tre strisce orizzontali e tre verticali.

            La centuria relativa al catasto B è del tipo [6,6], divisa cioè in sei strisce orizzontali e sei strisce verticali.

Centuria A/1

            I 173 iugeri 8,5 once, pari a 5.002.800 p2 corrispondono a 142 unità (campo veronese) di 35.244 p2. Infatti 142 x 35.244 = 5.004.648 p2. La differenza è di 1.848 p2, inferiore alla sensibilità dell’assegnazione, che è mezza oncia, cioè 2.400 p2.

Centuria A/2

            I 175 iugeri 11,5 once, pari a 5.067.600 p2 corrispondono a 144 unità (campo veronese) di 35.244 p2. Infatti 144 x 35.244 = 5.075.136 p2. La differenza è di 7.536 p2, pari a 3 once, misura compatibile con la sensibilità dell’assegnazione.

Centuria A/3

            I 164 iugeri 10 once, pari a 4.747.200 p2 corrispondono a 135 unità (campo veronese) di 35.244 p2. Infatti 135 x 35.244 = 4.757.940 p2. La differenza è di 10.740 p2, pari a 4,5 once, misura compatibile con la sensibilità dell’assegnazione.

Centuria B

            I 158 iugeri 6 once, pari a 4.564.800 p2 corrispondono a 132 unità (campo veronese) di 34.496 p2. Infatti 132 x 34.496 = 4.553.472 p2. La differenza è di 11.328 p2, pari a 4,7 once, misura compatibile con la sensibilità dell’assegnazione.


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Misurare i campi con i piedi (parte undicesima)

di Cesare Pasinato e Paolo Miotto

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Quadrato fiorentino

            Prima di procedere alle analisi delle centuriazioni venete e friulane è opportuno soffermarci sulla centuriazione di Firenze (Colonia Florentina), perché il Liber Coloniarum offre una descrizione completa dell’organizzazione interna di questo agro centuriato. L’esempio può servire alla comprensione del modo di “dedurre” all’interno delle centurie.

Centuriazione di Firenze

            Per quanto riguarda la Colonia Florentina, il Liber Coloniarum I (La. 213, 6-15) scrive:

Colonia Florentina deducta a triumviris, adsignata lege Iulia, centuriae Caesarianae in iugera CC, per Kardines et decimanos. Termini rotundi pedales, et distanta a se in ped[es] IICCCC. Sunt et medii termini, qui dicuntur epipedonici, pedem longum crassum, et distant a se in ped[es] MCC. Ceteri proportionales sunt et intercisivos limites servant; quos veterani pro observatione partium statutos custodiunt; qui non ad retionem vel recturas limitum pertinent, sed ad modum iugerationis custodiendum, et distant a se alius ab alio pedes sescentos. Quorum limitum cursus nulla interiecta distantia in utroque latere territorii concurrunt, ut infra monstravi.

Traduzione: La Colonia di Firenze, costruita dai triumviri, assegnata secondo la legge Iulia, [è dedotta] per cardini e decumani di centurie cesariane di 200 iugeri,. I termini arrotondati misurano un piede e distano tra loro 2.400 piedi. Ci sono anche termini mediani, che si chiamano epidedonici, di un piede di altezza e di larghezza, e distano tra loro 1.200 piedi. Tutti gli altri sono proporzionali e sono adibiti a limites intercisivi. I veterani quos statutos conservano per marcare le particelle. Questi non sono pertinenti alla retione o agli angoli retti dei limiti, ma a conservare la superficie in iugeri e distano uno dall’altro 600 piedi. Le tracce di questi limiti si sviluppano da una parte all’altra del territorio, senza interruzione, come ho mostrato sopra.

            Dalla descrizione si evince che la centuria è quadrata con lato di 2.400 piedi romani. Trattasi quindi di una centuria quadrata 20×20 (actus).

            Anche se alcuni autori[1] sostengono che la divisione interna della centuria è di quattro quadrati uguali, C. Mengotti, seguendo l’ipotesi di Déléange, scrive che sembra lecito ritenere che la fonte agrimensoria si riferisse a cippi messi in opera solo sui cardini, e prosegue:

l’interpretazione del passo della colonia Florentina, la lettura delle certe geografiche e la fotointerpretazione proposte sembrerebbero coerenti con una sistemazione di pietre terminali in punti appropriati per facilitare la suddivisione della centuria in quattro apprezzamenti rettangolari di 50 iugera ciascuno e paralleli ai decumani.[2]

            Su un reticolo di questo tipo è possibile determinare, seguendo le indicazioni precedentemente proposte, la lunghezza del Quadrato fiorentino: (2.400 – 32) : 4 = 592 piedi romani, corrispondenti a 174,64 (592 x 0,295) m.

            Nota la superficie del Quadrato (3.406,193089 m2), si può determinare la sua larghezza: 19,50 (3.406,193089 : 174,64) m, corrispondenti a 66 (19,50 : 0,295) piedi romani. Poiché 66 = [(2.400 – 24) : 36], si possono trarre le seguenti conclusioni:

  1. Il Quadrato fiorentino è inserito in una centuria 20×20 del tipo [4,3].

Nel verso dei decumani la centuria è suddivisa internamente da tre limites paralleli ai decumani. Saranno pertanto tolti trentadue piedi dalla lunghezza totale del terreno della centuria, in quanto non assegnati.

Nel verso dei cardini il Liber Coloniarum non indica alcuna suddivisione. Quella più convincente (come indicato sopra) è di due limites paralleli ai cardini. Saranno pertanto tolti ventiquattro piedi dalla larghezza totale del terreno della centuria, perché non assegnati.

  1. Le dimensioni del Quadrato fiorentino sono: 592 x 66 piedi quadrati romani.
  2. I Quadrati fiorentini interni alla centuria sono 144.

            La superficie del singolo quadrato è di 39.072 p2 romani, pari a 3.400,24 m2. La differenza rispetto alla superficie ufficiale (3.406,19309 m2) è inferiore allo 0,2%.

Quadrato di Firenze

            Per la localizzazione del Quadrato fiorentino si fa riferimento alla pubblicazione dell’ISTAT (1950): Misure locali per le superfici agrarie.

            Provincia di Firenze: Barberino del Mugello, Borgo San Lorenzo, Fiesole, Greve, Sesto Fiorentino, Signa, Vernio. Anche le misure agrarie di altri Comuni sono riconducibili al Quadrato.

            Le Tavole di Ragguaglio (1877) suddividono il Quadrato fiorentino in 100 Pertiche (1 Pertica = 100 Braccia quadrate fiorentine). La sua superficie è di 10.000 braccia quadrate fiorentine, corrispondenti a 3.406,193089 m2. Il Braccio fiorentino misura 0,5836 m.

            Dividendo il Quadrato fiorentino in sei rettangoli di (16 + 2/3) Pertiche, corrispondente a (166 + 2/3) Braccia quadrate fiorentine, si ottengono appezzamenti lunghi 100 e larghi (16 + 2/3) Braccia fiorentine. Il Quadrato fiorentino ha una lunghezza di 300 (= 100 x 3) Braccia e una larghezza di (33 + 1/3) [= (16 + 2/3) x 2] Braccia.

            Pertanto il Quadrato fiorentino di 10.000 [300 x (33 + 1/3)] Braccia quadrate fiorentine nel sistema metrico è lungo 175,08 (300 x 0,5836) m e largo 19,45 [(33 + 1/3) x 0,5836] m, per una superficie complessiva di 3.405,306 m2 (99,97% rispetto alla misura ufficiale).

            Si può concludere che prima dell’Ottocento le misure del Quadrato fiorentino fossero:

  • lunghezza: 300 Braccia fiorentine, corrispondenti a 175,08 m;
  • larghezza: (33 + 1/3) Braccia fiorentine, corrispondenti a 19,45 m.

Il perché del nome Quadrato

Solleva una certa curiosità il nome dato alla misura agraria fiorentina: Quadrato. La forma del terreno, come si ricava dall’organizzazione all’impianto, non è infatti un quadrato. Probabilmente il quadrato è risultato da una divisione successiva mediante la riduzione ad un terzo della lunghezza e triplicando la larghezza. In questo caso si è ottenuto un appezzamento quadrato di lato di poco più di cinquantotto metri:

lunghezza: 175,08 : 3 = 58,36 m;

larghezza: 19,45 x 3 = 58,35 m.

I Quadrati fiorentini interni alla centuria sono rimasti sempre 144.

Si può osservare che la centuria è stata suddivisa in 144 quadrati aventi 200 piedi romani di lato.

Questa soluzione potrebbe anche spiegare la proposta di chi sostiene che la divisione interna della centuria è di quattro quadrati uguali. Infatti se si divide la centuria in quattro parti uguali si ottengono 4 quartieri aventi il lato di 1.200 piedi romani. La superficie di ciascun quartiere è di 1.440.000 piedi quadrati romani, corrispondenti a 36 quadratini di 200 piedi di lato.

[1]    Castagnoli, Note al Liber coloniarum in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, LXXII,1946-1948, pp. 49-58; Camaiora R., Forme della centuriazione: suddivisioni interne del suolo, in Misurare la terra: centuriazione e coloni nel mondo romano, Modena 1983, pp. 88-93; G. Chouquer, Fr. Favory, L’arpentage romain. Histoire des textes, Droit, Techniques, Paris, 2001.

[2]    Agri centuriati, 6/2009, Sistemi centuriali e opere di assetto agrario tra età romana e primo medioevo, Cristina Mengotti, Una nuova proposta per l’interpretazione delle divisioni interne della centuriazione di Florentia, pp.115-124.


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Misurare i campi con i piedi (parte decima)

di Cesare Pasinato e Paolo Miotto

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I gromatici romani e l’organizzazione della centuria

Organizzazione interna di una centuria

Nella letteratura agrimensoria romana mancano fonti di riferimento sulla divisione particellare interna alle centurie, manca un testo esplicito sulla misura dei campi intitolato: De mensura agrorum (Sulla misura dei campi). In mancanza di questo testo è sempre possibile cercare di capire come gli agrimensori romani abbiano suddiviso una centuria al suo interno.

Le divisioni interne, pur nella loro varietà, nascono certamente dopo uno studio definito e collaudato. La scarsità delle indicazioni non ci può esimere dal ricercare una ratio che certamente era nota e applicata.

Di norma nel catasto romano, oltre al nome dell’assegnatario, veniva indicata la superficie assegnata. Non venivano specificate le dimensioni del lotto in lunghezza e larghezza. Igino Maior nel De condicionibus agrorum scrive che qualche volta le dimensioni venivano indicate. Sfortunatamente le formae non ci sono pervenute.

Si sa ad esempio che la colonia di Firenze è stata assegnata secondo la legge Iulia: centurie cesariane di duecento iugeri per kardini e decumani. I termini [indicatori dei confini] sono rotondi e distano fra di loro 2.400 piedi. Ci sono anche termini mediani, chiamati epidedonici che distano fra di loro 1.200 piedi. Gli altri sono termini proporzionali (proportionales), indicano i limiti intercisivi (limites intercisivi) e sono stati posti dai veterani per preservare la suddivisione delle particelle (pro observatione partium). I termini proporzionali non riguardano il sistema della centuriazione e la perpendicolarità dei limiti (non ad rationem vel recturas limitum pertinent), ma garantiscono (ad custodiendum) la quantità di terreno assegnata. Distano uno dall’altro 600 piedi.

Altri esempi di organizzazione interna sono offerti dalla descrizione dei territori di Palermo e di Civita Castellana.

L’imperatore Vespasiano assegnò il territorio di Palermo ai soldati veterani e ai loro familiari. Il terreno è limitato in parte da termini in travertino incisi (terminis scriptis). Ci sono anche cippi di olivo (cippi oleaginei) con funzione di termini, che distano fra di loro 150 piedi, 200, 250, 400, 550, a seconda delle esigenze (prout ratio). Questi infatti sono termini proporzionali (termini proportionales) che i militari veterani posero dopo aver preso fra di loro le misure e che garantiscono (custodiunt) le divisioni tirate a sorte (lineas consortales).

La colonia di Civita Castellana (Falerii – Iunonia Faliscorum) è misurata in iugeri. Sono stati tracciati limites intercisivi e le misure sono state fissate (conlectae) da una legge agraria. I termini però non sono stati posti ovunque, ma sono stati collocati (constituti) secondo il numero di piedi. I termini sono in parte silicei e distano fra loro 240 piedi, 300, 360, 420, 480, 600. Per il resto l’ortogonalità della longitudine è conservata dal corso dei canali.

L’organizzazione interna della centuria era successiva all’impianto della centuriazione e la superficie del lotto dipendeva dal numero degli assegnatari e dalla qualità del terreno. Si sa che le procedure per organizzare la centuriazione e successivamente la centuria erano distinte e definite:

  • ratio limitum, la configurazione della centuriazione (assi perpendicolari e loro misure);
  • modus iugerationis, la quantità di terreno, misurata in iugeri, distribuita a ciascun assegnatario;
  • linea consortalis, la delimitazione del terreno assegnato mediante sorteggio. Terreno che gli assegnatari stessi avevano diviso.

Lo studio dei testi gromatici e la verifica “in loco” della maglia centuriata hanno permesso di riconoscere la molteplicità delle superfici delle centurie e la variabilità delle loro organizzazioni interne. Le fotografie aeree e le carte topografiche storiche hanno offerto validi strumenti per vedere ciò che sfuggiva ad occhio nudo. Gli studi più recenti mostrano che l’organizzazione agraria romana si è mantenuta nel tempo, pur avendo subito profonde trasformazioni nel corso dei due millenni trascorsi.

È necessario individuare un criterio per la suddivisione interna delle centurie, stabilendo la superficie (modus) delle varie particelle agrarie risultanti, la loro lunghezza e larghezza. Le misure saranno effettuate solo con l’unità di lunghezza romana: il pes (piede) monetalis.

Approccio alla terminologia

Pes monetalis

Le misure sono espresse in pes monetalis, il piede romano. La lunghezza del piede è variabile. F. Favory rileva che la lunghezza di 2.400 piedi romani varia da 703 a 714 metri. Di conseguenza il piede romano varia da 292,9 a 297,5 millimetri. La misura che verrà utilizzata per la conversione del pes monetalis in metri è di 0,295 m.

Limites

I limites, tracciati materiali e rettilinei che dividono la centuriazione nei versi della lunghezza e della larghezza;

– il decumanus e il kardo massimi sono gli assi principali della centuriazione;

– i limites actuarii delimitano il saltus (cinque centurie); fra questi i quintarii racchiudono venticinque centurie;

– i limites linearii, chiamati subruncivi in Italia, pur potendo essere a volte senza ampiezza e servire soltanto a delimitare le misure, devono in ogni caso garantire il passaggio e delimitano le centurie;

– i limites intercisivi sono percorsi interni alla centuria;

– i rigores sono confini, costituiti da linee diritte e prive di larghezza.

Per la misura dei limites i Libri Coloniarum fanno riferimento alla Lex agrorum, ripresa dal commentario di Claudio (si tratta più verosimilmente di Tiberio Cesare):

L’autore della divisione dovrà fare il decimanus largo 40 piedi, il kardo largo 20 piedi; e, a partire dal decimanus maximus e dal kardo maximus, dovrà fare ogni quinto limes largo 12 piedi; farà tutti gli altri limites subruncivi di 8 piedi.

Limites subruncivi

Un discorso particolare meritano i limites subruncivi. Si tratta cioè di stabilire se delimitino soltanto le centurie o possono essere tracciati anche all’interno delle stesse. Igino Gromatico afferma che questi limites possono essere posti per fissare le misure e non sempre costituiscono un confine.

I limites linearii sono stati tracciati da alcuni soltanto per stabilire le misure, e se costituiscono il confine, acquistano la larghezza secondo la legge Mamilia. [Stabiliva che lungo il confine di tutti i fondi fosse garantito un passaggio largo cinque piedi per l’accesso alle colture. Ciascun confinante doveva renderne disponibile metà: due piedi e mezzo]. In Italia vengono usati per il passaggio pubblico con il nome di subruncivi: hanno una larghezza di 8 piedi. I fondatori delle colonie li hanno resi pubblici per trasportare i raccolti. Infatti anche possessioni più piccole sono state assegnate per la valutazione della loro fertilità. E per questo tutti i limites acquisirono una larghezza non solo per misurare, ma anche per il pubblico passaggio.

L’ indicazioni offerte da Igino Gromatico permettono di trarre alcune conclusioni:

– i limites subruncivi possono non costituire un confine della centuria e quindi si possono trovare anche al suo interno;

– i limites subruncivi in Italia sono usati per il passaggio pubblico;

– i limites subruncivi hanno una larghezza di otto piedi.

Limites intercisivi

            I limites intercisivi sono stradine rurali interne che “intersecano” i limites subruncivi, dividendo la centuria in strisce parallele. Aggenius Urbicus nel Commento al De agrorum qualitate di Hyginus scrive che il terreno viene diviso per trifinia e quadrifinia mediante limites intercivisi e poi assegnato in lotti.

            Non viene mai fatta menzione della larghezza di questi limites, per cui potrebbero essere anche dei rigores. Si dovrebbe di conseguenza concludere che i limites di ampiezza di 8 piedi, interni alla centuria, sono solo i subruncivi.

            Nel presente studio, per uniformità con la letteratura corrente, i limites interni alla centuria e di uso pubblico (quindi con una larghezza di 8 piedi) saranno indicati come intercisivi.

Viae publicae, vicinalis, privatae e communis

            I gromatici introducono una quarta categorie di strade alle tre classiche: le viae communis. Le strade normalmente vengono classificate in: strade publicae (consolari), strade vicinales (permettono il collegamento fra i piccoli centri e altre arterie di traffico) e strade privatae (si trovano nei campi e sono gravate dalla servitù di passaggio a favore dei confinanti).

            Le viae communis erano costruite dai proprietari confinanti per garantire il passaggio reciproco e potevano essere utilizzate solo dai proprietari dei fondi da queste attraversate. La proprietà del fondo era privata e le spese di manutenzione pare fossero distribuite tra i confinanti. Queste strade diventavano pubbliche allorquando non si aveva più memoria dei costruttori.

Uso pubblico dei limites e terre assegnate

            Non sempre si presta adeguata attenzione alla distinzione fra i terreni della centuria (la sua limitatio) e quelli che venivano effettivamente assegnati ai coloni. Nella limitatio della centuria sono compresi tutti i limites ad esclusione del decumano e cardine massimi, e probabilmente dei quintarii.

            Flacco Siculo indica da dove si deve iniziare a misurare la superficie di assegnazione della centuria. Se i limites non sono assegnati, si inizia dal loro bordo (ad praescripta lege latitudine actae incipiant mensurae); se sono assegnati, si inizia dalla loro linea di mezzo (ab linea mensurali per limitem).

            Anche Igino scrive che in alcune regioni l’ampiezza del limes non viene compresa nell’assegnazione. Afferma inoltre che spesso è esclusa anche la superficie (modus) delle strade pubbliche (viarum publicarum) interne alla centuria (per centuria).

Conclusioni operative

            Nello studio proposto le superfici dei decumani e dei cardini, che sono d’uso pubblico, sono escluse dall’assegnazione.

            Sono pure escluse tutte le superfici dei limites intercisivi interni alla centuria. Si è arrivati a questa conclusione mediante una verifica sulle mappe del catasto napoleonico.

            Nel catasto napoleonico di Tombolo (1808), all’interno della centuria dove abita uno degli estensori della presente nota, la lunghezza media dei campi è di 175,3 m. Tutti sono concordi nell’indicare la divisione in quattro strisce orizzontali di questa centuria. Pertanto la lunghezza complessiva dei quattro campi è di 701,20 (= 4 x 175,3) m. Poiché gli studiosi sono concordi nell’indicare in 708/710 metri la lunghezza della centuria, mancano all’appello circa sette metri, pari a quasi ventiquattro piedi romani. I ventiquattro piedi corrispondono alla larghezza dei tre limites intercisivi interni alla centuria, che non siano stati assegnati, in quanto di proprietà pubblica.

            Pertanto alle misure dei singoli lotti saranno tolte le larghezze dei limites intercisivi paralleli ai decumani e ai cardini, pari a otto piedi ciascuno. Queste misure saranno decurtate di altri otto piedi, corrispondenti a metà dei fossati a ridosso dei decumani e dei cardini limitanti la centuria.

            Prima di procedere all’analisi delle centurie venete e friulane, si analizzerà le centuria della Colonia Florentina, perché di essa si conoscono sia le suddivisioni romane, sia quelle successive indicate al momento dell’introduzione del sistema metrico decimale.