Storia Dentro la Memoria


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Il monastero di San Fortunato a Bassano del Grappa (VI)

Il chiostro monastico.

Il chiostro monastico.

La parte nobile del chiostro.

La parte nobile del chiostro.

Il cielo azzurro nel soffitto della chiesa.

Il cielo azzurro nel soffitto della chiesa.

Le tombe dei monaci della prima metà del Cinquecento.

Le tombe dei monaci della prima metà del Cinquecento.

L'uscita della chiesa con la tomba della servitù.

L’uscita della chiesa con la tomba della servitù.

L'angolo antico che unisce l'ingresso della chiesa, il chiostro e l'antico campanile.

L’angolo antico che unisce l’ingresso della chiesa, il chiostro e l’antico campanile.

Lo stipite d'ingresso della chiesa monastica con l'affresco del Cristo.

Lo stipite d’ingresso della chiesa monastica con l’affresco del Cristo.

Il pozzo medievale. ogni lato di pietra reca un'iscrizione latina.

Il pozzo medievale. ogni lato di pietra reca un’iscrizione latina.

Tra i luoghi più affascinanti e carichi di antichità nei quali mi sono imbattuto, vi è certamente l’antico monastero di San Fortunato di Bassano. Vi sono giunto grazie al sacrestano Giuseppe Zonta, col quale sono in contatto da tempo perché preserva la memoria dell’origine dei miei antenati; gli Zonta per l’appunto. E’ in questo luogo sospeso nel tempo e adiacente al corso del fiume Brenta che fin dal ‘500 si spostarono alcuni nuclei degli Zonta, provenendo da Bassano e prima ancora da Schiavon (VI). In questo luogo posero dimora lavorando i terreni propri e quelli del monastero quando questo era già passato alle dipendenze dell’abbazia di S. Giustina di Padova che tentò di riformarlo. Nella contrada di San Fortunato ho potuto ammirare le antiche e affascinanti case nelle quali vivono ancora i discendenti degli Zonta, che anche in questo modo preservano la memoria della loro antica origine. E’ in quest’ambiente, che tante volte ho incontrato nei documenti d’archivio, che mi sono sentito a casa grazie all’ospitalità di Giuseppe e dei contradaioli che ogni anno rievocano nella prima settimana d’ottobre la festa della Madonna del Rosario, aprendo a tutti le porte del monastero e della chiesa medievale, da molti decenni proprietà privata. Gli studi di Mons. Franco Signori hanno aperto finalmente uno squarcio sulle origini misteriose di questo centro religioso che in origine fu di un gruppo di monache. Molto rimane da scoprire, ma al visitatore che si accosti a questo luogo, si apre uno scenario che ha saputo preservare intatta l’atmosfera intima e antica che assimila l’ambiente, il fiume e la storia.
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