Storia Dentro la Memoria


Lascia un commento

IL DIARIO DI MONS. GIOVANNI PASTEGA (1858-1929), ARCIPRETE DI CASTELFRANCO VENETO (11^ parte)

[Azione politica]

            E qui incominciano le dolenti note… politiche!…

            Che cos’è la politica?

            Si risponde in via ordinaria essere la politica: “la scienza è l’arte di governare i popoli per l’utilità loro.”

            Per un cristiano la politica dovrebbe essere la morale cristiana messa al governo degli stati. il Machiavelli che vuole i mezzi giustificati dal fine, non accetterebbe certo la seconda definizione; comunque essa non è, come leggesi in Tes[oro] Br[unetto Latini] 1.4 il “… più nobile mestiero che sia intra gli uomini…”, ma fucina di discordie, di ire, di vendette, di ingiustizie, perché gli uomini vi portano dentro tutte le loro passioni.

            Di quale politica mi occupo io? Della elezione dei deputati al Parlamento e dei Consiglieri comunali: ecco tutta la politica cui presi parte, talvolta, anzi spesso, con ardore.

I Deputati governativi da ne sostenuti, a spada tratta, furono due: l’Onorevole Conte Ferruccio Macola di qui, e l’avv. Giovanni lndri di Padova.

            Sua 3Santità Pio X non aveva ancora accordato ai Vescovi di poter permettere ai cattolici di favorire col voto qualche candidatura, che io era già stato in Vaticano a parlare con l’amico mons. Giovanni Battista Bressan a significargli il desiderio di alcuni amici castellani e portargliene la preghiera da farsi al Santo Padre perché si potesse qui votare a favore del Macola minacciato dai partiti avversi d’essere sconfitto.

            Appena ritornato a Castelfranco, ricevetti lettera raccomandata scritta da mons. Bressan, favorevole ai nostri desideri.

            Vincemmo nelle elezioni, trionfalmente.

            Validissimo appoggio diedi, in più legislature, al successore del Macola, avv. Giovanni lndri.

            Progressisti, Radicali, Massoni, Socialisti non erano contro di me senza odio.

 [Sindaci di Castelfranco dal 1896 al 1927]

            Prima di scrivere una qualche nota sulle elezioni comunali, faccio l’elenco di coloro che tennero il governo del Comune di Castelfranco dall’anno della mia venuta fino al corr. 1926:

Sindaco: Degli Azzoni Avogadro, conte, ingegnere, Cav. Uff. Azzo, dal 7-XII-1896 al 25-VIII-1905.

Commissario prefettizio: Cav. Rag. Cesare Rossi dal 28–VIII-1905 al 14–X-1905.

Sindaco: Bossum Albino avvocato dal 14-X-1905 al 14–VI-1911.

Pro Sindaco: Cav. Giovanni Battista Montini dal 14–VI-1911 al 30-VII-I912.

Commissario prefettizio: Cannella dr. Bernardo dal 30-VII-1912 al 26–X-1912.

Sindaco: Puppati Cav. Lorenzo dal 26-X-1912 al 18–VII-l914.

Sindaco: Comm. Ubaldo Serena dal 18–VII-1914 al 16–VII-1919.

Commissario prefettizio: Dr. Raffaele Pastore dal 16–VII-1919 al 21–II-1920.

Commissario prefettizio: Dr. Giovanni Battista Zanframundo dal 22–II al 27–IX–1900 [rectius 1920].

Sindaco: Comm. Ubaldo Serena dal 27–IX-1900 [rectius 1920] al 16–III-1923.

Commissario prefettizio: Commendatore Costantino Pacchierotti dal 16–III-1923 al 30–IX-1923.

Sindaco: Guglielmo Gambetta, capo stazione, dal 30–IX-1923 fino al 21 aprile 1927; dal 21 Aprile 1927 passò da Sindaco a Podestà, restandovi fino ai primi mesi dell’anno 1929.

            Azzo Degli Azzoni Avogadro: moderato liberale.

            Avv. Bossum: progressista, rnassone.

            Giovanni Montini: massone.

            Puppati: liberale con sfumature anticlericali.

            Serena: popolare.

            Gambetta: Fascista.

Don Giovanni Pastega ritratto pochi anni prema del decesso avvenuto il 6 settembre 1929.

Don Giovanni Pastega ritratto pochi anni prima del decesso avvenuto il 6 settembre 1929.

 [Sgarbo dell’Amministrazione comunale al Card. Callegari]

            Venuto a Castelfranco trovai il Comune in mano dei liberali (moderati) che, allora, rappresentavano il partito meno peggio: ma che – naturalmente – senza essere avversi, non favorivano le aspirazioni, i desideri dei buoni cittadini. La Religione non era offesa, ma né meno favorita; restava una cosa esclusa dal comune, un affare privato e nulla più. Quattro torcie accese il Venerdì Santo, durante la processione, poste sul poggiuolo del Palazzo comunale ed un tappeto spiegato sul medesimo poggiuolo il giorno solenne del Corpus Domini, erano l’esponente unico della religiosità dei Padri Coscritti! Intervento ufficiale a qualche santa funzione? No. Cura ché le scuole avessero buoni insegnanti? No; et pie porro.

            Cito un fatto.

            Nel 1904 – VI° centenario della morte del Beato Benedetto XI° (morto a Perugia il 6 Luglio 1304 in età di 63 anni), Treviso, sua patria di nascita, lo volle ricordato con grandi festeggiamenti, fatti con gran pompa nel grande Tempio di S. Niccolò. Sua Santità Papa Pio X, di santa memoria, delegò a rappresentante suo personale Sua Eminenza il Cardinale Callegari, vescovo di Padova, e già vescovo di Treviso. La Società Veneta delle Ferrovie allestì in quell’occasione, un treno speciale che trasportasse da Padova a Castelfranco, e da Castelfranco a Treviso il Delegato papaIe, che giunse alla nostra stazione ferroviaria il giorno 15 ottobre alle ore 10 del mattino. La sala di Iª classe fu magnificamente ornata di drappi rossi, di sempreverdi e di fiori; così per opera specialmente, del sig. Augusto Billanovich, capostazione. L’arrivo del Cardinal delegato fu salutato dal festoso suono di tutte le campane della cittadina. I due Arcipreti delle parrocchie di Pieve e S. Liberale, i Preti di città e molti del contado erano presenti a ricevere ed ossequiare Sua Eminenza, che, benevolmente, scese dal treno e sostò alquanto nella superba sala di Iª classe, ossequiato dal Clero e dal Capo Stazione Billanovich; ma l’Autorità civile locale brillò per la sua completa assenza. Perché così? Forse non aveva avuta notizia del fatto?

            Si senta quanto ora espongo. lo, anche a nome del Rev.mo Mons. Luigi Camavitto, mi recai più volte in palazzo comunale ad avvisare le Autorità dell’arrivo del Delegato pontificio alla Stazione ferroviaria nostra, del giorno e dell’ora del suo arrivo.

            Le Autorità mi ringraziarono del cortese avviso e mi risposero che dal suono dello campane cittadine avrebbero conosciuto l’ora precisa dall’arrivo dal Cardinal Callegari alla stazione ferroviaria!

            – Signori miei, ma son venuto per questo?

            Sono venuto perché il Comune tenga conto che il Cardinale Callegari è – nella occasione delle feste trevigiane in onore del Beato Benedetto Bocassino – il delegato di Pio X°, rappresentante [parola illeggibile] del Sommo Pontefice, cui è doveroso render onore, ricevendone, e facendo omaggio, nella Sala della stazione, all’Illustre Delegato.

            Mi si rispose che si avrebbe dovuto convocare il Consiglio, sentirne il voto, deliberare, ecc. ecc; cose difficili, che domandavano tempo, ecc. ecc. In conclusione non riuscii ad altro che a ottenere l’intervento dei RR. Carabinieri!

Lapide commemorativa di don Pastega, infissa nell'andito meridionale della chiesa della Pieve di Castelfranco Veneto. Si notino gli errori riguardanti la data e il luogo di nascita dell'arciprete, nato il 6 Settembre 1858 a Crespano del Grappa.

Lapide commemorativa di don Pastega, infissa nell’andito meridionale della chiesa della Pieve di Castelfranco Veneto. Si notino gli errori riguardanti la data e il luogo di nascita dell’arciprete, nato il 6 Settembre 1858 a Crespano del Grappa.


Contatore siti


Lascia un commento

IL DIARIO DI MONS. GIOVANNI PASTEGA (1858-1929), ARCIPRETE DI CASTELFRANCO VENETO (10^ parte)

[La storia travagliata di Maria Gamba]

            Scappata dal paese dopo d’aver portato al Monte di Pietà il buono e il meglio di casa sua e d’aver svaligiato il povero marito andò a Padova, poi giù nel Modenese d’onde tornò a guerra finita.

            Un Padre Gesuita venuto da Padova, parlò in Casa canonica della sciagurata donna, che in quella città, dopo varie furfanterie, ricorse ai Padri Gesuiti per essere aiutata anche materialmente perché languiva nella miseria. Dopo molto tempo e molte industrie e molta pazienza i Padri erano riusciti ad avere in mano i documenti comprovanti la sua partecipazione alla setta massonica! Aggiungeva che la disgraziatissima femmina s’era veramente convertita a viveva piamente. E convertita e pia, molto pia, si mostrò quando, dopo guerra, tornò a Castelfranco ove condusse vita randaia, ché il marito non la volle in casa, né in casa la vollero le due figlie che vivevano col padre, memori dei cattivi esempi avuti dalla madre e della sua impenitenza. Malata, fu ricevuta in Ospitale civile, in cui io, di quando in quando le faceva visita.

            Un giorno mi capita dal Modenese una lettera in cui mi si da [sic] comunicazione (e si domandano informazioni) che Maria Gamba, già profuga laggiù, durante il tempo di sua permanenza in quei luoghi, avea ricevuto il santo Battesimo, la santa Cresima e la Santissima Comunione. Obstupescite coeli!  A quel Rev.mo Monsignore che mi criveva [sic] queste cose stupefacenti, risposi dando si [sic] notizie della malvagia donna e meravigliandomi altamente che si fosse proceduto al conferimento dei sacramenti senza, prima, scrivermi domandandomi informazioni. Quel Monsignore non si fece più vivo e io, per un certo riguardo, ne taccio il nome. Lessi la lettera ricevuta alla donna diabolica, la quale, non potendo impugnare le verità dei fatti, finì, a lungo andare, col raccontarmi delle magnifiche feste fatte quand’essa sotto candidi veli, ricevette il Battesimo e la Cresima essendone madrine le più auguste Signore della città e quando, circondata da Signore piangenti di gioia, ricevette la prima (?) Comunione, dopo della quale ebbe profusione di baci, di fiori, di regali, e denaro e supplichevoli preghiere di “ora pro me”, sgorganti dalle labbra della turba commossa!

Il Patronsto "Pro Infanzia" tratto da una lettera del 2 settembre 1914. Fu il primo orfanotrofio di Castelfranco Veneto reso possibile dalla collaborazione fra Croce Rossa Americana, Parrocchia della Pieve e amministrazione comunale di Castelfranco.

Il Patronato “Pro Infanzia” tratto da una lettera del 2 settembre 1914. Fu il primo orfanotrofio di Castelfranco Veneto reso possibile dalla collaborazione fra Croce Rossa Americana, Parrocchia della Pieve e Amministrazione Comunale di Castelfranco.

            Una mascherata, di cui era protagonista la Gamba, inconsie [sic] tutte le altre e tutti gli altri!… . Dallo Spedale civile, ove era il tormento delle monache e dei malati, fu passata alla Casa di Ricovero, dov’è degente da anni, sempre a letto, sempre malcontenta; ma (a quanto asseriscono le monache della Pia casa) lascia sperare in un sincero ravvedimento, di cui dà segni di quando in quando; ma passeggio (?) talora, ma di rado, la visito. Ella mi ricorda lontane parole da me dette a lei stessa, p. es. queste: “Maria Gamba non si convertirà se Dio non la visiterà con una grande disgrazia.” E la grande disgrazia – chiamamola [sic] tale vista naturalmente — è la sua malattia, perché “non est census super censum salutis corporis”; ma è anche una vera grazia quando vale a convertir l’anima. Ma Maria Gamba è poi veramente disposta venire ad bonam frugem? Speriamolo; ma c’è molto da dubitare. Non rare volte va in escandescenze p. es. se il cibo non le garba, e non sa smettere di bestemmiare. Quante orribili bestemmie seniiì io dalla sua bocca! Pareva agitata da spirito infernale!

Gesù mio, misericordia.

            Campane nuove. Pochi mesi dopo del mio arrivo in Parrocchia, le campane del campanile della Pieve mi giuocarono un brutto tiro.
Contatore siti


Lascia un commento

IL DIARIO DI MONS. GIOVANNI PASTEGA (1858-1929), ARCIPRETE DI CASTELFRANCO VENETO (9^ parte)

[Massoneria a Castelfranco]

            Perché il proverbio dice che l’appetito vien mangiando, cedo alla tentazione di metter in carta il racconto d’un altro fatto d’indole diversa dai precedenti; ma che dà luce specie sull’azione della massoneria a Castelfranco.

            Come già notai, Castelfranco ha la brutta massoneria in casa! Quando, come dirò più tardi, io ebbi l’onore di esser ricevuto da S. Santità Pio X, Questo, sentendomi accennare alla setta tenebrosa, mi disse: “La Massoneria a Castelfranco è di vecchia data, e fa del male.” Accertatane l’esistenza, si desuma dal mio racconto l’arte astuta per intimidire, distogliere, proporre.

            Una vecchia, degente già da parecchi anni nella Pia Casa di Ricovero, dalla apparente età d’anni 65, fin dai primi mesi del mio ministero parrocchiale si presentò a me in Sacristia col pretesto che avea da parlare con me per bisogni spirituali. La ricordo: sulla sua faccia scarna e rossastra brillavano due occhi piccoli, bigi, irrequieti e sulle sue labbra scorreva un sorriso tremulo, convulso. Era di statura media, mal vestita, dall’alito nauseante che portava il fetore dell’acquavite. Anche dalla sua persona esalavano profumi esiziali. Era maritata a un tale Nano Gregato scarpellino, di qui, che, rimasto vedovo, ebbe la geniale idea di andar in cerca di questa sua IIª compagna della vita e la trovò a Padova, nel brefotrofio delle Grazie, ove era stata accolta dopo una vita di avventure troppo precoci.

            Incominciò a raccontarmi le vicende poco liete della sua prima età, il suo forzato ingresso alle Grazie, e i tenebrosi commerci con le società segrete alle quali avrebbe consegnato più volte le ostie consacrate ricevute nella Comunione… e i mali trattamenti del marito odiato e, a bella posta tradito… e la voglia di farla finita col male e di fare una confessione generale per metter l’anima in pace… Io ascoltava, dubitava, tremava…

Castelfranco Veneto nel 1799: a sud la chiesa di Santa Maria de Fora, ovvero della Pieve di Castelfranco.

Castelfranco Veneto nel 1799: a sud la chiesa di Santa Maria de Fora, ovvero della Pieve di Castelfranco.

            Ella si permetteva anche di darmi qualche suggerimento, come quello che segue:  “Abbia riguardo, Signor Arciprete, molto riguardo per non andar incontro a gravi conseguenze. Ogni primo venerdì del mese Lei Sig. Arciprete, fa delle funzioni particolari nella Chiesetta delle Madre Canossiane e predica alle Signore delle due Parrocchie che ivi convengono in buon numero. Sappia che tutto ciò è in odio alla massoneria, che voleva far saltare la Chiesa delle monache per mezzo di esplosivi; anzi io sono stata incaricata a questo scopo e bastava ch’io dessi fuoco a una miccia.”

            Io rideva e rispondeva: Che fortuna ricever col martirio, il foglio di via per il paradiso; ma ciò – pur troppo – non sarà! Altre volte mi raccomandava di non andar incontro alle ire della massoneria occupandomi di elezioni politiche e amministrative;. “Chissà, diceva, di quali calunnie la copriranno!…” Se tutto volessi raccontare quello che la brutta arpia mi sciorinava davanti con una compunzione meravigliosa, io condurrei il mio lettore entro a labirinti intricatissimi, fatti di artificio, di bugie, di calunnie, di strane fantasie, di cattiverie, di brutture. Se io avessi creduto, io avrei dovuto esorcizarla.  Diceva d’aver visite e commercio (!..) col diavolo; si sentiva portata da forza irresistibile a proferire le più orrende bestemmie… .Affermava di tener in casa, in luogo occulto, ma indecente, le sacre specie, che – specialmente alle vigilie delle grandi solennità della Chiesa – profanava diabolicamente…

            Un dì mi portò e mi consegnò un astuccio contenente (diceva) l’Ostia consacrata, toltasi dalla bocca andando alla Comunione, di buon mattino, al Duomo, ove non era conosciuta, anche perché ben raccolta entro d’un fazzolettone che le copriva la testa. Nel consegnarmelo, fece finta di tremare d’orrore per il mal fatto e mi disse: Non lo apra. Non risposi; ma, più tardi l’apersi: era vuoto! Altra volta mi consegnò una busta ben chiusa con gomma arabica affermando che conteneva l’ostia consacrata e raccomandandomi di lasciarla chiusa e gettarla nel fuoco. L’aprii. C’era dentro un disco bianco della grandezza d’un ostia (piccola) ma era di carta! Chiusi di nuovo la busta o enveloppe [sic.], con gomma e la misi fra le carte del mio portafoglio. Alla venuta della magliarda, la tolsi dalle mie carte e applicandola a un vetro della finestra dissi:  Vede? Qui dentro si vede l’ombra d’un disco irregolare e troppo duttile, cioè che si maneggia senza rompersi; ciò che non sarebbe se fosse un ostia fatta di pane, che si frangerebbe… Qui dentro c’è un pezzettino di carta. Sbugiardata così, gittai il discredito su tutte le cose da lei raccontatemi in quelle non rare volte che tornava a me. In fondo, in fondo io la giudicava una esaltata; ma vennero i fatti a mostrarmi ch’era capace di sacrileghe azioni.
Contatore siti