Storia Dentro la Memoria


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Gli Agostini di S. Martino di Lupari (XVI-XXI secolo)

di Paolo Miotto

E’ uscito alle stampe il secondo volume storico genealogico della collana Quaderni di Storie familiari, dedicato alle famiglie Agostini di S. Martino di Lupari che indaga tutti i rami dal ‘500 ai nostri giorni. La ricerca fa luce sulla storia dei rami Matricolon, Matricola, Matricola del Cardinale e Ceneri, con particolare riferimento ai Matricolon. Le vicende degli altri ceppi denominati Rossetto, Sarache, Pastorello e da questi derivati, sono state ugualmente ricostruite e documentate per lo stesso periodo, ma non sono edite in questo volume. La pubblicazione di 168 pagine è interamente a colori e contiene una settantina di immagini e documenti tratti da vari archivi parrocchiali, comunali, curiali e di stato.

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Sulle origini dei Bergamin di S. Martino di Lupari e S. Giorgio in Bosco

I Bergamin rappresentano una delle più antiche famiglie che hanno colonizzato S. Martino di Lupari, vagando poi per la Castellana e il Cittadellese. Su di loro ho da poco conclusa una ricerca storico-genealogica che permette di fare luce anche sulla prima generazione giunta dalla bergamasca da cui deriva il cognome.

Rota oggi

Il territorio dell’alta bergamasca da cui traggono origine i Bergamin di S. Martino di Lupari e S. Giorgio in Bosco.

Il più antico documento finora rinvenuto che attesta la presenza dei Bergamin a S. Martino di Lupari è rappresentato dalla visita pastorale effettuata in paese il 16 novembre del 1473 dal vicario generale vescovile di Treviso Mons. Domenico Candelino. Pur trattandosi della prima flebile traccia documentaria della famiglia in Lupari, va subito detto che non ci troviamo di fronte ad un documento di marginale interesse dove i Bergamin compaiono in modo significativo.

Quando il vicario generale del vescovo trevigiano Lorenzo Zane entra in paese per la sacra visita, gli si fecero incontro, oltre al sostituto del pievano Antonio Orso, che rispondeva al nome di pre’ Matteo Fontanalata da Parma, i due massari della chiesa arcipretale che in quell’anno erano Giovanni Carraro e Bergamino (de) Bergamini. Quest’ultimo, per quello che ci dicono i documenti, è da considerare a tutti gli effetti il capostipite dei Bergamin luparensi, anche se non si può escludere a priori che assieme a Bergamino fossero giunti in paese da qualche tempo anche altri parenti appartenenti allo stesso lignaggio. La presenza di numerosi personaggi che portano questo cognome nei primi decenni del Cinquecento, autorizza, infatti, a ritenere che non tutti i Bergamin luparensi siano derivati di padre in figlio proprio dal massaro che s’incontra nel 1473. La visita pastorale, con le sue scarne notizie, ci consente comunque di mettere in luce alcuni tratti essenziali che riguardano la prima generazione dei Bergamin, che doveva essersi stanziata in paese già da alcuni anni, probabilmente fin dal 1467.

Rota

L’antico territorio di Rota, a nord-ovest di Bergamo, terra d’origine dei Bergamin.

Nonostante la famiglia di Bergamino risedesse con certezza nella sezione Padovana di S. Martino di Lupari, in località Casona, appare evidente che questi, assieme ai figli Bernardino e Antonio, nel 1493 era in possesso di alcuni beni immobili dislocati nella porzione Trevisana del paese che pertanto erano sottoposti alla pressione fiscale di Castelfranco. Il numero dei campi posseduti non è evidenziato dall’estimo che si limita a precisare che Bergamino doveva contribuire alle casse dell’erario 12 soldi l’anno, mentre i figli ne dovevano sborsare 18 a testa.

Questo documento è di particolare importanza perché, oltre ad attestare la categoria di appartenenza economica dei primi Bergamin, ci suggerisce esplicitamente i nominativi dei due figli (Bernardino e Antonio) che saranno ripresi continuamente dalle generazioni successive della famiglia, quasi a volere porre l’accento su quale fosse l’origine onomastica della progenie.

I documenti finora incontrati però nulla ci hanno detto della provenienza geografica di Bergamino, e tanto meno c’informano sui possibili motivi che indussero il nostro a stabilirsi proprio a S. Martino di Lupari. Per trovare delle risposte esaurienti in tali direzioni dobbiamo allora inoltrarci nei meandri archivistici che riguardano gli anni successivi al Quattrocento e che hanno per oggetto la storia di un importante monastero cluniacense che abbiamo già incontrato, si tratta del priorato di Santa Croce di Campese, sorto nella zona collinare situata sul versante nord – ovest di Bassano del Grappa. E’ proprio un atto notarile che ha per oggetto la riconferma di precedenti investiture feudali da parte del monastero di Campese alla famiglia Bergamin a fornire gli elementi chiarificatori della vicenda che riguarda l’origine e la provenienza geografica della progenie in questione.

rinnovo investitura Antonio del fu Bergamino 1524

15 Aprile 1524 Antonio Bergamin, figlio del capostipite Bergamino, ha il rinnovo di una investitura già assegnata da molto tempo alla sua famiglia.

E’ il 15 aprile del 1524 quando a Solagna Antonio Bergamin, figlio del defunto Bergamino Bergamini, si presenta in casa di uno dei notai di fiducia del priore di Campese Angelo da Mantova, per ricevere ufficialmente il rinnovo dell’investitura feudale su alcuni appezzamenti di terreno che gli erano stati assegnati diciannove anni prima, nel 1505, dal precedente priore Costanzo da Mantova. In questa circostanza il documento ci offre alcune preziose notizie:

a) nel 1505 Bergamino, il capostipite della schiatta luparense e sangiorgese, era già defunto e le redini della famiglia erano passate al primogenito Antonio;

b) Antonio è puntualmente qualificato come figlio del “q.m Bergamini de Roda districtus Bergami”, ossia come discendente del deceduto Bergamino originario di Roda o Rota, piccola località situata a nord-ovest nel territorio di Bergamo, nella zona montana fra Fuipiano Valle Imagna e Valsecca, e come molti altri suoi compaesani si era dedicato alla transumanza stagionale, cioè alla migrazione stagionale delle mandrie di mucche da latte e delle pecore;

c) il rinnovo di un’investitura feudale già esistente nel 1505 fa ragionevolmente supporre che quest’ultima derivasse da una precedente locazione di beni assegnati al capostipite Bergamino fin dalla metà del Quattrocento;

d) conseguentemente Bergamino sarebbe giunto a S. Martino di Lupari dal lontano territorio di Bergamo in seguito agli interessi che il monastero di Santa Croce di Campese godeva tanto in Lombardia quanto in Veneto.

Nonostante fossero passati circa sessant’anni dal trasferimento del capostipite della famiglia a S. Martino di Lupari, i priori del monastero di Santa Croce di Campese dimostrano di conoscere benissimo Bergamino e la località precisa dalla quale si spostò, segno inequivocabile che gli atti in possesso del priorato benedettino lo indicavano come il primo beneficiario della sua famiglia a ricoprire la carica di vassallo feudale in Lupari.

pecora

La pastorizia e la transumanza sono all’origine dell’emigrazione dei Bergamin a S. Martino di Lupari e S. Giorgio in Bosco (foto L. Marcolongo).

 

Ma si può dire di più! Partendo dalla constatazione che i contratti livellari del monastero allora duravano diciannove anni, è possibile effettuare un calcolo per stabilire quando Bergamino divenne per la prima volta vassallo di Campese e nello stesso tempo ipotizzare l’epoca del suo trasferimento in terra padovana. Andando a ritroso ogni diciannove anni e confrontando gli elenchi degli altri vassalli luparensi del cenobio attivi nello stesso periodo si può arguire verosimilmente che l’anno nel quale Bergamino fu investito per la prima volta di terreni posti in Lupari risale al 1467. Questa è da ritenere a tutti gli effetti anche la data di arrivo del nostro in terra luparense. Bergamino, infatti, non rientra nell’elenco dei vassalli luparensi di Campese negli anni precedenti al 1467. Fra i numerosi nipoti del capostipite vi è un Francesco di Bergamini che va a risedere a S. Giorgio in Bosco. Appare verosimile che Francesco altro non sia stato che uno dei nipoti di Bergamino, inserito ad arte nel numero dei vassalli del monastero di Campese con l’assegnazione di beni tanto a S. Giorgio in Bosco, quanto a S. Martino di Lupari, in cambio delle consuete prestazioni della famiglia nel settore dell’allevamento e della transumanza delle mandrie di vacche da latte. Mentre i rami luparensi davano origine ai vari ceppi Bergamin della Castellana, contrassegnati fin dal primo Seicento col soprannome Santin, quelli sangiorgesi rimanevano circoscritti nel Cittadellese assumendo i soprannomi di Rizzotto, Florio, Fiorin e soprattutto Marciòro.