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I fulmini e il suono delle campane

di Cesare Pasinato

Si diffidi i Rev.di Parrochi, Sagrestani, e Campanari a dismettere il superstizioso micidiale abuso del suono delle campane nello svilupparsi di turbini, e temporali, sotto comminatoria d’immediato arresto di chi fosse trovato in flagrante ad agitare le campane, e successiva denunzia al poter Giudiziario per la procedura in confronto di chi risultasse contabile nell’aver lasciato luogo alla trasgressione.

È il testo del Decreto che il Comune di Tombolo si vede recapitare il 20 luglio 1831. Viene proibito di suonare le campane allorquando minacciano i temporali. L’amministrazione comunale prende molto sul serio l’ordine e mette le mani avanti nei confronti del Commissario quando al primo temporale la folla, assiepata presso il campanile, riesce a suonare le campane.

1831.07.10 Divieto suono delle campane - 02

10 Luglio 1831, divieto del suono delle campane a Tombolo.

Nella scorsa notte un focoso temporale minacciava rovina come infatti successe che scoppiò un furioso vento accompagnato da tempesta che desolò li raccolti in diversi luoghi di questa Comune soltanto. Li campanari non vollero suonar le campane, ma affollatasi la Plebe sentindo a suonare a San Martino, a Galliera s’irritarono questi ed a tutta forza vollero le chiavi dal campanaro Pacifico Rizzardi il quale resistiva di non consegnargliele, ma la di esso moglie perché dal tumulto delle persone non venissero spaventati i di lei figli gliele consegnò.

La proibizione di suonare le campane durante i temporali vigeva nell’impero austro-ungarico fin dal 1873 e nel Lombardo Veneto dal 1814. Giuseppe II aveva emanato il 26 Novembre 1783 il seguente editto:

Una serie di triste esperienze pone fuori di dubbio, che il metallo agitato dal suono delle Campane in vece di dissipare le nuvole di Temporali, attiva anzi il fulmine, ed aumenta il pericolo. In quest’anno principalmente si sono provati in varj luoghi i dannosi effetti del suonar le Campane, nella morte di molti colpiti dal fulmine, e nell’incendio di parecchie Torri, e Chiese. Noi siam persuasi, che i nostri Sudditi riguarderanno come una prova della nostra premura pel loro bene la proibizione che facciamo col presente Editto di suonar le Campane in occasione di Temporali.

1831.07.10 Divieto suono delle campane - 01

10 Luglio 1831, a Tombolo la folla è inferocita contro il campanaro che non vuole suonare le campane durante il temporale. Nonostante il divieto riesce a farsi consegnare le chiavi del campanile dalla moglie.

Perché proibire il suono delle campane

Il famoso meteorologo padovano Giuseppe Toaldo (Pianezze, 1719 – Padova, 1797) in un saggio pubblicato nel 1770 (Della vera influenza degli Astri, delle Stagioni, e mutazioni di tempo, Saggio meteorologico fondato sopra lunghe Osservazioni, ed applicato agli usi dell’Agricoltura, Medicina, nautica, ec.) sosteneva che:

il suono forte col suo tremito fa nell’aria due effetti: fa soffregare tra loro le parti, e ne dirada la massa: il fregamento, com’è noto, desta il fuoco elettrico; la diradazione lo chiama, diminuendo la resistenza dell’aria: e il tremore in genere piuttosto unisce che disgrega.

Per la scienza il problema era risolto, ma per la Chiesa? I Libri Rituali dichiarano, che in tempo di procella si suonano le campane per eccitare il popolo alle preghiere. Toaldo risolve il problema a suo modo: l’usanza non può essere condannata perché il suono delle campane esercita il vero suo uso, che è di avvisare il popolo: avvisa gli abitanti, o dei luoghi bassi, o chiusi nelle loro case, spezialmente di notte, che si avvicina un temporale, onde possano prender le loro misure, per portar al coperto della roba che fosse esposta, meglio chiudere le finestre, munirsi in fatti contro i danni della sorpresa.

A giustificazione dell’usanza il Toaldo aggiunge anche un altro aspetto positivo: Se poi il suono delle campane attirasse nel campanile tutte quelle saette che fossero per cadere nelle case della contrada, e del vicinato, questo sarebbe un altro reale vantaggio.

I motivi scientifici per cui il divieto è necessario sono esposti da F. Pellegrino Ricci in suo libro del 1787: Dissertazione sul costume di suonar le campane in occasione di temporali.

La prima motivazione è riferita alle ondulazioni sonore dell’atmosfera. Le vibrazioni, provocate dalla percussione di corpi sonori, si propagano “in giro sferico”, generando “compressione e avvicinamento di parti”. Le nuvole, particolarmente leggere cedono facilmente agli impulsi di queste vibrazioni. Ma le nuvole sono anche conduttori elettrizzati. Si sa che lo sforzo che esercita il fuoco elettrico è inversamente proporzionale alla sua capacità e che la capacità di un corpo è direttamente proporzionale alla sua superficie. Se il volume della nuvola diminuisce, diminuirà anche la sua superficie; conseguentemente diminuirà la capacità del conduttore e crescerà l’intensità del fuoco elettrico. Da questa regola discende necessariamente che le ondulazioni sonore dell’atmosfera, comprimendo il volume delle nuvole, fanno aumentare l’intensità del loro fuoco elettrico, che si scaricherà sui corpi più vicini alle nuvole, come i campanili.

Una seconda motivazione è data dalla divisione dell’aria circostante alle campane. Le vibrazioni rimuovono continuamente l’aria e la rendono rarefatta. Si determina così una corrente d’aria dalla nuvola verso la sorgente sonora. Ora è naturale, che supposte le altre cose uguali, il fuoco del fulmine segua la direzione di tale corrente, trovando minor resistenza in questa direzione.

Date queste premesse “è dunque chiaramente mostrato essere il suono delle campane un mezzo tutto proprio, o a promuovere lo scoppio di un fulmine, o a determinarne la direzione verso il campanile, in cui si suona”. Per aggiungere un pizzico di scientificità conclude: “Non daressimo gran peso ai nostri ragionamenti, se i fatti non venissero in loro conferma”.

Padre Giovambattista da S. Martino e il suono delle campane

Sull’argomento interviene anche lo scienziato sanmartinaro P. Giovambattista da S. Martino (al secolo Giacomo Pasinato), con una lettera da Zara del 1794 per sostenere la tesi contraria. Il suo ragionamento non mette in campo le vibrazioni sonore, ma approfondisce il fenomeno elettrico.

Giambattista Pasinato di Comirato

Il cappuccino scienziato Giambattista Pasinato da S. Martino di Lupari.

Da vero scienziato non teme di andar contro all’opinione corrente sostenuta da qualche mediocre Letterato e dal mondo politico imperante:

Noi rispettando sempre con ossequioso silenzio le ragioni politiche, che possono aver dato impulso a tale divieto e restringendoci solo alle opinioni volgari, e comuni, sarem sempre cauti, in non permettere, che abbiano esse a costituire la norma de’ nostri pensamenti: l’uomo che esamina, e riflette, non sarà mai corrivo a prestare il suo giudizio, se non a quanto si uniforma al buon senso, o viene autorizzato dai fatti, dall’esperienza, dalla ragione.

Mette in atto il suo consolidato metodo scientifico: dopo aver individuato le leggi fisiche che regolano il fenomeno da esaminare, procede ad una verifica sperimentale.

Il primo passo consiste nell’esaminare “d’onde venga originata l’esplosione dei fulmini” e “per quale motivo colpiscano essi con più frequenza gli edifizj più elevati”. Questo è il suo ragionamento. La carica di elettricità positiva della nube è stata tolta alla superficie terrestre, che è divenuta elettrica per difetto. L’aria, che è un corpo isolante, impedisce la libera comunicazione fra le due opposte elettricità della terra e delle nubi. Il fuoco elettrico della nube non può discendere sul terreno, se non vince la resistenza e l’opposizione che, come corpo isolante, gli frappone l’aria. Il movimento della corrente elettrica segue la via dove incontra minor ostacolo. Quanto più in alto si erge l’edificio, tanto minore è lo strato di aria interposta tra la sua sommità e la nube, e conseguentemente sarà minore la resistenza che incontra il fulmine nel discendere dalla nube.

Il secondo passo è la verifica sperimentale. “Per decidere vittoriosamente la presente quistione, non volli dipartirmi dal sicuro, ed incontrastabile mezzo dell’esperienza”. Il frate pone una suoneria di metallo accanto ad una bottiglia di Leida sovraccarica di elettricità. “Un grandissimo numero di volte ho io replicata questa prova; né per quanta industria, circospezione, e cautela abbia praticata, non mi fu mai possibile distinguere, che lo svegliarino spogliasse la bottiglia della sua elettricità o più prontamente, o con più di energia, o a maggiore distanza, quando se ne stava battendo, di quando se ne rimaneva cheto, ed in silenzio”. Gli effetti non cambiano se il suono è originato da un corpo coibente. Quindi il semplice suono delle campane, come qualsiasi rumore, non ha la proprietà di attirare a sé il fuoco elettrico delle nubi.

La conclusione di P. Giovambattista è conseguente: “Contro una prova sì costante, luminosa, e palmare vagliono punto i ragionamenti, e molto meno i sofismi in contrario”.

L’ultima obiezione da superare è che il suono, rompendo l’aria, apra un facile sentiero alla caduta del fulmine. Il frate osserva che per capire come si propagano le onde, basta osservare gli increspamenti originati dalla caduta di un sasso in acqua. Il suono non fa altro che indurre delle placide ondulazioni concentriche negli spazi aerei. Si rivolge perciò ironicamente ai suoi colleghi scienziati: “Ma orsù, lasciamo pure il volgo nella sua opinione, giacché non è egli suscettibile di queste idee per lui troppo complicate, e difficili, e concediamogli, che il suono rompa l’aria. Non per tanto domando io, chi meglio del vento è mai capace di romper l’aria? Eppure siegue egli il fulmine nella sua caduta la direzione del vento?”

1773 Impianto di parafulmine alla Specola di Padova

1773, impianto parafulmini della Specola di Padova.

 

Il parafulmine unico riparo dai fulmini

Giovambattista da S. Martino conclude il suo scritto assicurando che l’unico mezzo per eliminare gli effetti dei fulmini è dotare gli edifici di parafulmine.

“Potremo conchiudere, che se il campanile non è armato di conduttore elettrico [parafulmine], sarà sempre un rischio de’ più tremendi, o che si suoni o che non si suoni, il che è affatto indifferente, il rimanervi al di sotto, durante il tempo burrascoso. Se poi il campanile si trova ne’ convenienti modi premunito di un tal preservativo; si potrà allora suonare con tutta sicurezza, senza timore di verun sinistro accidente con la sola avvertenza, che quegli, che suona, non se ne stia appoggiato al conduttore medesimo, per tema che scorrendo lungo esso la folgore, una porzione di materia fulminea non avesse forse a scagliarsi contro di lui, avvegnaché meno idoneo a tradurla, di qual che sia il conduttore medesimo”.

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