Storia Dentro la Memoria


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I Bano – Storia e memoria di una famiglia da Enego e Campodarsego

In questi giorni è uscito alle stampe il quinto volume della Collana Quaderni di Storie Familiari, dal titolo I Bano. Storia e memoria di una famiglia da Enego a Campodarsego. In 248 pagine a colori, l’autore narra le vicende della famiglia Bano dal ‘500 ai nostri giorni, ricostruendo i patrimoni, gli spostamenti geografici e i profili biografici dei personaggi rilevanti. Accertato che la stirpe non discende da un mitico el Bano proveniente da un Banato dell’est europeo, come da tradizione familiare, bensì da una famiglia eneghese, si è recuperata la storia con pazienza attraverso il filo dei documenti d’archivio. Questi raccontano le vicende di un gruppo familiare di pastori residenti a Enego, nella contrada Rhotolea, dedito alla transumanza. Ogni anno, in autunno, intere generazioni di Bano svernavano con le loro greggi in vari paesi dell’Alta Padovana seguendo i principali corsi d’acqua e lavorando alle dipendenze del vescovado di Padova e dei suoi livellari. La storia familiare cambia d’improvviso a causa di un’ordinanza imperiale che, nel 1856, abolisce la transumanza e la posta pecore, inducendo i Bano a ripensare al loro futuro. Nel 1868, Antonio Maria e fratelli, approfittando della situazione che viene a delinearsi con l’annessione del Veneto allo Stato Sabaudo e la conseguente confisca dei beni ecclesiastici, decidono di acquistare all’asta pubblica un vasto lotto di circa 150 campi situati a Campodarsego, che fino al 1866 era appartenuto al vescovado di Padova. A questi si sommano alcuni ettari di terreno acquistati in precedenza a Enego, in particolare sui monti Frizzon e Lisser, che favoriscono il controllo delle malghe e soprattutto delle greggi provenienti da Grigno, allora territorio dell’impero austriaco. Questa scelta colloca i Bano fra i principali possidenti di Campodarsego e dà inizio alla progressiva svolta dalla condizione pastorale a quella agricola. La presenza dei Bano nel Camposampierese diviene in tal modo sempre più radicata, con la partecipazione assidua a tanti settori del sociale, dell’economia e della vita religiosa. Nel frattempo alcuni rami si spostano in altri paesi, Vigodarsere, Curtarolo, Villanova di Sant’Eufemia e Loreggia in particolare, acquistano altri beni e contribuendo a diffondere il cognome e loro presenza.


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Italdroghe, radici nel passato e sguardo rivolto al futuro

di Paolo Miotto

La Italdroghe Srl, azienda che opera nel settore delle spezie ed erbe aromatiche, è situata nel comune di San Martino di Lupari in via Strozzi 7. Trae le sue origini in forma societaria all’inizio degli anni ‘20 del secolo scorso dalla pionieristica azienda I.D.E.A. Nel corso degli anni ha subito varie trasformazioni sino a giungere alla definitiva denominazione di ITALDROGHE agli inizi degli anni ’70. Nonostante i cambiamenti della denominazione societaria avvenuti nel corso degli anni, i membri della famiglia Smania sono stati sempre una costante nella gestione aziendale. Nei primi tempi la produzione e la vendita riguardavano i surrogati, i preparati, gli aromi, i dolcificanti e le spezie, ma a seguito del DPR 24 luglio 1977, n. 616, diviene prevalente il settore dei lavorazione delle spezie naturali e delle erbe aromatiche, delle miscele per conce e insaccati, senza tralasciare la vendita di frutta candita, zucchero a velo e vanigliato, aromi per dolci. Nel passato l’azienda è stata concessionaria dei prodotti Italtea di Novate Milanese (tè, karkadè, camomilla) e preparati per brodo della ditta Skaj’s di Verona. Attualmente è un’impresa che opera nel settore delle spezie e delle erbe aromatiche, fornendo sali particolari provenienti da tutto il mondo, miscele, insaporitori, vaniglia e prodotti per dolci. Il mercato della ditta già negli anni ’70 e ’80 era ramificato in tutta la Penisola tramite selezionati agenti di commercio, con particolare attenzione al Nord Italia e alle peculiarità gastronomiche locali. La merce era spedita a negozi di rivendita importanti – i casoini grossi – che rifornivano negozianti minori e privati. Questi in seguito si trasformano in grossisti e nella seconda metà degli anni ’60 si associano in cooperative che danno inizio ai primi supermercati. Il progressivo ma veloce cambiamento del panorama commerciale investe anche il mondo delle spezie e determina la necessità di adeguarsi ai tempi. I prodotti, prima venduti in bustine di carta piegate a mano, scatole e barattoli di latta, necessitano ormai di nuovi contenitori di plastica e di costosi espositori, e dagli anni Ottanta di più igienici recipienti di vetro ed etichettature a norma di legge. Quello che il mercato dei consumatori richiede non è più solo di un cambio di materiali e procedure di produzione e confezionamento, ma soprattutto la trasformazione di mentalità culturale. A questo nuovo corso fa seguito anche un rinnovato panorama informativo con il periodico invio ai rappresentanti di rapporti sull’andamento dei mercati e della produzione delle spezie. Un’iniziativa singolare di ITALDROGHE che sottintende la necessità di coinvolgere tutta la filiera, dalla produzione alla vendita al dettaglio, per non lasciare nulla al caso. Nel 1992 l’azienda cambia tipologia d’impresa trasformandosi in Snc e nel 2001 in Srl. L’aggiornamento costante delle tecnologie di produzione, unitamente alle evoluzioni dei mercati e dei consumi, consente un costante miglioramento e adeguamento del servizio per soddisfare ogni tipo di esigenza della clientela. Azienda certificata Iso 9001:2015, in conformità con le disposizioni di legge, attua tutte le procedure Haccp e i controlli sanitari con analisi specifiche avvalendosi di collaboratori e istituti qualificati. Da cinque generazioni nel commercio delle spezie, garantisce prodotti di alta qualità, selezionati sin dall’origine avvalendosi di una rete di approvvigionamento da ogni continente. I fiori all’occhiello sono un secolo di esperienza nel settore delle spezie iniziato con l’azienda I.D.E.A. e il continuo aggiornamento delle categorie di prodotti. Marchi di fabbrica utilizzati: la penisola italiana verde o blu sovrapposta al globo terrestre reticolato; la penisola italiana rossa con l’iscrizione aziendale nera sovrapposta e il nuovo marchio depositato di recente.


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Il droghificio S.I.D.E.A., fiore all’occhiello del settore

Utilizzando l’assonanza del marchio originario I.D.E.A., il 28 aprile 1947 Lidoino Castellan (1921-2008) fonda la S.I.D.E.A. (Società Industria Droghe e Affini), con sede legale in Via Zabarella 55 a Padova e laboratorio iniziale nell’abitazione dei Castellan di Via Rometta. Nel 1962 avviene il momentaneo trasferimento in Via Roma e nello stesso anno in Via Venezia, in uno stabile della famiglia Santi, detti Maso. Quindi, dal 1968 al 1975 la ditta si trasferisce a Campagnalta, presso Cattapan Venerio, in Via Montegrappa 93, dal 1975 al 2003 nel nuovo edificio di Via Venezia 35 e nel 2003 nel nuovo stabile di Via Dei Fiori 1/A. L’occasione della fondazione della ditta è fornita da Genesio Ceccato, detto Causso, già magazziniere della I.D.E.A., coniugato con la sorella di Lidoino. Dopo la chiusura della prima ditta, costui fa fruttare la lunga esperienza acquisita e la conoscenza dei preziosi formulari, permettendo così al cognato di fondare S.I.D.E.A. Gli esordi dell’azienda a conduzione familiare si svolgono nella vecchia casa dei Castellan in Via Rometta. A causa delle originarie ristrettezze economiche, e quindi dell’impossibilità di acquistare i macchinari necessari, nella prima fase si sperimenta con successo la preparazione di un surrogato del pepe ricavato dai semi della bacca di una varietà di alloro selvatico (Coccus Silvatica, famiglia delle Lauracee) detto in gergo Vesson. Per ovviare alla stagionalità della specie vegetale e sopperire ai periodi di assenza, i semi venivano raccolti, messi ad essiccare e conservati. Questi semi venivano triturati e cotti in una grande pentola di rame, mescolati con amido fino ad ottenere una miscela morbida ed umida ridotta poi, a mano, in tanti granelli simili al pepe. L’essiccazione avveniva su dei piccoli telai di stoffa. Il colorante nero era ricavato dalla buccia della bacca, il gusto finale risultava leggermente piccante, simile alla spezia. Una parte del prodotto era rivenduto nei negozi del paese, mentre la maggior parte veniva ridotta in polvere presso lo storico droghificio Gino Sartori di Cassola e venduto in bustine rosse da 10 grammi col logo aziendale e la scritta “Surrogato di pepe”. Tali bustine erano realizzate dalla locale tipografia Trevisan. In breve tempo si elabora, con lo stesso principio, anche la varietà di pepe bianco. Qualche tempo dopo è il turno di un altro surrogato – la cannellina – che imitava il sapore della cannella partendo da tagliatelle ricavate da una sfoglia tirata a mano, dopo aver mischiato amido e addensanti naturali con l’aldeide cinnamica (acquistata a Milano) e il colorante giallo tartrazina (E 102). La mescola dei vari elementi era effettuata all’interno di un cilindro rotante inclinato detto bassinea (bacinella metallica). La formula iniziale, che utilizzava il Vesson per la produzione dei surrogati, rimase in uso fino ai primi anni ’60, quando fu sostituita da più economici e pratici oli essenziali oppure da altri derivati di origine chimica. La vendita di questi e altri surrogati era effettuata tramite i fratelli Giuseppe e Berto Tonin di Tombolo e il loro padre, detti Momi, cugini del Castellan, che erano mediatori e venditori di bestiame a Bolzano e più in generale in Trentino Alto Adige. Tramite loro, Lidoino Castellan conosce, a Laives, il macellaio Raffaele Tonidandel che importa il surrogato per sé ed altri conoscenti aprendo così la proficua via trentina a SIDEA. Gli affari, che nei primi tempi erano discussi nella macelleria di Tonindandel con la stretta di mano – alla tombolana –, nel volgere di pochi anni si pattuiscono all’Hotel Raffl di Laives, fondato dal macellaio salumiere che con Castellan aveva intessuto un’intesa speciale che metteva a dura prova anche la concorrenza. Allora non si parlava di importare le spezie in grandi quantità direttamente dalle origini e le referenze trattate erano una piccola varietà: quella necessaria a soddisfare il mercato dell’industria della salumeria tipica regionale con le miscele dedicate. É proprio lo studio e la produzione di queste ultime a permettere a Lidoino Castellan di fare il salto di qualità. Tramite Tonidandel si instaura, infatti, anche un proficuo rapporto professionale con l’agenzia di rappresentanze dei fratelli Alfredo e Dino Ferrari ed Elsa Bonani, loro socia, noti agenti di commercio da Laives fino a Trento. Grazie alla loro collaborazione sul territorio, inizia una nuova e piena stagione di autonomia commerciale per SIDEA, che riesce a collocarsi con forza nel settore dell’industria delle carni e degli insaccati, molto fiorente nel Nord Italia. Nel volgere di pochi anni la vendita ai singoli negozi si allarga anche alle prime catene, derivate dalle cooperative di macellerie e salumifici e strutturate con dei magazzini centrali dove vengono raccolti gli ordini e si provvede alla distribuzione dei prodotti. Subentrano, in seguito, anche i rivenditori grossisti che sono in grado di raggiungere in modo capillare i negozi, le comunità ospedaliere e scolastiche e le prime catene di supermercati. A questo punto le spezie sono diventate irrinunciabili come ingrediente per aromatizzare e caratterizzare i cibi. Fin qui la storia. Negli anni ’80 la situazione del nostro Paese è ormai completamente mutata. La ripresa economica consente, in questo settore, l’utilizzo ampio delle spezie e riduce, quasi fino a farli scomparire, i surrogati. I volumi venduti di pepe, ma anche di altre spezie come la cannella, i chiodi di garofano, le noci moscate, le papriche etc., giustificano le importazioni dirette dalle origini: una delle attività fondamentali di SIDEA e che ancora oggi la caratterizza. L’ingresso dei figli in azienda, negli anni ’90, delinea la fisionomia moderna di SIDEA con un impianto commerciale articolato, l’introduzione della tecnologia per la trasformazione delle spezie e il loro confezionamento, la Certificazione di Qualità ISO9000, implementata tra i primi del settore in Italia. Lo sviluppo progressivo della struttura produttiva, i consistenti volumi di materie prime importate da tutto il mondo, l’ampliamento della gamma di prodotti trattati e l’espansione del mercato anche all’estero hanno condotto Giampaolo Castellan, attuale titolare assieme alla moglie, a confermare SIDEA come un’azienda di riferimento nel campo dell’importazione, trasformazione e commercializzazione di spezie ed erbe aromatiche, semi, ortaggi disidratati, zafferano, vaniglia e sali particolari. Uno dei segmenti più vivaci rimane lo sviluppo di nuove formulazioni e di prodotti specifici per insaporire le pietanze, come gli insaporitori, i rub ed i sughi disidratati. Oltre 70 anni di attività: la trasmissione familiare della visione imprenditoriale e dell’esperienza sul campo, la formazione meticolosa del personale, le tecniche tradizionali integrate dall’utilizzo di una tecnologia all’avanguardia, la serietà personale come garanzia hanno portato SIDEA a distinguersi in un mestiere che è ancora un’arte, come una società dalle solide radici storiche e protesa al futuro. Oggi l’azienda si sviluppa su 2.800 mq di superficie coperta, è attrezzata di sistemi automatici di pulizia dai corpi estranei, setacciatura e calibrazione, di otto mulini dei quali uno a pietra ed uno criogenico, di un impianto dedicato ai microdosaggi e di tre linee di confezionamento automatico. Nel 2018 si è certificata secondo gli standard della normativa volontaria FSSC 22000 (Food Safety System Certification) versione 4.1 per garantire un controllo a 360° di tutti gli aspetti che riguardano la salubrità dei prodotti. Le referenze di listino sono ormai centinaia. Marchio di fabbrica utilizzato: una testa di donna africana volta di profilo a sinistra, con orecchino e collana d’oro.