Storia Dentro la Memoria


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Nuovi contributi sul cimitero e l’oratorio di Santa Margherita a Onara (PD)

di Paolo Miotto e Cesare Pasinato

L’oratorio medievale di Santa Margherita di Onara. Ultimo elemento architettonico superstite della presenza degli Ezzelini nel paese. Nella facciata sono visibili gli interventi di ampliamento e innalzamento della struttura muraria effettuati nel 1829.

Premessa

L’area della Palude di Onara conserva al suo interno le vestigia storiche più antiche e importanti del paese che hanno avuto rilevanza anche per la storia medievale del Veneto. In questo luogo si trovava la medievale roccaforte in gran parte costruita con terra e legname dalla quale hanno avuto origine le gesta degli Ezzelini, che fino alla fine del XII secolo erano detti per l’appunto da Onara. Distrutta dai padovani nel 1199, della roccaforte non rimane più nulla sopra il terreno, mentre fino al XIX secolo era ancora visibile una parte dello spalto ezzeliniano all’interno del quale era stato costruito l’oratorio di S. Margherita. Il recente rinvenimento di nuovi documenti ottocenteschi permette di approfondire alcuni aspetti di questo territorio che riguardano soprattutto il cimitero istituito a sud est della cappella rurale e alcuni interventi di restauro della chiesa stessa.

Sito

            L’area del cimitero di Onara fu individuata con verbale del 18 giugno 1822. Dopo di aver perlustrati tutti gli interni del paese dapertutto riconosciuto sortumoso, fissò la commissione la scelta del terreno per la creazione di un nuovo cimitero in un’eminenza distante circa trecento metri dall’abitato denominato Castello di S. Margherita, unico, e solo punto che conciliano le prerogative volute dai Regolamenti e la maggior possibile economia, e precisamente nel quadrato che sta a mezzogiorno della chiesa denominata S. Margarita, la mura della quale viene a formare la porzione del lato verso tramontana del Cimitero, stabilindole della dimensione di metri 1125 quadrati di una figura perfettamente quadrata, e questo terreno di proprietà del Beneficio Parrocchiale della frazione medesima spoglio affatto di alberi, e coltivato puramente a pascolo.

            Il terreno di proprietà del Beneficio parrocchiale di Onara di 5.879 m2 fu permutato con altro terreno comunale di 3998.80 m2, sito in via Comunanze. Per la strada fu necessario acquisire quattro appezzamenti di terreno di proprietà del Conte Giovanni Cittadella, di Angelo Comin, di Bortolo Cecco e di Soranzo Marco.

            Dal Convocato (Consiglio comunale) del 14 luglio 1825 si viene a sapere che è stato predisposto un progetto preliminare del Cimitero e che il costo dell’opera è di 4.310,17 lire austriache. Alle spese del Cimitero di Onara concorrerà anche il Comune di S. Giorgio in Bosco per i morti di S. Anna Morosina. Con 11 voti favorevoli su 16 presenti fu ballottato (deliberato) che l’opera poteva essere portata a termine entro cinque anni e pagato nel biennio 1829/1830 anche se i lavori si fossero conclusi in precedenza.

            Il Comune di S. Giorgio in Bosco contribuirà alle spese del Cimitero e della strada di accesso per lire austriache 568,70.

Strada di accesso

            Il progetto dei lavori della strada è firmato in data 24 dicembre 1825 dal Perito Agrimensore giurato Giambattista De Vico. Sarà riattata la strada che parte dall’angolo di levante della mura dell’antico Cimitero [intorno alla Chiesa] e si proseguirà verso ponente per metri 210,40 [vecchio tronco stradale] e per ulteriori metri 138,18 [nuovo tronco stradale] fino all’ingresso a ponente del nuovo cimitero. Saranno da costruirsi un Ponte al confine del vecchio tronco per dare comunicazione alla scolatizia detta Frare e più avanti un tombino per transitare le scolatizie provenienti dai campi limitrofi. Il progetto individua con una X lo Spalto detto di Azilino da dove potrà ricavarsi la necessaria materia per la formazione di questo tronco stradale.

            Il progetto del Cimitero è firmato dallo stesso ingegnere civile De Vico Giambattista in data 3 Ottobre 1827 ed approvato dall’Imperial regia Contabilità Centrale di Venezia il 5 Gennaio 1828. Il prospetto ricalca fedelmente quello redatto nel 1825.

Il progetto della strada di accesso al cimitero di S. Margherita dalla chiesa parrocchiale (in alto a destra) prevedeva la costruzione di un nuovo tronco stradale di raccordo che utilizzava parte dello spalto ezzeliniano per superare la zona ricca d’acque sorgive.

Progetto del Cimitero di Onara

            Il Cimitero assumerà la figura di un quadrato, il cui lato interno sarà di metri 32,553 sopra fondazione, e verrà contornato da un muro di cinta alto dal suolo metri 2,40. Si eseguirà il recinto pei morti senza Battesimo, fuori da quello segnato, di forma quadrata, il cui lato sarà di metri 6. L’ingresso al Cimitero sarà in un angolo del lato di Tramontana verso Ponente. Nel centro del quadrato sarà innalzata una Croce tutto composta di pietra di Costozza, fitta verticalmente in un masso di pietre ammonticchiate, e cementate da Calce-Struzzo in modo fatto rozzo. Il braccio verticale della Croce sarà alto metri 2,40, e l’orizzontale sarà della larghezza di metri 0,80. Il costo della costruzione del Cimitero ammonta a lire austriache 3.570,151 a base d’asta. Il capitolato stabilisce che i lavori dovranno essere portati a termine entro l’anno 1829 ed il collaudo entro il 30 Aprile del 1830.

            I lavori del Cimitero di Onara furono affidati all’imprenditore Sebastiano Tessarollo di Cusinati di Rosà con contratto sottoscritto il 14 luglio 1829. Nello stesso accordo si specifica che all’imprenditore sarà affidata la costruzione della strada di accesso al Cimitero. Al progettista Ing. De Vico fu affidata anche la Direzione dei lavori. Il certificato di compimento dell’opera porta la data del 21 Dicembre 1829. L’ing. Carlo Foscolo collaudò il Cimitero nella visita del 17 maggio 1830.

            Il nuovo Cimitero di Onara viene attivato il 10 marzo 1831.

La pianta del nuovo cimitero ricavato nell’area situata a sud-est dell’Oratorio di S. Margherita era stata divisa in quattro lotti più il quinto destinato ai non battezzati.

Modifiche del progetto

            Per volontà dell’Amministrazione comunale l’area esterna per i non battezzati fu spostata all’interno del cimitero, nel piazzale di fronte all’Oratorio in linea del muro di mezzogiorno. Giova ricordare che all’epoca l’ingresso dell’Oratorio era posto a ponente e non a levante com’è ora.

            L’Imperial Regia Deputazione Provinciale con Decreto del 13 agosto 1829 approva il riattamento dell’Oratorio di S. Margherita e affida i lavori allo stesso imprenditore Sebastiano Tessarolo. Quello ritrovato è un documento inedito e importante che permette per la prima volta di conoscere il tempo esatto e le modalità degli interventi attuati nella ristrutturazione e nell’innalzamento delle pareti dell’Oratorio. Interventi che sono tuttora ben riconoscibili soprattutto osservando la facciata dell’edificio.

            Il muro di Tramontana (Nord) venne riconosciuto pella lunghezza di metri 10,74 ed altezza di metri 3,50 fracido e cadente, in modo che fu necessaria la di lui ricostruzione. Furono rialzati di metri 0,60 tutti gli altri tre muri. Annota l’ingegnere collaudatore: li murali furono trovati tutti inservibili e che perciò furono rimessi tutti a nuovo, che le tavelle furono in n. di 900 aggiunte di nuovo; e che le tegole nuove furono n. 1460; e che la chioderia nuova importa in totale il peso di libbre sessantanove. Fu aggiunta una soglia di pietra di Pove lunga metri 1,60, larga 0,46, grossa 0,12.

            Nel mezzo della parete Nord fu aperta una porta alta metri 2,40 e larga metri 1,40. Questa porta è stata successivamente murata. Nella parete Sud furono modificate le aperture esistenti e sostituite con i due balconi ancora presenti.

La facciata nord del cimitero di S. Margherita con la cancellata in ferro battuto progettata nel 1825.


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I “TOMBOLAN” A TOMBOLO NEL 1500

di Paolo Miotto e Cesare Pasinato

Dall’archivio parrocchiale si rileva che a Tombolo nella seconda metà del Cinquecento i Tombolan erano rappresentati da una sola famiglia.

Come per il caso analogo di Tombolato, si tratta di un cognome di derivazione toponomastica che significa “nativo o originario di Tombolo”. È poco probabile che il cognome si sia formato a Tombolo perché gli epiteti e i soprannomi toponomastici trovavano la loro ragione d’essere quando erano utilizzati per indicare una provenienza geografica diversa da quella dove erano utilizzati. Non aveva alcun senso chiamare Tombolan uno che viveva a Tombolo perché tutti i suoi abitanti erano tombolani, mentre era utile identificare un tombolano quando si recava in altre località e paesi.

Si può pertanto ipotizzare che i cognomi Tombolan e Tombolato abbiano avuto origine da soprannomi toponomastici attribuiti a persone di Tombolo che si recavano fuori paese per i loro affari. In un secondo momento tali epiteti hanno subito un processo di fissazione e cristallizzazione, divenendo veri e propri cognomi attribuiti nel corso dei secoli ai discendenti dei primi tombolani in trasferta. Si tratta dello stesso meccanismo che in periodo medievale ha dato origine ai cognomi Trevisan, Visentin, Pavan, Bressan, Furlan, etc., attribuiti a persone originarie di quei territori o di quelle città ma che si erano trasferite altrove.

La curiosità dei cognomi Tombolan e Tombolato risiede nel fatto che sono rimasti fin dalla loro formazione nel paese da cui traggono la derivazione, dove si sono conservati e sono stati tramandati nel corso del tempo. Nei paesi confinanti, infatti, non si registrano casi analoghi. A S. Martino di Lupari non esiste il cognome Sanmartinaro e neppure Gallieran a Galliera, mentre esistono i cognomi Galliera, Bessegato, Loriato o Castellan, per citare alcuni esempi, nati e sopravvissuti fuori dai loro contesti d’origine perché erano stati utilizzati per identificare personaggi originari di quelle località, che però si sono stabiliti altrove. Ancora una volta i tombolani denotano caratteristiche originali che li distinguono dagli altri paesi.

La presenza di una famiglia Tombolan in pieno ‘500 suggerisce che la nascita di questo soprannome/cognome doveva essere di recente formazione ma per il momento non è possibile stabilire se il primo sia stato proprio l’Iseppo che abbiamo rintracciato o piuttosto un suo diretto antenato. Certo è che ben presto i Tombolan si arricchiscono e sono in grado di esprimere sacerdoti e personaggi influenti nella società tombolana del tempo, risultando ben documentati fin dal XVII secolo.

Nel testo della sacra rappresentazione La Passione di Giesu Christo Redentor del mondo, stampata nel 1674 ricorrono due Tombolan. Si tratta dei fratelli Francesco (nato 06.10.1640) e Simon (nato 18.04.1649). Il primo recita la parte di un apostolo e del secondo consigliere, il secondo quella di un altro apostolo e della morte.

Nel catasto napoleonico di Tombolo sono, invece, documentati numerosi Tombolan proprietari di case e campi con beni disseminati in tutto il paese.

Per quanto riguarda i soprannomi familiari, tra ‘700 e ‘800 i Tombolan erano detti Faveri. Nel corso del XX secolo le mende loro attribuite sono Luca e Marse’lin.

1. TOMBOLAN ISEPPO

Non si conosce il nome del padre, né la data di nascita.

Non si sa il nome della moglie. Si conoscono i nomi di tre figli:

1.1 Tombolan Antonio (non si conosce la data di nascita). Muore il 30 dicembre 1676 a 78 anni.

Sposa il 28 aprile 1625 Filippi Maria di Filippo, che muore il 3 ottobre 1666 a 62 anni.

1.2 Tombolan Iseppo (non si conosce la data di nascita).

Sposa il 23 febbraio 1631 Filippin Cattarina di Zuanne, morta il 3 maggio 1676 a 64 anni.

Si conoscono i nomi di otto figli:

1.2.1 Tombolan Zuanne nato il 28 agosto 1632.

1.2.3 Tombolan Menego nato il 22 agosto 1634.

1.2.4 Tombolan Mattia nata il 19 aprile 1636.

Sposa Stabacchina Francesco abitante a Rossano il 20 febbraio 1653.

1.2.5 Tombolan Zuanne nato il 14 settembre 1638.

1.2.6 Tombolan Francesco nato il 6 ottobre 1640.

1.2.7 Tombolan Camilla nata l’11 novembre 1643.

Sposa Miazzo Benvegnù di Piero detto Lenzon da Cittadella il 4 settembre 1661.

1.2.8 Tombolan Zuanna nata il 24 marzo 1646.

Sposa il 30 ottobre 1664 il vedovo Zaniolo Vicenzo di Domenego da Onara, che abita a Venezia a S. Cancian.

1.2.9 Tombolan Simon nato il 18 aprile 1649.

1.3 Tombolan Simon (non si conosce la data di nascita).

Sposa Filippi Rosa di Giacomo il 21 marzo 1631. Si conoscono i nomi di cinque figli.

1.3.1 Tombolan Iseppo nato il 6 aprile 1632.

1.3.2 Tombolan Lucia nata il 9 dicembre 1634.

Sposa il 29 agosto 1649 Bula [Parolin] Santo di Zuanne da Cittadella.

1.3.3 Tombolan Filippo nato il 19 dicembre 1637.

1.3.4 Tombolan Filippo nato il primo agosto 1639.

1.3.5 Tombolan Maria nata il 6 giugno 1644.


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I nuovi cimiteri nel Cittadellese dopo il decreto di Napoleone (1806)

di Paolo Miotto e Cesare Pasinato

A seguito dell’emanazione del Decreto portante il Regolamento sulla polizia medica del 5 settembre 1806, Napoleone Bonaparte estese al Regno d’Italia la proibizione di seppellire i morti fuori dai cimiteri parrocchiali e dalle chiese che dal medioevo e fino a quel momento erano stati sepolti nell’immediato circondario degli edifici sacri. Per motivi igienico sanitari i campisanti dovevano essere trasferiti al di fuori delle mura cittadine o comunque dei centri abitati, in luoghi soleggiati e arieggiati. Nel successivo biennio ogni Comune avrebbe dovuto costruire i nuovi cimiteri ma tra il dire e il fare ne doveva scorrere di acqua sotto i ponti.

Gli archivi comunali traboccano di documenti che descrivono le complesse e difficili trafila burocratiche che per molti anni hanno assillato le amministrazioni comunali dell’epoca. Non è stato facile trovare soluzioni immediate e soprattutto ottenere finanziamenti provenienti dalle tasche dei contribuenti, ma si tratta in ogni caso di una delle prime scelte imposte dall’alto che hanno dato inizio alla storia del progresso.

Un documento del Commissario Distrettuale di Cittadella, che a quel tempo dipendeva dalla Provincia di Vicenza e datato 4 maggio 1839, ci informa della data esatta in cui avvenne l’attivazione dei nuovi Cimiteri nei Comuni del Distretto di Cittadella e la conseguente dismissione di quelli più antichi:

ComuneParrocchiaEpoca di attivazione del nuovo CimiteroEpoca di abbandono del vecchio Cimitero
CittadellaCittadella13 Giugno 183113 Giugno 1831
FontanivaFontaniva1 Gennaio 18311 Gennaio 1831
 S. Croce Bigolina10 Luglio 183010 Luglio 1830
GallieraGalliera2 Maggio 183111 Aprile 1831
TomboloTombolo27 Febbraio 183327 Febbraio 1833
 Onara10 Marzo 183110 Marzo 1831
S. Martino di LupariS. Martino di Lupari12 Febbraio 183112 Febbraio 1831

Per il Cimitero di Tombolo c’è la seguente annotazione: Si attende da qualche tempo l’approvazione del Progetto d’ampliazione del Cimitero di Tombolo.

Nello stesso documento è indicata l’area che ancora resta da occuparsi (alla data del 4 maggio 1839):

            Cittadella                    541,50 m2

            Fontaniva                   327,00 m2

            S. Croce Bigolina       117,00 m2

            Galliera                       un terzo del totale

            Tombolo                       12,00 m2

            Onara                            26,00 m2

            S. Martino di Lupari     90,75 m2

A titolo di curiosità si riportano i nominativi dei primi e degli ultimi tumulati nei rispettivi cimiteri verificati.

CimiteriUltima sepoltura cimiteri vecchiPrima sepoltura nuovi cimiteri
Fontaniva30/12/1830 Tartaggia Antonio detto Vanzo01/01/1831 Angela Dolzan
S. Croce Bigolina31/05/1830 Elisabetta Battistella10/07/1830 Giovanna Alberton
Tombolo18/02/1833 Francesco Geron27/02/1833 Teresa Morbiato
Onara22/02/1831 Paola Antonello detta Chioro10/03/1831 Sebastiano Teodolindo degli Esposti di Vicenza
S. Martino di Lupari13/02/1831 Alvise Giordano di Castelfranco16/02/1831 Aurelio Salvador