Storia Dentro la Memoria


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Fondazione della Società di Mutuo Soccorso di Tombolo (2^ parte)

Titolo 3° Soci Onorari

Art. 25°

È socio Onorario chiunque non mancando del requisito lettera a) dell’Articolo 4° si obbliga al pagamento per un anno pagando Lire 2 per ciascun mese.

Potrà essere dal Consiglio Direttivo dichiarato tale anche colui, che prestasse un’opera o servizio di rilevante utilità sociale.

Art. 26°

Se un Socio Onorio cadesse in bisogno, potrà essere ammesso a Socio Ordinario, unendo a di lui favore le condizioni a ciò necessarie, esonerato però dalla tassa di iscrizione, qualora appartenga alla Società da tre anni, e non sia mancato ai doveri che gl’incombono ad essa.

4. bocce a Tombolo di Lago

Il gioco delle bocce a Tombolo.

Titolo 4° Dell’Assemblea Generale

Art. 27°

La Società delibera in Assemblee o Adunanze generali sopra tutti gli affari, che dal presente Statuto o da future disposizioni non siano specialmente demandati alla Presidenza o al Consiglio Direttivo.

Art. 28

Nell’Assemblea Generale intervengono tanto i Soci Ordinari, che i Soci Onorari, hanno voto però soltanto quelli che hanno compiuto il ventunesimo anno, ed i legali rappresentanti dei minorenni o di coloro che sottostanno a cure.

Art. 29°

Le Adunanze Generali ordinarie hanno luogo nella seconda quindicina del mese di Marzo di ogni anno per la lettura ed approvazione dei resoconti dell’esercizio annuo, per la formazione del Bilancio e per la trattazione di ogni affare di loro copetenza.

Art. 30°

Possono anche convocarsi straordinariamente quando il Consiglio lo trovi necessario o dietro dimanda motivata ad esso diretta e firmata da almeno 10 Soci.

Art. 31°

È compito della Presidenza di convocare le Adunanze Generali mediante avviso da pubblicarsi almeno otto giorni prima: in questo avviso saranno indicati gli oggetti da trattarsi, comprese le proposte che venissero presentate da qualche Socio, e che devono essere appoggiate anche per le Adunanze Ordinarie da altri nove Soci.

Art. 32°

A rendere valide le deliberazioni dell’Assemblea in una prima Adunanza occorre almeno l’intervento di un quarto dei Soci che hanno diritto al voto. Nella seconda convocazione che sui medesimi oggetti sarà tenuta senz’altro avviso nell’ottavo giorno dopo la prima, le deliberazioni saranno obbligatorie ed effettive, qualunque sia il numero degli intervenuti.

Art. 33°

Le deliberazioni si prendono a maggioranza assoluta di voti per alzata e seduta, o per appello nominale, la parità rigetta la proposta.

Trattandosi di persone si provvede a scrutinio segreto.

Art. 34°

Nessuna modificazione al presente Statuto può essere fatta se non in adunanza generale dei Soci.

Titolo 5° Presidenza e Consiglio Direttivo

Art. 35°

La Società ha un Presidente con residenza in Tombolo ed un Vice Presidente con residenza ad Onara, un Cassiere e quattro Consiglieri, due dei quali con residenza in Tombolo e gli altri due con residenza ad Onara.

Art. 36°

Il Presidente convoca e dirige le Adunanze generali e quelle del Consiglio, ne eseguisce le deliberazioni, rappresenta la Società verso i Soci, verso i terzi e verso le Autorità e firma tutti gli atti Sociali.

Art. 37°

In caso di impedimento o di assenza, o per delegazione del Presidente le sue funzioni sono esercitate dal Vice-Presidente, e mancando anche questo dal Consigliere Anziano.

Art. 38°

Il Presidente, il Vice-Presidente e i quattro Consiglieri costituiscono il Consiglio Direttivo, al quale spetta:

  1. a) di nominare il Segretario e il Vice-Segretario, nonché il Medico della Società;
  2. b) di nominare e licenziare gli inservienti e gli impiegati subalterni, che fossero necessari alla Società e determinarne gli Stipendi;
  3. c) di deliberare sopra ogni spesa, di prescrivere le norme della contabilità e della gestione sociale e provvedere all’impegno dei fondi, il quale non potrà aver luogo che nei seguenti modi:

            1° Depositi a Cassa di Risparmio;

            2° Mutui o Depositi a Banche Nazionali o popolari;

            3° Acquisto di valori pubblici.

5. 1963 -Via Vittorio Veneto

Via Vittorio veneto a Tombolo negli anni ’60.

Art. 39°

Il Presidente e gli altri membri del Consiglio vengono nominati f5a i Soci, che abbiano compiuto il 21° anno, in adunanza generale a schede segrete e a maggioranza relativa di voti. Durano in carica un triennio, prestano opera gratuita e sono rieleggibili.

Art. 40°

Le Deliberazioni del Consiglio Direttivo sono prese a maggioranza assoluta di voti, in caso di parità il voto del Presidente decide per l’uno o per l’altro partito. È sufficiente il numero di tre membri perché il Consiglio possa deliberare.

Titolo 6° Revisori ai Conti

Art. 41°

Nell’adunanza ordinaria annuale l’Assemblea a maggioranza relativa di voti e a schede segrete, nomina fra i Soci maggiori di età due Revisori ai Conti.

Art. 42°

L’opera dei Revisori dei Conti è gratuita, dopo l’anno sono rieleggibili.

Art. 43°

I Revisori dei Conti rivedono i Conti annuali e danno all’Assemblea generale la propria relazione e giudizio sui medesimi.

Art. 44°

Vegliano inoltre alla stretta osservanza dello Statuto e dei Regolamenti Sociali, prendono cognizione dell’andamento degli affari ed hanno facoltà di ispezionare i registri e valori della Società, di verificare lo Stato di cassa, e di chiedere spiegazioni alla Presidenza sulle condizioni della Società, e sui vari oggetti dell’Amministrazione.

Titolo 7° Esattori – Visitatori

Art. 45°

Il Consiglio Direttivo nominerà quattro Soci, due per Tombolo e due per Onara, od anche più secondo il bisogno, ai quali è demandato l’incarico di riscuotere ad ogni domenica i contributi dei Soci versandoli ogni successivo Martedì nelle mani del Cassiere e di visitare dietro ordine della Presidenza i Soci ammalati e riferire sopra la malattia, secondo le disposizioni del presente Statuto.

Art. 46°

I visitatori a richiesta del Presidente dovranno assistere alle sedute del Consiglio, ma non avranno alcuna voce deliberativa.

Titolo 8° Dei Giudici arbitri

Art. 47°

Le contestazioni, che potessero insorgere fra Soci, o fra Soci e la Direzione per affari sociali sono decise da un giudizio di arbitri, ammenoché per il presente Statuto il giudizio non ne sia demandato all’Assemblea Generale.

Art. 48°

A tal uopo l’Assemblea Generale nomina tre Soci fra i maggiori di età a giudici arbitri, per ischede segrete a maggioranza relativa di voti.

Art. 49°

I giudici arbitri durano in carica tre anni, sono rieleggibili e prestano opera gratuita, decidono con l’intervento di tutti e tre all’appoggio del presente Statuto e sussidiariamente per equità.

Titolo 9° Scioglimento della Società

Art. 50°

Lo scioglimento della Società non può essere determinato che dall’Adunanza generale della Società convocata espressamente a tal uopo, ed alla quale assiste almeno la metà dei Soci, dovendo inoltre essere votato da due terzi almeno dei presenti. Non avrà mai luogo per tale oggetto la convocazione e deliberazione con qualunque numero.

Art. 51°

Nella stessa adunanza sarà altresì deliberato il modo di liquidazione ed erogazione dei fondi sociali, esclusa sempre la ripartizione fra Soci.

Art. 52°

Se per qualsiasi motivo non venisse determinato dalla Società l’impiego della residua sostanza sociale, il Consiglio Direttivo la consegnerà alla Congregazione di Carità o ad una Casa di Ricovero o ad un Ospitale Civile, con tutti gli atti sociali, perché le rendite siano impiegate a beneficio della classe operaia.

Art. 53°

Rivivendo la Società con eguale scopo e carattere, potrà richiamare a sé i fondi e gli atti consegnati alla Congregazione di Carità o alla Casa di Ricovero, o all’Ospitale.

In nessun caso però la nuova Società potrà deliberare la ripartizione dei fondi stessi fra i suoi nuovi Soci.

6. 1894.04.21 Iscrizione Wollemborg

L’onorevole Leone Wollemborg, già noto fondatore delle prime Casse Rurali nell’Alta Padovana, si iscrive alla SOMS di Tombolo.

Titolo 10° Insegna della Società

Art. 54°

La società sebbene non assuma alcun carattere o intendimento politico, pure avrà la propria bandiera, che sarà quella dei colori nazionali coll’iscrizione

Società Operaia di Mutuo Soccorso di Tombolo

Art. 55°

La Bandiera sarà conservata nell’Ufficio di Presidenza e sarà spiegata alla testa della Società quando esce in corpo, e interviene colla presidenza alle feste e solennità pubbliche.

Art. 56°

Il presente Statuto entra in vigore il giorno 23 Luglio corrente.

Nomina delle cariche

Il Presidente invita l’Adunanza di eleggere mediante schede segrete le cariche della Società Operaia proponendo anzitutto la nomina di un Presidente.

Distribuite le schede, indi raccolte, deposte in un’urna, vuotata e fattone lo spoglio, colla scorta degli scrutatori Signori Pivato Valentino ed Andretta Domenico si ebbe eletto con voti 72 settantadue il Signor

Zambusi Giuseppe fu Luigi

Procedutosi alla nomina del Vice-Presidente col medesimo metodo e coll’assistenza degli stessi scrutatori si ottenne il seguente risultato:

  1. Bizzotto Sante di Francesco  voti 52
  2. Simioni Pietro fu Domenico  voti 17
  3. Bonetto Mario fu Luigi         voti 10

Restò pertanto eletto alla carica di Vice-Presidente il Signor

Bizzotto Sante di Francesco

Passati alla nomina del Cassiere si ebbero proposti i Signori:

  1. Beghetto Giuseppe di Giovanni        voti 70
  2. Bernardi Pietro fu Antonio                voti 3
  3. Reffo Serafino fu Adamo                 voti 4

Rimase perciò eletto il Signor

Beghetto Giuseppe di Giovanni

Passati infine alla nomina di quattro Consiglieri parimenti a schede segrete si ottenne il seguente risultato:

  1. Toso Antonio fu Giuseppe                 con voti 69
  2. Miatello Giovanni fu Caterino          con voti 66
  3. Frasson Antonio fu Sante                  con voti 64
  4. Andretta Domenico di Benvenuto    con voti 65
  5. Andretta Pietro                                  con voti 2
  6. Beghetto Primo                                 con voti 2
  7. Fiorio Antonio                                   con voti 2
  8. Rizzardi Giuseppe                             con voti 2
  9. Miatello Angelo                                 con voti 1
  10. Nodari Gio. Maria                             con voti 1

Rimasero perciò eletti i primi quattro nominati.

Null’altro essendovi a deliberare nell’odierna seduta il presente Verbale venne letto, confermato e firmato.

1888.07.22 Verbale Costituzione Società Opearia Tombolo 16

Timbro della Società

Il Presidente                    f.to Morello Federico

Il Segretario                     f.to Pietro Simioni

 

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Fondazione della Società di Mutuo Soccorso di Tombolo (1^ parte)

di Cesare Pasinato

Verbale dell’Assemblea Generale per la costituzione di una Società Operaia di Mutuo Soccorso in Tombolo riunitasi il giorno 22 ventidue Luglio 1888

1888.07.22 Verbale Costituzione Società Opearia Tombolo 01

Comune di Tombolo

Nella sala terrena a levante del fabbricato scolastico di Tombolo oggi 22 ventidue Luglio 1888 milleottocentoottantotto, ore 9 antimeridiane. Dietro invito 13 corrente mese del Comitato per la istituzione di una Società Operaia di Mutuo Soccorso in Tombolo si sono oggi riuniti i Signori:

1 Morello Ing. Federico 44 Andretta Sebastiano
2 Simioni Pietro 45 Doris Angelo
3 Lago Sante 45 Andretta Antonio do Gambetta
4 Beghetto Luigi di Luigi 47 Nodari Gio. Maria
5 Andretta Aurelio di Innocente 48 Beghetto Primo
6 Andretta Domenico di Benvenuto 49 Busato Antonio
7 Beghetto Antonio fu Alessandro 50 Pilotto Antonio di Giovanni
8 Bertollo Giuseppe di Matteo 51 Andretta Pietro di Giovanni
9 De Poli Luigi fu Sebastiano 52 Pontarolo Giacomo
10 Pavin Giuseppe fu Gio. Maria 53 Gazzotto Giuseppe
11 Mazzolini Gio, Batta fu Luigi 54 De Poli Domenico di Giovanni
12 Beghetto Antonio di Luigi 55 Andretta Luigi di Gio. Batta
13 Andretta Giovanni fu Giovanni 56 Pilotto Riccardo
14 Pilotto Giuseppe fu Giovanni 57 Toso Angelo
15 Bonamin Antonio fu Antonio 58 Andretta Giuseppe do Cincio
16 Andretta Giuseppe fu Angelo 59 Bodo Biagio
17 Crivellaro Bonifacio fu Luigi 60 Giacomazzi Angelo
18 Andretta Luigi fu Giuseppe 61 Crivellaro Eugenio
19 Sebastiani Davide 62 Reffo Serafino
20 Bacchin Riccardo di Giuseppe 63 Tonellato Antonio
21 Bizzotto Sante di Onara 64 Fiorio Antonio
22 Frasson Antonio fu Sante 65 Miatello Giovanni
23 Tonin Girolamo di Pietro 66 Schio Natale
24 Busato Giuseppe fu Angelo 67 Toso Raffaele
25 Pivato Valentino 68 Doris Luigi
26 De Poli Bernardo 69 Pilotto Luigi fu Giovanni
27 Cosma Giuseppe 70 Doris Giuseppe
28 Lovisetto Valentino 71 Miatello Angelo
29 Pavin Ferdinando 72 Andretta Giuseppe
30 De Poli Vittorio 73 Andretta Francesco
31 Bacchin Luigi do Mastei 74 Andretta Luigi
32 Beghetto Angelo di Aurelio 74 Toso Antonio
33 Pavin Luigi fu Gio. Maria 76 Beghetto Pietro Gallo
34 Andretta Virginio di Giuseppe 77 Pilotto Luigi fu Antonio
35 Andretta Raffaele di Gio. Batta 78 Lovisetto Valentino do Desiderio
36 Daminato Antonio di Giovanni 79 Bertollo Angelo di Matteo
37 Pegorin Filippo 80 Beghetto Giovanni di Martino
38 Schio Domenico di Natale 81 Andretta Angelo di Giuseppe
39 Beghetto Giovanni do Pacio 82 Etilendi Rocco
40 Beghetto Basilio di Luigi 83 Frigo Francesco
41 Beghetto Giovanni do Brasola 84 Andretta Gio. Batta do Doi
42 Pilotto Giuseppe di Angelo 85 Bernardi Pietro
43 Pettenuzzo Angelo 86 Busato Erminio

Visto il numeroso concorso degli intervenuti il Signor Morello Ing. Federico assume il seggio della Presidenza ed invita l’Adunanza ad occuparsi degli oggetti posti all’ordine del giorno dal Comitato.

Comunicazione del Comitato

Signori!

È da qualche tempo che io vagheggiava l’idea di istituire in questo Comune di Tombolo una Società Operaia di Mutuo Soccorso a fine di provvedere nei giorni della sventura al bisognevole alla vita.

Questa idea, manifestata a pochi, rapidamente si diffuse, e me ne offre una luminosa prova lo straordinario vostro concorso all’odierna riunione. Quanto sia lieto che la mia idea abbia trovato fra voi un’eco favorevole e sia per tradursi in atto, non ve lo posso descrivere!

Questa santo sodalizio che vi affratella; questa Cassa di previdenza, che è scuola al risparmio, vi proverà i benefici suoi effetti in un tempo non lontano; e ciò che ora date colla destra, riceverete colla sinistra, e nelle vostre infermità ricorrerete non all’altrui carità, sibbene al fondo che voi stessi con i vostri risparmi costituito. Ora vi propongo la istituzione di questa Società e vi invito a pronunciarvi per alzata e seduta.

L’Assemblea unanime approvò la proposta del Presidente.

1. Casa di contadini a Tombolo all'inizio del Novecento.

Casa di contadini a Tombolo fra Ottocento e Novecento.

Discussione ed approvazione dello Statuto

Il Presidente invita gli Onorevoli Congregati a discutere ed approvare lo Statauto di questa Società Operaia di Mutuo Soccorso di Tombolo.

Dopo lunga discussione, in cui poresero parte principalmente il Presidente Sig. Morello ing. Federico ed i Signori Andretta Domenico di Benvenuto e Bizzotto Sante di Francesco, venne ad unanimi voti per alzata e seduta approvato il seguente Statuto:

Titolo 1°

Scopo e costituzione della Società

Articolo 1°

È costituita un’Associazione, la quale prende il nome di

Società Operaia di Mutuo Soccorso di Tombolo0

Art. 2°

Essa ha per base la moralità e la fratellanza e per iscopo il mutuo soccorso, onde procurare ai Soci, che la compongono, un sussidio in caso di malattia o di impotenza al lavoro.

Art. 3°

La Società si compone di Soci distinti in Ordinari ed Onorari, secondo che percepiscono o meno il sussidio.

Titolo 2°

Soci Ordinati

Requisiti per essere ammessi – Doveri e diritti

Art. 4°

Si ammettono a Soci Ordinari tutti gli esercenti un’arte, una industria od una professione, e le persone di servizio compresi gli agricoltori.

Per l’ammissione si esigono i seguenti requisiti:

  1. a) moralità di costumi e immunità da condanne per azioni infamanti;
  2. b) domicilio reale ed elettivo nel Comune di Tombolo;
  3. c) esercizio di un’arte, di un’industria, di una professione o prestazione di un servizio compreso quello di agricoltori;
  4. d) non essere affetti da malattie;
  5. e) età non minore di 12 né maggiore di 50 anni.

È data facoltà al Consiglio Direttivo di ammettere entro i tre soli primi mesi della istituzione della Società Soci Ordinari dai 50 ai 55 anni, avuti i debiti riguardi alle condizioni di salute dei richiedenti.

Art. 5°

Chi pertanto desidera di partecipare alla Società come Socio Ordinario ne presenta domanda alla Presidenza, corredandola da documenti e prove che la medesima richiedesse per l’accertazione dei voluti requisiti.

La Presidenza assoggetta la domanda al Consiglio direttivo, al quale spetta di deliberare sull’ammissione.

Art. 6°

Per coloro che non hanno legale facoltà di obbligarsi, la domanda di ammissione dev’essere presentata dalla persona sotto la cui autorità o cura sono posti.

Art. 7°

Per la sua iscrizione ogni Socio Ordinario deve pagare una volta tanto la seguente tassa:

Lire 1.

Questa tassa si verserà all’atto dell’iscrizione ovvero potrà essere pagata assieme ai contributi settimanali in eguali rate entro le prime dieci settimane dall’iscrizione.

Art. 8°

Ogni Socio Ordinario si obbliga ad un contributo settimanale nelle seguenti misure:

                        dai 12 ai 20 anni         Centesimi 10

                        dai 20 ai 30 anni         Centesimi 15

                        dai 30 ai 55 anni         Centesimi 20

con avvertenza che i Soci dai 12 ai 20 anni dovranno pagare col primo gennaio successivo al compimento degli anni 20 Centesimi 15 ed avranno diritto al sussidio relativo collo stesso giorno.

Art. 9°

Il sussidio giornaliero che la Società somministra pel caso di malattia al Socio Ordinario, si determina:

                        dai 12 ai 20 anni         Lire 0,60

                        dai 20 in poi               Lire 1,00

2. foto Lea Tombolan mercato bestiame

Mercato di bestiame a Tombolo a inizio ‘900.

Art. 10°

Nessun Socio riceve sussidio, se non sieno trascorsi sei mesi dalla sua effettiva iscrizione. La sovvenzione decorre dal primo giorno della malattia, qualora questa oltrepassi la durata di 3 giorni.

Art. 11°

Non si dà alcun sussidio per malattie procurate da disoneste abitudini di vita, da intemperanze nel bere e da risse.

Art. 12°

Durante la malattia il Socio deve ugualmente versare il contributo settimanale, che sarà quindi trattenuto col sussidio.

Art. 13°

Incombe al Socio di annunciare alla Presidenza e provare coll’attestato medico della prima visita la qualità della malattia e il giorno in cui ebbe principio.

In egual modo la continuazione e la cessazione della malattia sono constatate dai successivi attestati medici rilasciati ad intervalli non più lunghi di una settimana.

Starà poi nella Direzione di assicurarsi, a mezzo del Medico della Società e dei Visitatori, tanto della qualità che della precisa durata della malattia.

Art. 14°

Dopo 75 giorni di malattia il sussidio viene ridotto di un terzo, dopo quattro mesi di una metà. Perdurando la malattia oltre i sei mesi e venendo dichiarata cronica, l’Assemblea deciderà se, ed in quali misure debbasi continuare il sussidio. Ove l’Assemblea non potesse essere raccolta, ed il caso fosse d’urgenza, questa decisione sarà presa in via provvisoria fino all’Adunanza dall’Assemblea del Consiglio Direttivo.

Art. 15°

Ove il Socio malato fosse accolto e curato all’Ospitale a carico del Comune o di qualche Pia Istituzione, percepirà egualmente il sussidio.

Art. 16°

Il Socio Ordinario, divenuto per età o per infortunio, e non per cause di vita disordinata, assolutamente impotente al lavoro, otterrà un giornaliero sussidio, sempreché appartenga da 8 anni all’Associazione e l’impotenza, come pure le cause di essa, sieno accertate dalla Direzione, sentito il parere del Medico della Società.

Non potranno essere accordati assegni o pensioni mensili, se il fondo per l’impotenza non ha raggiunto la somma di Lire 2000.

Detto fondo viene sottratto dal capitale sociale in ragione del 20 per cento.

Spetta all’Assemblea il determinare questi sussidi all’impotenza.

Art. 17°

Dal giorno della constatata impotenza cesserà per il Socio il dovere dei settimanali contributi.

Art. 18°

Chi fosse in mora di 8 contributi settimanali o non avesse pagato entro le prime dieci settimane la tassa di iscrizione, può essere eliminato dal Consiglio Direttivo senza che abbia diritto alla restituzione dei fatti versamenti: potrà però essere riammesso in Società come nuovo Socio a termini del presente Statuto.

Art. 19°

Potrà dal pari essere eliminato chi tentasse danneggiare direttamente o indirettamente la Società, e dovrà esserlo, quello che dopo la sua ammissione venisse a mancare del requisito lettera a) dell’Articolo 4°, nonché quel Socio, che affetto da malattia di carattere cronico, si fingesse precariamente guarito allo scopo di percepire il sussidio, oltre i limiti fissati dall’Art. 14°.

3. Onara 1923

Il presidente della Società della SOMS era del capoluogo (Tombolo) mentre in vicepresidente era della frazione di Onara.

 

Art. 20°

Al Socio eliminato, eccettuato quello per condanne infamanti, compete l’appello alla più prossima adunanza generale che decide irrevocabilmente. Il Socio condannato per condanne infamanti cinque anni dopo scontata la punizione e dato prove di lodevole condotta, potrà essere riammesso in Società.

Art. 21°

Il Socio, che passasse a far parte dell’Esercito Nazionale Italiano, non cesserà per questo di esser Socio, ma durante il tempo, nel quale sarà effettivamente alle bandiere, cioè presso il Corpo, non sarà tenuto alla contribuzione, né avrà diritto al sussidio.

Art. 22°

Allontanandosi un Socio dal Comune di Tombolo per affari di famiglia, o per l’esercizio del proprio mestiere, o per pubblico servizio, dovrà darne parte alla Presidenza, qualora la sua assenza durasse 15 giorni.

Esso conserverà il diritto al sussidio sempreché paghi la tassa prescritta, fissi un recapito stabile in Tombolo e presenti nel caso di malattia il Certificato edico legalizzato dal Sindaco del luogo ov’egli si trova.

Art. 23°

Nelle generali Assemblee sarà fatta onorevole menzione di quel Socio il quale avendo diritto per sofferta malattia ad un sussidio, abbia rinunciato al medesimo.

Art. 24°

La Società potrà concedere un sussidio alle vedove ed agli orfani di quei Soci, che essendo ascritti da dieci anni almeno, siano morti senza aver avuto alcun sussidio ed abbiano puntualmente pagato la tassa settimanale.


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I fulmini e il suono delle campane

di Cesare Pasinato

Si diffidi i Rev.di Parrochi, Sagrestani, e Campanari a dismettere il superstizioso micidiale abuso del suono delle campane nello svilupparsi di turbini, e temporali, sotto comminatoria d’immediato arresto di chi fosse trovato in flagrante ad agitare le campane, e successiva denunzia al poter Giudiziario per la procedura in confronto di chi risultasse contabile nell’aver lasciato luogo alla trasgressione.

È il testo del Decreto che il Comune di Tombolo si vede recapitare il 20 luglio 1831. Viene proibito di suonare le campane allorquando minacciano i temporali. L’amministrazione comunale prende molto sul serio l’ordine e mette le mani avanti nei confronti del Commissario quando al primo temporale la folla, assiepata presso il campanile, riesce a suonare le campane.

1831.07.10 Divieto suono delle campane - 02

10 Luglio 1831, divieto del suono delle campane a Tombolo.

Nella scorsa notte un focoso temporale minacciava rovina come infatti successe che scoppiò un furioso vento accompagnato da tempesta che desolò li raccolti in diversi luoghi di questa Comune soltanto. Li campanari non vollero suonar le campane, ma affollatasi la Plebe sentindo a suonare a San Martino, a Galliera s’irritarono questi ed a tutta forza vollero le chiavi dal campanaro Pacifico Rizzardi il quale resistiva di non consegnargliele, ma la di esso moglie perché dal tumulto delle persone non venissero spaventati i di lei figli gliele consegnò.

La proibizione di suonare le campane durante i temporali vigeva nell’impero austro-ungarico fin dal 1873 e nel Lombardo Veneto dal 1814. Giuseppe II aveva emanato il 26 Novembre 1783 il seguente editto:

Una serie di triste esperienze pone fuori di dubbio, che il metallo agitato dal suono delle Campane in vece di dissipare le nuvole di Temporali, attiva anzi il fulmine, ed aumenta il pericolo. In quest’anno principalmente si sono provati in varj luoghi i dannosi effetti del suonar le Campane, nella morte di molti colpiti dal fulmine, e nell’incendio di parecchie Torri, e Chiese. Noi siam persuasi, che i nostri Sudditi riguarderanno come una prova della nostra premura pel loro bene la proibizione che facciamo col presente Editto di suonar le Campane in occasione di Temporali.

1831.07.10 Divieto suono delle campane - 01

10 Luglio 1831, a Tombolo la folla è inferocita contro il campanaro che non vuole suonare le campane durante il temporale. Nonostante il divieto riesce a farsi consegnare le chiavi del campanile dalla moglie.

Perché proibire il suono delle campane

Il famoso meteorologo padovano Giuseppe Toaldo (Pianezze, 1719 – Padova, 1797) in un saggio pubblicato nel 1770 (Della vera influenza degli Astri, delle Stagioni, e mutazioni di tempo, Saggio meteorologico fondato sopra lunghe Osservazioni, ed applicato agli usi dell’Agricoltura, Medicina, nautica, ec.) sosteneva che:

il suono forte col suo tremito fa nell’aria due effetti: fa soffregare tra loro le parti, e ne dirada la massa: il fregamento, com’è noto, desta il fuoco elettrico; la diradazione lo chiama, diminuendo la resistenza dell’aria: e il tremore in genere piuttosto unisce che disgrega.

Per la scienza il problema era risolto, ma per la Chiesa? I Libri Rituali dichiarano, che in tempo di procella si suonano le campane per eccitare il popolo alle preghiere. Toaldo risolve il problema a suo modo: l’usanza non può essere condannata perché il suono delle campane esercita il vero suo uso, che è di avvisare il popolo: avvisa gli abitanti, o dei luoghi bassi, o chiusi nelle loro case, spezialmente di notte, che si avvicina un temporale, onde possano prender le loro misure, per portar al coperto della roba che fosse esposta, meglio chiudere le finestre, munirsi in fatti contro i danni della sorpresa.

A giustificazione dell’usanza il Toaldo aggiunge anche un altro aspetto positivo: Se poi il suono delle campane attirasse nel campanile tutte quelle saette che fossero per cadere nelle case della contrada, e del vicinato, questo sarebbe un altro reale vantaggio.

I motivi scientifici per cui il divieto è necessario sono esposti da F. Pellegrino Ricci in suo libro del 1787: Dissertazione sul costume di suonar le campane in occasione di temporali.

La prima motivazione è riferita alle ondulazioni sonore dell’atmosfera. Le vibrazioni, provocate dalla percussione di corpi sonori, si propagano “in giro sferico”, generando “compressione e avvicinamento di parti”. Le nuvole, particolarmente leggere cedono facilmente agli impulsi di queste vibrazioni. Ma le nuvole sono anche conduttori elettrizzati. Si sa che lo sforzo che esercita il fuoco elettrico è inversamente proporzionale alla sua capacità e che la capacità di un corpo è direttamente proporzionale alla sua superficie. Se il volume della nuvola diminuisce, diminuirà anche la sua superficie; conseguentemente diminuirà la capacità del conduttore e crescerà l’intensità del fuoco elettrico. Da questa regola discende necessariamente che le ondulazioni sonore dell’atmosfera, comprimendo il volume delle nuvole, fanno aumentare l’intensità del loro fuoco elettrico, che si scaricherà sui corpi più vicini alle nuvole, come i campanili.

Una seconda motivazione è data dalla divisione dell’aria circostante alle campane. Le vibrazioni rimuovono continuamente l’aria e la rendono rarefatta. Si determina così una corrente d’aria dalla nuvola verso la sorgente sonora. Ora è naturale, che supposte le altre cose uguali, il fuoco del fulmine segua la direzione di tale corrente, trovando minor resistenza in questa direzione.

Date queste premesse “è dunque chiaramente mostrato essere il suono delle campane un mezzo tutto proprio, o a promuovere lo scoppio di un fulmine, o a determinarne la direzione verso il campanile, in cui si suona”. Per aggiungere un pizzico di scientificità conclude: “Non daressimo gran peso ai nostri ragionamenti, se i fatti non venissero in loro conferma”.

Padre Giovambattista da S. Martino e il suono delle campane

Sull’argomento interviene anche lo scienziato sanmartinaro P. Giovambattista da S. Martino (al secolo Giacomo Pasinato), con una lettera da Zara del 1794 per sostenere la tesi contraria. Il suo ragionamento non mette in campo le vibrazioni sonore, ma approfondisce il fenomeno elettrico.

Giambattista Pasinato di Comirato

Il cappuccino scienziato Giambattista Pasinato da S. Martino di Lupari.

Da vero scienziato non teme di andar contro all’opinione corrente sostenuta da qualche mediocre Letterato e dal mondo politico imperante:

Noi rispettando sempre con ossequioso silenzio le ragioni politiche, che possono aver dato impulso a tale divieto e restringendoci solo alle opinioni volgari, e comuni, sarem sempre cauti, in non permettere, che abbiano esse a costituire la norma de’ nostri pensamenti: l’uomo che esamina, e riflette, non sarà mai corrivo a prestare il suo giudizio, se non a quanto si uniforma al buon senso, o viene autorizzato dai fatti, dall’esperienza, dalla ragione.

Mette in atto il suo consolidato metodo scientifico: dopo aver individuato le leggi fisiche che regolano il fenomeno da esaminare, procede ad una verifica sperimentale.

Il primo passo consiste nell’esaminare “d’onde venga originata l’esplosione dei fulmini” e “per quale motivo colpiscano essi con più frequenza gli edifizj più elevati”. Questo è il suo ragionamento. La carica di elettricità positiva della nube è stata tolta alla superficie terrestre, che è divenuta elettrica per difetto. L’aria, che è un corpo isolante, impedisce la libera comunicazione fra le due opposte elettricità della terra e delle nubi. Il fuoco elettrico della nube non può discendere sul terreno, se non vince la resistenza e l’opposizione che, come corpo isolante, gli frappone l’aria. Il movimento della corrente elettrica segue la via dove incontra minor ostacolo. Quanto più in alto si erge l’edificio, tanto minore è lo strato di aria interposta tra la sua sommità e la nube, e conseguentemente sarà minore la resistenza che incontra il fulmine nel discendere dalla nube.

Il secondo passo è la verifica sperimentale. “Per decidere vittoriosamente la presente quistione, non volli dipartirmi dal sicuro, ed incontrastabile mezzo dell’esperienza”. Il frate pone una suoneria di metallo accanto ad una bottiglia di Leida sovraccarica di elettricità. “Un grandissimo numero di volte ho io replicata questa prova; né per quanta industria, circospezione, e cautela abbia praticata, non mi fu mai possibile distinguere, che lo svegliarino spogliasse la bottiglia della sua elettricità o più prontamente, o con più di energia, o a maggiore distanza, quando se ne stava battendo, di quando se ne rimaneva cheto, ed in silenzio”. Gli effetti non cambiano se il suono è originato da un corpo coibente. Quindi il semplice suono delle campane, come qualsiasi rumore, non ha la proprietà di attirare a sé il fuoco elettrico delle nubi.

La conclusione di P. Giovambattista è conseguente: “Contro una prova sì costante, luminosa, e palmare vagliono punto i ragionamenti, e molto meno i sofismi in contrario”.

L’ultima obiezione da superare è che il suono, rompendo l’aria, apra un facile sentiero alla caduta del fulmine. Il frate osserva che per capire come si propagano le onde, basta osservare gli increspamenti originati dalla caduta di un sasso in acqua. Il suono non fa altro che indurre delle placide ondulazioni concentriche negli spazi aerei. Si rivolge perciò ironicamente ai suoi colleghi scienziati: “Ma orsù, lasciamo pure il volgo nella sua opinione, giacché non è egli suscettibile di queste idee per lui troppo complicate, e difficili, e concediamogli, che il suono rompa l’aria. Non per tanto domando io, chi meglio del vento è mai capace di romper l’aria? Eppure siegue egli il fulmine nella sua caduta la direzione del vento?”

1773 Impianto di parafulmine alla Specola di Padova

1773, impianto parafulmini della Specola di Padova.

 

Il parafulmine unico riparo dai fulmini

Giovambattista da S. Martino conclude il suo scritto assicurando che l’unico mezzo per eliminare gli effetti dei fulmini è dotare gli edifici di parafulmine.

“Potremo conchiudere, che se il campanile non è armato di conduttore elettrico [parafulmine], sarà sempre un rischio de’ più tremendi, o che si suoni o che non si suoni, il che è affatto indifferente, il rimanervi al di sotto, durante il tempo burrascoso. Se poi il campanile si trova ne’ convenienti modi premunito di un tal preservativo; si potrà allora suonare con tutta sicurezza, senza timore di verun sinistro accidente con la sola avvertenza, che quegli, che suona, non se ne stia appoggiato al conduttore medesimo, per tema che scorrendo lungo esso la folgore, una porzione di materia fulminea non avesse forse a scagliarsi contro di lui, avvegnaché meno idoneo a tradurla, di qual che sia il conduttore medesimo”.