Storia Dentro la Memoria


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A caccia di cognomi nel Pedemonte Trevigiano tra Asolo e Castelfranco (6^ parte)

di Gabriele Farronato (da Atti e memorie dell’Ateneo di Treviso, 34, 2016/17, pp. 89-115)

Nelle foto che seguono si prende spunto per illustrare alcuni aspetti sulla nascita o evoluzione del cognome, con i notai che rivelano l’incertezza del vero cognome.

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Prima riga: emptio Hendrici a Creaza a donna Jacoba uxore Joannis Petri della Lasta. I due cognomi che si storicizzano sono Dalla Creazza, località di Fietta e Dalla Lasta, località di Paderno confinante a sudovest degli Istituti Filippin sono di origine geografica. Nella seconda riga, Cichini Sareti cioè Cecchin di Sareto (da Baldassarre, Baldissara, Sareto) non si stabilizza, mentre Francisco de Ludovicis origina i Ludovisi.

Nella terza Giacomo di Gio. Andrea da cui derivano gli Zanandrea di Paderno che fanno copia con il fratello Zalunardo cioè Zuanne + Leonardo sempre di Paderno.

Risalendo dalla fine si ha:

Compromissum inter Nicolaum Stocho et Lazarum Cuola: qui ci sono gli antenati degli Stocco (da oggetto o bastone detto Stoco) e dei Cola (da Nicola) di Castelcucco.

Alla terz’ultima si legge: soceda ser Jacobi a Sablono, da cui deriva Dal Sabbion, località di Fietta.

Alla quart’ultima si legge Christofori Foscarini, antenato dei Foscarin da Castelcucco, ma nulla a che vedere con i nobili veneziani.

Alla quint’ultima si legge: testamentum Cechini Berlich cioè Franceschino Berlic poi soprannome dei Canil.

Alla sest’ultima: sententia inter illos de Brunellis, i Brunello da Paderno originari da Pederobba.

Alla settima soprastante: cessio domini Joannis da Fontico…, ossia i Dal Fontico o Montini.

SABAS, b. 539 Asolo, pre Andrea Cesana, q. 1476-1500, q. 1499-1500, rep. SABAS, Notifica 12.7.2018 ad ASVI.

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All’origine dei Bortignon e Bertagnon, 1563.

Asolo, 17 marzo 1563: alla quarta riga si legge: Apollonia quondam ser Victoris Burthignoni de Porcellengo, districtus Tarvisii et uxor Baptiste Unisti de Castrocucho con i cognomi di Bortignon da Porcellengo di Paese e gli Onisto da Castelcucco. Come si osserva Burtignon deriva da Bortolo, Bartolomeo con le varianti possibili di Bortignon, poi percepite come Bordignon che ha permesso a qualcuno ipotizzare un’antichità collegata ai Borgognoni. In realtà è patronimico dai cui derivano i Bortignon e Bordignon dell’area Bassanese diversa da quelli di Paese che si chiamano pure loro Bordignon. Il cognome Bordignon o Bortignon si forma a Romano d’Ezzelino per una famiglia giunta colà da Angarano di Bassano nella seconda metà del sec. XV. Allo stesso modo da Alberto deriva Bertagnon, Bertignoli e simili.

Alla quinta riga la donna afferma di essere in grande necessità di vendere per alimentarsi non avendo risorse.

SABAS, b. 540 B, Asolo, Girolamo Toscan, q. 1562-1567, q. 1562-1563, c. 23.

SABAS, Notifica 12.7.2018 ad ASVI.

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20 ottobre 1566: Vadagnon cognome che scompare, Sari da Lugano si conserva.

Il documento è una divisione del 20 ottobre 1566 rogata in loco chiamato la Vigna in casa del magnifico domino Girolamo Surian posta fuori di Asolo (attuale palazzo Contarini o degli Armeni).

Negli anni precedenti Giacomo, Bartolomeo, Alvise, Andrea, Antonio, Lorenzo e Girolamo fratelli figli del fu Bartolomeo Guadagnon (Vadagnoni) da Villa d’Asolo si erano divisi l’uno dall’altro e sono andati ad abitare in diversi luoghi del territorio di Asolo, ora si prende atto che si sono divisi. Le divisioni producono, talora in questo periodo, mutamento di cognome: un Giovanni Guadagnon sta diventando Andreazza (SABAS,

  1. 120 Asolo, Felice Bovolin, q. 1572-1574, c. 25), un atro dà origine agli Zamattia.

Alla terza riga si legge il primo testimone m.° Domenico de Lugano de Saris muraro, professione di muratore che ha dato origine ai vari Murèr e Muraro, ma in questo caso ci si trova di fronte ad un antenato dei Sari. Il notaio che roga è figlio dello svizzero Giovanni Battista Cimador.

Alla quarta Paolo del Menego Parisotto detto Bolzonaro abitante in Fonte ha il soprannome derivato da una professione.

SABAS, b. 550, Asolo, Bernardino Cimador, q. 1566, c. 24v. SABAS, Notifica 12.7.2018 ad ASVI.

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Dai Vendrame di Monfumo agli Zampin di Pagnano d’Asolo nella divisione del 5 marzo 1567.

I fratelli Bernardino e Iseppo figli di Angelo di Vendrame Zampin da Pagnano si sono divisi volontariamente e amichevolmente e perciò ognuno si comporti come vuole <non sono espresse le cose divise>. Ecco un esempio di come si formano i cognomi: in glossa si legge: divisio Bernardini et Jsepi Zampini cioè divisione di Bernardino e Iseppo Zampin, dove Iseppo è un’evoluzione verso il noto Beppo o Bepi. Nel testo il cognome Zampin non c’è come appare in numerosi altri atti. É questo appartenente agli antenati del geom. Angelo Zampin sindaco di Asolo (1981-1992): durante il suo mandato è stato riordinato l’Archivio del Museo di Asolo ossia quello del periodo veneziano con la scoperta degli Statuti di Treviso del 1411 secondo il codice di Asolo (edito 1988), si è pure provveduto all’ampliamento del museo stesso e agli scavi archeologici in Rocca e al teatro romano, grazie al sostegno della Regione Veneto guidata da Carlo Bernini (1936-2011).

Il cognome Zampin appare in questa forma, ma si trova indicato anche come Fasan detto Zampin e Zampin detto Fasan, come sono ancora. Fasan detto Zampin appare anche nei ruoli della popolazione di Pagnano d’Asolo dell’epoca austriaca, poi definitivamente, codificato in Zampin.

Da ricordare che Zampin è tipico di Pagnano d’Asolo da almeno cinque secoli dove sono arrivati da Monfumo nella prima metà del secolo XVI.

SABAS, b. 550, Asolo, Bernardino Cimador, q. 1567, c. 20. SABAS, Notifica 12.7.2018 ad ASVI.

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Pinarello o Del Pin da Castelcucco nel 1567.

Mercoledì 22 ottobre 1567, Castelcucco in casa della donante. Donna Margherita del fu Sebastiano Pinarello da Castelcucco di oltre 60 anni, ancora signorina, “innupta et sine viro, inferma et impotens” come è noto, considerando l’assiduo servizio e lavori ricevuti dona alla nipote Lucia Pinarello del fu Giovanni da Castelcucco suo fratello. Qui sopra si riporta, l’incipit in pari data della contro donazione della nipote alla zia per una scelta evidente. Ciò che interessa è leggere i nomi delle due donne: donna Lucia filia Joannis Pinareli de Castrocucco (riga 2 e 3) e alla riga 4: donna Margarita filia q. Sebastiano Del Pin de dita

Come appare più chiaramente nel mio elaborato Storia di Castelcucco. Un comune veneto del Pedemonte del Grappa, Asolo, 1999, pp. 423-427, sono riportate quattro schede dal 1447 al 1512 ove appare il cognome Del Pin, ma verso la metà del sec. XVI, si afferma come nell’atto della foto di cui sopra. Ciò non ha risparmiato, come in altri confronti con discendenti, la pretesa di negare l’origine e l’evidenza che si trincerano dietro l’affermazione di aver svolto essi personalmente o qualche loro zio, prete o funzionario la ricerca. Qui sopra si parte dalla constatazione che nell’atto che precede questo (a c. 33) le due donne sono chiamate Pinarelo, mentre in questo secondo la zia è indicata con Del Pin. La ricerca genealogica è integrata dagli atti ecclesiastici che partono da fine sec. XVI con quelli notarili (dal sec. XIV) e quelli degli Estimi dal sec. XV conservati in AMA (archivio del museo di Asolo). E’ possibile che Pinarello sia il risultato dell’evoluzione similare per altro cognome “nato” in altre zone, ma questo signore si dichiarava originario da Castelcucco e non ha mai supportato le sue convinzioni con documenti.

SABAS, b. 550, Asolo, Bernardino Cimador, q. 1567, c. 34v. SABAS, Notifica 12.7.2018 ad ASVI.

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I Toretto da Pagnano, da Vittore Pozzetto.

Torretto, Toreti, Torreti da Pagnano deriva da Vittore, forma acefala o aferesi di Vittore.

Nell’estimo del 1472 il cognome è Pozzetto o Pocetto. Il padre di Evangelista si chiamava Vittore, così anche un figlio dello stesso da cui la forma Toretto. In seguito un ramo dei Pozzetto è identificato alla forma aferetica di Vittore-Vittoreto, Toreto, quindi non deriva da torre. Per Evangelista figlio di Vittore cfr. l’atto di carta 2 in data 18 gennaio 1572.

SABAS, b. 540 B Asolo, Girolamo Toscan, q. 1569-1572, q. 1572, rep. di c. 25.

SABAS, Notifica 12.7.2018 ad ASVI.

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Romano, tra cognomi stabilizzati e in evoluzione a fine anno 1575.

I cognomi principali di Romano sono ormai codificati, seppure nella fase finale, sempre tenendo conto che le doppie si mettono per lo più con l’istituzione dello Stato civile del 1806.

In ordine di apparizione ci sono: Tognon, Zago e Mion, Bontorin, Munaro (non consolidato), Tonelloto, Dissegna qui nella forma di Desegna (da Boninsegna, de Segna, originario da Angarano), Carlesso (soprannome di un Liale originario da Angarano), Cecchinello, Baldo, Piatto (dal Margnan di Bassano), Golin (da Ugolino di Angarano), Faronato, Guarnelato (da Semonzo), Bertapelle (Brutapele e Burtapelle da Pove), Bigato (poi mutato in Galvan) e Berlosa, tutti cognomi del colmello di Sopra, separati da quello di Sotto dalla vecchia strada Asolana (ora Via Madonetta e Via Veneto – Via Mardignon). Nel colmello di Sotto, in ordine ci sono: Bortignon (originario da Angarano), Lanzarin (giunto da Nove nel 1480), Giacobbo, Tonietto, Favero, Bravo (derivato dagli Zago), Zonta (originario da Schiavon), Toso (dal Bassanese), Servadio (da Semonzo), Ghirardon, Zilio, conte Tiozzo, cittadino di Bassano e partecipante alla vicinia, Marcolin (origine marosticense). Come si vede il comune di Romano ha popolazione rilevante per il tempo e quindi bisogna distinguere; di qui la codificazione dei cognomi.

La regestazione del documento recita: 28 dicembre 1576 (1575), Romano “in quondam prato penes domos illorum de Appollonio civium Bassani”, luogo solito dei vicinati, convocato su licenza del podestà Alvise Marcello, riuniti per valutare se si deve locare la campagna.

Al vicinato partecipano:

Per il colmello di Romano di Sopra: Simeone Tognon meriga. Domenico Zago, Bernardo Mion, Giovanni Bontorin, Francesco Munaro, Silvestro Tonelloto,  Gasparo Mion, Bernardo Desegna, Alvise Zago, Alvise Zillio, Zuanne Carlesso, Antonio Tonellotto, Donato Cechinello, Battista Tonellotto, Giomaria de Baldo, Francesco Tognon, Giacomo Cechinello. Giovanni Giacomo Piatto, Giovanni Golin, Vittore Carlesso, Giovanni Zago, Bartolomeo Faronato, Giovanni Antonio Guarnellato, Paolo Zago, Giacomo Zago, Girolamo d Baldo, Sebastiano Faronato, Giovanni Battista Zago, Giacomo Bruttapelle, Lorenzo Bigato, Sebastiano Bontorin, Alessandro Tognon, Antonio Zago, Gregorio Zago, Giovanni Maria Berlosa.

Del colmello di Romano di Sotto intervengono: Michele Bortignon merigo, Marcantonio Lanzarin, Stefano Giacobo, Bartolomeo Tonietto, Rizzo Favero, Benedetto Bortignon, Michele Faronato, Gio Pietro Bortignon, Bartolomeo Bravo, Giuseppe Zonta, Biagio Bortignon, Antonio Lanzarin, Marco Toso, Pasino Servadio, Giuseppe Ghirardon, Melchiore Zillio, Giovanni Bon Bortolazzo, Camillo Bortignon, Giovanni Antonio Berlosa, conte Tiozzo, Bartolomeo munaro, Nicolò Marcolin e Simeone Berlosa. In tutti i due colmelli sono 63.

Dopo molte discussioni si è posta la parte che la campagna non debba essere locata ad affitto, ma divisa. Voto a favore 51 no 15.[1]

SABAS, b. 120 Asolo CF, Felice Bovolin di Asolo, q. 1575-1578, c. 7v. SABAS, Notifica 12.7.2018 ad ASVI.

[1] ASBas, b. 120 Asolo, Felice Bovolin, q. 1575-1578, c. 7v.

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A caccia di cognomi nel Pedemonte Trevigiano tra Asolo e Castelfranco (5^ parte)

di Gabriele Farronato (da Atti e memorie dell’Ateneo di Treviso, 34, 2016/17, pp. 89-115)

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Guidolin diminutivo di Guido o Vito Guidolin,[1] anche Vidolin è originario da Pianezze San Lorenzo, presso Marostica, e diffuso poi a Cartigliano e a Godego alle Vegre, da dove si sono irradiati per l’area di Castelfranco Veneto.

Da qui prima del 1490, si ha un trasferimento a Cartigliano, nella campagna bassanese: Giacomo figlio di ser Giovanni Antonio Guidolin da Pianezze (de Planetia) e quasi nella stessa epoca sono in quella di Godego denominata Vegre, presso le Motte con la chiesa di S. Odorico detta localmente Sandrigo.

Allo stato attuale delle ricerche i Guidolin dei comuni del Bassanese (Cartigliano, Rosà, Tezze, Bassano e Rossano) e del Castellano (Castello di Godego, Castelfranco Veneto, Loria, Riese, Asolo, Fonte) sono ricollegabili ad un solo ceppo che ha le proprie radici a Pianezze San Lorenzo di Marostica.

I Guidolin avevano in Godego beni propri, ma la loro crescita è legata al lavoro della terra in affitto; quando cessano i contratti con i grandi latifondisti occorre fare una cosa sola: cercare altrove. Così si giustificano le molte uscite e la forte riduzione della presenza a Godego.

Maresio da Marès di Belluno.

Il cognome è etnico in quanto deriva da Marès frazione di Belluno. Numerosi nobili bellunesi hanno assunto il cognome etnico cioè da paese e località del bellunese come i da Marès o Maresio o Maresso a Sacile, com’è stato per gli Alpago, Barp, Cavassico, Cesa e Miari. Molti di coloro che hanno lasciato il natio borgo, arrivati nelle nuove dimore sono identificati con il luogo di provenienza.

Marès è incluso tra le strade che da Belluno portano a Feltre e ad Agordo. Il punto di riferimento è l’ospedale civico da cui Marès dista poche centinaia di metri. Ora il vecchio borgo è parte integrante di Belluno come i vicini Mier (patria dei Miari), Giammosa, Sois e Bes.

Il primo trasferimento è da Marès all’interno della città in contrada di San Lucano, nei pressi della cattedrale. Qui la famiglia entra a far parte del rotulo dei Tassinoni, uno dei quattro che governano la città fino al 1423: alcuni entrano nelle cariche di governo della città. Con l’arrivo di Venezia l’assetto del governo di Belluno cambia per adeguarsi a forme simili in altre città. Non più rotuli, ma i componenti del consiglio della Magnifica comunità eleggono di volta in volta il nuovo consigliere a vita. In caso di estinzione della famiglia, Venezia obbliga a poco a poco a scegliere fra i cittadini popolari: ciò consente alla città di avere un rinnovo: nessun Maresio entrerà in consiglio.

Da Belluno, verso la fine del secolo XIII, un ramo della famiglia, mercanti di legname, si trasferisce a Treviso, in contrada di San Vito ove esiste ancor oggi la casa dei Maresio all’imbocco di Via Municipio con stemma affrescato e con i medesimi simboli di quello decorato o disegnato per i Maresio di Belluno nel 1696, quale stemma della nobiltà locale. A Treviso, oltre a commerciare in legname un ramo si dedica ad arti più nobili come quella notarile ed un Maresio è fra i cittadini che approvano la dedizione di Treviso a Venezia nel 1344.

I Maresio rimasti hanno il loro antenato in Biagio che nel 1411 aveva l’incarico di fornire vettovaglie alla città, ma andato in Friuli, al rientro incappò nelle truppe veneziane che attaccavano Belluno: catturato e torturato finì la sua vita a Conegliano in pochi giorni. Fu un duro colpo per una famiglia che era benestante con la presenza di notai. L’arte notarile è una caratteristica di famiglia a Treviso, Belluno e Sacile.

Verso la fine del secolo XV un ramo dei Maresio bellunesi si trasferisce a Sacile e vanno a vivere all’osteria del Bo in Borgo Fratta, in riva alla Livenza, ingresso obbligato della piccola città murata: qui esercitano l’arte della ristorazione e quella dei sellai con buon successo.

A Sacile la famiglia, nel corso del secolo XVII va a stabilirsi entro le mura, migliorando il proprio livello economico e mantenendo la sepoltura di famiglia nella chiesa di San Gregorio ove essi hanno anche il giuspatronato di una mansioneria.

Dopo il 1730 circa, un ramo si trasferisce a Parè di Conegliano dove tutto la famiglia possiede la vecchia villa, ora abbandonata e registrata pomposamente come Ca’ Maresio ed altra villa Maresio è a Ogliano di Conegliano. La professione di medico Luigi Girolamo del 1862 lo porta ad essere

medico condotto a Cesiomaggiore ove rimane sino alla pensione, ma il legame con Conegliano e il Sacilese (Pradego di Caneva) non è mai venuto meno. Il trasferimento a Treviso della famiglia è degli anni Quaranta del Novecento.[2]

Martinello di San Zenone degli Ezzelini.[3] Nel sec. XIII vive il capofamiglia Ainardino. Nei fuochi del 1314 di Quero è registrato come Ceco. Suo figlio Vittore è mugnaio nel 1342.

Zuan Muner o Giovanni Mugnaio vive a Quero tra il 1370 e 1450. Alcuni figli con Stieven, cioè Stefano, si dedicano all’arte del follador, probabilmente di panni.

Questo Stieven ha come cognome Zanmuner originario, ma dopo qualche decennio è noto come Follador. Egli adotta come figlio Salvatore e con lui si trasferisce nel 1484 a Fonte come follador del Malombra. Nel corso del sec. XVI si trasferisce prima a Pagnano e poi a Castelcucco ove i fratelli fanno le divisioni nel 1563. Giovanni, ultimo dei maschi passa con la madre a San Zenone dove lei ha una casa a Sopracastello. Il cognome Follador crea problemi perché esiste un’altra famiglia omonima e per questo si fa strada Martinello. Giovanni Follador detto Martinello si sposa nel 1584 dando principio alla lunga schiatta dei Martinello di San Zenone, sempre abitanti a Sopracastello qui vivono Marco, Domenico, Battista e Santo nato nel 1750. La casa non è più sufficiente e comincia una sorta di diaspora. Nel 1787 Santo e fratelli si trasferiscono a Villa d’Asolo e poi a Crespignaga di Maser e un ramo va a Coste.

Santo Martinello nel 1838 rientra a San Zenone e si stabilisce nell’odierna Ca’ Rainati, ma nel frattempo si è risposato con la vedova con figli Rigato. Un ramo dei Martinello, passato da San Zenone a Liedolo è andato poi a Poggiana di Riese e da qui emigrati in Canada.

Spulciando tra gli atti notarili. 1933, Quando i prefetti “italianizzavano” i cognomi bella Venezia Giulia e Istria.

[1] G. Farronato, Guidolin detti Franco nella Castellana, Romano d’Ezzelino, 2005, pp. 110. Sono inclusi nuovi ritrovamenti.

[2] G. Farronato, Maresio. Da Marès a Belluno, a Sacile e Conegliano, 2014, vol. 2 pp. 215+ 274 con albero genealogico allegato.

[3] Note ricavate da G. Farronato, I Martinello detti Rigato. Da Quero a San Zenone. Otto secoli di storia, Romano d’Ezzelino, 1997, 2 volumi pp. 93+366. I Martinello di Cassola sono una variante dei Marini di Cassola che a loro volta discendono dagli Zilio di Cassanego di Borso del sec. XV.

 


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A caccia di cognomi nel Pedemonte Trevigiano tra Asolo e Castelfranco (4^ parte)

di Gabriele Farronato (da Atti e memorie dell’Ateneo di Treviso, 34, 2016/17, pp. 89-115)

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Le montagne stanno ferme, gli uomini camminano!

Ci sono dei cognomi che sono definiti già nel Trecento come i Bonsembiante di Crespano, che scendono poi a Fonte, quindi passano nell’area montelliana e di Montebelluna con uscite per Cassola, Alano e Feltre: il cognome appare anche Bonsempiante, Sempiante, ma poi torna all’origine.[1] Così appaiono nei documenti cognomi che poi scompaiono pur essendo uguali quelli attuali. Sulla grafia esatta del cognome si deve far riferimento all’istituzione dello Stato civile del 1806, dove sono stati registrati i suoni percepiti: Bortignon o Bordignon, Zamin o Xamin o Damin, Xicato o Segato, Bruttapelle o Bertapelle, Guadagnin o Guadagnini o Vadagnini. Si pensi alle forme dilettali di gente: dente, jente, zente, gente. Si pensi alla pronuncia dove un non veneto sposta l’accento tonico: Mùrer e non Murér, Sàlgari e non Salgàri.

Per far capire quanto movimenti ci siano nella storia di un cognome, si riportano alcuni esempi che sono stati oggetto di studio e quindi si può ricavare un riepilogo. Si evidenziano brevi cenni ricavati da ampie indagini su singoli cognomi da chi scrive, basate su frequentazione degli archivi di Stato di Bassano, Venezia, Treviso, Belluno e Pordenone oltre ai moltissimi parrocchiali.

Andreatta è tipico di Fietta di Paderno dove si forma a fine sec. XV, ma altri Andreatta non imparentati si trovano a Borso, Riese e a Campese di Bassano dove tuttora sono numerosi.[2]

Ad inizio del sec. XV Biasio di Giovanni detto del Schiva da Fietta ha tre figli: Andrea detto Andreatta, Benedetto e Giacobino. Andrea detto Andreatta è per un certo periodo capofamiglia e fa testamento nel 1457. La discendenza di Giacobino prende il cognome Andreatta e poi diventano cittadini di Asolo assumendo il cognome del paese di origine cioè Fietta.[3] I nobili Fietta illuminano il firmamento asolano sino alla prima metà del Novecento. I discendenti di Andrea continuano il ramo degli Andreatta con prole numerosa.

Gli Andreatta del Trentino non hanno collegamenti per via maschile in quanto provenienti da Lugo Vicentino e passati nel Trentino, comune di Vattaro e qui stabilizzati in Andreatta.[4]

Cucinato, Cusinato, problemi nel come scriverlo.

Da dove vengono i Cusin o Cusinato? Da Caldogno,[5] un paese in provincia di Vicenza, da dove sono partiti verso la metà del secolo XV con numerosa famiglia per lavorare le terre incolte che il comune di Bassano aveva. Non è una novità: il trasferimento di moltissimi vicentini nel territorio trevigiano appaiono non solo con il cognome Visentin, Vicentini e similari, ma anche come Marcolin, Nichele o Nicale, Lanzerin o Lanzarin, Marostica, Schio.[6] Nell’area del rosatese i toponimi di Laghi, Stroppari, Cusinati, Baggi, Scalchi sono legati quasi esclusivamente alle famiglie che si sono insediate nella vastissima campagna di Bassano, non vincolata ai beni comunali come nelle altre podesterie veneziane, ma alle singole investiture concesse dal comune di Bassano del suo vignale per il privilegio della dedizione.

Nel luogo ove si sono fermati i Cusin, poco lontano da San Pietro in Paerno (cioè Paderno, oggi San Pietro di Rosà),[7] hanno dato vita ad un piccolo borgo e poi ad un vero e proprio paese, lungo la strada Padova-Bassano, nell’odierna Cusinati, paese diviso tra Rosà, Tezze sul Brenta e Rossano.

La storia del gruppo familiare è stabile a Cusinati sino alla grande peste del 1631 che recò molti morti a Bassano. Prima e dopo questa data, la crescita demografica costringe la famiglie ad accettare le offerte di mezzadria: chi esce dal gruppo assume il cognome di Cusinato e varianti.

È da questa data che la famiglia studiata passa a Bassano, ma al principio del 1700 è a Romano e poi si sposta a Pove e da qui una forte movimentazione da un paese all’altro sino a Casoni dal 1869. Nel Novecento ci sono ancora due trasferimenti: a Fellette e da qualche lustro il ritorno a Mussolente in quel di Casoni.

Il cognome è stato scritto nelle varie forme di Cucinato, Cusinato, Cosinato, ma quella più stabile è stata Cusinato. Arrivati a Mussolente però l’ufficiale di anagrafe e stato civile, non veneto, ha “pensato” di italianizzare il cognome in Cucinato. Un tentativo di mutamento non occasionale, come si vedrà nella storia. Ora ci sono i discendenti di Cusinato giunti a Mussolente che si chiamano Cusinato, Cucinato e Cuccinato.

Oggi a Cusinati di Rosà non ci sono più gli antichi discendenti di Cusin con il cognome di Cusinato o di Cucinato, ma fin dalla fine del 1500, essendo molto proliferati, essi hanno assunto altri cognomi che ancor oggi sono presenti come Vanzetto, Sandri, Meneghetto e altri. Non è stato ricercato il collegamento con i Cusinato di Galliera Veneta e di altre zone, poiché il cognome deriva da nome di persona ossia da Cusin che è documentato anche in epoche fin dal primo Trecento.

A Mussolente i Cusinato cambiano cognome in Cucinato e Cuccinato ad opera di funzionari di anagrafe. Nel caso di Cusinato il funzionario di Mussolente riteneva, forse, che si trattasse del participio passato del verbo cucinare e non figlio di Cusin, nome di persona diffuso nel bassanese e asolano fin dal primo secolo XIV ed anche prima. Cuccinato è invece il dramma del funzionario veneto alle prese con le doppie non solo nel Novecento, ma anche secoli prima. Esempi sono i Tessarolo (tessitori) con Tessarollo, così i Camazzola (da Camazzole di Carmignano passati a Liedolo di San Zenone) con Camazzolla oppure gli Zarpellon di Bassano, modificati nel veneziano in Sarpellon.

Curioso anche il cognome Squizzato originario dal canton Grigioni, zona di Poschiavo del sec. XV, cognome assai diffuso nell’area di Castelfranco Veneto: Scoizato, Sguizato, Squizzato, ma a Piombino Dese c’è Squizzato.

Non stupisca il cognome Didonè originari da Galliera Veneta in quanto  significa Di Donati, Di Donai, Didonè.

Dussin deriva da Rodolfin.

Dussin cognome originario da Castelcucco che è un derivato del nome Rodolfo, la cui evoluzione si può ricavare dagli atti notarili e dall’archivio di Asolo, AMA. I movimenti di questa famiglia[8] non sono stati notevoli perché da Castelcucco, Asolo e Fonte, poi verso la fine dell’Ottocento trasferiti anche nel veronese, a Maser e nel castellano, salvo altri espatri nella seconda metà del Novecento.

Dall’elenco dei fuochi del 1314 di Castelcucco si riscontra “Anthomius quondam Redulfini” insieme a Nicolò de Quarisa, valle di Castelcucco.[9] Un secondo atto è del 3.6.1330 (ASTV, not. I, b. 57, q. 1239-1331, c 26v). A inizio sec. XV il nome Giovanni, in dialetto Zane produce il diminutivo Zanella: il 2.1.1447 Giovanni del fu Dussin da Castelcucco è reinvestito di un livello per sé e per conto dei figli Matteo e Bonello. Nello stesso anno Mondino detto Bonello figlio di Giovanni Dussino è già un soprannome. Ogni notaio scrive come vuole: al 26.11.1452 abbiamo i fratelli Bonello e Matteo fratelli figli di Zanella da Castelcucco ossia gli stessi nomi del livello del 1447. Il cognome Dussin rimane. A fine secolo XV il capofamiglia Rodolfo del fu Matteo Dussin è chiamato Redolfo. Il notaio Bernardo Cimador parla della lite tra Martino del fu Girolamo Redolfin da Castelcucco e Giacomo del fu Reldofin de Redolfi per mezza casa alla Posa alla data 18.11.1539, ma in glossa scrive che si tratta di due Dussin. Si può vedere che lo sviluppo nel tempo: ROLDOLFIN – REDOLFIN – DOLFIN – DOLSIN – DOSSIN – DUSSIN.

Facchinello derivato da Facchin

La storia dei Facchinello trae le origini dal cognome Busnardo, un ceppo di origine lombarda che si stabilisce nel cuore di Casoni di Mussolente e dà origine a vari cognomi come i Fontana e i Facchinello, diminutivo di Facchin, dove a mio parere, il mestiere del facchino è molto improbabile. E’ da rilevare che il cognome Facchin è assegnato nel 1400 a numerosi lombardi con insediamento in molti paesi del trevigiano e del vicentino. In particolare un ramo dei Busnardo sono appellati el FACHIN e poi Facchinello.

Il cognome compare come Facchin già nel 1400, ma si codifica nella prima metà del 1500.

La schiatta dei Facchinello cresce notevolmente a Casoni ed è in grado di consentire di stabilirsi a Venezia, in Canareggio, una famiglia che esercita l’arte della tintoria e in paese Giambatta di Valentino è notaio con atti conservati dal 1621 al 1633.

Il ramo dei Matieti (derivato dal ripetersi del nome di Matteo, detto Matio in dialetto) è un nomignolo del cognome; altri soprannomi sono i Cobiolo, i Tonetto, i Mondo. I Tonetto e i Cobiolo si trasferiscono a San Zenone ove sono presenti nei secoli XVIII e XIX, mentre i Mondo sono a Romano. Dei Facchinello di Casoni ci sono note di trasferimento a Fonte, Asolo, e, forse, anche quelli di Crespano (originari di Piazzola) potrebbero avere un collegamento. Ci sono altri, non legati a questo ramo, già documentati in Cadore ed anche in altri paesi.

I Matieti sono sempre stati fermi a Casoni. Unica grande variante è il gruppo dei Matieto di Ca’ Rainati di San Zenone che sono per lo più frutto del trasferimento avvenuto alla fine dell’800.[10]

[1] Note tratte da G. Farronato, Bonsembiante, otto secoli di storia familiare, Romano d’Ezzelino, 2003, pp. 238 con arbore.

[2] Note ricavate da G. Farronato, Andreatta detti Fallo. Da Fietta di Paderno del Grappa alla diffusione nel Trevigiano e nel Mondo, 2015, 2 volumi, pp.207 parte I, p. 122 parte seconda in inglese di Flavio Angelo Luigi Andreatta. Il secondo vol. è di pp. 498. G.B. Andreatta, g. Farronato, Storia degli Andreatta con diario della grande famiglia di San Zenone degli Ezzelini, Cinisello Balsamo, 2004, ed. San Paolo, pp. 472.

[3] Attenzione però al cognome Fietta detti Palazzo del bassanese: sono dei Morosin da Fietta identificati poi con il cognome del paese di provenienza.

[4] Cfr. Corrado Bassi, Sguardo al passato. Vattaro, Vigolo e Bosentino nel corso dei secoli, a cura di Alcide Giacomelli, Comune di Vattaro, 2008, pp. 489.

[5] Concetti tratti dallo studio di G. Farronato, Cucinato detti Sachéto. Da Caldogno ai Cusinati di Rosà fino a Casoni di Mussolente, Romano d’Ezzelino, 2000, pp. 292.

[6] Quanto asserito è facilmente dimostrabile dalle centinaia di documenti ricavati dall’archivio di Stato di Bassano del Grappa.

[7] Paèrno è stato interpretato poi come Perno cioè San Pietro in Perno.

[8] Note ricavate da G. Farronato, Dussin detto Curigio, una famiglia trevigiana dal XIII secolo ad oggi, da Castelcucco a Fonte, Romano d’Ezzelino, 1997, pp. 323, con 229 documenti.

[9] Bibl. Capitolare di Treviso, scat. 24, fasc. 2, c. 14v.

[10] Sintesi tratta da G. Farronato, I Facchinello detti Matieti, Romano d’Ezzelino, 2001, pp. 210.