Storia Dentro la Memoria


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Nel 1934 Tullio Foresta compie il più veloce e solitario Giro d’Italia di tutti i tempi

Milano (21 giugno 1934) Tullio Foresta è pronto ad iniziare la prima tappa del Giro d’Italia in solitaria.

di Paolo Miotto

Giovedì 21 giugno 1934 l’industriale Tullio Foresta di S. Martino di Lupari, che non era un ciclista, inizia trepidante il Giro d’Italia affrontando la prima tappa Milano-Torino. In 20 giorni percorre i 3712.7 km previsti dalle 17 tappe del percorso. Vince in questo modo la scommessa di 20.000 lire pattuita con Giovanni Ceccato, che prevedeva il compimento del Giro entro 24 giorni. In sella alla bici da corsa Legnano appositamente acquistata dal padre, Tullio non solo riesce a compiere l’impresa, ma addirittura a battere i tempi della 22^ edizione che in quell’anno era stata  vinta da Learco Guerra e corsa in 23 giorni. Festeggiato a Milano e nell’Alta Padovana come un eroe, ricevette la cifra scommessa e tre medaglie d’oro commemorative, entrando così nell’Olimpo delle celebrità sanmartinare. Da qualche tempo mi è stato possibile recuperare il diario del Giro del Foresta, la cronotappe e alcune foto inedite dello stesso. Se qualcuno dei lettori volesse inviare immagini, ricordi o testi di questa avventura, ne potrebbe uscire un’interessante ricerca. Indirizzare al seguente indirizzo: storiadentrolamemoria@hotmail.it


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I tesori d’arte di Sant’Anna Morosina (PD), serata 26 luglio 2021

Parte superiore della pala di Leonardo Corona da Murano dal titolo “Madonna della Cintola”.

Nell’ambito del progetto culturale e ricreativo “Estate Insieme” promosso dalla Pro Loco e dal Comune di San Giorgio in Bosco, Lunedì 26 luglio 2021, ore 20,30, presso la chiesa Parrocchiale di Sant’Anna Morosina, serata di approfondimento del patrimonio pittorico custodito presso la Parrocchia dal titolo “I tesori d’arte di Sant’Anna Morosina” a cura del Prof. Paolo Miotto. Un percorso storico e artistico attraverso le vicende della Contea di Sant’Anna e la presenza di opere di Leonardo Corona (1561-1605), Alessandro Varotari, detto il Padovanino (1588-1649), Giovanni Battista Bissoni (1576-1636), Francesco Onorati e altri artisti. Al termine della serata, in chiesa sarà possibile visitare un ricco repertorio di arredi sacri di valore storico e artistico del luogo. Ingresso libero


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Il ruolo della famiglia da Campretto nella rivolta di Castelfranco del 1380

di Paolo Miotto

Le origini della famiglia dei da Campretto prima del XIII secolo presentano molte incertezze. Non è possibile stabilire se i personaggi documentati in precedenza col suffisso da Campretto appartengano o meno a questa famiglia, perché potrebbe trattarsi semplicemente di abitanti della località Campretto, attuale frazione del comune di S. Martino di Lupari (PD). La storiografia del passato ha sostenuto un collegamento diretto fra i da Campretto e il castellaro (demolito dalle truppe ezzeliniane nel 1246) presente nell’omonima frazione, ma si tratta di fantasie. I da Campretto derivano il loro cognome dalla località in questione – e non viceversa  come è stato sostenuto da alcuni – perché a Campretto vi hanno posseduto dei feudi per conto dei vescovi di Treviso e beni propri. Non vi hanno però mai abitato, preferendo inurbarsi fin dal XIII secolo a Castelfranco (all’interno del castello nel quartiere di Mestrina) e a Treviso (una casa nella contrada San Vito) mantenendo la domus di campagna a S. Andrea Oltre Muson (attuale villa Corner-Tiepolo-Chiminelli) da loro fatta edificare nel ‘300 e oggetto di divisione familiare nel 1477. Il capostipite, identificato con vari nomi nei documenti (Bene, Buono, Buonaccorso, Bagone o Bagoto), è documentato nel 1279 in occasione di un’assegnazione di feudi a Castelfranco super feudis Castrifranchi. Ben presto la famiglia si divide in più rami che prendono dimora a Cittadella, Castelfranco e Treviso. Tra gli episodi che legano la famiglia di Bonetto I alla storia di Castelfranco si pone una particolare vicenda ambientata nel periodo della guerra scatenata contro Venezia da Francesco Da Carrara. Questi il 24 luglio 1380 accerchiò il borgo di Castelfranco mantenendo però come obiettivo primario l’occupazione di Treviso, che era già stata duramente provata dall’assedio del 1379. Durante l’occupazione di Treviso del 1380, Venezia impose ai residenti di Castelfranco requisizioni forzare di denaro e generi alimentari che scatenarono proteste e un’insurrezione armata contro il podestà castellano. La sommossa sortì l’uccisione di alcune guardie e la confisca delle chiavi dei cancelli del castello. I rivoltosi cacciarono il podestà eleggendo al suo posto due sindaci. Quindi inviarono un messo al capitano di Cittadella Giovanni Porcia, dichiarandosi disponibili a consegnare il castello al Carrarese in cambio di un premio di 6.000 ducati a l’affrancamento dei loro beni situati nel castello dalle tasse che pagavano al comune di Treviso. Le richieste furono accolte e il 20 dicembre 1380 il Carrarese entrò in possesso del castello, sebbene all’ultimo momento la richiesta di denaro fosse stata commutata con la pretesa liberazione dei prigionieri del carrarese. I contorni della vicenda emergono in una lettera che il 28 dicembre 1380 il podestà di Asolo Francesco Dolfin recapitava al Senato veneziano. Da questa si viene a sapere che la rivolta di Castelfranco era stata organizzata da quattordici cittadini, alcuni dei quali provenienti dal contado. Fra questi spicca il nome di Oliviero II, il primogenito dei quattro figli di Bonetto I da Campretto, che risiedeva nella casa paterna dentro le mura del castello. Evidentemente Oliviero, insofferente del governo veneziano, con questo gesto sperava di essere salito in groppa al cavallo giusto. Il Carrarese, infatti, mantenendo fede alle promesse fatte ai rivoltosi, donò loro 4.000 ducati, l’esenzione per dieci anni da ogni tassa e alcune case e terreni posseduti fino ad allora dai veneziani dentro le mura di Castelfranco. Non sappiamo quale fu la ricompensa assegnata ad Oliviero, che indubbiamente doveva aver avuto un ruolo determinante per il buon esito dell’azione. Grazie ai collegamenti che teneva con lo zio Vendrame II il postumo a Cittadella, poteva infatti recapitare al Carrarese informazioni strategiche per l’occupazione del castello. Nel 1388 i veneziani ribaltano le sorti e tornano al potere. Oliviero II e i traditori del 1380 sono costretti a subire la confisca di gran parte dei beni familiari che i da Campretto dovranno riacquistare nei primi anni del Quattrocento. A soccorrere le finanze familiari concorre lo zio cittadellese Vendrame II da Campretto il quale, non avendo avuto figli, nel 1427 detta testamento e lascia tutti i suoi beni solamente ai consanguinei castellani Buono II, figlio di Oliviero II, e Artuso II di Bonetto I. Sono gli anni nei quali i da Campretto tornano ad essere protagonisti nella Castellana e nel Trevigiano grazie soprattutto ad oculate politiche matrimoniali, alle professioni del notariato e della medicina, e al forte legame che mantengono con l’episcopio di Treviso del quale sono fedeli vassalli.