Storia Dentro la Memoria


Lascia un commento

Mons. Carlo Agostini, Vescovo di Padova, Patriarca di Venezia e Cardinale

di Paolo Miotto

Il Cardinale Carlo Agostini nativo di San Martino di Lupari.

Carlo Agostini nasce il 22 aprile 1888 a S. Martino di Lupari, importante parrocchia della Diocesi di Treviso ma in provincia di Padova. Figlio dell’industriale Giacomo, detto Matricola, e di Angela Antonello, attira presto l’attenzione del suo arguto arciprete Mons. Alessandro Da Re il quale lo avvia ai primi rudimenti del latino. Nel luglio del 1900 sostiene gli esami di terza ginnasio nel Seminario di Padova e nell’ottobre dell’anno successivo entra nel Seminario di Treviso come alunno di quarta ginnasio. Qui frequenta l’iter tradizionale: il ginnasio, il liceo e il primo anno di teologia. Nel 1907, usufruendo di una borsa di studio, frequenta il Pontificio istituto internazionale Angelicum e in seguito l’Università Gregoriana di Roma, ospitato presso il Collegio Capranica. Consegue la laurea in filosofia nel dicembre del 1910 e quella di teologia nel luglio 1911. A Roma intrattiene rapporti di amicizia con Pio X che riceve più volte il chierico Agostini in udienza privata. Il 24 settembre 1910 Carlo Agostini è consacrato sacerdote a San Donà di Piave per mano del vescovo Longhin, con dispensa pontificia per la giovane età. Fin dai primi anni di sacerdozio dimostra una spiccata propensione per l’apostolato dei giovani, come insegnante di religione al ginnasio a Palazzo Filodrammatici e presso il Collegio Nicolò Tommaseo, dove è anche direttore spirituale. Dal 1910 al 1912 a Treviso insegna teologia biblica e dal 1912 al 1932 teologia morale. La Prima Guerra Mondiale lo vede instancabile pastore d’anime a S. Biagio di Collalta dal 1914 al 1918, a pochi chilometri dal Piave, dove assiste quotidianamente la popolazione e un migliaio di profughi. Nel frattempo, dal 1925 al 1932, è rettore del seminario trevigiano. Presidente del Tribunale Ecclesiastico, è presente al processo informativo per la beatificazione di papa Pio X.

Il 31 gennaio 1932 Mons. Agostini è nominato vescovo di Padova da Pio XI e prende possesso della diocesi l’8 maggio, dopo essere stato consacrato dal vescovo Longhin assieme ai coconsacranti Elia Dalla Costa, arcivescovo metropolita di Firenze, e del vescovo di Ceneda Eugenio Beccegato. Cerca i fedeli e i suoi sacerdoti, come ripete spesso è importante rimanere con la gente. Nel settembre 1932 presenzia a due importanti avvenimenti: il Congresso Eucaristico Diocesano e il Congresso Nazionale Missionario. Nel 1938, imitando il predecessore San Gregorio Barbarigo, si reca in pellegrinaggio a Milano presso la tomba di S. Carlo Borromeo.

Nel maggio 1942 il vescovo Agostini decide di consacrare la Città di Padova al Cuore Immacolato di Maria per alleviare le sofferenze dei cittadini in quel frangente bellico. Nel 1943 fonda l’Ufficio per le Opere caritative e alcuni mesi dopo Pio XII, informato del tragico bombardamento sulla città del Santo, gli invia 20.000 lire per cercare di lenire le sofferenze dei padovani. Sorvegliato dalla polizia segreta fascista, protesta per l’incarcerazione di un gruppo di cittadini e ne ottiene la liberazione, tra questi alcuni sacerdoti rei di aver usato misericordia a uomini braccati e ricercati dalla polizia militare. Nel 1944 il vescovo di Padova si reca di persona nella caserma della gendarmeria tedesca, dove sono rinchiusi due sacerdoti; ne ottiene la liberazione e li riconduce a Cittadella fra la commozione del popolo. Rientrato in città, il 25 aprile del ‘45 si adopera per la liberazione di molti detenuti. Come ha scritto Mons. Gios in un prezioso volume, l’atteggiamento del vescovo nei confronti della Resistenza non è stato dei migliori, contrastando la presenza del clero fra le fila del movimento partigiano e preferendo un atteggiamento prudente che da alcuni fu ritenuto arrendevole.

La domenica 29 aprile, giornata tragica per la strage nazifascista che coinvolge i comuni di S. Giorgio in Bosco, Villa del Conte e S. Martino di Lupari, il vescovo si porta a visitare i feriti all’Ospedale, impartisce l’assoluzione ai trucidati e il 2 maggio partecipa ai solenni funerali delle vittime civili trucidati dai nazifascisti. Mons. Carlo Agostini, dopo aver aperto ai primi di maggio il Collegio Vescovile Barbarigo agli ex internati reduci dai campi di prigionia tedeschi, nei successivi giorni 5 e 7 maggio si porta a visitare le parrocchie della periferia della diocesi maggiormente colpite dalle vicende belliche e della ritirata tedesca. Inizia la ricostruzione post bellica e il vescovo si fa promotore di una Grande Missione cittadina. Nel biennio 1947 e 1948 anima il Congresso Diocesano di Musica Sacra, la celebrazione del Sinodo Diocesano, sospeso dal 1927, e il IV Congresso Eucaristico.

Il 5 febbraio 1949 Pio XII lo nomina Patriarca di Venezia. Mons. Agostini muore il 28 dicembre 1952 e un mese prima, il 29 novembre, il Santo Padre lo eleva ai più alti gradi della gerarchia cattolica attraverso il cardinalato. È condotto al camposanto di S. Michele di Venezia in un giorno di pioggia insistente, com’era stato per la sua entrata a Padova. Il 26 novembre 1957. Il desiderio del suo successore, il patriarca di Venezia  Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, è che la salma sia traslata nelle cripte della basilica di S. Marco di Venezia dove riposa.

Col suo paese natale di S. Martino di Lupari Carlo Agostini ebbe un rapporto speciale.

In occasione dell’inaugurazione del nuovo duomo, avvenuta il 19 aprile 1938, recita il suo primo pontificale organizzato da un Comitato di persone più emergenti della Parrocchia che pubblicò un manifesto. Fa importanti donazioni in denaro, con altri sacerdoti nativi del paese, per l’erigendo duomo che sono utilizzate per la commessa delle artistiche vetrate Thermolux della pentafora presente nella facciata. In occasione del decimo anniversario della sua elezione a vescovo di Padova, nel 1942 dona il battistero che porta il suo stemma vescovile, finemente istoriato da grandi mosaici elaborati da Angelo Gatto. Ritorna varie volte in paese in veste privata e ufficiale. Fra quest’ultime si ricorda l’autunno 1945, l’8 ottobre 1947 e l’aprile 1950. Per eternarne la memoria, nel 1968 in paese si costituisce un’apposita commissione presieduta da alte autorità ecclesiastiche per realizzare un monumento marmoreo, eseguito dallo scultore Antonio Baggio e consegnato al paese dal patriarca di Venezia e dai vescovi di Treviso e Padova. L’opera si trova nel piazzale di fronte al duomo del paese. Ricordano inoltre il suo nome la via principale che attraverso il centro del paese e la scuola secondaria di primo grado del capoluogo, mentre nel duomo lo ricordano nelle vesti di patriarca il grande mosaico presente sopra la porta d’accesso della sacrestia la cappellina del battistero ricoperta di preziosi mosaici.


2 commenti

Personaggi sanmartinari da conoscere: Giambattista Pasinato da S. Martino di Lupari (1739-1800)

di Paolo Miotto

Con questo primo approfondimento ha inizio una carrellata di profili biografici originari o vissuti a S. Martino di Lupari, alcuni conosciuti altri meno. Chi vuole può inviare foto o informazioni su personaggi vissuti prima della metà del Novecento dei quali si cercherà di approfondirne le figure.

Il busto di Padre Giambattista Pasinato da San Martino di Lupari scolpito nel 1939.

Il primo personaggio dal quale inizia questa galleria è il cappuccino e scienziato Giambattista Pasinato prestigioso scienziato e precursore dell’agronomia moderna vissuto nel XVIII secolo. Il suo busto marmoreo si erge solenne nel piazzale Pio X di S. Martino di Lupari, all’ombra del seicentesco campanile.

Nasce il 29 marzo 1739 a S. Martino di Lupari in Viale Europa, allora modesto viottolo, all’altezza della piccola targa marmorea che lo ricorda con queste semplici parole: Qui nacque G. B. Pasinato. Terzogenito di Giovanni, detto Cacchiolo, e Maria Bacchin, è battezzato col nome di Giacomo. All’età di 18 anni decide di vestire l’abito francescano cappuccino a Bassano assumendo il nome di Padre Giambattista da S. Martino di Lupari. Di carattere schivo, poco incline alla predicazione, chiese a più riprese di partire missionario per la Georgia senza ottenerne il consenso. Nel  1775 è destinato assistente spirituale dei malati presso l’ospedale civico di Vicenza dove non ha alcun sostenitore o insegnante, ma il maestro di tutti il migliore, cioè la natura. Qui il frate può dedicarsi alle sue passioni mediche, meteorologiche, fisiche e chimiche partendo dall’osservazione e dalla sperimentazione personale. Studia il ciclo vitale della zanzara per combatterla, inventa repellenti naturali, strumenti semplici ma efficaci per impedire l’ammorbamento dell’aria. Ricolmo di esperienza clinica, nel 1789 è inviato in Dalmazia dove si occupa del problema della malaria applicando le sue prime conoscenze sull’anofele, ma trova anche il tempo per dedicarsi alla produzione agraria e soprattutto alla coltivazione del tabacco. Entra in contatto con gli agronomi dell’epoca e il suo nome inizia a circolare fra gli accademici, dei quali diviene socio corrispondente e poi collega. Negli stessi anni inizia a scrivere alcune dissertazioni e articoli, pubblicati soprattutto nel Nuovo giornale enciclopedico d’Italia, che nel  1791 sono raccolti e stampati a Venezia in due volumi, presso Giovanni Antonio Perlini, col titolo di Opere, mentre nel 1795 esce alle stampe anche il terzo volume. Ormai celebre nei territori della Dominante e all’estero, presenta un biglietto da visita di tutto riguardo: Cappellano dell’ospedale maggiore di Vicenza, corrispondente dell’accademia delle scienze e belle arti di Padova, membro delle accademie di Vicenza, Udine, Verona, Brescia, Conegliano, Roveredo, Treviso e Bergamo; Socio delle reali accademie dei georgofili di Firenze, della patriottica di Milano, delle due di Torino, di quelle di Alessandria, di Mantova, di Napoli, degli arcadi di Roma, dei fisiocrati di Siena e dei dissonanti di Modena. Segretario corrispondente perpetuo della società georgica dei Castelli di Traù, Socio delle principali Accademie Scientifiche, ed Agrarie dello Stato Veneto, infine membro della più importante società italiana di scienze: quella dei Quaranta. Gli ultimi anni della sua vita sono un crescendo di interessi poliedrici. Si stabilisce nuovamente a Zara dove continua le sue ricerche in vari settori  occupandosi di meteorologia nel biennio 1793-1794, della mobilità della canfora sulla superficie dell’acqua, di illuminazione e di acustica nel 1794, cercando di spiegare l’origine e la non pericolosità della propagazione del suono delle campane durante i temporali poiché le popolazioni rurali si spaventavano ogni qualvolta si verificava questo fenomeno. Sempre nel ’94, da Zara, scrive una lettera al sig. Arduino, soprintendente dell’agricoltura per lo stato Veneto, su un nuovo Portolano pel mare Adriatico e il modo di procurarsi in qualsiasi stagione del ghiaccio artificiale. Nel 1795, si occupa di magnetismo, in una lettera diretta al dottor Giulio Bajamonti, e poi di combustibili, redigendo un’appendice sul modo di risparmiare l’olio per le lucerne, che approfondisce un precedente saggio sullo stesso argomento scritto per la prima volta nel 1778. Terminato il suo mandato in Dalmazia per conto delle magistrature veneziane, il Pasinato rientra in Italia nel convento di Vicenza, occupandosi di meccanica, con l’invenzione di una bilancia e soprattutto dedicandosi all’insegnamento secondo le direttive dei suoi superiori. Nel 1798 è trasferito a Venezia dove insegna filosofia e teologia, ma l’anno successivo passa a Padova come guardiano del convento mantenendo l’insegnamento. Invitato ad insegnare all’università di Catania, dapprima accetta ma poi declina l’invito per la nuova situazione politica conseguente all’occupazione napoleonica. Gli ultimi due anni li dedica allo studio di svariati argomenti di chimica, veterinaria, meccanica e fisica. Muore nel convento di Padova la notte del 15 gennaio 1800. Mentre il mondo accademico continua a tesserne le lodi, il suo paese natio sembra dimenticarsene. Tante insistenze provenienti dal mondo della cultura fin dall’Ottocento, alla fine sortirono il 10 ottobre 1933 la dedicazione di una piazza, poi di una via e di una scuola. S. Martino di Lupari però aveva fatto troppo poco per ricordare lo scienziato Nel 1939, in occasione del bicentenario della nascita di Giambattista, l’arciprete Giovanni Bernardi ritiene giunto il momento di dare un segnala alla cittadinanza; fa innalzare una colonna di marmo con il busto del Pasinato davanti alla casa canonica aperenne ricordo. Egli stesso commissionò il busto allo scultore Francesco Rebesco di S. Zenone degli Ezzelini il quale eseguì l’opera copiandola da una incisione di Marco Comirato (1800-1869). Sul basamento di marmo si legge ancora l’iscrizione fatta incidere per l’occasione dall’arciprete:

AL PADRE

GIAMBATTISTA PASINATO

CAPPUCCINO

1739 – 1800

_________________

DALL’UMILTA’ SERAFICA

ALLE ALTE CIME DELLA SCIENZA

ASCESE

FISICO   METEOROLOGO

AGRONOMO

PRECORSE I TEMPI

E DELL’ITALIA AGRICOLA

LE FORTUNE PRESAGI’

_________________

LA CITTADINANZA MEMORE

27/08/1939