Storia Dentro la Memoria


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Una serata da ricordare: presentazione del libro sulla Casona di S. Martino di Lupari

Ringrazio di cuore tutte le persone – ed erano proprio tante – che hanno preso parte alla serata di presentazione del volume storico di Paolo Miotto intitolato: La Casona di S. Martino di Lupari e le sue famiglie storiche. E’ stata un’occasione importante per fare comunità partendo dalle radici familiari e territoriali di una contrada che affonda le sue origini almeno dal ‘400. Il volume è reperibile presso l’edicola Edicolè di S. Martino di Lupari.schermo di fronteSerata spalle

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Presentazione del volume storico sulla località Casona di San Martino di Lupari (PD)

Venerdì 14 Settembre 2018, ore 20,45, presentazione del volume di Paolo Miotto La Casona di S. Martino di Lupari e le sue famiglie storiche, presso la Sala Bernardi di S. Martino di Lupari. Ingresso libero.

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Come tante località e paesi, la Casona di San Martino di Lupari è stata in grado di suscitare nei suoi abitanti fantastiche retrospettive leggendarie. L’imponente mole dell’edificio che assegna il nome alla località, secondo le occasioni, ha indotto alcuni a identificarlo con un antico convento, un’abbazia o una caserma militare. A suggerire un’ipotetica origine avvolta nel mistero, ha senz’altro contribuito la presenza di una lapide con iscrizione latina che sarebbe stata infissa sul lato occidentale della Casona fino alla seconda metà del ‘900. Purtroppo nulla è rimasto della lastra marmorea e della sua ignota iscrizione. La realtà desunta dall’abbondante documentazione raccolta durante la ricerca, sembra però raccontare un’altra storia. Quella di tre importanti edifici padronali (Casona, Bolzon e Tombolato Onisto in comune di Galliera Veneta) che per secoli hanno intessuto la storia della località Casona che qui si racconta. Per quanto modesta sotto il profilo territoriale, questa contrada rivela uno specifico ambiente storico e culturale di natura rurale che in parte ancora persiste. Un luogo tagliato in due dalla Strà, l’importante arteria stradale che fino al XIX secolo collegava Cittadella e Castelfranco, dove sono transitati per oltre mezzo millennio uomini, soldati, mercanzie e idee. Una terra nella quale si sono insediate alcune antiche famiglie, unite da secolari vincoli di parentela, dove tutti si frequentavano e si riconoscevano perché qui erano nati e vissuti i loro padri.

Il libro racconta con parole e immagini d’altri tempi la storia di un territorio singolare e delle famiglie storiche ancora presenti: Agostini, Bertolo, Bolzon, Ceccato, Lorenzin, Stragliotto e tante altre scomparse che, alla Casona, hanno avuto un ruolo importante.

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Alle origini degli Ezzelini: un immenso patrimonio di beni e di poteri

di Paolo Miotto

Uno dei primi atti dei capostipiti degli Ezzelini riguarda la donazione che questi compiono il 29 aprile 1085, assieme ai parenti da Camposampiero, all’abbazia dedicata ai Santi Pietro ed Eufemia nel padovano. Il lungo elenco di beni e di vassalli disseminati nel Veneto orientale impressiona soprattutto perché donano solamente una quota parte di quello che doveva essere un immenso accumulo di ricchezze e poteri bannali dislocati nei comitati di Feltre, Vicenza e Treviso.

Questo patrimonio era formato da beni allodiali, cioè in piena proprietà personale, ma soprattutto da beni, diritti e privilegi ottenuti a titolo di feudo (banno) da vescovi e da imperatori. E tuttavia, come ha rilevato la Collodo, non si può non chiedersi come i da Romano abbiano potuto disporre fin da principio di poteri che non erano stati conferiti loro da alcuno e che superavano ampiamente i confini delle loro proprietà private.

Probabile stemma Ezzelini

Probabile stemma degli Ezzelini

Tutto ciò può essere spiegato con i legami personali che fondavano un’unitaria organizzazione territoriale. Questi vincoli si esprimono in diverse tipologie. In genere iniziano con le alleanze matrimoniali che, nel nostro caso, vedono i da Romano legarsi fin dall’XI secolo con la più potente famiglia della Marca Trevigiana, i da Collalto, seguiti a ruota dai da Camposampiero e nel XII e XIII secolo dagli Estensi, Torelli, da Baone, da Abano, Delesmanini, da Castelnuovo, da Prata, Guidotti, etc.

Parallelamente si affermano relazioni di amicizia molto strette. Questo tipo di legame non parentale, ma di tipo politico, comportava un mutuo accordo di difesa e sostegno.

Il punto di forza di Ecelo e dei suoi discendenti, dipende non solo, o non tanto, dai legami con individui di pari grado, ma soprattutto da quelli rivolti verso il basso. Si stabiliscono così dei vincoli stretti fra il signore e i suoi sottoposti. Questo tipo di dipendenza si fonda sulla cessione di un bene a titolo di feudo a vassalli minori, che comporta l’instaurarsi di un rapporto di vassallaggio e di fedeltà perenne.

Ancor più diffuso è il sistema dei contratti con feudo condizionale, generalmente riservato agli individui di ceto modesto. In questo caso, in cambio della cessione di un bene di valore limitato, l’investito ricambiava il signore con servizio prestabilito che poteva consistere in turni di guardia, forniture di animali o alimenti.

Infine, si deve evidenziare la presenza di un legame particolare: quello del signore con gli uomini di masnada. In origine, erano di condizione servile, uomini fidatissimi e per questo “potevano anche svolgere incarichi di grande importanza”.

Erano obbligati a una fedeltà incondizionata al signore, erano le sue guardie del corpo e, in caso di guerra, costituivano le truppe scelte. Ebbero un peso decisivo nel controllo del comitato di Bassano e il loro rapporto clientelare costituiva un legame personale tanto forte da accomunarli con il destino del signore.

Rilevante, a questo proposito, é il caso di Alberico, fratello di Ezzelino III, quando questi, trovandosi assediato nel 1260 nel suo castello di S. Zenone dalle truppe crociate, decise di liberare dal vincolo di fedeltà gli uomini di masnada e solamente in quel momento li autorizza a consegnarlo con la sua famiglia all’esercito assediante.

presunto stemma Ezzelini in realtà di Luigi il Grande re d'Ungheria

Presunto stemma degli Ezzelini secondo lo storico Verci, in realtà arma con cimiero di Luigi il Grande, re d’Ungheria

Più rappresentativo ancora il caso di Ezzelino III, il quale moriva nel settembre 1259 senza liberare dal vincolo di fedeltà i suoi uomini di masnada e per questo dovette intervenire la sorella Cunizza, rifugiata a Firenze dove conobbe Dante, affrancandoli con un documento rogato in quella città il primo aprile 1265.

Giunti a questo punto sorge la domanda: perché un signore come Ezelo, e come lui tanti altri signorotti dell’epoca, decide di fondare o proteggere un monastero?

Rispondere a questo interrogativo diviene fondamentale per comprendere alcuni nessi fra l’aristocrazia e il territorio che questa controlla. Ci sono ragioni di tipo religioso, come abbiamo visto, ma accanto a queste ci sono motivazioni di ordine più materiale, come il prestigio sociale che ne viene al donatore e alla sua famiglia. Spesso, la fondazione o un’imponente donazione a un monastero, segnano il raggiungimento di un’ascesa sociale e patrimoniale che in questo modo è proclamato in maniera ufficiale.

Il cenobio diviene allora “un centro di attività economiche e politiche che consente il controllo della società rurale gravitante attorno ad esso”, un tassello importante per favorire i progetti di espansione di una famiglia. Così Gisla, moglie di Ezelo del fu Arpo, nel 1074 ratifica una donazione, seppur di proporzioni limitate, effettuata dal marito al monastero di S. Felice e Fortunato di Vicenza. Ancor prima, nel 1064, India, moglie di Tiso da Camposampiero, aveva compiuto una donazione al monastero di S. Michele nella campagna veronese. Infine, con la fondazione congiunta (Ezzelini e Camposampiero) del monastero di Villanova del 1085, s’inaugura una nuova stagione che proseguirà con l’istituzione, nel 1124, del cenobio di Campese.