Storia Dentro la Memoria


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Presentazione del libro fotografico di Lovari (PD)

Venerdì 9 dicembre 2016, ore 20,30, presso la chiesa succursale di Lovari di S. Martino di Lupari presentazione del volume storico-fotografico di Paolo Miotto.

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Vecchi e giovani, contadini e preti, soldati e spose. Molti tra i volti che affollano questo libro non sono più tra noi; hanno concluso la loro vita, sì, ma non sono scomparsi; lo saranno davvero quando l’ultimo filo della memoria sarà reciso, quando il ricordo dei loro tempi e dei loro gesti sarà svanito nel globalismo senz’anima che estirpa le radici e inaridisce il cammino della storia.
Perciò questa rivisitazione per immagini di Lovari, curata con rigore e passione da Paolo Miotto, ha il tenore di un atto di resistenza, dell’altolà corale di una comunità che difende un’autobiografia condivisa scandita da affetti familiari e drammi collettivi, identità paesana e devozione popolare, abnegazione sul lavoro e volontà di riscatto sociale.

Sono pagine, queste, che ci restituiscono il focolare campagnolo e le nostre nonne eternamente nerovestite, le nidiate di bimbi mai così remote e rimpiante, la brutale fatica nei campi e quella dei migranti nelle tante “Meriche” attraversate dal nostro popolo. È la “Spoon River” lovarana, silenziosa eppure eloquente. È la voce dei nostri padri, così lontana dalla modernità esausta e logorata, così vicina al nostro immaginario più vero.

                                                                                                               Filippo Tosatto


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“Idrano”, il paese che non c’è

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Idrano, località documentata nell’anno 1085 in prossimità di Rossano Veneto.

 

Il primo documento che nomina Rossano Veneto, come del resto anche molti paesi del circondario, è datato 29 aprile 1085. Si tratta di una donazione fatta dai capostipiti delle famiglie Da Romano e Da Capmposampiero ad un monastero intitolato a S. Eufemia e S. Pietro sito a Villanova (al secolo Abazia Pisani). In questo scritto il notaio Lanzo indica con dovizia di particolari tutti i possedimenti che vengono donati, sia che si tratti di appezzamenti di terreni, che di mulini, che di chiese. I paesi, in cui si trovano i possedimenti, vengono elencati zona per zona. Per quanto riguarda il bassanese viene seguito un ordine circolare, eseguendo due cerchi con partenza e arrivo a Romano d’Ezzelino. Vengono nominate diverse “ville” la maggior parte giunte fino ai nostri giorni come paesi altre come semplici località. L’elenco parte da Casale, toponimo presente tuttora nei pressi di Semonzo, si prosegue poi per Semonzo stesso, Borso e Crespano per poi scendere a San Zenone, giungere a Pietrafosca, toponimo scomparso, ma che gli studiosi hanno individuato con precisione situato a nord di Bessica, per poi scendere nuovamente a Cassola e quindi a Rossano. E proprio a Rossano accade qualcosa di strano: il notaio indica otto “massarizie” per poi passare ad una “villa” detta “Idrano” e tornare nuovamente a Rossano. Questo ritorno a Rossano può far pensare che la località “Idrano” si trovi molto vicino a Rossano, ma nel nostro paese non esiste nessun toponimo riconducibile o assimilabile ad esso. L’elencazione compie poi un notevole balzo ad ovest arrivando a Cartigliano e poi a nord fino a Bassano, Margnano e Romano. È esisto quindi un paese chiamato “Idrano” di cui oggi non rimane traccia. Ma dove si trovava questa “villa”? Facciamo alcune considerazioni: la prima è che da come viene indicato sembrerebbe si trattasse di una località molto vicina a Rossano, o quantomeno situata fra il nostro paese e Cartigliano, in territorio di Rosà, ma anche in questo comune non ho trovato alcun toponimo simile. Escluderei una sua ubicazione più a sud, il documento nomina in seguito altri paesi fra cui Galliera, Tombolo e San Martino, ed escluderei pure si trovasse più a est in quanto non fu nominato nessun paese a est del muson che scorre a Godego. Curioso poi il prefisso greco “idro” che sembra indicare un luogo in cui è abbondante la presenza d’acqua. Forse la stessa “acqua” che, come abbiamo visto in un precedente articolo pubblicato su questo giornale, ha dato il nome ai paesi di Rosà e Rossano. La questione è comunque ancora aperta e c’è spazio per nuove e più accurate ricerche.

Di Franco Marchiori


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LOVARI, un secolo di foto e ricordi

PRESENTAZIONE DEL VOLUME FOTOGRAFICO DI PAOLO MIOTTO

VENERDI’ 9 DICEMBRE 2016, ORE 20.30, PRESSO CHIESA DI LOVARI

DI SAN MARTINO DI LUPARI

ingresso gratuito

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Entusiasmare, sbigottire, stimolare, trapassare il tempo e i ricordi. Nel corso del tempo prima le immagini artistiche e in seguito le fotografie hanno assolto il ruolo di scatenare le emozioni umane di chi le ha prodotte e soprattutto di chi le fatte proprie. Questo volume intende rovesciare l’atteggiamento usuale che utilizza le immagini per provocare o creare dibattito sul valore estetico o artistico che incarnano. In questa prospettiva, le cognizioni di bello e di brutto perdono interesse e lasciano il posto ad altri valori, connessi alle storie personali e collettive di chi ha vissuto Lovari e l’ha visto trasformarsi nel tempo. Gli scatti in bianco e nero si susseguono accompagnando il fruitore del volume lungo la linea del tempo intessuta di episodi di vita ordinaria che, grazie alle foto, diventa straordinaria per un attimo, il tempo di un flash. Fermi immagine che immortalano, e proprio per questo rendono immortali, tanti volti individuali e collettivi che grazie alle didascalie tornano a rivivere nei ricordi di quanti li hanno conosciuti. È questa la forza e il potere dell’immagine storica: restituire un frammento di ciò che il tempo ha rubato per sempre. Il nostro mondo è invaso da immagini di ogni tipo e la pubblicità ben ne conosce i trucchi per suggestionare le menti, ma nel passato le foto erano rare e costose. Celebravano i riti della società come le prime comunioni, le tappe scolastiche, i matrimoni e i raduni familiari. Si tratta di materiali conservati per più generazioni per il loro valore affettivo, non certo artistico, ma proprio per questo in grado di preservare e tramandare una bellezza antica e sempre nuova che comunica più di mille parole.