Storia Dentro la Memoria


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1897, movimento dei soci di alcune Casse Rurali della provincia di Padova

di Paolo Miotto

Consultando l’archivio comunale di Tombolo, fra le migliaia di curiosi documenti che riguardano il paese e la frazione di Onara, talvolta capita fra le mani qualche interessante foglio che offre informazioni che superano i confini comunali indagati. E’ il caso del Foglio Ufficiale degli Annunzi Legali, Avvisi D’Asta Ecc. della Provincia di Padova del 26 Ottobre 1897. Questi, fra le altre informazioni, pubblica i movimenti del terzo trimestre 1897 dei soci delle Casse Rurali dei comuni di Mestrino, Vigodarzere, S. Giorgio delle Pertiche, Piove di Sacco, Montemerlo e Legnaro. Si pubblicano di seguito gli originali, altrimenti difficilmente reperibili altrove.

0. Frontespizio

1. Mestrino 1

2. Mestrino 2, Vigodarzere 1, S. Giorgio delle pertiche 1

3. S. Giorgio delle Pertiche 2, Piove di Sacco 1

4. Piove di Sacco 2

5. Piove di Sacco 3, Montemerlo 1

6. Montemerlo 2, Legnaro 1

7. Legnaro 2

 

 

 


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Comune di Onara aggregato al Comune di Tombolo

di Cesare Pasinato e Paolo Miotto

Con questo articolo ha inizio un percorso che per oggetto la documentazione civile su Onara e Tombolo (PD) conservata presso l’archivio comunale di Tombolo. Si tratta di un importante fondo archivistico che origina nel 1806 e che è rimasto per lo più inesplorato. Riteniamo che meriti di essere esaminato e riportato alla luce per raccontare alcuni momenti salienti di storia locale inedita, mediante una serie di interventi che illustreranno le due località e il loro contesto socio-economico-religioso.

Comun d'Onara

Onara Comune autonomo?
Tutti sono convinti che dopo il dominio veneziano, con l’arrivo di Napoleone e l’estensione del Regno al Veneto, sia sorto immediatamente il Comune di Tombolo, come oggi lo conosciamo.
Con la Pace di Presburgo (Bratislava, 26 dicembre 1805) l’Imperatore Francesco I cedeva gli Stati veneti alla Francia e a partire dal primo maggio 1806,Veneto, Friuli, Istria e Dalmazia diventava parte integrante del Regno napoleonico, nato sette mesi prima a Milano con l’incoronazione di Napoleone Re d’Italia.
Gli Stati veneti vennero immediatamente suddivisi in sette Dipartimenti. (Decreto n. 55 del 29 aprile 1806), corrispondenti grosso modo alle attuali province. Solo successivamente sarebbero state proposte le suddivisioni dei Dipartimenti in Distretti e Cantoni. Tale completamento organizzativo sarebbe avvenuto con Decreto n. 283 del 22 dicembre 1807.
Tombolo e Onara furono inserite nel Cantone di Cittadella, Distretto di Camposampiero, uno dei 4 Distretti del Dipartimento della Brenta con sede a Padova. Fra i Comuni del Cantone di Cittadella, Tombolo e Onara sono segnati separatamente.
Con il dominio francese, a Tombolo nel 1806 si formarono due comuni distinti, successivamente conglobati fin dal 1807. Un documento del 1810 (prot. n. 226 del 13 agosto 1810) lo dichiara in modo esplicito. Non solo conferma che nel 1806 la Sezione (Frazione) di Onara era un Comune autonomo, ma anche che gli Uffici anagrafici erano distinti. Annota infatti:

“Oltre ciò vi sono il Duplo di nascite, e Morti, e Matrimonj della Sezione di Onara, firmati dal Giudice Giuseppe Miazzi di quella Sezione al[l]ora Comune, e gli Ufficiali Civili furono Pasqual Copin, e Francesco Loviseto, dimoranti in detta Sezione, ora a questa Comune di Tombolo tal registro rimesso”.

Documenti inediti dell’archivio comunale di Cittadella
Gisla Franceschetto, in uno scritto ancora inedito degli anni ’80 del secolo scorso, trascriveva due atti che testimoniano la nascita dei Comuni di Tombolo e di Onara. A chi scrive, sembrava che la deliberazione del Comune di Onara (25 ottobre 1806), successiva a quella del Comune di Tombolo (9 agosto 1806), fosse solo un tentativo di autonomia o solo un atto di forza per contrastare l’egemonia tombolana. E invece le carte d’archivio confermano quanto scritto dall’illustre storica cittadellese.
Procediamo con ordine, affidandoci alla documentazione esistente.
Con l’arrivo dei Francesi i Comuni rurali, coincidenti con la propria parrocchia per antichissima tradizione, si erano eretti in municipalità. Nell’archivio comunale di Cittadella sono stati rintracciati due verbali di adunanza. Quello di Tombolo è singolare perché sancisce, prima del decreto ufficiale, la fondazione del nuovo comune laico e la decadenza del comune rurale, dando a vedere perfino un atteggiamento dell’ambiente sensibile alla mutazione politica e al passaggio tra le due epoche. L’atto di Onara invece fa riferimento all’antico, al quale non si pensava di dover rinunciare.
La deliberazione di Tombolo è datata 9 agosto 1806, quella di Onara 25 ottobre dello stesso anno. Scrive la Franceschetto:

“I documenti poco si discostano, salvo il vocabolario, da quelli della passata vicinia.
A Tombolo con questo atto la vicinia veniva soppressa: cassando qualunque altra amministrazione comunale, si diceva. L’adunanza era tenuta nel luoco solito, la sala della Canonica, al suono della campana; era presente il delegato della Municipalità centrale; si nominavano i due anziani come dire deputati, i più ricchi o notabili. Il sindaco era Antonio Zambusi, nominato dal prefetto del Dipartimento della Brenta, come dappertutto per meriti politici.
Il verbale dell’adunanza tenuta ad Onara è incompleto, ma offre un esempio di quanto avveniva in vicinia, dalla parte che veniva ballottata all’indennizzo, il cui significato non ci è ancora noto”.

1806 Onara allora Comune

I comuni di Onara e di Tombolo avevano doppi registri d’anagrafe e diversi amministratori.

Atto di nascita del Comune di Tombolo (come trascritto da Gisla Franceschetto)

REGNO D’ITALIA – DIPARTIMENTO DELLA BRENTA – DISTRETTO DI CITTADELLA
COMUNE DI TOMBOLO
Addì 9 agosto 1806 all’ore 21 italiane
Radunato il Consiglio Comunale, previo precedente invito e suono della campana nella sala della Canonica di detta Comune, luoco solito, ove si convocano li Consigli, alla presenza di me Giacomo Forlani qual Delegato della Municipalità Centrale di Cittadella, faciente funzione del Cancelliere del censo assentivamente alla Circolare del signor Prefetto del Dipartimento Brenta n. 3198 del giorno 21 luglio prossimo passato e nel quale intervennero li sott’annottati Consiglieri che nominarono per due Anziani fra li 25 più ricchi o Notabili della Comune suddetta.
Avviene la ballottazione come si faceva in vicinia e il verbale continua:
Quali portati alla ballottazione e separatamente ballottati rimasero, a pluralità di voti, in Anziani li Signori Giacomo Tombolato e Gio: Batta Cavicchiolo. Li quali uniti al Signor Sindaco Antonio Zambusi provvisoriamente nominato dal Prefetto del Dipartimento suddetto, compongono la Municipalità di questa Comune che nel momento stesso è posta in attivazione cessando qualunque altra amministrazione Comunale.
Seguono i Consiglieri intervenuti:
Li Signori Antonio Zambusi sindico, Francesco Pan commissionato dal sig. Alessandro Viani, Gio: Maria Rizzardi commissionato dal sig. Gio: Batta Salvioni, Pegorin Vincenzo, Giacomo Tombolato, Giuseppe Andretta, Mario Tartaja, Gio: Batta Cavicchiolo commissionato dal sig. Lorenzo Pupati, Andrea Andretta detto Corpeto, Paolo Reffo, Angelo Bacchin, Domenico Schio, Francesco Rizzardi agente del sig. Giovanni Filippi, Paolo Liviero.
Letto al Consiglio il presente protocollo per me infrascritto Delegato, fu poscia consegnato estratto autentico del medesimo nelle mani delli signori Sindico ed Anziani per immediata esecuzione.

Atto di nascita del Comune di Onara (come trascritto da Gisla Franceschetto)

REGNO D’ITALIA – DIPARTIMENTO BRENTA – DISTRETTO DI CITTADELLA
MUNICIPALITÀ D’ONARA
Addì 25 ottobre 1806
Radunato il Consiglio Comunale previo etc., alla presenza di me dr. Antonio Occioni qual Delegato della Municipalità Centrale F.F. etc.
Seguono le elezioni.
Si leva a parlare Zuan Daminato sindico, si passa all’approvazione del “Prospetto delle spese dell’anno 1805” e finalmente si mandò alla parte per il prospetto preventivo delle spese per l’anno 1807, previa lettura.
I Consiglieri intervenuti erano:
Cittadella signor Francesco – Checchetto Lorenzo come affittuale Mastini – Mariotto Osvaldo – Lovisetto Alvise – Zaniolo Antonio detto Segalle – Bedin Leonardo – Piran Domenico – Petracchin Gio: Maria agente del Signor Giorgio Cittadella – Girolimetto Girolamo – Bonetto Antonio – Dosso Angelo – Benacco Francesco – Zandarin Angelo.

I due Consigli comunali sono convocati dal Prefetto del Dipartimento della Brenta, il sig. Caccia, nominato con Decreto n. 130 del 19 luglio 1806. L’assemblea di Tombolo è convocata due giorni dopo la sua nomina. A presiedere il Consiglio Comunale di Tombolo è Giacomo Forlani, delegato della Municipalità Centrale di Cittadella. Ad Onara il Consiglio Comunale viene convocato due mesi dopo. Presiede l’Assemblea il dr. Antonio Occioni, delegato della stessa Municipalità Centrale.

Primi sindaci di Tombolo con Onara
Chi furono i primi sindaci?
Le due delibere sopra citate indicano probabilmente i nomi degli ultimi sindaci dei Comuni rurali ormai decaduti: il pizzicagnolo Antonio Zambusi a Tombolo e Zuan (Giovanni) Daminato ad Onara.
Il documento del 1810 citato sopra ci fa sapere che nel giugno 1806 era Sindaco di Tombolo l’oste Domenico Schio. Niente ci dice del Sindaco di Onara. Un altro documento del 1809 (prot. n. 192 del 5 ottobre 1809) attesta che il 12 maggio 1807 la carica di Sindaco è conferita a Paulo (Paolo) Reffo, Con il nuovo ordinamento francese i Sindaci erano di nomina Prefettizia e si avvicendavano di anno in anno.
Scrive il Sindaco Paolo Reffo al F. F. di Cancelliere del Censo del Cantone di Cittadella il 5 ottobre 1809:

Fin dal giorno 12 Maggio 1807, mi è stata conferita la Carica di Sindaco per questa Comune. Riuscendomi assai gravosa per non poter vigilare ai miei domestici affari mi è duopo Sig. F. F. significarle, non esser più disposto a continuare, e che bramo per il principio dell’anno venturo mi venga la mia dimissione.

Da quanto emerso finora dalla carte d’Archivio si può concludere che:
1. Non si sa quale sia stato il primo Sindaco di Onara.
2. Il primo Sindaco di Tombolo è stato Domenico Schio. Il suo mandato dura molto poco, perché il Conto consuntivo 1806 è firmato dal Sindaco Antonio Zambusi.
3. A partire dal 12 maggio 1807 è nominato sindaco Paolo Reffo, rimasto in carica fino al 31 dicembre 1809.
4. All’inizio del 1810 il Sindaco è Antonio Zambusi. A partire dal mese di giugno 1810 il sindaco è Giovanni Daminato
L’autonomia amministrativa del Comune di Onara è durata molto poco, probabilmente meno di un anno.

Prima anagrafe del Comune di Tombolo
Uno dei primi adempimenti imposti ai nuovi Comuni era l’istituzione dell’Ufficio anagrafico. La composizione dell’ufficio e i relativi Registri sono riportati nel suindicato documento del 1810, che chiedeva “uno stato degli Uffiziali civili” dal 1806 al 1810.
Primi Ufficiali d’anagrafe: a Tombolo Francesco Rizzardi, ad Onara Pasquale Coppin. A Tombolo nel 1806 furono istituiti i Registri dei Nati e dei Morti, a partire dal 4 giugno. Non essendovi Matrimoni, non era stato predisposto il relativo Registro.
Nel 1807 i Registri erano tre: Nati, Morti e Matrimoni. Quelli di Tombolo sono “segnati” dal Giudice Giussani di Cittadella; quelli di Onara dal Giudice Giuseppe Miazzi di Onara.

Primi documenti dell’archivio di Tombolo
Nell’archivio comunale di Tombolo non ci sono documenti relativi agli anni 1806-1808. Il poco rimasto si trova nei faldoni degli anni successivi: 1809-1810. Tale carenza potrebbe essere imputata al difficile adeguamento al nuovo assetto amministrativo imposto da Napoleone sulla falsariga di quello francese. Questa motivazione, però, non sembra essere quella vera. Il brigantaggio e la trascuratezza del Segretario comunale hanno favorito la dispersione delle prime carte.
Brigantaggio
All’inizio del 1809 i fuorilegge, i renitenti alla leva, i disertori [i briganti, come venivano chiamati] si organizzano. Una parte del Distretto di Camposampiero è nelle loro mani. Hanno di mira i registri amministrativi. Li incendiano per far sparire i dati anagrafici, gli elenchi dei coscritti e i ruoli del censo. A Tombolo non si ebbero atti di brigantaggio.
Sul documento del 13 agosto 1810, sopra citato, è scritto testualmente:

“Quasi tutti [i Registri] si sono salvati in una soffitta per il timore delli Briganti che venissero ad jcendiarli, e li al[l]egati sofrirono del deterioramento e dalli Toppi, e dalla Umidità esendo li medesimi parte chiusi nei sachi e parte sciolti, e parte mancano – e li Libri chiusi a Sua posta furono riusciti sani”.

Documenti nascosti

I documenti del primo archivio comunale di Tombolo erano stati salvati in una Soffitta per il Timore delli Bruganti che venissero ad incendiarli.

Trascuratezza del Segretario comunale
L’inefficienza degli uffici è certificata dal Segretario comunale Antonio Marangoni, eletto primavera del 1807. Ancora in attesa di approvazione della nomina, alla fine di giugno si dimette, probabilmente pressato dalla richiesta di atti non presenti in archivio. Successivamente ritirerà le dimissioni.

Rendendosi inviluppata, per non dire affatto ineseguibile, l’evasione dei pubblici affari per mancanza di alcune carte in questo Archivio Municipale negligentemente custodite dal precedente Ministro, e non credendomi in alcun conto tenuto a garantirne le spiacevoli conseguenze in aggiunta alle seriose giornaliere occupazioni di tale impiego mal conciliabili colla mia salute, dimmettomi da Segretario, non essendo stato ancora approvato dalla Superiore Autorità, colla restituzione ipso facto di tutte le Carte, e registri all’ufficio medesimo appartenenti.

Conto Consuntivo 1806 di Tombolo
Il Ristretto dei Conti della Comune di Tombolo per l’Anno 1806 è approvato dall’Ufficio della Contabilità l’11 Novembre 1807. È redatto in lire milanesi. Una lira milanese è divisa in 20 soldi e un soldo in 12 denari. La lira italiana è divisa invece in centesimi.
Il Decreto n. 238 del 12 dicembre 1806 del Regno d’Italia decreta il conguaglio fra la lira milanese e quella Italiana: 1 lira italiana corrisponde a 1 lira milanese, 6 soldi e 0,72 denari; 1 lira milanese corrisponde a 0 lire italiane e 76,75 centesimi.
Le risultanze del primo Conto Consuntivo, quello del 1806, sono le seguenti:

Attivo £ 1.897: 19: 0
Passivo £ 1.879: 18: 4
Restanza attiva £ 18: 00: 8

L’avanzo attivo di milanesi £ 18: 00: 08 corrisponde a italiane £ 13,84 (così sta scritto nella lettera della Contabilità Generale). La Restanza attiva è dovuta ad un debito del Ricevitore di milanesi £ 9: 06: 08 e a somme ancora da riscuotere di milanesi £ 8: 14: 00. Il Bilancio è sottoscritto dal Sindaco Antonio Zambusi, dall’Anziano Battista Cavicchiolo e dal Revisore Sebastian Agostini.

Il Reso-Conto 1806 della Comune di Tombolo è accompagnato da alcune Osservazioni del f.f. di Cancelliere nel Cantone di Cittadella.
Ricavi diversi
In luogo delle £ 172: 18: 8 sono state riscosse dalli in allora possessori de’ Beni Comunali £ 117: 6: 8; come appare in questa Rubrica, ma mancando la sufficiente ragione che il Ricevitore non abbia spinta al di là delle predette £ 117: 6: 8 la esazione, resta ciò a provarsi con que’ documenti che bastino a togliere tale dubbiezza.
Sovrimposte Comunali e Tasse
La esazione sopra i collettabili segnati nel Preventivo in n. 295 non fu del tutto verificata, ma solamente sopra teste n. 286, atteso l’errore riconosciuto nel lor numero. La Notarella poi che viene accusata in prova di questa defficienza di Tassati, non venne prodotta; per il che rimane da realizzarsi l’addotta mancanza di Collettabili. Anche pel numero de’ Campi trovato minore dei 800 non è stata allegata alcuna prova.
Interessi de’ Capitali debiti diversi.
Le lire quattordici in pagamento di affitto del locale ad uso della Municipalità, che qui si osservano, quantunque non ammesse sotto a questo titolo nel Preventivo, furono invece in esso accordate alla Rubrica Spese diverse.
Onorarj
Nella ricevuta n. 16 con cui viene garantito il pagamento del Salario al Cursore per quattro mesi e mezzo, non è espresso che questo Salario abbia servito pei quattro ultimi mesi e mezzo dell’anno 1806.

L’Ufficio di contabilità di Prefettura insiste sul difetto di esazione della Comune di Tombolo, che ammonta a milanesi £ 86: 06: 04, e precisamente:
1) milanesi £ 55: 12 per fitti esatti in meno;
2) milanesi £ 27: 12 per non aver conteggiato la tassa di N. 9 Collettabili;
3) milanesi £ 3: 02: 04 per aver riscontato N. 2 ¾ campi in meno.

Facendosi luoco alla seconda e terza defficienza di fondo, non può fare a meno questo Ufficio di non esigere soddisfacenti prove in riguardo alla prima.


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La pala ritrovata e restituita

La storia
Giovedì 26 settembre i parrocchiani di S. Martino di Lupari hanno riaccolto in duomo la pala d’altare più antica che il paese custodisca. Si tratta della Sacra Famiglia con S. Defendente e i santi Giacomo, Martino vescovo e Filippo, opera tarda del castellano Giovanni Battista Novello. Dopo 370 anni di vita, l’opera ha subito l’indispensabile intervento di restauro che l’ha riportata allo stato originario. Secoli di polvere, fumo di candele, ridipinture azzardate e spostamenti in almeno tre chiese, l’avevano ridotta in uno stato deplorevole. Si tratta di un’opera d’arte singolare, che era stata concepita per l’altare maggiore della chiesa che precedeva quella “storica”.

pala intera

La pala da poco restaurata.

Nel corso del Settecento l’architetto veneziano Giorgio Massari progettò un nuovo e più capiente edificio in grado di ospitare sette nuovi altari che furono adornati con dipinti pregevoli dettati dalla committenza arcipretale di quel secolo. La maggior parte delle precedenti tele cinque-seicentesche custodite nella prima chiesa furono eliminate perché ritenute inidonee al nuovo corso artistico, ma non la pala di S. Defendente. Nel 1756 l’opera trovò una prima accoglienza nel primo altare a destra dell’ingresso principale, subendo dei ridimensionamenti per adattarla al nuovo contesto, ma pochi anni dopo, nel 1759, ritornava ad occupare un posto di tutto rilievo. Fu collocata nel nuovo altare della cappella maggiore, situata al centro della parete meridionale, e intitolata alla Madonna della Cintura o del Carmelo. Anche in questa circostanza l’opera subì degli accomodamenti che la ridimensionarono per adattarla alla cornice marmorea dell’altare. I successivi lavori di ampliamento dell’altare, effettuati nel 1792 aggiungendo due colonne, non modificarono le misure della pala e tanto meno la sua collocazione. In seguito alla progressiva dismissione della chiesa storica, derivata dalla novecentesca costruzione del duomo, i due altari principali che si trovavano uno di fronte all’altro nella navata della vecchia chiesa, nel 1942 furono trasferiti nei transetti del nuovo tempio. L’altare di S. Defendente e la sua pala da quel momento si trovano nel transetto occidentale della chiesa arcipretale.

triade in alto

La Sacra Famiglia con San Defendente.

L’artista e l’opera
La preziosa tela è opera tarda dell’artista Giovanni Battista Novello di Castelfranco (Castelfranco, 1589-Ramon, 1652) che, stando alle affermazioni del cronista e pittore castellano Nadal Melchiori, si era formato alla scuola veneziana di Palma il giovane, non disdegnando però una certa carriera militare. Va subito detto che la pala dipinta per la chiesa di S. Martino è stata probabilmente elaborata a Ramon di Loria, dove il Novello aveva un palazzo di famiglia e feudo familiare. A differenza di altre opere del medesimo autore, questa non è firmata né datata, per cui rientra nel gruppo delle opere di attribuzione stilistica e storiografica. La tradizione e la documentazione locale non dubitano nell’assegnare la paternità della pala al Novello e l’attribuzione artistica conferma quanto tramandato. Due sono gli elementi fondamentali per risalire all’epoca di esecuzione. Il primo è la visita pastorale a S. Martino del 1647, che nell’altare maggiore ricorda la presenza di una tavola dorata col santo patrono Martino, mentre il secondo è la data di morte del pittore, che risale al 1652 dopo longa infirmità. Quindi è verosimile che la tela sia sta realizzata fra il 1647 e il 1650. La composizione è disposta su due livelli. In quello superiore un venerando S. Giuseppe si trastulla con un Gesù bambino biondo, dalle fattezze delicate, mentre Maria, nei classici colori rosso nella veste e azzurro nel manto, osserva compiaciuta e serena la scena. Alla destra della Sacra Famiglia, in alto e quasi in penombra, si staglia la figura di S. Defendente. Questa è l’unica a rivolgere lo sguardo ai fedeli ed ha le fattezze di un autoritratto, quasi sicuramente quello dell’artista, con i capelli e la barba corti e ricci, gli occhi chiari e la corazza militare. Nel settore inferiore vi è la sacra conversazione dei santi Giacomo apostolo, Martino vescovo di Tours e Filippo.

volto S. Defendente

Volto di San Defendente, probabile ritratto dell’artista.

La figura di S. Martino
La pala è stata concepita per onorare S. Martino vescovo, titolare della chiesa e della parrocchia. È per questo motivo che per molto tempo la tela è rimasta in bella vista dietro l’altare maggiore della chiesa seicentesca e che la sua figura è stata dipinta in posizione centrale rispetto al piano inferiore del dipinto, esattamente sotto la Madonna, a ricordare ai fedeli i due santi principali della tradizione devozione sanmartinara. La rappresentazione del vescovo di Tour è solenne e tratteggiata non già come nell’iconografia classica, col santo a cavallo che divide il mantello con il povero, ma nella forma maestosa del presule ricoperto da ricche e dorate vesti liturgiche, con la mitria sul capo e un pastorale prezioso, parte di metallo e parte di vetro. Il messaggio che la committenza rivolge ai fedeli è evidente: Martino è il santo pastore, che coniuga la preghiera e l’azione, l’evangelizzazione e la comunione fraterna, l’inizio e la fine dell’anno agricolo e quindi della vita quotidiana di campagna. L’11 novembre ricorre la festività di San Martino, devozione di antica e lunga memoria che affonda le radici nel mondo rurale abituato a darsi scadenze improrogabili di pagamento d’affitti. Chi non poteva saldare il debito era costretto a fare S. Martin, cioè a lasciare casa e campi per cercare un nuovo padrone. La data che ricorda la sepoltura del santo segna però anche l’ultimo scampolo di calore prima del rigore invernale noto come l’estate di S. Martino. Un periodo di luce e speranza che precede il freddo dell’inverno e aiuta a superare le intemperie della vita. La pala restaurata lo presenta al centro, punto di riferimento simbolico per altri santi venerati nel territorio della pieve luparense e soprattutto dei fedeli che a lui e alla Madonna si rivolgevano per chiedere una grazia.

pala intera

San Martino vescovo di Tours.