Storia Dentro la Memoria


Lascia un commento

Ristretto della dottrina agraria di G. Beltrame e G. B. Pasinato (9^ parte)

Capo IX

Dei boschi e delle siepi (delle ciese)

Quali terreni sono da destinare a Bosco?

L‘estirpazione, che s’è fatta nel corrente secolo di moltissimi Boschi sì al colle, come al piano, ci ha ormai ridotti a gran penuria di legna; derrata troppo necessaria ai bisogni della vita vita umana. Per supplire adunque a un tanto difetto sono da sostituire alcune porzioni di terreno ad uso di Bosco; e sono quelle, che col minor danno del prodotto delle biade, dei vini, dei Gelsi, e de’ Foraggi si possono molto utilmente destinare a bosco. Tali sono le sponde de’ fossi scolatoi delle acque piova­ne; i margini delle acque stagnanti. A bosco similmente sono da destinare le rive, e gli argini, che fincheggiano i torrenti, i riparli de’ fossi, che circondano i campi, i prati di fondo basso e paludoso, ed anche i troppo aridi e magri, che danno scar­so, e cattivo pascolo.

Quale spezie d’alberi è da scegliere per la piantagione de’ boschi?

Secondo l’indole de’ torrenti, che si vogliono destinare a bosco, si debbono scegliere tra le molte spezie degli alberi quelli, che meglio vi possano allignare. Ne’ fondi bassi ed umidi prosperano felicemente il Pioppo, ed il Salice (il Salgaro). Ne’ luoghi eminenti, ed argillosi crescono assai bene l’Olmo, la Quercia, e sopra tutti il Casta­gno, che ne’ magri terreni alligna meglio, che ne’ grassi. E avvertite, che per le ultime providenze del nostro Principe le Quercie, che coltiverete nei vostri poderi, saranno a vostro pieno dominio, e potrete prelevarvi di questi alberi a vostro pia­cimento.

Una siepe di gelsomino in piena fioritura.

Una siepe di gelsomino in piena fioritura.

Se siano utili le Siepi?

Chi non conosce l’utile delle Siepi, e trascura di circondare le sue Campagne, mostra d’ignorare affatto i primi principi dell’agraria economia. Sono le siepi non solo un valido, e necessario riparo incontro ai danni dei ladri, e degli animali, de’ viandanti, e cacciatori, ec., cui vanno esposti, e soggetti tutti i prodotti della terra in quelle Campagne, che non ne sono cinte; ma arrecano esse ancora positivi, nota­bilissimi vantaggi. Rallentano il soffiare troppo veemente de’ venti boreali, rattem­perano la loro crudezza, e soverchia rigidità. Obbligano in certo modo l’atmosfera a fecondare il terreno colle benefiche influenze, che vi depone; ed anch’esse l’impin­guano colle loro foglie; fermano il corso alle acque piovane, e non permettono l’u­scita al fior della terra, ed al miglior concime del campo. In fine somministrano buona copia di legna da fuoco, ed anco da lavoro, quando esse siano fatte alla maniera, che sono per dirvi.

Come si debbono formare le Siepi?

Ovunque la situazione il comporti, si scavi all’intorno del campo un fosso largo e profondo, e dove il fosso non possa farsi al fuori, si scavi al di dentro nel campo, con tale avvertenza, ch’esso serva a ricevere, e trattenere, e non a deviare con rapi­dità le acque, che scolano dal campo stesso, o dalla strada. Elevato l’argine collo scavamento della Terra, nella parte esterna di esso si piantino degli spini in retta linea, distanti un palmo l’uno dall’altro; e si raddoppii la piantagione degli spini in una seconda linea a scacchi. Alla sommità dell’argine, e nella parte interna di esso si piantino arboscelli convenienti all’indole del terreno, e si lascino crescere i più vegeti, e diritti all’uso di fabbrica, o di rurali stromenti. Ogni tre anni si potrà fare il taglio degli spini e degli arboscelli, i quali crescendo poi in cespuglio daranno sempre maggiore la copia della legna, e si rinforzeranno a riparo sempre più valido delle campagne, e de’ frutti, ch’esse produranno. L ‘anno, in cui si farà il taglio del­la siepe, si rimondi il fosso: e porzione almeno della terra da esso scavata si doni alla coltivazione della siepe, da cui deve riconoscere il buon Agricoltore l’aumento, e la sicurezza delle sue più care raccolte; e quindi il frutto prezioso delle sue indu­strie, e de’ suoi sudori.

IL FINE.


Contatore siti


Lascia un commento

Ristretto della dottrina agraria di G. Beltrame e G. B. Pasinato (8^ parte)

Capo VIII

Della maniera di ben allevare i bachi da seta (i cavalieri)

Quali avvertenze si debbono avere intorno alla semenza de’ Bachi da Seta?

La prima avvertenza dee essere quella di scegliere Galette della migliore nota qua­lità, per averne semenza atta a dare buona Galetta. Or perché la semenza riesca vi­gorosa e sana, si lascino accoppiate le farfalle non più di 4 ore, e si rimuovano i maschi dal luogo, ove si mettono le femmine a deporre le uova già fecondate, e similmente dal luogo, ove altre farfalle sono tuttavia accoppiate. Si avrà il numero de’ maschi pari a un di presso a quello delle femmine, se si avrà l’avvertenza di cogliere alla metà del Bosco, ossia dei fascinajo le Galette di semenza. Raccolta la semenza in fogli di carta, come tra noi si pratica, si sospendano questi ne’ luoghi più freddi, asciutti, e ventilati (esposti al vento) della casa.

Quale deve essere il rispetto, e quale costruzione delle stanze per lo felice allevamen­to de’ Bachi da Seta?

Il migliore rispetto si è quello del mezzodì, e del Levante. La stanza sia ampia, e capace al bisogno: non patisca umidità, s’è posta a pian terreno: ed a qualunque piano sia locata, abbiavi nel mezzo di essa un Cammino ad uso di farvi fuoco, onde ripararsi dalle intemperie della stagione. Non vi manchi lo spiraglio di qualche fine­stra, che vorrà essere, più o meno custodita, e riparata secondo il rispetto, a cui è rivolta. Sia tenuta lontano da questa stanza ogni materia, che mandi cattivo odore, e sia sempre sgombra, e netta da qualunque immondezza.

In quale stagione, e con qual metodo si debbano far nascere i Bachi?

La stagione più opportuna si è quella, in cui la foglia de’ Gessi, comincia a schiu­dersi (comincia a buttare). Allora, e non prima, sono da mettere fra coperte di lana, ed in Camera mediocremente calda i fogli della semenza, affinché questa lentamen­te, e come per gradi risenta il calore vivificante. Se conviene accellerare la nascita dei vermicelli, si aprano a fogli mattina e sera, per promuovere col benefizio dell’a­ria lo schiudimento delle uova. Quando le uova si vedranno cangiare colore, e dive­nire biancastre, si ripongano i fogli tra le materasse (stramazzi, piumazzi) appié d’un letto, ove persona vi dorme; e passati due giorni si aprano, indi si ripongano alla metà del letto, onde abbiano a risentire un maggior grado di calor animale, che sol­leciti il nascimento de’ Bachi. Si faccia loro sentire più volte al giorno il benefizio dell’aria aprendo i fogli; e tostoché si vedranno apparire in buon numero i nati ver­micelii, con alquanti germogli di foglia si cuoprano i fogli per raccogliere i nati, e collocarli sopra tavole monde, o sopra graticci ricoperti di carta, o di panno lino mondissimo. Si tengano separati i nati la mattina dai nati la sera, e molto più quei d’un giorno da quei d’un altro. Affine di procurare il nascimento il più ch’è possibile ad un medesimo tempo, gioverà con lieve fuoco sottoposto al tavolino, sopra cui si stendono i fogli nell’atto di apporvi la foglia, ajutare, e promuovere lo schiudimento degli altri.

Come si debbono nutrire subito nati; e quale assistenza sia necessaria fino alla pri­ma muta?

La Tavola, o Graticcio de’ neonati Vermicelli (de’ Cavalieri appena nati) sia collocata in vicinanza del Cammino, isolata fra il Cammino stesso, le finestre, e la porta; siano nutriti con foglia mediocremente matura, e non mai con teneri germogli, né con foglia umida, e grassa. E perché i piccioli Bachi possano agevolmente, e como­damente pascersi della foglia, sia questa tagliata minutamente, e leggermente distri­buita; e venga loro somministrata altra foglia, tostoché avranno consumata la pri­ma. Il grado del calore, che deve essere nella camera, verrà indicato dagli stessi ver­micelli; i quali, quando si veggono assiderati, e ristretti insieme rimanersi dal man­giare, danno certo segno di patir freddo. Sia perciò sempre tenuto tepido l’ambiente della camera col mezzo di leggier fuoco, che a quando a quando si levi in fiamma a depurare, a ventilare l’ambiente della camera stessa, la cui porta e finestre ancora nelle ora più calde del giorno vorranno essere aperte, affine di liberare la camera dal soffoco troppo sempre nocivo alla salute de’ Bachi. Essendo cosa per replicate osservazioni manifesta, che il freddo ritarda la maturanza de’ Bachi a danno di chi li nutre, ed il caldo soffocato li fa perire sicuramente.

Bozzi pronti per essere scottati e filati.

Bozzi pronti per essere scottati e filati.

Quale metodo si debba tenere pel buon esito della muta, e come siano da rimettere al pasto, e quando si debba lor mutare il lettori?

Nodriti i vermicelli col metodo accennato fin qui, li vedrete in pochi giorni giungere a quella età, in cui è loro necessario di spogliare la pelle, e fare, come si suol dire, la prima muta: alla quale quanto più si vengono approssimando, si devono pascere con la foglia più gentile, e più sana che v’abbia, sì in questa, come in tutte le altre mute. Al primo indizio, che si manifesta assai facilmente per l’ingrossamen­to del capo, per l’immobilità, e lucidezza di tutto il corpo, darete loro più rara, e leggiera la foglia a nutrimento di quelli, che non sono ancora giunti al tempo di fare la muta. Quando vi avvedete, che i più sono in muta, sospendete del tutto la foglia, e accrescete alcun poco il calore della stanza; ma sempre coll’avvertenza di ripararvi dal soffoco col mezzo di viva e lieve fiamma, e coll’aprire in ore opportu­ne ne’ giorni tepidi e sereni la porta, e le finestre. Tostoché vedrete buon numero di vermicelli aver rivestita la nuova pelle, somministrerete loro in cibo foglia intera e rara, affinché i primi a levarsi non languiscano per fame, ed i più tardivi non ven­gano disturbati dal sonno, e pregiudicati dalla freschezza della foglia. Rinnovate la foglia a misura, che vedrete ricoperta di vermicelli la prima, e dappoiché avrete po­sta la terza mano di foglia, asportate altri graticci i Bachi soprastanti alle foglie, e pasceteli con foglia tagliata, come si è detto doversi fare fino alla prima muta. Allo stesso modo leverete i più tardivi dal letto della prima muta, e li porrete sepa­rati dai primi. Con questo metodo procederete fino passata la terza muta sì nel pa­scerli, come nel cambiarli di letto.

Quale debba essere il governo de Bachi passata la terza muta?

Asportati dal letto della terza muta sopra altri graticci asciutti e mondi, e dispo­sti i Bachi in modo, che sia lasciata vota la terza parte di ciascun graticcio a como­do de’ crescenti vermicelli; si pascano indi in poi con foglia intera, e sempre asciut­ta, ed a misura che la vengono consumando. Si diminuisca il fuoco secondoché si va aumentando il calore della stagione. Gioverà far fuoco di fiamma ogni giorno la mattina al levar del Sole, aprendo nello stesso tempo porta, e finestre per intro­durre nella stanza aria nuova e pura, e per cacciar fuori il soffoco, ed ogni cattivo odore. Sarà bene di rinnovare la fiamma ne’ giorni umidi e piovosi.

Quali regole sono da osservare per buon governo de’ Bachi dopo la quarta muta?

Tolti dal letto della quarta, ed ultima muta colle avvertenze sopra indicate, e ri­posti sopra nuovi graticci, se la stagione è ben calda, deesi sospendere il fuoco, e lasciar godere liberamente agli adulti Bachi la tiepida aria serena dell’atmosfera, ri­parandoli soltanto allora, che sopravvenisse freddo grande per pioggia, o vento; e ripigliando in tal caso discretamente l’uso del fuoco. A ripar parimente la stanza dal soffoco, che nel sopravvenire de’ Temporali vi s’introduce, gioverà dar moto all’aria, eccitando viva fiamma di paglie, o sottili farmenti (bacchette di vigna); ed aprendo porte, e finestre. Il cibo sia di foglia raccolta il giorno innanzi almeno, e sempre asciutta, e venga loro somministrata a misura che si vedrà averla consuma­ta. Il pasto seguente, e continuato non solamente accelera la maturità dei Bachi, ma li preserva ancora per avviso de’ più accurati osservatori dal morbo del calcina­mento, che s’ingenera per mancanza di quell’umore stesso ch’essi succhiano col na­turale nutrimento. La più importante avvertenza da aversi in questo tempo si è quella di ripararli non solamente dal soffoco che può derivare dalla calda stagione; ma eziando da quello che facilmente può provenire dalla fermentazione de’ letti, sì per gli avanzi della foglia, come per la copia degli escrementi. Alla prima cagione di un male sì funesto alla salute, ed alla vita de’ Bachi si è detto sopra, come si debba riparare. Per rimediare alla seconda è necessario di tramutarli spesso di letto, facendo uso delle reti, come da alcuni si pratica con grande risparmio di tempo, e senza pericolo di recar nocumento a questi troppo gentili vermicelli.

Quando, e come si debba fare il Bosco, ossia il Fascinajo?

Collo spesso, e continuo nutrimento della foglia più perfetta, somministrata ai Bachi in questo tempo, anticiperanno essi a maturare, e quando il candor della pel­le, e la pellucidità del corpo daranno segno, che si vengono approssimando al tem­po di fare il Bozzolo, ossia la Galetta, allora si dovrà metter mano alla costruzione del Bosco. Le scope selvatiche, i radicchi, e le gramigne, i ramoscelli degli alberi di sottile, spessa, e ruvida diramazione, bene disseccati al Sole sono tutti materiali opportuni a costruire il Bosco. La pratica più universale, più comoda, e più vantag­giosa si è di formare il Bosco sopra gli stessi Graticci, disponendo nell’estrema parte del Graticcio verso il muro una siepe sottile, che fitta tra le cannuccie del Graticcio inferiore giunga ad appuntarsi nel superiore, che vorrà essere distante dall’inferiore palmi tre circa. Al preparato Boschetto si vedranno spontanei salire i Bachi già di­sposti a filare, mentre gli altri proseguono a nutrirsi. Quelli, che già maturi al lavo­ro, si vedessero sviare dal Bosco, si ripongano a quella parte. Secondo che la dispo­sta siepe si andrà popolando di Bachi lavoratori, si aggiunga alla prima siepe un’al­tra mano di ramoscelli nel modo sopra indicato a comodo de’ Bachi più tardivi, e si attraversi ancora il Graticcio con altra siepe, se il bisogno lo richiede; onde non abbiano a disturbarsi vicendevolmente ne’ loro lavori. Scorra notte e giorno libera­mente l’aria ad investire il Boschetto, affinché vigorosi, e forti si mantengano i Ba­chi alla continuazione, e compimento de’ Bozzoli. Che se avvenisse di vederne alquanti deboli, ed inerti giacersi sopra la mal corrosa foglia, si spruzzino leggermen­te con aceto, oppure si tuffino per pochi momenti in secchio d’acqua fresca, poi per altri pochi momenti si lascino esposti al Sole, e con tale ripiego si vedranno molti rinvigorire a segno d’imprendere il lavoro nel momento stesso, che verranno presen­tati ai bosco.

Gli ultimi allevamenti di bachi da seta degli anni Settanta a Borghetto di San Martino di Lupari.

Gli ultimi allevamenti di bachi da seta degli anni Settanta a Borghetto di San Martino di Lupari.

Non è ella lodevole la pratica comune tra noi di trasportare i Bachi a filare entro fascine collocate in un angolo della stanza, e ricoperte con Lenzuola?

Non solamente non è lodevole una tal pratica, ma è da riputarsi perniciosissima al lavoro di buona Galetta. Questo è il tempo, in cui i Bachi maggiormente abbiso­gnano di respirare aria libera, e pura: e se il soffoco in ogni età è loro nocivo, nel tempo del filare la seta riesce loro micidiale, togliendo loro quella forza, e vigoria, che dona agli spiriti animali la libera respirazione d’aria pura, ed elastica, e da cui dipende principalmente l’attività necessaria alla perfezione del lavoro. Per questa im­pedita respirazione ne’ fascinai disposti al detto modo, assai volte soffocati, e calcinati i Bachi periscono, ed imputriditi col fetore che mandano, ammorbano gli ulti­mi posti al lavoro, i quali o incontrano la mala sorte dei primi, o malamente com­piono il lavoro. Quindi spessissimo avviene, che seguendo un tal metodo, e scarsa sia la ricolta della Galetta, e questo sia di pessima qualità.

In qual tempo si deve raccogliere la Galetta?

Non prima che siano passati 8 giorni dall’incominciare de’ Bozzoli, se la stagio­ne è stata calda, ventilata, e propizia al lavoro de’ Bachi, si debbono raccogliere le Galette; e deesi ritardare qualche giorno a farne la raccolta, caso che sia corsa stagione fredda, ed umida: facendo altrimenti, si coglie immatura, ed imperfetta la Galetta a danno del Venditore, e del Compratore di quella.
Contatore siti


7 commenti

Ristretto della dottrina agraria di G. Beltrame e G. B. Pasinato (7^ parte)

Capo VII

Dei gelsi (dei Morari)

Quante spezie di Gelsi vi sono, e qual è la migliore?

Di due spezie sono i Gelsi, altri, che si dicono bianchi, ed altri neri dal vario colore del frutto, che essi producono. Non è dubbio, che i Gelsi bianchi per la fo­glia tenera, delicata, e più confacente al buon nutrimento de’ vermi da seta, a prefe­renza de’ Gelsi neri, sono da riputare i migliori.

Quale spezie di terreni amano i Gelsi?

I Gelsi siccome ridondanti di umore, ed inclinati a spandere, e dilatare le radici a non molta profondità, amano i terreni leggieri, ed arenosi, non gli argillosi e for­ti; i terreni soffici (molli) e caldi, non i compatti e umidi. Perciò si dee correggere, ed attemperare l’indole de’ terreni con la conveniente preparazione e coltivazione, affine di renderli atti alla prosperità dei Gelsi, che in essi si piantano.

Come si fanno i semenzaj, o vivai de’ Gelsi?

I semenzai de’ Gelsi si fanno allo stesso modo, che si è deto doversi fare i semenzai degli alberi. Se non che per avere i semi di questa pianta è necessario di cogliere maturi i frutti, e lasciarli fermentare qualche giorno insieme. Indi si stropicciano con le mani poste entro un vaso d’acqua, affinché i granelli del seme si stac­chino dalla mucilagine, che li ricopre, e calino al fondo del vaso. Colata l’acqua, si raccolgono i semi, e si fanno dissecare all’ombra, e bene asciutti si riserbano per farne la seminagione in Marzo, od in Aprile del seguente anno.

Qual coltura, e governo si dee tenere de’ Gelsi nel vivajo?

Fatta la semina al detto tempo, in terra ben preparata ad uso di semenzajo, gioverà ricoprire il terreno seminato con poca paglia, ed irrigarlo, se la stagione corres­se secca. E si terranno più facilmente le nate pianticelle monde dall’erba, se si gette­ranno i semi in canaletti distanti un palmo fra loro, e si potrà più comodamente zappare a quando a quando la terra. Alla Primavera dell’anno seguente si trapiantino i teneri Gelsi in più spazioso terreno, preparato allo stesso modo, e distanti tre palmi l’uno dall’altro, e si mozzino l’estremità delle radici primaché si pongan sotterra. Si abbia cura di tenerli purgati dall’erba, di zappare il terreno quando occorre. Nel Mese di Marzo del susseguente anno vangata la terra, si tagliano le pianticelle al di sopra dell’occhio più vicino a terra. Se il reciso fusto gettasse più germogli, svelti i più deboli, se ne lasci un solo; e questo pervenuto all’altezza di palmi 4, si rimondi con le mani dai teneri germogli, che spuntano lungo l’asta; si seguiti a ri­mondarlo così finattanto che sia giunto all’altezza di palmi 8 circa; ed allora gli si levi l’occhio alla cima, perché si dirami: il che si dovrà fare alla fine di Luglio, o al principio d’Agosto. Non più che tre, o quattro sorcoli si lascino crescere alla for­mazione de’ rami. Quelle pianticelle, che per qualche sinistro non fossero cresciute alla detta altezza, si deono tagliare nuovamente al piede di Marzo dell’anno seguen­te, e poi governare, siccome le altre. A sostegno delle gracili pianticelle si attraversino le file con pertiche fermate a pali fitti in terra, e a queste con ligatura molle, e lenti si reggano diritte le tenere piante de’ Gelsi novelli. Sino a tanto che siano giunte alla conveniente grossezza da potersi rimpiantare, si abbia l’attenzione di tener monda l’asta dei germogli, e non si ometta di tempo in tempo la zappatura del terreno, dal quale si potrebbe cavare il frutto di erbaggi ortensi.

È egli lodevole il costume di propagginare i Gelsi?

Gli Agronomi tutti convengono, che le piante di semina debbono prosperare, e prosperano in fatto assai meglio di quelle, che si traggono da propaggine. L’uso de’ semenzai, e non delle propaggini è il più comune presso le Nazioni d’Italia, che at­tendono con maggiore accuratezza, e vantaggio alla moltiplicazione, e coltivazione de Gelsi. Lascio ora a voi il dedurne la legittima conseguenza.

Come si debba fare la piantagione de’ Gelsi?

Prima d’Inverno si scavino nel luogo destinato alla piantagione le fosse nella distanza di passi tre, larghe 8 piedi circa in quadro, e profonde piedi 3 ne’ terreni ghiaiosi e leggeri; piedi 2, e mezzo ne’ terreni forti, e pingui. Si tenga separato dal­l’altra il primo strato di terra da rimettersi poi sopra le radici de’ Gelsi. Alla fine di Marzo, o ne’ primi giorni d’Aprile si levino dai vivaio i Gelsi, usando ogni mag­gior diligenza per conservare illese le tenere radici; troncando solo la radice più grossa col maggior risparmio delle contigue barbe; si recidano rasente l’asta tutti i rami, guardando di non offendere quegli occhi, o piccole gemme, che si vedranno spunta­re alla cima dell’asta nel contorno de’ rami recisi. Si gettino nella fossa sassi, farmenti, macerie di fabbriche (calcinazzi), e terra concimata alla maniera, che s’è det­to doversi praticare nella piantagione delle viti, riempiendola a tale altezza, che le radici del Gelso sovrapposto bene allargate, e distribuite in giro restino situate un piede circa sotterra. La terra più minuta investa sotto, e sopra le tenere radici, ed a questa succeda la più concimata; poi farmenti, canne, paglie, ed altre materie atte a rendere sospeso il terreno per la più facile dilatazione delle radici. In fine con la terra scavata dalla fossa si appiani il terreno. Non si ommetta l’avvertenza di pian­tarli a vento, come si è detto degli altri alberi.

Quali avvertenze sono da avere nel primo anno della piantagione de’ Gelsi?

La prima avvertenza si è di tenerli mondi da ogni getto lungo l’asta, e di scema­re il numero de forcoli, che spunteranno alla sommità, lasciandone crescere non più, che 6. in giro per ciascuna pianta. Alla fine di Novembre poi si coprano le aste all’intorno con paglia di Segale, o con canne di Sorgorosso per ripararle dal freddo nell’Inverno, e dal Sole nella Estate.

Quando, e come si debba fare l’innesto de’ Gelsi?

Passato l’anno, da che sono piantati i Gelsi, in stagione, e tempo opportuno a tale operazione, che suol essere in Aprile, si fa l’innesto, il quale può eseguirsi in quattro maniere, cioè a cannello, ossia a subiotto, ad occhio, o sia a corteccia, a corona, ed a taglio, ossia a cuneo. Sono abbastanza note tutte queste maniere di fare l’innesto, e la meno pericolosa per la pianta in supposizione, che gli innesti pe­rissero. Quattro o se, e non più saranno le verghe da innestarsi in ciascuna pianta, e le altre tutte si taglieranno rasente l’asta. Le verghe, che deono servire all’innesto, si tolgano da Gelsi bianchi, che danno foglia piuttosto piccola, doppia, e rilucente; e s’abbia l’avvertenza di serbarle in luogo umido, e fresco, sicché non inaridiscano primaché sen faccia uso. In caso che i Gelsi cresciuti a conveniente grossezza doves­sero rimanersi nei vivaio per qualche anno, sarebbe opportuno l’innestarli ove so­no, e poi farne la piantagione a tempo proprio.

Filari di viti intercalati da gelsi a Sant'Anna Morosina nei primi decenni del Novecento. Oltre a fungere da sostegno per il vigneto, i gelsi erano indispensabili per la bachicoltura.

Filari di viti intercalati da gelsi a Sant’Anna Morosina nei primi decenni del Novecento. Oltre a fungere da sostegno per il vigneto, i gelsi erano indispensabili per la bachicoltura.

Quale diligenza, e coltura è da usare per il buono allevamento de’ Gelsi, fatto l’innesto?

Non avranno felice esito i fatti innesti, se voi non userete la diligenza di levare a quando a quando con le mani tutti i germogli, che mette la pianta al di sopra, o al disotto degli innesti, e similmente lungo l’asta. A preservare i novelli innesti dal morso di certi Insetti, che diconsi Forbicette gioverà spogliare le aste delle pa­glie, o canne, ond’erano coperte; e se ciò non bastasse, contornate l’asta con lieve mano di vischio, in due cerchietti alquanto distanti l’uno dall’altro. Appena fatto l’innesto vangate la terra all’intorno, quanta fu la larghezza della fossa, seminatevi de’ Lupini (fava luina), e quando li vedrete bene fioriti, recideteli, ed interrateli, vangando di nuovo la terra. In Novembre rivestite le aste de’ Gelsi con paglie, o canne, e fino all’età di 7 anni circa tenetele sempre riparate così dai rigori del fred­do, che dagli ardori del Sole.

Con quale metodo si debbono tagliare i Gelsi?

In Marzo dell’anno susseguente all’innesto con ferro ben tagliente reciderete la sommità dell’asta, che sovrastasse agl’innesti; così parimente ogni gruppo, ogni germoglio selvatico, ed ogni seccume, se mai vi fosse. Non più che tre verghe innestate con buon esito, e queste disposte in triangolo si lascino alla regolare diramazione della pianta, e si tronchino alla lunghezza di tre palmi. Giova assaissimo al più spe­dito, e regolare crescimento della pianta levare gli occhietti a ciascuna verga, lascian­done solamente cinque, o al più sei alla sommità. Il taglio del secondo anno in No­vembre, o in Marzo, si farà recidendo la quarta parte della lunghezza di ogni verga, e rimondando la pianta tutta dalle verghe deboli, ed immature. Non trascurate di vangare la terra, e di coltivarla seminando, ed interrando de Lupini. Con questo metodo, e coltura alla fine del terzo anno dopo l’innesto avrete una pianta diramata ampiamente, e regolarmente.

In quale età si possa cominciare a goder il frutto de’ Gelsi?

Guardivi il Cielo dallo stendere la mano a cogliere la foglia de’ novelli Gelsi, pri­ma che sia compiuto il terzo anno dopo l’innesto: voi mandereste a male tutte le diligenze usate nell’allevarli; essi intristirebbero a segno di non poterne più sperare buon esito.

Se nel cogliere la foglia si debbano sfondare, ovvero potare (bruscare) i Gelsi?

Se si avesse a sciogliere questo quesito riguardando alla pratica di tutte le nazioni, presso le quali allignano i Gelsi, non si potrebbe esitare un momento a deciderlo. Tutti i Popoli d’Europa sfrondano, e non mai potano i Gelsi nel cogliere la fo­glia. Seguendo essi una tal pratica abbondano di Sete più che noi; la Sete loro per la massima parte sono più apprezzate delle nostre; i Gelsi loro sono più vegeti, e rigogliosi dei nostri senza niuna comparazione. Dunque la pratica di potarli, che si tiene fra noi, è da dirsi contraria alla prosperità de’ Gelsi, alla quantità, ed alla qua­lità del prodotto, che se ne ricava. Ora dite voi, se siano da sfrondare, o potare i Gelsi nel cogliere la foglia, e se non sia da riputare una pratica perniciosissima al nostro vero interesse, introdotta fra noi dalla pigrizia, e dall’avidità de’ Villici, i quali a risparmio di fatica, e per l’utile de’ fermenti hanno preso a potare i Gelsi, in luogo di sfrondarli nella stagione, in cui si raccoglie la foglia per nutrire i vermi da Seta.

Quando, e come si debbano potare i Gelsi?

Il primo anno, in cui si comincierà a cogliere la foglia, che sarà il quarto anno dopo l’innesto, i giovani Gelsi saranno i primi, che si dovranno sfrondare; di poi i più adulti. Non si tocchino con ferro, salvo che per rimondarli dalle verghe infran­te, torte, o disseccate; e questa potazione si farà in Novembre, oppure nel Marzo del seguente anno. Dopo tre anni, se i Gelsi si fossero troppo inspessati di rami, converrà diradarli, recidendo quelli, che recano maggior ingombro, ed inviluppo al­l’intorno della pianta, la quale diradata così produrrà foglia in maggior copia, e la conserverà più facilmente intatta dalla nebbia, e dai bruciori del Sole. Ed anche questa potazione si dee fare in Novembre, ovvero in Marzo. La potazione di tutti i rami è da farsi allora, che si vedranno spuntare gracili, distorte e spinose le verghe pro­duttrici della foglia. Il che suol avvenire dopo 6, o 7 anni secondo la qualità del terreno, più o meno propizia alla prospera vegetazione de’ Gelsi. E questa potazio­ne si dee fare similmente in Novembre, oppure in Marzo.

Come si potrà compensare la perdita della foglia nell’anno, in cui si potano i Gelsi?

Questo danno non è che di apparenza, ed è a molti doppj compensato negli anni appresso dalla pronta, e vigorosa diramazione, che fanno i Gelsi nel corso d’una intera stagione; è compensato dalla successiva prospera vegetazione di tutta la pian­ta, dalla lunga durata dei Gelsi, che con tal metodo sono potati. Con questo meto­do, sperimentato vantaggiosissimo a trarne il maggior frutto, si confidano i migliori agronomi preservare in avvenire i Gelsi dalla mortifera epidemia, che ha spogliate le più floride campagne d’Italia negli anni addietro di questa tanto benemerita pianta.

Come si possa riparare il danno della vecchiaja, e morbosità de’ Gelsi.

Quantunque debba intervenire ai Gelsi ciò, che veggiamo avvenire delle altre co­se tutte quante, vale a dire, che passato un certo corso d’anni vengono alla loro fine; nondimeno vi ha mezzo di prolungare ai Gelsi la vita, quando per qualche si­nistro accidente si veggano invecchiare innanzi tempo. Quando avvenga dunque, che un Gelso annoso comincia a dissecarsi, tosto si recidano i rami infimo al vivo, cioè fino a quel segno, in cui si conoscerà essere penetrato il guasto; si liscino le radici del Gelso; si rimondi dalle secche, o corrotte; poi bene si coltivi con macerie di mu­raglie, o con terra concimata. In pochi anni voi lo vedrete ringiovanire, ramificare, e frondeggiare al pari degli altri i più vigorosi, se avrete la sofferenza di aspettare a coglierne il frutto dopo due anni. Per rimediare ai vari morbi, cui vanno talora soggetti i Gelsi, di cui è indizio il lento vegetare de’ rami, e l’intempestivo pallore delle foglie, giova in opportuna stagione l’innestarli a corona, recidendo il tronco al disotto del primo innesto, se la pianta è giovine, ed essendo adulta, e grossa as­sai, l’innesto si farà ne’ rami. Se avviene; che alcuno degl’innesti fatti in giro al tron­co, o ai rami del Gelso si mostri intristito, e giallastro nella foglia, allora in Novem­bre, od in Marzo del seguente anno da quella parte, che gl’innesti languiscono, si apra il tronco, od il ramo con taglio profondo, e si recida a segno di non offendere gl’innesti più vigorosi. Questa operazione si è sperimenta­ta utilissima alla guarigione de’ Gelsi. Finalmente il tramutare la spezie dei Gelsi, innestandoli, ha giovato molte volte a correggere la infeconda, o malaticcia loro indole.
Contatore siti