Storia Dentro la Memoria


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La Chiesa del Torresino a Cittadella

di Gisla Franceschetto in Cittadella a Mons. Aldo Pesavento, Cittadella 1968

Santa Maria della Torresino, dalla torre cui è addossata che le fa da campanile, è nominata nei documenti fin dal secolo XV, ma è tradizione che essa sia stata costruita contemporaneamente al castello, la prima Chiesa dentro la cerchia murata, per gli uomini d’arme che la presiedevano. Recentemente se ne è avuta la conferma perché, rimuovendosi il pavimento, sono venute alla luce fondazioni che si ha motivo di ritenere fossero quelle dell’antico edificio, che era di modeste dimensioni se misurava poco più di 12 metri di lunghezza. Anche la destinazione della Chiesa, legata alle vicende del castello, è avvalorata dei santi onorati nei tre altari di quella primitiva ancora secoli dopo, nel 1605; infatti, uno portava la Deposizione del Bastiani ora in sagrestia, un altro era dedicato a San Sebastiano nel cui giorno si faceva festa e nel terzo vi era onorato San Rocco al quale si rivolgevano i feriti e chi aveva piaghe da curare. Le visite pastorali nominano sempre la chiesa del Terresino e da esse si rileva che lentamente, con lo scorrere del tempo, le devozioni in essa praticate si adeguano alle mutate condizioni dell’ambiente.

facciata

La facciata della chiesa del Torresino dal camminamento di ronda.

 

Così nel 1672 si trova istituita la congregazione di San Giuseppe che aveva cura della chiesa e nel 1742 sono ricordate le faglie di San Rocco di San Bovo, alla quale aderivano i contadini del Vignale: tutti avevano, sotto il pavimento della chiesa, la sepoltura per i loro iscritti. Finora non si sono trovate carte che informino sulla demolizione della chiesa antica e sulla successiva edificazione di quella attuale, ma dal suo interno nitido, chiaro, elegante essa si presenta come un bell’esempio del ‘700 che prelude il neoclassico. I quattro altari della navata, due barocchi marmi policromi festosamente decorativi e due delicati e morbidi sull’esempio di quelli del Duomo, bene si inseriscono nell’ambiente che risulta fuso e armonioso nel concorso di stili diversi. Solo l’altare maggiore, con la sua mole e la freddezza dei suoi marmi, non si adegua all’insieme. Nella ricostruzione che ampliò la Chiesa, allora diventata la sussidiaria della parrocchiale, qualche cosa è restato del passato remoto in alcuni Santi onorati sugli altari. In quello a sinistra dell’entrata sta una Deposizione vivace e forte di colore, che ripete moduli provinciali protrattisi per lungo tempo, tuttavia esso ricorda la Madonna Calderaro nella sagrestia Vecchia del Duomo e può essere opera di un cittadellese.

Prima pag Confr di S. Giuseppe

I massari della confraternita di S. Giuseppe del Torresino chiedono l’aggregazione all’arciconfraternita romana.

 

Di fronte stalla paletta ottocentesca di Sant’Anna, la Vergine e San Gioacchino e in disparte ritorna San Rocco a mostrare la sua ferita. Verso l’abside, a destra, una tela con San Luigi Gonzaga, San Francesco Saverio e un altro Santo; è opera ottocentesche piuttosto fiacca, ma l’altare di fronte rimanda ai trascorsi guerreschi dei primi tempi e rappresenta San Giorgio rivolto al guardiano di un armento che si vede pascolare sulla collina: questa tela si raccomanda più delle altre per valori di arte, infatti è di buona fattura ed ha nitidezza di linee di colore da farla attribuire al periodo neoclassico o immediatamente precedente. Un cartiglio, dipinto alla base del quadro, porta una scritta in parte corrosa che potrebbe indicare l’autore, in questo caso, un cittadellese. Sull’altare maggiore è l’immagine della Madonna era un tempo molto venerata. Nella navata una vasca, ricavata da un blocco di pietra proveniente dalla Colombara, da un insieme di indizi risulta essere il fonte battesimale della chiesa di San Nicolò di Meianiga, villaggio che esisteva fuori della porta trevisana prima della costruzione delle mura che fu assorbito dalla nuova Cittadella.

Gio. Batta Benoizzati fonda una mansioneria

Giovanni Battista Benozzati nel 1758 fa testamento e istituisce una mansioneria nella chiesa del Torresino di 110 ducati.

 

La chiesa del Torresino, di fronte alla Torre di Malta, nella severa piazzetta dove erge la sua scabra facciata di mattoni è un angolo di schietto sapore, medievale ancora intatto, sebbene nel secolo scorso sia stato spianato il terrapieno che dal marciapiede saliva fino all’entrata della chiesa alla quale si accedeva per alcuni scalini di pietra. Nell’archivio della Canonica è conservato il disegno della facciata, secondo un progetto contemporaneo alla riedificazione del quale è stato compiuto solo il portale d’ingresso. Esso prevedeva i rivestimenti in pietra della facciata, quattro pilastri posavano su un alto basamento e giungevano fino al frontone che nella sommità portava cinque statue: una facciata movimentata e piena di colore, sul gusto del settecento veneziano. Questo si sa finora sulla chiesa di Santa Maria del Torresino dagli inizi duecenteschi che ne hanno segnato il carattere.


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Scorci notturni su Cittadella murata

Il fascino delle mura di Cittadella notturna è noto a quanti passeggiano di sera lungo gli spalti o l’anello stradale che circonda la città. Si propongono alcuni scatti serali di metà febbraio.

1

Settore fra porta Bassano e porta Vicenza.

2

In direzione di porta Vicenza.

3

Porta Padova da sud-ovest.

4

Particolare di porta Padova da sud-ovest.

5

L’entrata di porta Padova.

6

Verso borgo Treviso.

7

Porta Treviso.