Storia Dentro la Memoria


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Quando il popolo alza la voce ma nessuno l’ascolta!

Le ricerche fra le carte d’archivio fra ‘800 e ‘900 pongono talvolta il ricercatore di fronte a documenti che contengono lunghi elenchi di firme, e più spesso croci di illetterati. Si tratta delle prime forme di coscienza popolare scritte che per un attimo riescono ad aprire uno spiraglio di luce sul buio silenzioso che normalmente aleggia sul ceto popolare. Sono forse le uniche firme rimaste di tanta gente avvolta dall’anonimato più assoluto che la storia non si è presa la briga di ricordare. Per questo motivo sorprende di trovare queste rade carte e ancor più dovettero meravigliare e sconcertare i loro destinatari. Chi scrive è sempre un letterato pagato per il servizio di scrivano, ben cosciente di dare voce a chi non l’ha mai avuta, e per questo assai prudente nell’utilizzare un linguaggio misurato e soppesato, dove la richiesta si confonde fra un mare di parole servili. In fin dei conti presentare richieste scritte a persone abbienti, era una pretesa difficile da tollerare da queste, meglio allora contare sul numero, firmare in tanti, convincendo anche i più riottosi bussando porta a porta in tutte le case del paese. Il caso che si esamina è esemplare perché a fronte di tanti sforzi per redigere il documento, vi è una richiesta scontata, che deriva dal diritto naturale acquisito dai progenitori dei firmatari, ma proprio per questo del tutto disatteso dai destinatari che considerano quest’atto un’insubordinazione. La vicenda si svolge a Castello di Godego, nella Marca Gioiosa di Treviso, dove fin dal primo ‘400, previa autorizzazione ecclesiastica, il popolo ha costruito a proprie spese il Santuario della Crocetta. Nel luglio del 1420 la Madonna era qui apparsa al mandriano Pietro Tagliamento chiedendo la costruzione del sacro edificio che il 10 ottobre di due anni dopo era benedetto e amministrato dal primo rettore eletto dai massari di Godego. Otto anni dopo le carte erano già rovesciate! Il diritto di nomina del rettore da parte dei rappresentanti del popolo e della neonata confraternita mariana era liquidato per sempre dall’ingerenza di papa Martino V e più tardi dai Serviti, dai commendatari e dal 1470, con gioco astuto, dai Mocenigo che dal 1443 possedevano quasi tutto il territorio di Godego.

3_5 settembre 1920 festa del 5 centenario dell'apparizione della Madonna in presenza del Longhin

Settembre 1920, il santuario della Madonna della Crocetta di Godego in occasione della ricorrenza del 5° centenario dell’apparizione.

Trascorrono i secoli e il diritto di nomina del rettore continua a essere nelle mani dei Mocenigo e dei loro eredi che presentano il nome del candidato per l’approvazione al vescovo di Treviso. Si giunge al1899, da poco tempo è defunto il rettore Don Giosuè Simeoni da Castion di Loria, appena quattro giorni dopo l’elezione celebrando messa, e si ripresenta il balletto delle nomine. La designazione del castellano D. Mario Passazi non va a buon fine perché manca la convergenza degli accordi fra gli elettori e il sub economo dei benefici vacanti vorrebbe sopprimere la rettoria. S’instaura una fitta corrispondenza fra la Regia Intendenza di Finanza, i giuspatroni, la curia di Treviso e l’abate mitrato di Godego. La rettoria si salva per la seconda volta nel corso della sua storia. Si riapre pertanto la complessa vicenda della nomina del rettore. Per non far torto a nessuno l’abate Don Antonio Pellizzari preferisce ricostruisce l’albero genealogico dei discendenti dei Martini, subentrati nel frattempo ai Garzoni-Mocenigo per vie matrimoniali. Alla fine si contano ben dodici aventi diritto di elezione che appartengono alle famiglie Sardagna, Pelizzari, Martini, Foratti, Paoli Lancini, Biscaccia Albich e Rosalio. Di fronte a tanti nomi appare scontata la battuta del Pellizzari che scrive al cancelliere vescovile: Altro che l’elezione del Papa! Nonostante i ripetuti inviti rivolti ai giuspatroni perché propongano un candidato, il silenzio incombe e il vescovo di Treviso Mons. Giuseppe Callegari nel febbraio del 1890 non può trattenersi dal scrivere che si tratta di una fastidiosa faccenda. Nel frattempo giungono in curia le richieste di alcuni aspiranti al titolo di rettore della Crocetta. Sono Don Giovanni Battista Benacchio, curato di Laghi di Cittadella, e il Reverendo Molinari cappellano dell’Ospedale di Treviso. Fra tanto frastornare di carte, silenzi, contese e nomi proposti, il popolo a un certo punto alza la voce. Non ci sta più! Ben 259 godigesi chiedono per iscritto ispirati dal sentimento del bene ai Nobili Juspatroni della Rettoria della Crocetta di Godego di eleggere l’attuale Cappellano di questa Parrocchia Don Carlo Mercante che da un anno e mezzo funge lodevolmente le veci del Rettore, e che, essendo uomo saggio, prudente, d’animo schietto […] compirebbe egregiamente gli offici annessi a quel posto. La richiesta intendeva assicurare alla parrocchia di Godego un clima di relazioni proficue fra l’abate mitrato e il rettore, perché la storia precedente era costellata di incomprensioni e fatti gravi, con pesante detrimento della cura pastorale e della devozione mariana. Nonostante la presenza di tante firme in calce al documento, i giuspatroni se ne infischiarono del tutto, preferendo eleggere Don Antonio Pinarello da Loria, già parroco di Casier e uomo gradito alla curia. Finisce così, con un nulla di fatto, la richiesta del popolo a cui viene ancora una volta strozzata la voce. Se solo avessero saputo che avevano diritto di nomina fin dal 1420, chissà come sarebbero andate le cose! Si riportano di seguito i fogli delle firme del documento risalente alla primavera del 1899, rara testimonianza di coraggio collettivo, nella quale gli attuali discendenti potranno trovare traccia scritta dei loro padri.

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