Storia Dentro la Memoria


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Cittadinanza onoraria di Foza ai Rigoni

 

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Signori consiglieri, concittadini, il Consiglio Comunale di Foza si è riunito oggi in forma solenne con all’ordine del giorno la proposta di deliberare il conferimento della Cittadinanza Onoraria ai fratelli Andrea e Luigi Rigoni.

La proposta odierna nasce come riconoscimento dei meriti e del ruolo rivestito dai signori

ANDREA E LUIGI RIGONI

                                          Preambolo

I fratelli Andrea e Luigi Rigoni, appartengono ad una antica famiglia residente ad Asiago nella contrada Cotti, attuale sede sociale della “Rigoni di Asiago”.

Il loro soprannome “Giochele” sembra  indicare l’indole al lavoro paziente e faticoso: giochenar, nella nostra antica lingua cimbra, indica infatti i “costruttori di gioghi per i buoi”.

La famiglia Rigoni nell’ultimo secolo si è occupata prevalentemente di apicoltura anche se precedentemente concorse a sviluppare la rinomata distilleria Dall’Olio.

Cambiarono i tempi e quando la distilleria perse di importanza, la famiglia Rigoni incominciò a dedicarsi all’agroalimentare.

Quella di “Rigoni di Asiago” è la storia di un’impresa a carattere famigliare divenuta, in poco tempo, una grande azienda che coniuga tradizione e innovazione, rispetto della natura e sapori genuini.

Dopo gli anni ‘20” quando Elisa, la nonna dei fratelli Rigoni, era ritornata dal profugato, mentre molti paesani dovettero emigrare per sopravvivere, lei iniziò l’attività di apicoltrice, sviluppandola via via, fino a coinvolgere la famiglia che la trasformò  in  una stabile  fonte di guadagno.

Ancora nel 1700, infatti l’Abate Agostino dal Pozzo, storico dell’Altopiano suggeriva l’apicoltura  ai suoi compatrioti  e scriveva :

…le api;…pochi sono quelli che si prendono il pensiero di procurarsene, e di propagare questi utili e mirabili insetti, dai quali con poca o niuna spesa se ne potrebbe ritrarre un considerabile guadagno.

Nonna Elisa aprì la strada ai nipoti, i quali continuarono a sviluppare l’attività e a partire già dal 1979, decisero di puntare sul biologico e sulla selezione del miele per tipologia di fiori, dai quali le api traggono il prezioso nettare.

I consumatori apprezzarono la qualità dei prodotti “Rigoni di Asiago”, decretandone l’immediato successo .

La storica sede aziendale della contrada Cotti di Asiago non bastava più: ed ecco il segno dell’ascesa industriale: l’acquisto dello stabilimento ex “Fozarredo”, situato nel nostro paese in via Gecchelini. Era l’inizio degli anni ’90.

Sempre lo storico Abate Dal Pozzo aggiungeva a proposito dei frutti di bosco:

Meritano il primo luogo le fragole che abbondano nei nostri monti, e specialmente nei boschi…Non cede a queste in delicatezza, salubrità e fragranza il rovo ideo, o framboise, detto lampone, e volgarmente ampomolla che matura a sollione, e mangiasi colle fragole, se ne fan sorbetti, non men che deliziose e ristoratrici conserve da anteporsi ai dispendiosi elisiri, o cordiali degli speziali.

I Rigoni facendo propri i suggerimenti dell’Abate, con i frutti incontaminati confezionano un prodotto conosciuto in tutto il mondo: “Fiordifrutta”, una confettura dalla ricetta unica e gustosa. Dapprima dolcificata usando del miele, e poi un nuovo prodotto: il Dolcedì, dolcificante dietetico tratto da mele biologiche che riduce del 70% l’impatto glicemico. Al Dolcedì segue la Nocciolata, gustosa crema di cacao e nocciole che ha trovato l’apprezzamento dei consumatori. E siamo nel 2008. Tutti i prodotti sono certificati, tra i primi in Europa.

L’Azienda dunque cresce. Cresce per rispondere a una domanda sempre più ampia e che conquista i palati dei consumatori in ogni angolo del mondo. Così nel 2005 si registra l’apertura del nuovo centro logistico ad Albaredo d’Adige ; nel 2006, a soli 10 anni dalla sua creazione, Fiordifrutta diventa leader di mercato in Italia; nel 2007 nasce la Rigoni di Asiago USA, con sede a Miami; nel 2009 viene aperta una filiale in Francia, a Marsiglia, uno dei mercati più importanti d’Europa; nel 2012 ill centro logistico di Albaredo d’Adige viene raddoppiato in superficie e capacità di stoccaggio.

Queste le tappe di un clamoroso successo, di una corsa che continua verso nuovi ambiziosi traguardi.

La soc. “Rigoni di Asiago” è un’azienda in crescita permanente, forte dei valori famigliari e della tradizione che intende trasmettere alle generazioni future. Altre ancora sono state le iniziative intraprese, come l’efficace rilancio delle attività nel podere “Cattedra” di Canove, l’unica proprietà dei Sette Comuni, rimasta dopo la divisione dei beni della storica Reggenza. Altre idee impegnano la mente dei protagonisti aziendali, tesi a rilanciare l’economia delle nostre montagne.

Da diversi anni lo stabilimento di Foza opera a pieno regime, assicurando stabile occupazione per molti giovani e come argine contro lo spopolamento del nostro paese. E il marchio “Rigoni di Asiago”, pubblicizza Asiago, capoluogo dei Sette Comuni, ma anche la nostra Foza..

Accanto all’operosità imprenditoriale, non è mai mancata la prodigalità dell’azienda, nell’essere di sostegno alle iniziative del territorio, nel campo sociale, dello sport e della conservazione delle tradizioni e della cultura.

I fratelli Rigoni, uniti e solidali si sono impegnati a rispettare i valori che nonna Elisa lasciò loro in eredità e a mantenere lo stesso amore e rispetto per la natura e per le persone.

A rappresentare la famiglia e l’azienda ai vertici della Governance sono stati designati Andrea Rigoni, con la funzione di Amministratore Delegato e Luigi Rigoni Presidente della società.

Carissimi fratelli Andrea e Luigi Rigoni Con l’augurio che possiate continuare ad essere il qualificato esempio per noi tutti, per le generazioni attuali e future, è con orgoglio e riconoscenza che la Comunità di Foza desidera accogliervi conoscendo e riconoscendo l’onore reciproco. Lo fa nell’antico spirito e nella consuetudine  che fu dei nostri padri, cioè  dei capifamiglia che riuniti in vicinia decidevano di accogliere nella comunità, anche alcuni “non originari”, come veri fratelli[1].

Signori consiglieri,

è con orgoglio che propongo di conferire ad Andrea e Luigi Rigoni la cittadinanza onoraria del Comune di Foza, quale segno di gratitudine per il bene operato, conformemente alla seguente deliberazione:

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IL CONSIGLIO COMUNALE DI FOZA

                                      Premesso:

che l’istituto della “cittadinanza onoraria”, costituisce un riconoscimento onorifico per chi, non essendo iscritto nell’anagrafe della popolazione del Comune, si sia particolarmente distinto nei diversi campi dello scibile umano per una delle seguenti motivazioni :

  • per iniziative ed attività di carattere sociale, assistenziale e filantropico in opere, imprese, realizzazioni, prestazioni in favore dei cittadini ;
  • per l’esempio di una vita ispirata ai fondamentali valori umani della solidarietà, dell’amore, dell’aiuto al prossimo specialmente nei confronti dei più deboli e bisognosi;
  • per il contributo al progresso della cultura in ogni campo del sapere e per il prestigio conseguito attraverso gli studi, l’insegnamento, la ricerca, la produzione artistica o scientifica e l’attività sportiva;
  • per il personale apporto al miglioramento della qualità della vita e della convivenza sociale conseguente al generoso impegno nel lavoro, nella produzione dei beni, nelle professioni, nel commercio, nella gestione politica e amministrativa;
  • per esemplare affezione ed interessamento verso il paese unanimemente riconosciuti e testimoniati da opere ed iniziative finalizzate a promuovere tra i cittadini e all’estero la conoscenza e la valorizzazione della realtà socio-economica, storico-artistica e umana della loro terra.

Che la predetta “Cittadinanza Onoraria” consiste in un documento che, redatto su pergamena, viene consegnato in una formale cerimonia alla persona che ne viene insignita ed attesta l’iscrizione simbolica tra la popolazione del paese di chi si sia distinto in una o più delle azioni sopra citate;

Udita la proposta di conferimento della Cittadinanza Onoraria

Considerato che l’attribuzione della Cittadinanza Onoraria, concretizzandosi nell’interpretazione dei sentimenti di un’intera collettività, non può che essere ricondotta tra le competenze del Consiglio Comunale;

Ritenuto pertanto di conferire la “Cittadinanza Onoraria” di Foza ad Andrea Rigoni e Luigi Rigoni in ragione delle motivazioni sopra riportate 

VISTO lo Statuto Comunale;

VISTE le disposizioni recate dal Testo unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali, approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267;

Accertata la Regolarità della proposta de quo ai sensi del D.L. 174/2012 convertito in L. 213/2012

Visto il parere favorevole di regolarità tecnica resa ai sensi ai sensi dell’art. 49 D.lgs n. 267/2000;

Con la seguente votazione :

Consiglieri presenti n.

Consiglieri votanti n.

Consiglieri astenuti n. /

Voti favorevoli n. , voti contrari n. /, espressi nelle forme di legge:

D E L I B E R A

  1. Di conferire la “Cittadinanza Onoraria” ad Andrea Rigoni nato…………….. residente in….. e a Luigi Rigoni nato …….. residente in…………..mediante consegna di pergamena che attesta l’iscrizione simbolica tra la popolazione del Comune di Foza in ragione delle motivazioni sopra riportate.
  2. Successivamente con separata votazione con voti resi ai sensi di legge, la presente viene dichiarata immediatamente eseguibile ex art. 134 D. Lgs 267/2000:

Consiglieri presenti n.

Consiglieri votanti n.

Consiglieri astenuti n. /

Voti favorevoli n. , voti contrari n. /, espressi nelle forme di legge:

Foza, ………………..

Il Sindaco

Ing. Mario Oro

[1] Queste ed altre espressioni simili, richiamanti la fratellanza, venivano usate nei 7 comuni. La prima documentazione in tal senso – sinora ritrovata – è del 1500.


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1738, Elezione comunitaria del parroco di Foza

di Luigi Menegatti

A seguito della morte del parroco Don Modesto Dall’Oglio, gli abitanti di Foza si riuniscono per l’elezione del successore. È eletto Don Giovanni Battista Dall’Oglio di Asiago, nipote del predecessore, che si obbliga ad obblighi ordinari e straordinari. [1]

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La chiesa e la piazza di Foza prime dal 1915.

 

          Domini Nostri in Gesu’ Christi Amen. Anno 1738.[2]

In detta domenica 24 agosto in Foza nella Veneranda Chiesa di Santa Maria di questo luogo presenti:

Li sottoscritti.

In questo Sacro Tempio raddunati et riuniti in Pubblica et Generale Convicinia invitata (per) oggi, otto di passati dal molto Reverendo Signor Don. Giovanni Battista Dall’Oglio econimo al presente in questa Parochia et oggi a voce del Deccano et a suono di Campana, more solito, congregati prima Ii Signori Pietro Perenzan, Giacomo Gheller, Pasqual Gheller, Domenico Chiomento, Cristian Oro, Battista Contri, Bernardo Biasia, Giacomo Marcolongo, Bartolomeo Ceschi, Zuanne Lunardi, Gregorio Marcolongo, Martin Capellari, Giacomo Capellari, Francesco Antonio Lunardi, Vincenzo Lunardi et Antonio Lunardi, tutti Governatori di questo Comune et molti altri huomini, cappi di famiglia al numero di 262: per fare l’ellectione d’un nuovo Parocho, il quale habbi da servire a questo Publico per il corso d’ anni cinque prossimi tuttavia oggi principiati, et finirano in detto giorno anno 1743, al qual tempo doverà essere convocata la Vicinia et Ballotato la sua confirmatione overo ellectiet al Lume dello Spirito Santo hanno Ballotato Ii sottoscritti Signori Reverendi convocati ad uno ad uno, tra quali per il maggior numero de votti favorabili resto ellecto et hora con la presente: confirmato per Paroco di queste Anime il Molto Reverendo Signor Don

Giovanni Battista Dall’Oglio sopradetto d’ Asiago, servì qui per Capellano et al presente per ecconimo qui presente et la carica accettante per le ora e per anni cinque come sopra, da buon religioso come conviene al Statto Sacerdotale, dovendosi prima portare dal Reverendissimo  Signor Don Giovanni Maria Fantasti Priore di Campese, il quale in loco del Reverendissimo Monsignor  Abbate di San Benedetto di Mantova con due Iettere giusto il suo Gius lo presenterà avanti Sua Eccellenza Reverendissima  ii Sign Giovanni

Arcivescovo Minotto Ottoboni e degnissimo Vescovo di Padova per esser essaminato et confirmato giusto al praticato et doverà osservare tutti l’obblighi e conditioni inscritte

1 (primo): doverà essercitar con tutta diligenza questa sua cura con buoni et esemplari costumi da buon Parroco senza scandalo et assister agli infermi da vero Pastore e di portarsi indiferentemente  con tutti senz’ alcuna parcialità, ne distinzione dal povero al ricco.;

2 (secondo) Sarà obbligato tutte le domeniche e Festa di preceto che sono ogn’anno di cellebrare il Santo Sacrificio della Messa et aplicarlo per tutto questo populo, giusto al praticato, per la conservatione  di queste Anime e delli Beni temporali, e doverà in detti giorni con ogni fervore dimandar  l’ellemonsina  per mantenimento  di questa Veneranda Chiesa et in suffraggio dell’ Anime del Purgatorio,  cosi anco in giorni feriali quando sarà buon numero di persone et ogni sera doppo ii Vesprio doverà recitar il terceto del Santissimo Rosario, cosi anco ogni sabbato di festa, cosi far le solite Processioni, et ogni anno ii giorno di San Francesco Confessore, 4 ottobre: doverà portarsi all’Eremo et ivi cellebrar la Santa Messa in quella chiesetta et in altri tempi giusto al praticato;

3 (terzo) Sarà obbligato di mantenere la Sacrestia di Vino et hostie per ii bisogno delle Messe, et tutte le feste nobeli, il vino per le Comunioni cioè di Nattale, Pasqua, Pentecoste et Corpus Domini;

4 (quarto) II solito de Nostri Antecessori, fu ogni’anno fatto un pranso 1i 2 agosto alli Reverendi Sacerdoti, il che ora a questo Pubblico non pare decente che religiosi in tempo di sollenità vadino all’ osteria, perciò in avenire resta con la presente:

Incaricato detto Molto Reverendo Signor Parroco dover ogni anno per Ii primi vesperi della solennità del Santo Perdono d’ Assisi invitar almeno quattro Confessori, alloggiandoli anco alla sera et il giorno seguente 2 Agosto, doverà far un pranso onorabile alli medesimi et a tutti Ii sacerdoti che si ritroverano in questo luogo et alli due massari attuali, al campanaro,  quali Confessori e Sacerdoti doveranno  detto giorno cellebrar la Santa Messa qui o all’ Eremo sopradetto  ed aplicarlo per tutto questo Populo di Foza e da questa Cornmunità Ii venirà corisposto l’ellemosina giusta al praticato, et istessamente doverà detto Signor Paroco e questa Communità fare per due soli confessori et sacerdoti di questo luogo solamente il giorno della Nattività delle Beata Santa Maria 8 settembre, e per il giorno 15 agosto, sollenità dell’ Assontione di Maria Vergine Santissima Nostra Avocata doverà detto Signor Parroco invitare quattro sacerdoti confessori et il giorno medesimo pransarli con i1 Reverendissimo Padre Priore da Campese e Religiosi tutti, che lui saranno decorosamente  a tutte sue spese, cosi’ anco il giorno della visita dell’ Reverendissimo.Vicario Foraneo Arciprete d’Asiago ad esso et a tutti li sacerdoti di questo luoco.;

5 (quinto) Sarà pure obbligato detto Reverendo sopra Parroco di far uno pranso decente il giorno di San Giovanni Evangelista et Nattale per tutti Ii sacerdoti e per li Signori confratelli cantadori di questo luogo et nel medesimo giorno doverà Bencdir il vino, e dispensarlo in Chiesa al Populo in veneratione del medesimo Santo giust’al praticato;

6 (sesto) ad ogni deffonto [defunto] confratello del Santissimo e della Beata Santa Maria, doverà cellebrarli due Messe per cadauno et ricercar dalli Signori Massari soldi 48: d’ ellemosina et non altro.;

7 (settimo) Morendo qualche honesta Creatura doverà sopradetto parroco accompagnar il cadavere et darli sepoltura al solito come comanda la Santa Romana Chiesa et con soli soldi vinti d’ ellemosina  doverà cellebrarli la Santa Messa senz’ altra pretesa, nè pure sopra pretender  funerali da chi che sia ma doverà lasciare caddauno  in sua libertà

8 ° Ii giorni feriali cioè la settimana che cellebrerà le Sante Messe per particolari di questo Comune doverà ricever soldi vinti d’ ellemosina solamente et soldi diese per il candeloto per tutta la settimana il quale doverà far impisare ad una parte dell’ Al tare per ogni Messa.

9° doverà far la dottrina christiana tutte le domeniche dell’ anno et al solito, cost anco per Ii addulti aggiongendo a questa un altra dottrina tutte le feste dell’ estate doppo la prima Messa per Ii Pastorelli dovendo con ogni diligenza solecitare Ii Padri et le Madri aecio’ mandino loro figli ad impararla.

X (mo) doverà tener scuola per chi lo comanderà facendosi pagare a caddauno a giornata del studio, et delli avanzati nelli studij, non possa pretender  piu di troni tre’ al mese insegnandoli  con la dovuta et necessaria diligenza.

XI dovarà esser vigilante et diligente a’ benedir Ii tempi cattivi, tanto di giorno quanto di notte et insomma in tutto e per tutto da vero Paroco et buon Pastore et in caso per suoi leggittimi affari premurosi dovesse portarsi fuori di questa sua Parochia doverà primo provedere d’un altro Sacerdotte aecio’ farci le sue Veci, restandoli vivamente racomandato da tutto questo Populo con tutta caldezza di solecitare et con tutto il possibil fervore invitare le persone alla Veneratione di questo Sacro Tempio et spetialmente  alla Devotione della Signora Miracolosissima  Avocata Maria nella quale questo Populo tutto si confida, et di Cellebrare la Santa Messa et divinj offizi per tempo, aecio li più lontani habino comodo di ritornarsene  alle case loro a ora propria tempore, a maggior Gloria di Dio et a salute dell’ Anime.

Et Cio’ tutto doverà far detto molto Reverendo Signor Parroco ellecto come sopra, e sarà perchè all’incontro da questa Comunita si come qui tutti all’infradetta piazza s’obbligano di corisponderli  Ducati Cento e trenta da L. 6:4 per Ducato di sallario fine onorario della detta Sua officiatura et obblighi sopradetti d’ esserli con pontualità contati dalli Cogitori ogni anno in quattro ratte cioè di tre mesi in tre mesi, Et doppo: habbia da godere e possedere le solite stanze in Canonica, con I’orto et brolato giusti Ii altri Antecessori.

Habbia la cesta delle Biade et del formaglio sopra le montagne ove doverà portarsi per benedir le Casare con donarli delle Candele Benedette et anco alla racolta de Boletini da Pasqua et Benedir le case al solito.

Habbia la solita carità per la Beneditioni, alle sepolture, la festa di S. Giovanni Battista et il giorno della Comemoratione di tutti li morti.

Habbia I’offerte di tutte le Feste del Santissimo Nattale, Pasqua et Pentecoste che si racoglierano con la Pace nella sua Messa et in quella del Signor Cappellano, con condizione che debba dimandarla specificamente per se, et poi la sudetta con la borsa in suffraggio dell’ Anime del Purgatorio.

Le quali cose tutte d’ esser attese, osservate et esseguite le parti sopradette obligano et benni informa.

Testimoni: Ii Reverendi Signori

Don Giovanni Lunardi figlio di Bartolomeo di Foza et Don Agnolo dall’ Ave figlio di Zuane d’ Asiago nec Fra Antonio Negri da Venetia, qui eremita, rogati et chiamati.

S’esegue la Balotatione

1 mo fu posto alla Balatatione il sopradetto molto reverendo Signor Don Giovanni Battista. Dall’Oglio et al bussolo d’avanti si trovarono Votti n.262 (Totali), (favorevoli)  n. 238,; (contrari) n: 24

2 do Balotato il Molto reverendo Signor Don. Gia: Domenico Bonomo e si trova davanti (favorevoli) n. 52: (contrari) 210

3 zo Balotato il Molto reverendo Signor Don. Andrea Bortoli e si trova davanti (favorevoli) n. 35 (contrari) 227.

Nel medesimo istante et alla sopranominata (XXX.).

GI’ Huomini stessi congregati nel medesimo luogo in vicinia hanno riflectuto d’ alloggiar un sacerdote che serva per cappellano giusto I’invito fatto per 1′ electione de il Reverendo Sign. Paroco come sopra Percio s’esservi al concorso il Molto Reverendo Signor Don. Giovanni Modesto Dall’Oglio, frattello del sopradetto Signor Paroco, et havendo questo Pubblico tutta I’esperienza del Medesimo reverendo per haver qui fatto le veci di cappellano, cosi unanimi e concordj a viva voce generalmente da tutti fu elleto per Cappellano il sopradetto molto reverendo Signor Don. Giovanni Modesto qui presente: et accettata la carica con I’ obblighi sottoscritti.

1 mo doverà portarsi in chiesa per tempo ive a buon’ ora Ii giorni soliti e quando ocore per ascoltare le confessioni et assister alla Santa Comunione et al solito Santissimo (sacramento)

2 do doverà cellebrar la Santa Messa ogni mattina all’hora che dalli suddetti Governatori li

verrà ordinato.

3 zo doverà intervenire alli divinj offizi et assister alla Dottrina Christiana et diligente di benedir Ii tempi cattivi tanto di giorno quanta di notte.

4 to Tutte le domeniche e feste di precetto dell’anno et anco le Feste della Beata Santa Maria d’ogni mese doverà cellebrar la Santa Messa et applicarla in beneficio di questo Publico.

5 to Doverà anch ‘esso assister all’ infermi venendo commandato da chi si sia et doverà esser obbediente al Signor Paroco tanto in Chiesa quanto fuori et diportarsi con esemplari costumi da buon religioso come ricerca il suo statto sacerdotale et cio’ tutto per il Sallario fine onorario di ducati 86: annui da L 6:4: L’uno d’esserli pagati da questa communita in quatro ratte giust’ al praticato con tutta puntualità et habbi il gius di posseder le stanze in Canonica solite del Signor Cappellano , dovendo ogni tre anni esser dalla Pubblica Vicinia bussolato la Sua confermatione ovvero ellectione.

(Appendice) Addi, 12 agosto 1739: fu in questo hoggi, dalli Signori Governatori con l’autorità e comisione impostagli in General Convicinia, regolato ii Sallario del Cappellano in Ducati 86

NOTA

La trascrizione del testo è letterale, con la forma originale (compreso di discrepanze, errori e variazioni) e rispecchia i canoni del maturo 700, nell’ ambiente del notaio.

Unici interventi del trascrittore:

Gio: Batta: sempre trascritto come Giovanni Battista

Gov.ri: sempre trascritto come Governatori

Ballottato: sempre lasciato maiuscolo

Erimo: eremo

Troni tre al mese; Lira Tron dal nome del doge Nicolo tron 1 trono = 240 denari.

Giovanni Minotto Ottoboni (1675-1742) Vescovo di Padova.

[1] Notaio Ferdinando Omizzolo b. 3092.

[2] Versione volgare della “Anno a Nativitate Domini Nostri Iesu Christi”.


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Il crocifisso della chiesa di Foza (2^ parte)

crocifisso Foza

di Luigi Menegatti

Francesco Zanocco[1] “Leggende dell’Altopiano” – Il Crocifisso del disertore

“Sull’imbrunire di un lontano giorno di primavera, un drappello di fozesi, che vigilavano il passo della Vallicella (Vaesea), videro sbucare da sotto il Covolo dei Mattietti un uomo che saliva il ripido sentiero della Calcara. Indossava una magra gabbanella da pastore ed indossava stivali da cavalleggero. Ciò mise sospetto. E così non appena lo ebbero a tiro gli chiesero chi fosse e dove andasse.

L’uomo, con la certezza di chi ha raggiunto il suo scopo e si ritiene al sicuro da ulteriori insidie, trasse un sospiro di sollievo e, tendendo le mani in atto di cordiale saluti, dichiarò di essere un tedesco disertore in cerca di libertà, di pace e di lavoro. Ma la rivelazione apparve così strana e, strabuzzando gli occhi per lo stupore, si autorizzarono a non fargli credito. E legategli le mani dietro la schiena lo affidarono a due della retroguardia che lo scortassero fino a Foza.

Frattanto il più giovane della compagnia, precedendoli di buona carriera, era salito in paese a suonare la campana della vicinia, così che all’arrivo del prigioniero il popolo si trovasse già riunito per assolvere o condannare, com’era prescritto negli statuti. Ma nell’incontro gli animi esacerbati da tante sventure non furono disposti alla clemenza. E ghermiti da una suggestione collettiva gridarono a gran voce che il tedesco fosse buttato in una carbonaia accesa, ricambiando in tale modo la stessa sorte che era toccata qualche tempo prima ad alcuni compaesani, colpevoli di aver resistito alle soldatesche imperiali.

Il tumulto fattosi furore sancì la condanna e l’uomo coperto di insulti e percosse fu sospinto verso il suo martirio. Ma nell’istante in cui l’esecuzione stava per compiersi ecco che una voce imperiosa e autorevole imponendosi sulla generale concitazione, ebbe il potere di paralizzare ogni atto, placare ogni impulso e stabilire un profondo silenzio. Era il centurione del terzo quartiere, che giungeva proprio in quel momento da un giro di ispezione ai passi della Valgadena.

Avanzando tra la folla, apostrofò tutti con parole di sdegno, che misero nel cuore di ognuno, se non la certezza almeno il dubbio che quell’uomo poteva anche essere innocente e che comunque l’uccidere a quel modo non riscattava l’ingiuria ed il danno sofferti. E slegategli le mani lo invitò a parlare e a difendersi che era nel suo diritto.

A quell’invito gli occhi del prigioniero si illuminarono di una luce che ricomponendogli i bei tratti del volto, diceva più di quanto non potessero le parole. E, rivolto al centurione e al popolo, cominciò a narrare la sua storia.

Si chiamava Adam ed era di Tubinga. Un giorno, coinvolto in un delitto che non aveva commesso, gli era stato proposto di scegliere tra la pena capitale e il lungo servizio nelle armi. Aderì naturalmente a quest’ultimo dando così inizio ad una vita errabonda e violenta che gli riusciva insopportabile fino a morirne. Fu allora che nella sua mente si fece strada un pensiero che si consolidò in un fermo proposito da attuarsi alla prima occasione. Che gli venne incontro propizia un giorno che, alla chiusura del Buttistone, uscito incolume da un’improvvisa colata di massi e di alberi frananti dagli opposti strapiombi, si trovò immerso nel fiume, aggrappato a un groviglio di tronchi e di rami che la corrente trascinò per lungo tratto. Ad un certo punto, liberatosi dalla pesante uniforme, si staccò da quel provvidenziale zatterone toccando la riva destra del fiume. Prima che le tenebre glielo avessero impedito corse lungo un sentiero che lo diresse verso uno stabbiolo abbandonato, dove passò la notte. Il giorno dopo e per molti altri, girovagò tra gli impervi costoni della montagna, spiando da invisibili covi il movimento delle guarnigioni imperiali che finalmente un giorno vide ripiegare in disordine risalendo il Canale del Brenta. Quando tutto fu più calmo decise di condurre a compimento l’impresa ed uscito dalla sua tana si inerpicò per quel sentiero che gli avrebbe fatto incontrare gente amica ed ospitale e che parlava inoltre la sua stessa lingua. Qui terminò il suo discorso cui seguì, dopo un attimo di silenzio, il mugugno feroce di alcuni tra i più ostinati che non volevano rassegnarsi a credergli. Ancora una volta l’intervento del Centurione riportò gli animi a riflettere e, affinché si ritrovassero unanimi nel respingere il sospetto di simulazione che pesava sul condannato, propose al prigioniero di garantire ulteriormente l’autenticità di quanto aveva detto. Capitava a proposito. Giusto nella parrocchia di Santa Maria si conservava da anni un grosso tronco di ulivo, da cui Mastro Rinaldo avrebbe dovuto ricavare un Crocifisso, se la morte non lo avesse colto mentre ne principiava lo sbozzo.

Lo invitò perciò a continuare il lavoro che, a nome di tutti, stabiliva che fosse ultimato per la domenica di Pasqua che era imminente e alla solennità della quale nessuno sarebbe mancato. Lo straniero, accettato l’invito, promise che avrebbe fatto del suo meglio e con l’aiuto di Dio non li avrebbe delusi.

Avvenne che il giorno stabilito, tutto il popolo di Foza, convenuto nella chiesa di Santa Maria, fosse preso da una insolita commozione: sopra l’altare inondato di luce, che uno splendido sole di primavera alimentava da oriente, riluceva un Crocifisso il cui volto luminoso di indicibile tristezza richiamava le sembianze del disertore.

Ed è con questo nome che ancora oggi viene indicata la bella scultura che, nella penombra del presbiterio di Santa Maria, campeggia con tutto il suo fascino, fatto di un prodigioso respiro appena sospeso tra le smorte labbra del Cristo”.

[1] Francesco Zanocco. Archivista della Curia di Padova – Leggende dell’Altopiano di Asiago. Istituto editoriale universitario- Milano, prima edizione, anno 1979.