Storia Dentro la Memoria


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Processo per eresia di Mussolente (VI) nel XVI° secolo (7^ parte)

c. 81 r. “Int. chi sia stato quello, che habbi detto, che tutto quello, che diceva il prete nella messa, era buggia!” – “Mi non l’ho detto: ma ho sapesto de fuoravia dal vulgo, che non vi so dir da chi per non havermelo tenuto a mente, che l’è stato Benetto, che l’ha detto ma io non l’ho sentito à dir questo”. “Int. da chi habbi imparato Benetto queste opinione!” – “Mi non li ho mai detto di queste cose della Madonna et della messa: posso ben haverli detto altre cose, et di quelle furfantaria”. “Int. sel sa, che Benetto habbi praticato con altri persone heretiche!” – “Non vi so dir”. “Int. quanto sia che Benetto habbi pratichato in casa sua!” – “L’è puoco tempo”. Disse “Da poco innanti carneval in qua, perche havendo inteso mio fiol Paris, che Benetto haveva delli libri, lo pregò chel volesse portarglieli, et cosi lui gli portò et gli leggevano insieme”. “Int. da quanto tempo in qua Benetto si habbi lassato uscir di bocca tante heresie!” – “Da carneval in qua o pocco avanti”. Disse “Lui potrebbe haver ditto avanti de queste cose, ma non lo so”. “Int. dove pensi, che Benetto habbi imparato queste heresie!” – “Non vi so dir, sel non le imparava de quelli libri chel leggeva con Paris: de quali (per quanto m’è sta ditto) alquanti ne sono stati brusati in Asolo”. Gli fu detto “Voi diceste pure à mon. r vicario et a mè (dixit R. P. inquisitor aggiunto in latino) quando amisse avanti de noi,

 c. 81 v. che eri venuto per manifestar la radice di queste heresia, a fine che si sradicasse queste cose di quella villa!” – “Io vi dissi, ch’era venuto per espurgar di queste cose, intendendo della mia persona; perche non sapeva quello che fosse contra Benetto, ne altri, havendo inteso, che gli altri non si potevano espedir, se non vi era io presente: et cosi son venuto”. “Int. da quanto tempo in qua Momin sia caduto in esse false opinioni” -. “Lui ve lo debbe haver detto:ma io non lo so”. Gli venne allora mostrata la scrittura di sua mano controfirmata anche da Momin alla data di 28 giugno scorso. E lo si interroga se ancora l’approva e riconosce. “Signor sì, che l’ho scritta, et approbo quanto in essa si contiene;tollendo sententia volontaria s’io incorresse piu in questi errori. (Et che questo fosse iustificato per testimonij degni di fede) d’esser brusato: et come in essa se contiene”. Ammonito di pensarci bene e di dire la verità su tutto quello cui sopra. Risponde (in latino) “ve l’ho detta”. Dopo questo fu rimandato al suo luogo. Di poi il santo Ufficio deliberò che il prossimo mercoledì si porti a constituto Momin in ora decima ordinaria.

 c. 82 r. Nello stesso giorno e luogo Francesco de Minelli nunzio del notaio riceve incarico di portare l’atto di fede di avvenuta citazione di Paris e Hieronimo Follador publicato il mattino del sabato 29 giugno 1577, come si legge al folio 55, dal sacrista don prè Mattheo di turno in questa settimana. La citazione è in ogni parte sotto la responsabilità dello stesso sacrista. Di poi ricevuta l’attestazione del sacrista il notaio ne registra copia. “Adì 29 zugno 1577. Fazzo fede io pre Mattheo Mezzorno segrestano del domo di Belluno, de m. to di Mons. r nostro R. mo in questa matina, sub pergolo, tra la solennità delle messe, haver publicato il mandato cittatorio del s. to Officio della Inquisitione decretato contra Paris e Hieronimo figlioli di m° Iseppo Follador da Mussolente de questa diocesi, a presentarsi al detto s. to Officio, come in quello de di 24 del presente. Et in testimonio ho fatto questa de mea mano. El ditto pre Matthio sacrista. ”E dopo che fu fatta la publicazione a voce fu fatto affiggere alla porta della cattedrale l’atto di citazione con il sigillo in cera del vescovo. Il giorno del 7 luglio 1577 nella casa del notaio

c. 82 v. qui lui riceve su mandato dell’Inquisitore attraverso il suo nunzio la lettera del pievano di Mussolente con inclusa la fede della pubblicazione contro i due fratelli. L’inquisitore ne ordina la registrazione: “Al molto Mag. co m. Bernardo Io ho fatto esseguir quel tanto, che in nome del santo officio m’havete commesso: nel giorno di San Pietro fece pubblicare il mandato, et poi metterlo sopra la porta maggiore dal nontio, et poi di tutto ciò ne ho fatto far una fede nel modo commesso me, et hola inviata, al molto r. do padre m° Benedetto Secco commissario di esso santo officio, con pregar la sua P. R. da che quanto prima sia mandata à Cividale: ne essendo questa per altro, à voi mi raccomando, et offero sempre. Di Mussolente adi primo di luglio 1577. Il vostro come buon fratello. Piovano di Mussolente”. Segue l’atto di fede incluso: “Adi 29 giugno 1577. Faccio fede io prè Gieronimo Dolzano rettore della chiesa di s. to Lorenzo di Liedolo diocese di Padova sotto Asolo di trivisana. Como adì, ut supra. Inter missarum

 c. 83 r. solennia ho publicato il mandato citt°di Paris, et Gieronimo figlioli di m°Iseppo Follador da Mussolente datum adi 29 del presente / et è stato pub. to et affisso in valvis ecclesia s. ti Petri de Mussolento e fece affiggere come da ordine e qui ne fa fede. Io prè Gier. mo Dolzano sottoscrisse ut supra. Io prè Battista Botacino rettore di S. Maria di Romano fui presente ut supra. Io Giomaria Piatto da Bassano fui presente, ut supra. Io prè Stephano Busnardo fui presente, come in questo”. Lunedì 8 luglio 1577 nel palazzo del vescovo di Belluno dopo colloquio tra il vescovo e l’Inquisitore e il consenso decretano di scrivere una lettera al reverendo commissario con le nuove direttive per l’accertamento della verità. Quindo la lettera è pronta, sigillata con il sigillo del vescovo con copia della denuncia 17 contro Iseppo, la 3 – 11 e 18 contro Momin, la 9 contro Paride e la 4 – 5 – 16 – 19 contro Hieronimo suo fratello oltre gli articoli dell’Inquisitore. La copia quindi è questa: “R. do P. Commissario. La P. V. R. da sarà contenta quanto prima transferirsi fino a Mussolenta, et con l’autthorità di questo s. to Ufficio

 c. 83 v. farà cittar à se tutti quelli, che troverete haver fatto le denontie, che nel incluso foglio si contengono: et presentati gli farete reconnoscer le predette denontie da loro fatte, dandogli il giuramento sopra la verità di quelli in forma debita/ et di tal giuramento ne farete fede nel istesso foglio, con sottoscrittione nostra, over di due persone religiose: rimandando il tutto securamente sotto vostre lettere, et sigillo. In oltre farete chiamar nel istesso modo m. Beltrame Gaybon, et con giuramneto lo interrogarete sopra gli articoli sottoscritti; rimandando parimente el suo detto sottoscritto di sua mano sotto vostre come di sopra: gli quali articoli son questi:

1 se esso m. Beltrame conosce m° Iseppo Follador

2 se ha praticato con lui

3 se ha raggionato seco delle cose della fede

4 se ha detto al ditto m° Iseppo, che vi sia alcuno, che semini heresie et particolarmente che neghi che la Madonna sia vergine

5 se ha detto, che Benetto habbia detto tal cosa contra la Madonna.

Le risposte de quali articoli farete scriver à una per una (non havendo nodaro) da qualche persona religiosa, in presentia de testimonij, et sottoscrittione in quelli col che vi si offeriamo. Di Belluno; nel vescovado alli 8 di luglio 1577. Di V. R. lia come figliolo”

 c. 84 r. firmata dal notaio del vescovo e indirizzata al P. M Benedetto Sicco, martedì 9 luglio 1577 nel palazzo del vescovo di Belluno. L’Inquisitore alla presenza del vescovo riceve, vede e legge una lettera ricevuta dall’Inquisitore di Venezia con le direttive e ne ordina di fare copia che segue. Dopo l’indirizzo, “Molto Rev. do P. Inquisitore Hebbi la lettera di V. R. delli 22 di giugno. Mi piace, che le cose siano bene in caminate, come me scrive; et spero che la molta diligenza di Mons. r R. mo vescovo, et sua farà in maniera, che se veniva alla radice di tutto questo male; il quale io stimo insieme con Mons. r R. mo patriarcha che sia molto allargato in quel paese di Mussolenta, et Asolo; si che à questo tratto si potrà far discoprimento tale che con le provisioni convenienti s’impedirà, che non procedi piu oltre, et si purgherà il mal presente. Ho per via sicura mandata la lettera indrizzatami da V. R. al R. do P. Inquisitore di Milano accompagnata con una mia

 c. 84 v. et riccorditogli quanto ricerchi il bisogno: credo che presto se ne havera la risposta, et l’inviarò a V. R. lia. La quale supplico a darmi qualche aviso del succedere del negotio, et del discoprimento, che si fa di complici, nel che bisogna principalmente insistere, ancho con rigoroso essame (cioè tortura); come è l’ordine del s. to Officio, et commission particolar di Roma, et V. R. vadi gagliardo in questo. E’ venuto Mons. r Ill. mo legato, et hieri se presentò alla Sig. ria. Incontrato, et ricevuto con favori straordinarij: ho gia parlato seco 3 volte, riesce gentiliss. mo sig. re molto prudente, destro, et valoroso, et se stima habbia à far grandissima riuscita. ha seco in compagnia un auditore persona molto dabene et essercitata nelle cose del officio suo: S. S. Ill. ma ha particolar commissione da S. S. ta et da quelli Ill. mi S. ri del S. to Tribunal di Roma d’attendere et cosi promette d’haver a fare: si che le cose caminaranno di gran piede ad honor di Dio, et V. R. non manchi alli bisogni servirsi del favor di qua, che non si mancherà in parte alcuna. Io non scrivo particolarmente a Mons. r R. mo vescovo mio signore tc.  qua sequenter. Di Venetia 2 di luglio 1577 D. V. R. Fratello in Christo Fra Marco Inquisitor di Venetia. Mercoledi 10 luglio 1577 nel palazzo episcopale di Belluno assieme al S. ufficio congregato come previsto si presentano Paris e Hieronimo fratelli e figli di m°Iseppo Follador; e il santo ufficio si dichiara felice di questa spontanea obbedienza. Al che visti e ammessi, il vescovo e l’Inquisitore stabiliscono di rimandare il previsto interrogatorio di Momin Cargnato ad altro giorno. E si dichiara che prima di tutto si faccia constituto dei predetti che si sono presentati cominciando per primo da Hieronimo già nel giorno di oggi, e poi con Paris il giorno seguente (o venerdì?). Questo anche a causa degli anni di età (come è stato riconosciuto) sotto i venti circa di Paris dandogli un tutore per il momento che gli permetta di agire. E appunto per questo per stabilire in merito con sufficente cognizione fu convocato il HD? Dottor d. Io. Iacomo Bertholdi e si decise / E dato che esso adolescente non conosceva nessuno di maggiore età nella città che lo potesse sovrintendere, si obbliga il dottor Io. Jacomo qui presente ad obbedire al s. to Officio, accettando l’onere di eleggersi come tutore di Paris. Così ammonito con la mano che tocca le scritture giurò al vescovo di esercitare nel suo ufficio legalmente, dedicandosi per il minore a suo vantaggio per l’anima e corpo, rispettando l’obbligo di segretezza in funzione sempre della verità.

 c. 85 v. E fatto questo per legittimare il processo il santo Officio ordina di introdurre assieme con decreto giudiziario i prefati: quindi si presentano anche d. Hieronimo Patavino e Ambrosii Cadubriensi “familiar” del vescovo, che si devono esprimere sulle questioni normali e particolari quando sarà richiesto. In merito ai citati fratelli con gli Ill. mi assistenti sono destinati al “loco carceris” e per ora però assegnati nella sala magna della magnifica comunità sotto la responsabilità del vescovo. Inoltre venne loro ingiunto che dal luogo loro assegnato non possino discendere e nessuno si possa ammettere, senza la licenza del s. to Officio, con i colloqui etc. Quindi Paride con il suo tutore fu inviato al detto luogo dove sarebbe rimasto sino al giorno dopo. E fu ammonito che della causa che lui conosce, di dire la verita. E fu permesso andare. Dopo di che ci si volge ora al qui presente Hieronimo suo fratello, qui costituito come infra. Stesso luogo e giorno. Assieme come prima personalmente costituito è Hieronimo Fullador figlio di Iseppo, dell’età, come lui dice di anni 38 circa. Segue la formula del benigno modo di ammonire etc. etc.

 c. 86 r. Ancora segue il giuramento. E dopo di questo iniziò l’interrogatorio “Perche si sia presentato à questo s. to ufficio!” – “Mi nol so, sel val à dir il vero; ma di quello, ch’io serò adimandato, io responderò la verità”. “Int. se per il passato habbi tenuto, ò al presente tenghi opinion alcuna, che sia contra la s. Ro. chiesa catholica !” – “Signor no mi, che non ho mai havuto queste opinion”. Disse (segnalato) “Sono forsi 18 anni, che non stago con mio padre”. Gli fu detto “à che proposito ditte queste parole!” – “Che soi mi, per esser lui imputato di heresia”.Soggiunse: “Non ho nianche el mazzor inimigo de lui: et altre volte lui mi ha fatto far un mandato, che non dovessi andar per il suo cortivo, et credo haverlo qui adosso”. E fu mostrato da Paris un mandato penale del podestà di Asolo. Disse “Doppo quel mandato, el mi ha ancho dato una querella per haver desobedito questo mandato”. “Int. che opinion hebbi havuto, et habbi al presente circa il purgatorio”. “Io ho tenuto, chel ghe sia”. Gli viene detto “Avertite de dir molto ben la verita circa questo! Perche consta altramente per il processo!” – “Mi non ho lettere, ma ho creduto sempre chel purgatorio ghe sia” Disse “Potrei haver ditto delle cose essendo imbriago, ò altramente, che non so mi: et se havesse ditto qualche cosa, domando misericordia”.

 c. 86 v. Gli fu detto “Chi vuol misericordia da questo s. to Ufficio, bisogna confessar i suoi errori col cuore et con la boccha!” – Stette allora un pò in silenzio e alzando quindi le spalle disse “Potrei haver ditto qualche cosa, che non mi riccordo”. Gli fu detto “Haveti mai havuto à dir, che non ghe sia purgatorio?” – “Potrei haverlo ditto, che non me riccordo, per haverlo sentito dir da altri”. “Int. se ello l’ha sentito à dir da altri” – “Poh oh, l’ho sentito à dir à mio padre” (qui termina il segnalato). E poi disse “Me par certo de reccordarmi di haverlo ditto anche mi “. Gli fu detto “Riducetevi à memoria quando l’havete ditto, et in che luogo” – rispose dimenando le braccia “Poh, non mi poria mai raccordar”. “Int. sel si habbi mai ritrovato in alcun luogo chel sia stato detto, chel non vi è purgatorio! Et chi tien chel vi sia tuol l’honor à Dio! Et che li preti hanno introdotto esso purgatorio per guadagnar?” – “Io ho sentito à dir questo à mio padre già circa doi anni, ò doi anni e mezzo, nel suo follo, dove io lavorava come lavorante”, “Int. se vi erano altri in ditto follo!” – “El ghe iera de i altri lavoranti, ma non ho memoria chi fussero”. Disse “Io credo, che uno fosse Domenego Trevisol”. “Int. se ha sentito dir à suo padre questa cosa piu d’una volta!” – “Signor no, che me ricordi”.

 c. 87 r. Gli fu detto, havete voi mai detto queste parole!” – “Le ho ditte, per haverle sentite à dir contrastando (come si fa) ad altri!”. “Int. a chi le habbi ditte!” – “Mi non me lo raccordo mo” Disse “Perche se fanno dei filò, et tutti dise la sua“ Gli fu detto “Hier° bisogna dir liberamente la verita se havete tenuto, che non vessia purgatorio; perche per dir l’ho ditto, et non l’ho tenuto, queste son contrarietà, che la giustizia non le accetta, però bisogna dir liberamente la verita, come havete ditto de dirla!” – “Io l’ho detto per haverlo sentito à dir. ma chel ghe sia, ò chel no ghe sia, io non lo so; ma però havendo sentito dir al prete, chel vi è, io credo chel vi sia”. Soggiunse “Io vivo christiano, et voglio morir christiano” – “Se habbi sentito à dir da altri, che non vi sia purgatorio” – “Signor no mi”. Gli fu detto “Savevi che lì in quella vostra villa ghe ne sia alcun suspetto di heresia!” – “Non ho sentito à raggionar de altri, che de questi, che son qui in preson, zoe Momin, mio padre, et Benetto, i quali per voce del vulgo sono tenuti per heretici”. “Int. sel sa, che suo padre habbi tenuto altre opinione heretici!” – “Signor no”. Soggiunse “Io son stato poco con lui: perche son stato fuora alla guerra e i la mia profession è da soldà”. “Int. che opinion l’habbi havuto circa le messe, et vesperi de morti!”. “Ho tenuto, che le siano bone, et io sò andato sempre a messa”.

 c. 87 v. “Int. se l’habbi detto, che le messe, et vesperi de morti non siano boni!” – “Non me lo ricordo”. Gli fu detto “Consta chiaro à questo s. to officio, che voi havete detto, che non vi è purgatorio, et che l’è stato trovato da i preti per avaritia, et chi dice chel sia purgatorio tuol l’honor a Dio/ però bisogna dir la verita se voi havete tenuto veramente questa opinione” – “Dentro da mi non ho tenuta questa opinion, ma è vero, che l’ho detta”. Gli fu detto “Se havete tenuto chel vi sia, perche andar disseminando queste heresie contra la s. ta madre chiesa Romana!” – “Io l’ho detto per haverlo sentito à dir, ma non che l’habbi tenuto”, “Int. se, quando suo padre li diceva tal cosa, lui ghe la credeva!” – “Io attendeva a lavorar”. Fatto questo fu rimesso al suo luogo cui era stato destinato. E fu ammonito di pensarci bene per la prossima volta di dire la verità. Intendendo il venerdì successivo. Venerdì 12 luglio 1577 nel palazzo vescovile di Belluno. Si presenta di nuovo Hieronimo, prima ammonito e poi fatto giurare. Gli fu detto “L’altro giorno vi fu dato termene à pensar, à fini che potesti dir la verità circa gl’errori (se alcuno havete tenuto contro la s. ta chiesa Romana). Però questo s. to ufficio vi ha fatto venir qui accio possiate espurgar la vostra conscientia: et vi esshorta à dir

 c. 88 r. liberamente ogni cosa!” – “Anzi voio creder quello, che crede la santa chiesa Ro. ”gli fu detto “Dicesti che havessi sempre tenuto, che vi sia il purgatorio (“et che voi per ciò”) se ben haveste ditto altramente;però questo s. ufficio non crede che habbiate detto ad altri che non li sia il purgatorio, et che voi perciò habbiate tenuto chel vi sia!”. “Hora mi ricordo certo, che l’ho ditto, che non ghe xè il purgatorio, et son stato in dubio, chel vi sia, ò che non vi sia, et tanto più, che ho sentito à dir à questo nostro piovan all’altar, sopra l’evangelio del giudizio, che se haverà fatto male;l’anderà nell’inferno non dicendo altro del purgatorio et sopra di questo le persone me cominciorno à raggionar del ditto purgatorio et fu uno, che non mi riccordo chi fusse, che disse, che li pareva chel prete havesse fallato “. Disse “El fu Thophol Rosseto (adesso che mi sovien) che disse chel prete non haveva ditto, che le anime andasseno al purgatorio. Et io li dissi, che mio padre diceva anche lui così”. Gli fu detto “Havete poi cercato di chiarirvi di questa cosa del purgatorio” – “In quella volta era zo mi, non accade parole, ma havendo poi sentito predicar questa settimana s. ta a Asolo, che vi è il purgatorio, l’ho creduto, et credo anchora chel vi sia”. “Int. sel si confessa, et communica una volta all’anno ai tempi debiti!” – “El va per do anni, che non mi ho confessato, et communicato, per respetto, che ho tenuto

 c. 88 v. dui concubine;ma quella che tengo adesso, fazzo conto, che l’habbi da esser mia moglie, poiche l’ho ritrovata iusta, et di quella ho havuto una figliola et doppo, che non son confessato, mi confessai al fu pre Lunardo già circa doi anni”. “Int. se habbi pensato. ò sel se riccorda di haver tenuto qualche altra cativa opinion contra la s. ta Ro, chiesa!” – “Signor no, el mio error è stato tutto la cosa del purgatorio: che nel resto, ho tenuto, et tengo: et creduto, et credo tutto quel, che ha tenuto, et crede la s. ta Ro. chiesa mi”. Fatto questo fu deliberato di licenziarlo per ora e riamandarlo a casa. Con l’obbligo che entro i prossimi XV giorni presenti per se una idonea fideiussione in Asolo; perchè qui nessuno conosce. E quindi produca al commissario Benedetto Secco un testimone favorevole per una somma di scudi cinquanta in oro, presentandosi ogni volta che esso santo officio lo richiederà; e senza altro considerare prima farlo nel termine previsto. In quanto al contratto matrimoniale, nella forma secreta tra lui e sua moglie lo faccia con il pievano di Mussolente, alla presenza di detto Hieronimo quando lo chiamerà. E con obbligo del silenzio giurando nelle mani del pievano così sia inteso dichiarato legittimo. E fu ordinato al notaio dal vescovo e dall’Inquisitore di scrivere una lettera sia per il pievano che per il commissario di Asolo Benedetto Secco. Così fece. Poi le lettere vennero chiuse e sigillate dal vescovo e date a Hieronimo che l’indomani le consegnasse. Vi è quindi la copia. “R. do come fratello hon’. Per convenienti respetti ha parso à questo s. to ufficio di licentiar per hora Hieronimo Follador lator, con dargli commissione, che in termine di XV giorni el trovi una idonea sigurtà de schudi cinquanta di presentarsi il sopradetto ufficio ogni volta che serà chiamato; et che; non trovando detta segurtà, sia ubligato ritornar qua fra el detto termine: il che s’ha voluto, che sappiate, accioche ancho li vostri parochiani sappiano, che non è partito di qua sanza licentia. Et fra tanto gli raccordarete l’inventione di esso s. to ufficio, et principalmente di Mons. r R. mo vescovo esser, chel sposi per sua moglie la donna che sieme al presente, dalla quale dice haver havuta una figliola: et intorno à questo matrimonio per respetti da lui assignati, de ordene del sudetto Mon. r R. mo farete il contratto senza altre proclame, et secretissimamente di sorte, che non vi si trovi presenti se non queli testimonij,

 c. 89 v. che saranno da lui eletti, à quali darete ancho il giuramento di secretezza fin tanto che esso Hier. ° voglia sia publicato. Et ne darete di ciò particolar aviso. Dio sia con voi, Belluno nel vescovado alli 12 di luglio del ‘77”, firmato dal notaio e indirizzato a prè Zuanne Regozza. Segue altra lettera per il commissario “Molto R. do P. Hieronimo Follador è stato hoggi licentiato per hora da questo s. to Ufficio, con permissione di dar fra XV giorni una idonea segurtà, per somma de schudi cinquanta di comparere davanti il sudetto ufficio ogni volta che serà da quello ricerchato; la qual segurtà, sia laudata dalla P. V. R. da et, non trovandola sia ubligato fra il medesimo spacio ritornar à presentarsi qua a Cividale, dove fù li giorni passati citato: del che quella serà contenta darne al suo tempo particolar aviso. Si come si aspetta ancho la risolusione di quanto le fù scritto li di passati, circa il far riveder, et giurar quelle denontie, et l’essame di m. Beltrame. Et non essendo questa per altro, à V. P. R. si offerimo. Da Belluno nel vescovado li 12 luglio 1577”. Si firma “come figliolo” il notaio. Indirizzata a P. Benedetto Secco. Lo stesso giorno e luogo fu presentato e constituito Paris.

 c. 90 r. L’introduzione segue il solito rituale del monito benevolo etc. Di seguito vi fu il giuramento solenne alla presenza del suo curatore affidatogli. E con la sua licenza Paris poggia quindi la mano sulle sacre scritture tenute dal vescovo giurando sul vangelo. Sempre precisando la presenza del curatore gli si chiede “sel sa la causa perche è venuto qui!”Risponde “Io son stato chiamato per esser stato

 c. 90 v. Contra la S. ta madre chiesa: et son venuto, perche intendo da qui in poi esser buon christiano, et creder quel tanto, che crede la S. Ro. chiesa catholica!” – gli fu detto “Dì un puoco liberamente tutti gli errori, che hai tenuto contra la S. ta Ro. chiesa catholica!” risponde “Io son venuto per dir liberamente gli errori, che ho tenuti: et, se me ne scordarò qualch’uno, essendomi raccordati, li confessarò”. E iniziò a dire (in nota marginale sinistra vi sono elencati i temi) “Primamente mi ho creduto che le messe et vesperi, non siano buone per l’anima de morti. Et ho ditto, et tenuto, che non vi sia altro purgatorio che Jesu Christo. Et ho ditto, et tenuto questa cativa fantasia, che la chiesa Ro. sia chiesa di confusion. Et non ho credesto, che se debba adorare le imagine, ne che se debba haverli riverentia. Et che li santi non possano intercedere per noi appresso Iddio. Et de altro non mi ricordo; sol me venira a memoria, el dirò.” Soggiunse “E ho anche creduto, et detto, che l’authorità data da Christo a San Piero sia stata solamente in San Piero, et non nelli suoi successori”. E poichè si vedeva che stava interrompendosi dal continuare fu allora interrogato “dimmi un puoco, se hai creduto, et credi, che nell’hostia consecrata vi sia veramente, et realmente il corpo, et sangue di Jesu Christo!” risponde “Sentite dir una a mio padre, che lui vide il q. pre Lunardo à consecrar un’hostia, et

 c. 91 r. Metterla nel tabernacolo, e poi tuor fuori quella che vi era dentro; et che lui vosse chiarirsi con ditto q. prè Lunardo perche cio fatto havesse i qual li disse, chel bisognava de tempo in tempo cambiarla, perchè si putrefacevano; al qual mio padre disse che ! adunque non vi deve esser lì il corpo, et vero sangue di Jesu Christo! Perchè non si putreferia, et perciò anchor io dubitai, che nell’hostia non vi fusse veramente, et realmente il corpo et sangue del nostro signor Jesu Christo. Et così dali in poi non li ho havuto quella reverentia, che bisogneria” (qui termina la segnalazione). “Interrogato che opinion habbi havuto quanto alli giubilei, et indulgentie!” risponde “Non ghe ho dato fede nianche a quelli”. “Interrogato circa el manzar della carne, che opinion habbi havuto!” risponde “Io ho tenuto, che se ne possi mangiar de venere, et sabbato indifferentemente; et ciò ho imparato dal testamento nuovo, che mi fu brusato, qual diceva, che quel che intra per bocca non macula”. “Interrogato quanto alli degiuni che opinione habbi havuto !” risponde “Io ho tenuto, chel degiuno non vaglia niente senza il spiritual”. “Interrogato quanto alla confession auricular, che si fa al sacerdote, che opinion hai tu havuto!” risponde “Ho havuto opinion, che non la vaia niente, se prima la nò se fà a Dio”. “Interrogato et che hai creduto quanto alle scomuniche!”. Risponde “dappoi che son su queste fantasie, nò ho creduto alle scomuniche, et ho tenuto, che il papa nò possi escomunicar”.

 c. 91 v. “Interrogato circa le orationi, che opinion hai havuto !” risponde “Ho creduto che il pater nostro, l’ave Maria, il credo, et la Salve Regina, siano bone: ma non l’ave santissima”. “Interrogato perche causa ha tenuto, che l’ave santissima non sia bona!” risponde “Per quella parola porta paradisi, et questo, perche Christo dice, che lui è la porta “. “Interrogato quanto à i sacrosanti concilij, che opinion habbi havuto “ risponde “L’ho havuto opinion, che non sian buoni”. Gli fu detto “Chi è sta quello, che habbi havuto à dir, che li concilij erano una giottoneria fatta per guadagno, et che non manchava altro se non che havessero portato dentro delli ovi et pollastri, per farli unja sinagoga!” – risponde “Mi non so d’haverlo ditto, ne haverlo sentito da altri”. “Interrogato se si ha mai trovato presente, che Benetto lezzesse il fioretto della bibia!” risponde “Signor sì“ Disse “L’ho mi quel libro, et l’ho comprato da lui”. “Interrogato se alcuno ha stracciato fuora qualche carta di quel libro!” risponde “Signor sì, che l’ho stracciata fuora mi, perche la parlava del purgatorio”. “Interrogato se ha havuto, ò al presente habbi altri libri prohibiti!” risponde “Io ho li fioreti della bibia; et la bibia vulgar, che habbi da Benetto. Et un l. ° della passion; et ho havuto ancho un l° d’epistole, et evangeli vulgar, il quale prestai à un munaro, et non me lo ha piu ritornato: et etiam un l° del giudizio strazzado, che va per bottegha”.

 c. 92 r. “Interrogato se ha imparato da quel libro del giudizio alcuna heresia!” risponde “Signor no, ma ben ho imparato da una epistola de san Zuane, sul libro del testamento nuovo, che è sta brusato, qual comincia filioli mei, dove se dice, che havemo Christo appresso il padre; et per questo ho credesto, che li santi non possino pregar, ma Christo solo, davanti al patre”. Interrogato disse “Io ho sempre tenuto, che la Madonna sia piena di gratia”. Gli fu detto “Advertissi che consta, che tu hai ditto altramente !”. Risponde “Adesso mi soccorre, che ho ditto in bottegha, dove era Momin Cargnato; che quando la Madonna partorite Christo la era piena di grazia, ma che dappoi la l’ha perduta“. Disse interrogato “Non mi ricordo se vi fusse Benetto presente“ Interrogato disse “Signor sì che ho creduto, che la Madonna sia sta sempre vergine, innanzi al parto, nel parto, et dappoi il parto”. “Interrogato circa el battesimo, che opinion habbi havuto !” risponde “L’ho havuto opinion, che il battesimo sia buono; ma però el non vaglia cosa alcuna alli fantolini, che si batteggiano, fino che non sono in età, che habbino il creder, et che i se debba tratener de battezarli fino alli 14 anni”. Disse ancora interrogato “Cho creduto, che li fantolini, se ben murino senza battesimo, si salvino”. “Interrogato circa la messa, che opinion habbi havuto !” risponde “E ho tenuto, che la sia buona, perche la representa la passion di Christo quanto al sacrificio: ma quanto

 c. 92 v. al sacramento del corpo et sangue di Christo, nò credeva se non quel che ho ditto de sopra “. “Interrogato da chi habbi imparato le opinion heretiche dette di sopra !” risponde “Quanto alle messe de morti, me riccordo una volta circa 3 o 4 ann iche ritrovandosi mx prè Lunardo sul murello innanzi la porta della chiesa di Mussolente i dove erano mio padre, Momin Cargnato et mx Beltrame Gaybon: et io che era appresso le corde li abasso del campanil, sentite mx Beltrame a domandar à mx prè Lunardo, se era vero, che le messe per i morti fussero bone ! et prè Lunardo li rispose con dirgli, di questo i porresti toleteli fuora di fantasia, che le messe de morti, et altri offitii, non li giovano niente, ma ben a i vivi. E da quel tempo in qua ho tenuto questa opinion de prè Lunardo per bona”. E aggiunse “Quanto al purgatorio, mx prè Zuane piovan presente la prima domenica del advento l’anno passato prdicando all’altar disse (raggionando del giuditio particular dell’anima quando parte dal corpo) che l’era giudicata ò al ben ò al mal, et nò dechiarite altro. Et io pensai, che lui volesse intender, che l’anime andassero solamente ò all’inferno, ò al paradiso. Et così io dappoi, non ho tenuto, che vi sia il purgatorio”. Gli fu detto “Avanti che tu sentissi dir quelle parole da mx prè Zuane, che opinion havessi del purgatorio!” risponde “L’haveva anche per avanti chel non vi fosse, ma all’hora mi confirmai pui che piu. “Interrogato se ha imparato alcuna heresia da suo padre!” risponde “Io non posso dir se non questo, che mio padre, vedendomi legger su quel libro del testamento nuovo, che fu brusato, mi diceva, quando è tempo de lavorar, lavora; quando poi e la festa, lezzi, se tu lezzessi ben tutto el dì, ma tasi. E’ ben vero però, che la opinion del purgatorio l’ho sentita à dir da mio padre“. “Interrogato da chi l’habbi imparato l’altre heresie!”. Risponde “L’ho imparate da una epistola, qual era posta nel principio di quel testamento nuovo che fu brusato, et era di Erasmo, se ben era depenato il nome; perche la lezzeva spesso per respetto che la mi piaceva”. “Interrogato da quanto tempo in qua l’habbi tenuto queste opinion!” risponde “Da Nadal in qua dappoi che cominciassemo à pratechar insieme Benetto et io / et per quel legger quella epistola che vi ho ditto quasi ogni giorno”. Soggiunse “Havevamo anche concluso, insieme Benetto et io, di andar doppo la Pasqua dei ovi in terra de lutheranni, e star la, et farsi battizzar unaltra volta”. “Interrogato da chi habbi imparato questa opinion de battizzarsi unaltra volta!” risponde “Havevamo pensato cosi da noi, perche l’havevamo intesto questo”. Gli fu detto “Da chi hai inteso questo!” rispose “L’ho inteso da uno, che ha nome Iseppo tentor de quei de sotto, che sta à Bassan, et che è stato in quei paesi per. 6. mesi à schoder no so che danari. Et l’ho chel sia homo da ben”.

 c. 93 v. “Interrogato se in Mussolente, ò in Bassan, ò altri luochi, el sa, che vi si alcun, che habbi cativa opinion nella fede!”. Risponde “Io ho inteso, che un prè Giulio Baio dalla Rosà è stato sospetto”. “Interrogato se ha detto ad alcuno, che se lui havesse possuto parlar a Benetto, l’haveria fatto, chel non si haverebbe reditto mai !” rispose “Non ho detto questo; ma ben ho ditto, che haveria pagato un dedo della man, chel fosse stato fuora, perche saressemo andati tutti dui in terra de lutheranni!” “Interrogato se ghe è mai stato adimandato se la sua lezze è meglior di quella della chiesa romana; et se lui ha risposto, ho quanto che ella è meglior!”. Risponde “Me ricordo d’haverlo ditto questa quaresema a diversi più volte e ma non mi ricordo a chi”. “Interrogato sel conosse l’infrascritti, et primo Verzilio suo fratello; Chiara sua madre, Beltrame Gaybon, Tophol Rosetto, Bastian Guielmin; Maria Zotta; Toni Busnardo, i Zan d’i Pauli; Bastian so fratello; Marco cugnato di Benetto!” risponde “Li conosco tutti”.“Interrogato sel sa che alcuno de questi habbi tenuto qualche opinion hertetica!” rispose “Signor no. Salvo che Chiara mia madregna teniva, che quel che intra nel homo nò macula”. Disse interrogato “La voleva intender, che a magnar carne non era peccato” Soggiunge “Quanto a Bastian Guielmini (per quanto ho inteso a dir) li fu brusato un libro d’epistole et evangeli, quando me fù brusato il mio”. Soggiunge “Et, quanto a Toni Busnardo, ho sentito a dir

 c. 94 r. ma nò so da chi che da Benetto, che anche lui negava le imagine et quanto a Marco cugnato di Benetto, raggionando tra noi in la nostra bottegha, sentissi chel confermava quel che dicevamo noi, et del purgatorio e d’altro; et diceva del purgatorio, che andasseno al bordello quelli, chel tengono”. “Interrogato sel conosce m°Borth° dei Conti venetiam!” risponde “Io ho inteso a dir per la villa, chel manza de venere et sabbato della carne, et pollastri; ma non so da chi!”. “Interrogato se l’ha mai mostrato a Benetto alcun de Bassan, che sia heretico!” risponde “Signor sì, che ho mostrato al ditto Benetto uno del borgo del Lion, che se chiama Christophoto Venetiam; qual ti dice che è heretico; ma io nò ho mai praticato con lui, ne so da chi l’habbi inteso”. “Interrogato se hanno mai fatto accordo tra loro d’incargar, ò dar la colpa delle sue heresie al q. prè Lunardo!”. Risponde “Eramo accordati mio padre, Momin, Benetto, e mi, de dir, quando eramo interrogati, che credevamo quel che crede la S. ta madre chiesa; ma non volevamo dir romana”. Soggiunse “E’ vero, che seramo ancho accordati de dire, che tutte queste heresie le havevamo imparate da prè Lunardo, se ben nò le havevamo imparate tutte”. “Interrogato che heresie habbi imparato dal ditto prè Lunardo!” risponde “Non ho imparato altro, che quanto vi ho detto di sopra. Il resto l’ho imparato da quella epistola d’Erasmo diabolica, et da mio padre “.

 c. 94 v. “Interrogato se ha creduto, che le scritture approbate dalla S. ta madre chiesa siano tutte vere indiferentemente! Over solamente parte!” risponde “Io ho creduto, che siano vere il testamento vecchio, et nuovo, e nò altro”. “Interrogato se l’hai inteso d’alcuno, che li siano li atorno alcuni sospetti di heresia!” risponde “Ho sentito a dir da mio padre, che li Santini da Crispan sono heretici”. E interrogato risponde “Non li so il nome, ne sò d’haverli mai conosciuti; la qual villa è lontana da Mussolente circa. 3. mia, et è del territorio di Asolo”. Aggiunge inoltre “E ho sentito ancho à dir de quel mx Camillo Carraro, el qual è andato fra lutherannij, ne ho sentito d’altri; ma se me ne venira uno à mente io gli dirò”. Dopo questo fu rimandato al suo posto con il monito che pensi meglio e dica la verità. Lunedì 15 luglio 1577 nel palazzo vescovile di Belluno, Francesco de Minellis giurando annunciò al notaio vice cancelliere che come da ordine del vescovo oggi ha tolto dalla porta della cattedrale il monito contro Paride e Hieronimo Fullador fratelli, decretato il 24 giugno passato e il 29 pubblicato e affisso. Il monito è riconsegnato al notaio. Lo stesso giorno e luogo. Il Vescovo e l’inquisitore dichiarano di aver ora ricevuto una lettera indirizzata dal padre commissario con denuncia giurata ed esame di dona Beltrame contenuta come in

 c. 95 r. per il suo lavoro, e un’altra lettera del pievano diretta al notaio. La lettera è vista da tutti, aperta e letta. Poi il vescovo e l’Inquisitore ne ordina l’immediata registrazione. Seguono quindi le copie: “Al molto reverendo m. co mx Bernardo Thysono come patron mio charis. Mo, a Cividal di Belluno. Molto mag. com mx Bernardo: Questa matina quando andai in chiesa per celebrar la messa mi presentò una sua de m. to del Santo Ufficio Hier. ° Follador, ne poi l’ho piu veduto: et mi son molto ralegrato, che si habbia atteso in quella 2^ parte, la quale ho desiderato longamente, et di ciò sempre havvi dato intentione di fare quando piu volte holo particolarmente ripreso senza in pub. co / onde io attenderò quanto prima di operar, che sia effettuato il voler di sua sig. r r. ma che è ancho sempre stato il mio, et subito che habbia havuto effetto, ne darò subito raguaglio. Mx Bernardo mio gentile pregarsi! Hoggi solamente si ha fatto il sponsalitio di mia sorella. Di Mussolente adi 14 luglio 1577. Il vostro molto amorevole come fratello. Il piovano di Mussolente. Segue copia di altra lettera indirizzata all’Inquisitore dal commissario di Asolo. “Al r. do S. r mio, secondo l’ordine dil Santo Officio vostro io son andato a Mussolente, et ho fatto quanto ero ricercato: il che mando qui incluso, tutti gli testimoni, sono stati citati, et essaminati, come v. s. r. ma vedrà: et se in altro posso, la me commandi, che me gli offro, et raccomando. Di Asolo, alli 14 Luglio 1577 Di v. s. r. ma s. tor, Frate Benedetto Seccho commissario. A questo punto il vescovo e l’inquisitore esaminano quanto fatto contro d. Beltrame Gaybon e ne leggono le registrazione in forma abbreviata ricevuta. Vi sono e perplessità in merito e comandano che per il giorno dopo si invii al commissario altra lettera. La quale fu comunque scritta subito (essendo l’ora tarda – così tra parentesi specifica il notaio) e sigillata con il simbolo del vescovo e dell’inquisitore e consegnata. Fu poi trascritto il testo agli atti. “r. do P. M. Si ha ricevuto le denuntie giurate, come stava l’ordine di questo S. to Ufficio, che insieme l’essame di mx Beltrame Gaybon: lo quale perchè è imperfetto; vi si riscrive, à fine, che col giuramento solito lo interroghiate da chi

 c. 96r Habbi inteso, che benetto habbia detto, che la Madonna non sia vergine: et adducendovi alcun testimonio dal qual habbi udito tal cosa, essaminare con giuramento anco quello, over quelli:rimandandone di qua quanto havrete trovato. In oltre essaminerete detto mx Beltrame con l’istesso giuramento, se mai ha interrogato il q. mx prè Lunardo sel si debbe credere che le messe de morti et altri ufficij giovino a i morti. et quello chel ditto prete li rispose in che luoco: et chi vi si ritrovorno presenti. Et similmente con la p. r commodità, ne sarete avisato il sudetto Santo Ufficio. Con che se vi offerimo. Di Belluno nel vescovato; alli XV di Luglio del ’77 di v. r. p. Come figliuoloBernardo Thysono v. canc. Il tutto indirizzato al commissario Benedetto Secco in Asolo a S. Angelo. Il giorno di mercoledì 17 luglio 1577 nel palazzo del vescovo di Belluno. Il vescovo e l’inquisitore decretano di esaminare di nuovo Paride. Danno ordine al suo curatore di presentarsi il prima possibile

 c. 96 v. L’intimazione è portata in casa del curatore d. Jo. Jac. ° Betholdo. Il quale riceve anche l’ordine in merito all’ora cui presentarsi al Santo Ufficio. Fu poi richiesta la presenza del podestà il quale per sue occupazioni invia con piena delega il suo vicario. Viene inviata sua scusa tramite il vicario. Udito ciò si rende pubblica e ammessa la motivazione dell’assenza e sostituzione del podestà e congregato quandi il Santo Ufficio. Subito è poi costituito Paride. Stesso giorno e luogo. Fu constituito Paride Follador assieme al curatore. Si ripete il giuramento e la formula etc. e si inizia l’interrogatorio “Se dappoi chel fu constituito l’altra volta li è venuto in mente qualche altra heresia, che habbi tenuto contra la Santa ro. chiesa catholica, oltra le confessate !” risponde “Ho pensato molto ben, et ho pregato la maestà d’Iddio, che se me ne è restata alcuna, vogli redurmela à memoria: ma con tutto questo non me n’è sovenuta alcuna: et se mi sarà raccordato qualche cosa, ch’io non l’habbi confessata, son prontissimo per confessarla”. “Interrogato se li è venuto qualche complice, che non l’habbi confessato!” risponde “Non me n’è venuto alcuno à memoria

 c. 97 r. “se non de quelli, che vi ho confessato; che sono quel Marco et Toni Busnardo”. “Interrogato se ne habbi sentito nominar alcuno!”. Risponde “Io ne ho sentito a nominar a Bassano alcun, che sono questi ser Iseppo favro, et uno che se dice el Bethis mercante de panni, del qual non so el nome: quali sono stati a Vicenza al S. to Ufficio, con prè Giulio Baio” “Interrogato se sa, che sorte di heresie habbino tenuto questi!” – risponde “Signor no”. “Interrogato che opinione habbi tenuto, ò tenghi circa l’autorità de magistrati si temporali, come spirituali!” risponde “Io ho tenuto fin hora, che li magistrati spirituali non habbino authorità alcuna, nè di assolver i peccati, ne daltro”. “Interrogato chi è sta quel, che parlandosi d’un libro prohibito ha havuto a dir simil parole; se Iddio l’ha prohibito, l’è prohibito, se anche nò non è prohibito!” risponde “L’ho ditto mi al nostro piovan quando chel mi abrugiò quel testamento”. Gli fu detto “Che volevi inferir per queste parole!” risponde “Che li magistrati spirituali non havessero authorità di prohibir”. Interrogato risponde “Io non pensava all’authorità de magistrati temporali”. “Interrogato chi sia sta quello, che habbi ditto mi non credo, se nò quello, che vedo con gli occhij!” risponde stringendosi le spalle “Mi nò me ricordo d’haver ditto questo; ma el puria esser, che l’havesse detto”. “Interrogato chi fu quello, che essendo esshortato a non praticar con Benetto perche era heretico, rispose, che l’era in queste heresie.

Di Stefano Zulian