Storia Dentro la Memoria


5 commenti

La morte e il morire a Tombolo (PD) fra ‘600 e ‘700

La consultazione analitica dei primi registri dei defunti della parrocchia di Tombolo, in provincia di Padova ma diocesi di Treviso, ha permesso di verificare un particolare aspetto sociale del paese che riguarda i decessi avvenuti per cause non naturali nel periodo compreso fra il 1640 e il 1792.

Parlare di ordinaria criminalità locale nel passato è come scoperchiare una pentola ricolma di situazioni che permettono di verificare una costante storica umana: lo scontro continuo fra legalità e illegalità.

Dal punto di vista storico e sociale l’esame della documentazione rimasta sull’argomento è molto interessante perché, oltre alla curiosità che può suscitare, svela un mondo fatto di persone concrete, di donne e uomini che tentano di sopravvivere e a volte di migliorare la propria condizione sopraffacendo gli altri, rischiando di essere sopraffatti a loro volta.

 L’uso ordinario di armi bianche e spesso anche delle armi da fuoco determina scontri che hanno sempre il sapore dei regolamenti di conti, delle imboscate e talvolta delle rapine e i casi tombolani che si elencano non fanno eccezione.

Il primo caso ricordato nel 1642 è Simone Cavicchiolo, liquidato dal curato con poche parole: Morse Simon Cavic[chio]lo da una Archebusata d’ani 61 in c[irc]a hebbe i Santiss[im]i Sacra[me]nti fù sepelito in questo Cimiterio. Non è dato di conoscere qualcosa di più, se non che la somministrazione dei sacramenti fu possibile solo perché il colpo di archibugio non provocò il decesso immediato del Cavicchiolo.[1] Le frettolose registrazione di morte del curato Cabrini sembrano dare addito ad una familiarità e quotidianità con la morte assolutamente inimmaginabili ai nostri tempi.

Il secondo caso di omicidio riguarda una delle due famiglie più in vista di Tombolo, quella dei Gatti, originari di Cittadella. Il fatto era salito all’onore delle cronache a tal punto che ancora nella seconda metà dell’Ottocento era riportato dallo storico Andrea Gloria in questi termini: Vi abitava il 1648 Giambattista Gatto di Cittadella che venuto a rissa col figlio dott. Giovanni giacente a letto, acceso da bestiale furore lo trafisse con pugnale nel cuore, onde poche ore appresso morì. Essendo poscia scomparso, fu bandito con minaccia del capo se frangea i confini, e con la taglia di lire 600 a chi l’avesse preso. Eppure non corse un anno, che padre sì snaturato ottenne di andar franco della pena.[2]

In realtà l’omicidio avvenne a Tombolo il 21 agosto 1647 e il cappellano curato d. Paolo Carnieri-Martini appena saputa la notizia si era affrettato a riportare nel registro dei defunti con una sorta di timore reverenziale verso i Gatti, evitando di scrivere i nomi dei protagonisti e registrando l’episodio nella prima pagina del registro perché l’assassinato fu sepolto a Cittadella, nella chiesa di S. Maria della Disciplina, attualmente del Carmine, in borgo Padova. Ma lasciamo alle parole del sacerdote il sintetico racconto dell’episodio che si discosta in qualche tratto dalla narrazione del Gloria: Adi 21 Agosto 1647 fù uciso il Dottor gatti da suo Padre con una Pugnalata nel fianco sinistro, et il Mercoredi fù il giorno di S. Agostino gli fù datto sepultura nella chiesa della disciplina di Cittadella.[3]

Trascorrono alcuni anni e nel 1652 è documentata l’uccisione di Francesco Pegorin omettendo tutti i particolari del caso: li 5 Agosto 1652 Francesco Pegorin d’an[n]i cinquanta in circa fù ucciso, et fù sepolto in questo cemiterio.[4]

Nell’estate del 1657 sono documentati nella stessa settimana due omicidi notturni che fanno pensare ad un regolamento di conti. Il 2 luglio è assassinato alle due del mattino Battista Busatto[5] e il 7 luglio muore in un’imboscata a mezzanotte Paolino Pesson. Come per i casi precedenti non è dato di sapere alcunché.[6]

Nel settembre del 1663 decedeva un altro illustre membro della famiglia Gatti. Si tratta di Claudietto, nipote di Claudio senior, che a 21 anni moriva colpito da un colpo d’archibugio alle due di notte. Il personaggio era trattato come un figlio dallo zio, il quale nel 1664 istituirà un legato di 25 messe da celebrare nella chiesa di Tombolo dov’era stato sepolto nella tomba di famiglia. Il necrologio fu compilato dall’amico di famiglia d. Bernardino Cecchin, che stilò il seguente necrologio: Adi 22 7bre 1663 Claudio figlio del q[uondam] Mutio Gatti interfetto à hore doi di notte in circha d’un archibugiata, et ipso fatto passò di questa vita senza niun sacramento d’anni 21 in circa e fù sepolto in questa Chiesa di Tombolo p[er] mi Pre[te] Bernardin Cecchin Rettor.[7]

Anche i nobili Filippi furono protagonisti di una brutta avventura che capita in casa loro nell’inverno del 1666, con la morte del piccolo Zuanne, di appena 7 anni, che rimase interfetto sotto una roda da caroza e fu seppellito nella tomba di famiglia presente in chiesa.[8]

Trascorrono pochi anni e a morire dopo quattro giorni d’agonia per un colpo d’archibugio sparato di notte è il venticinquenne Mattio Venturin, come ricorda il curato Cecchin: Adi 11 Novembre 1672 Mattio Venturin q[uondam] Zuan[n]e passò di questa vita d’anni 25 in circa d’una archibugiata in una Lembrana [sic!], et visse giorni quatro in tempo di notte, et fù sepelito in questo cimiterio p[er] mi Pre[te] Bernardin Cecchin Rettor.[9]

Una brutta morte capita anche a Piero Filippi, che in un giorno di carnevale del 1675 riceve due ferite da arma bianca al ventre riuscendo a sopravvivere per quattro giorni prima di essere sepolto nel cimitero parrocchiale. In questo caso desta curiosità la meticolosità con la quale il curato Cecchin descrive le posizioni delle due ferite, dando maggiore importanza al dettaglio necroscopico rispetto alla dinamica dell’assassinio.

La chiesa di Tombolo nell'anno 1900 con la canonica e il palazzo Rizzardi sulla destra.

La chiesa di Tombolo nell’anno 1900 con la canonica e il palazzo Rizzardi sulla destra.

Piero Filippi q[uondam] Nicolò d’an[n]i 43 in circa, il quale fù ferito il giorno di Carnevale fù li 26 del caduto co[n] dui ferite nel ventre l’una quatro ditti lontana dal Ombilico alla parte destra, et l’altra poco più alta alla sinistra et visse giorni quatro, et li fù aministrato tutti li Santis[si]mi Sacr[amen]ti; et passò di questa vita beniss[i]mo disposto et fù sepelito in questo cim[iteri]o di Tombolo p[er] mi Pre[te] Bernardin Cecchin Rettor.[10]

Meno cruento, ma alquanto singolare, è il decesso di Filippo Crivellaro. Questi aveva 9 anni e il 24 giugno 1678 era entrato probabilmente di nascosto nel cimitero parrocchiale per giocare, come aveva fatto in chissà quante altre occasioni, ma quella volta gli fu fatale, come racconta il Cecchin: Filippo figl[io]lo di Fran[ces]co Crivelaro passò da questa vita d’anni nove in circa, et la sua infirmita fù che li cascò un copo dalla chiesa e li sbusò la testa, e fù sepelito in questo Cim[iteri]o p[er] mi ut supra.[11]

Un’altra morte accidentale colpisce nel 1686 il piccolo Sebastiano Filippi, di appena 14 mesi, quale si anegò nel fossetto avanti le porte della strada.[12]

Vittima di una lite all’osteria “da Facco” di Cittadella è invece Martin Zambuso che rimediò un’archibugiata letale, come ricorda il curato: Addi 21 Zugno 1688 Martin fig[lio]lo di m[esse]r Andrea Zambuso passò a questa notte d’anni 28 in cir[c]a sotto Cittadella fù ucisso da una Archibugiata subito all’osteria da facho et fù sepelito in questo Cimitero fatte l’esequie da mi Pre[te] Bernardin Cecchin P[ievan]o.[13]

Nell’estate del 1730 si affoga in casa sua nel suo pozzo di mal caduco Zuanne Andretta,[14] e appena tre mesi dopo cade sotto i colpi dei poliziotti Iseppo Andretta, detto Zero, essendo interfetto da sbiri appresso il Capitello dell’Osteria dei Mediatori.[15]

Trascorrono tre anni e si ha un altro affogamento, quello di Bastian Grigollo che morì affoggatto in un fosso d’acqua alla non tenera età di 67 anni.[16]

Nel 1735 ad Abbazia Pisani è ucciso in un agguato Domenico Leonardi, detto Fozza, un pastore dell’Altopiano di Asiago ricevendo sepoltura a Tombolo.[17]

L’anno successivo era sepolta nel cimitero la piccola Domenica, figlia di Muzio Andretta, che dopo una rovinosa caduta da una scala ebbe un’agonia di due giorni.[18]

Peggior sorte toccava nell’estate del 1738 a Bortolamio, figlio di Domenico De Polli che decedeva a 12 anni mentre contrastando con due altri suoi eguali di età si ruppe l’osso del collo avanti la gradella della Chiesa il giorno della Sagra di S. Toscana molti presenti.[19]

Analogo era il destino del ventenne Pietro, figlio del fu Biagio Pilotto che nel 1739 moriva essendo caduto giù dalli Fenestroni del Campanile l’ultimo giorno di Carnevale o pure il penultimo facendo Campanò per la solennità di S. Valentino […] il suo cadavere fù sepolto […] l’ultimo giorno di Carnevale.[20] Nello stesso anno decedeva in duello anche Domenico di Angelo Andretta, detto Mattiollo, ricevendo sul capo una sciabolata da un coetaneo.[21] Un tragico destino attendeva anche il piccolo Davide di Santo Pavin, di appena tre anni e mezzo che moriva affogato, e somerso nel pozzo di casa essendo privo di ambi gli occhi dalle Varole.[22]

Nel 1742 la morte raggiungeva il cinquantenne Angelo Franceschetto di Cittadella venuto qui in Tombolo per batter il suo formento nella casa de Busati pure di Cittadella preoccupato da improviso male sia opresion di cuore, o Apoplesia li fù data la Assoluzion sacramentale per conosciuto uomo da bene.[23]

Nel 1743 si affogò nella Brentella avanti il Cortivo corendo in cariollo Domenica, figlia di Domenico Bellotto.[24]

Del tutto singolare è l’omicidio perpetrato ai danni di Mattia, moglie di Antonio Pilotto, nel 1748. Sentendo rumori nell’orto di casa la donna si precipita giù dalle scale seguendo il marito e rimane uccisa alle ore sei della notte precedente nel Orto di Anzolo Andreetta vicino al suo, da un Ladro, overo due, che volevano e tentavano rubbare li Garofani nel proprio Orto, mentre difendeva, o’ separava il marito dalli Ladri.[25]

Ma non mancano nemmeno i suicidi come quello di Zuanne Tombolan, figlio del defunto Iseppo che si diede la morte da se stesso, e si affoggò col Capestro alla Golla nella passata notte nel suo solaro essendo due anni prima privato di cervello, e di sera fu sepolto in un cantone del cim[iter]o quasi privatamente senza suono delle campane e senza canto funebre con mandato della Giustizia di Cittadella.[26]

Un altro omicidio legalizzato è quello che capita a Lorenzo Pellanda di Giambattista da Rosà, che essendo ricercato dalla giustizia nel maggio del 1782 è stato ucciso jeri all’ore 22 dalli Ministri della Giustizia di Cittadella di anni 24 in c[irc]a all’ore 6 della scorsa notte è morto, e da me Gianfranco Pulitta Parroco è stato assolto sub conditione, ed amministrato l’Oglio Santo, assistito sino fine, et accompagnato alla sep[oltur]a in questo Cim[iter]o.[27]

Sei anni dopo si assiste al primo omicidio documentato in una non meglio precisata osteria di Tombolo, che dovrebbe coincidere con l’attuale bar ai Mediatori perché nel necrologio il parroco cancella con un tratto d’inchiostro le due parole questa strada, riferite all’attuale Via della Chiesa dove si trovava un tempo la canonica. A cadere sotto i colpi dei suoi assassini è Antonio Pavin di Domenico ucciso nell’Osteria di questa Villa di anni 26 avendo ricevuta la ferita mortale il di 22 corrente, e jeri all’ore 16 è morto munito dei S[antissimi] S[acra]menti.[28]

Nel 1790 era ucciso dai poliziotti di Cittadella – Ministri della Giustistia – il ventiquattrenne Lorenzo Pelanda, dopo essere stato inseguito da Rosà fino a Tombolo.[29]

Nel 1792 incappa in un incidente mortale Giovanni Beghetto del fu Giuseppe. In preda ai fumi dell’alcol, mentre ritornava a casa all’una di notte, precipita dentro un pozzo annegandosi. L’episodio è così ricordato dal cappellano d. Diego Vigo: Adì 18 Gennaro 1792 Giovanni Beghetto q[uondam] Giuseppe morì geri sera all’ore una di notte e la sua morte fu cagionata da ciò, perché fù stato trovato in un Pozzo d’Acqua, è stato sepolto in q[ue]sto Cimitero da me.[30]

Lapide tombale del parroco Domenico Zambusi. Primo tombolano a ricoprire tale incarico, morì il 13 novembre 1766 facendosi seppellire "nel mezzo della chiesa vicino alla porta maggiore".

Lapide tombale del parroco Domenico Zambusi. Primo tombolano a ricoprire tale incarico, morì il 13 novembre 1766 facendosi seppellire “nel mezzo della chiesa vicino alla porta maggiore”.

Nel mese di marzo del 1795 Nadale Andreetta d[ett]o Marchioretto rillevò una ferita mortale la notte delli 10 in località Casona di S. Martino di Lupari e dopo aver ricevuto i sacramenti dal cappellano di quella chiesa d. Pietro Marangoni venne poi a spirare in sua Patria, e Casa assistito dal cappellano di Tombolo d. Giacomo Bussolin all’età di 16 anni.[31]

L’omicidio di Lorenzo, figlio del fu Valentin Corizzato, detto Budin, avvenne invece davanti il Capitello della Piazza in età di anni 20 e fu sepolto dal parroco d. Jacopo Dorella previa licenza della sanità di Cittadella.[32]

Diverso è il caso di Eugenio figlio del q[uonda]m Domenico Crivellaro d’anni 61 jeri sera all’ore 24 fu dal Cavallo precipitato di Carretto, e riportò nell’Occipite una forte contusione, per cui perdette i sensi, e mantenendosi tutta la notte letargico, e soporoso, fu poi alle ore 12 di questa mattina, che in un punto perdette e polsi, e vita senza esser stato capace nè di Sacramenti, nè di alcuna assistenza spirituale.[33]

L’ultima vittima della brutta stagione del periodo esaminato è Domenico, figlio del fu Giovanni Cazzarotto, detto Gucchiarollo, essendo a’ 7 cor[ren]te caduto in un Fosso, e sortitone tutto malconcio, postosi a letto colla speranza di ricuperarsi, nella notte in vece (sic!) venendo li 9 all’ore 8 improvvisamente morì, e subito manifestò in tutto il corpo un livido, e nero colore. Era in età d’anni 59.[34]


[1] Ivi, Registro battezzati (1640-1678), 5 maggio 1742.

[2] A. Gloria, Il territorio Padovano illustrato, vol. I, Padova 1862, p. 281.

[3] APT, Registro defunti, 1640-1678, 21 agosto 1647, prima pagina del registro.

[4] Ibidem, 5 agosto 1652.

[5] Ibidem, 2 luglio 1657, Battista Busatto passò da questa a miglior vita d’an[n]i 27 in circa ucciso à due hore di notte, et hebbe l’oglio Santo et fù sepolto in questo cimiterio.

[6] Ibidem, 7 luglio 1657, Paulin Pesson passò d questa à miglior vita d’an[n]i 22 in circa ucciso à hore vinti quatro in circa si confessò et hebbe il sacramento del oglio Santo, et fù sepolto in questo cimiterio.

[7] Ibidem, 22 settembre 1663.

[8] Ibidem, 7 novembre 1666.

[9] Ibidem, 11 novembre 1671.

[10] Ibidem, 3 marzo 1675.

[11] Ibidem, 24 giugno 1678.

[12] Ibidem, 21 febbraio 1686.

[13] Ibidem, 21 giugno 1688.

[14] Ivi, Registro defunti, 1740-1792, 28 luglio 1730.

[15] Ibidem, 15 ottobre 1731.

[16] Ibidem, 31 marzo 1733.

[17] Ibidem, 10 maggio 1735.

[18] Ibidem, 20 giugno 1736.

[19] Ibidem, 6 luglio 1738.

[20] Ibidem, 10 febbraio 1739.

[21] Ibidem, 13 luglio 1739.

[22] Ibidem, 26 settembre 1739.

[23] Ivi, Registro defunti, 1740-1792, 8 luglio 1742.

[24] Ibidem, 12 giugno 1743.

[25] Ibidem, 6 settembre 1748.

[26] Ibidem, 19 marzo 1752.

[27] Ibidem, 2 maggio 1782.

[28] Ibidem, 26 luglio 1788.

[29] Ibidem, 2 maggio 1790.

[30] Ibidem, 18 gennaio 1792.

[31] Ivi, Registro defunti, 1792-1816, 12 marzo 1795.

[32] Ibidem, 26 settembre 1796.

[33] Ibidem, 22 settembre 1802.

[34] Ibidem, 11 dicembre 1804.
Contatore siti