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La morte e il morire a San Martino di Lupari (PD) (2^ parte)

Le tombe edificate nella chiesa del storica dopo il 1717

In seguito all’ampliamento della chiesa avvenuto nel 1717 e alla sua totale demolizione e ricostruzione durata fino al 1777, a S. Martino di Lupari le famiglie più in vista continuarono a mantenere le vecchie arche sepolcrali, prevedendo l’aggiunta di nuove sepolture. A causa di questo sviluppo, molte delle vecchie sepolture furono cancellate per mancanza di eredi, ma soprattutto per esigenze di spazio; le famiglie rampanti del Settecento, infatti, adempiendo le richieste vescovili della visita pastorale del 1725[1], ottengono il permesso di farsi scavare nuove sepolture a scapito delle precedenti. A tutto ciò, va aggiunta la probabile copertura con la nuova pavimentazione settecentesca di tutte le tombe antiche, sulle quali nessuno aveva rivendicato diritti per estinzione delle originarie famiglie committenti.

Le nuove sepolture costruite dopo l’anno 1717 sono le seguenti:

1) Tomba del cappellano Melchioro Miatelli, sepolto il 4 dicembre 1729 “d’anni 55 […] e fattegli le esequie da me Giovanni Marangoni Arcipr. fu depositato il di lui cadavere in un angolo di q.sta Chiesa verso la porta maggiore”[2].

2) Il 7 gennaio 1737[3] il vescovo Augusto Zacco concedeva licenza all’arciprete Marangoni di infrangere il pavimento dell’arcipretale “ad eff(ectu)m construendi Sepolturam pro humando cadavere Matthei Brunati, de San Martino p(raedic)to, ejusdemq(ue) Heredum, ac successorum”.

In precedenza i Brunati avevano un’arca posta nell’oratorio Furlanii poco lontano dalla chiesa matrice come si desume da un atto del 1681 quando Domenica vedova del fu Santo Brunato “fu sepelita nell’Arca dell’Oratorio di q(uest)a Chiesa Arcipretale”[4].

3) Nell’ottobre del 1736 moriva d. Marco Marcosanti, facendosi seppellire davanti ad un altare non meglio precisato della chiesa, dopo avere istituito una mansioneria perpetua a suo favore con lascito testamentario.

4) Il 29 agosto 1738[5] era sepolto in chiesa “Il Sig. Dom(eni)co Scalabrin qm.sig. Giuseppe veneto”, parente dell’arciprete Syz.

5) Nel 1739 “Il M(ol)to Rev. Sig. D. Antonio Stocco rese l’anima a Dio d’anni 74 […] nella Parrocchia di Cittadella […] fu condotto il di lui cadavere dal Rev.mo Sig. Arciprete di detta Terra alli confini di questa Parrocchia, ove da me Giovanni Marangoni Arcipr. ricevuto e fattegli le esequie è stato sepelito in questa Chiesa avanti l’altare di S. Giambattista”[6].

6) C’era poi l’arca sepolcrale degli Syz, giunti in paese ai primi del Settecento con il loro congiunto arciprete Giangiacomo, il quale ottenne l’investitura in Lupari nel 1703 per rinuncia dell’arciprete Laidelli, suo zio[7]. Rinunciò a sua volta alla sede arcipretale nel 1729[8], pur continuando a risiedere in paese, rimettendo il beneficio nelle mani di Giovanni Marangoni. In quest’arca furono sepolti “La Sig(no)ra Brigida Syz […]” nel 1740[9], la “Sig(no)ra Lisabetta Syz […]” vedova del fu Iseppo Scalabrin veneziano, nel 1742[10], la signora Anna Syz nel 1743[11] e la signora Vittoria Syz nel 1751[12].

7) Quando la struttura muraria della nuova chiesa stava per essere conclusa, veniva scavata anche la tomba di Bernardo Tornieri che volle essere “[…] sepelito in questa chiesa avanti l’altare di S. Giambattista alla parte della Pistola […]” nel 1740[13].

8) Nello stesso anno[14] veniva sepolto il pievano Giangiacomo Syz “[…] ex Arciprete di q(uest)a Chiesa d’anni 86 c(irca) […] è stato sepelito nel Coro di q(ues)ta Chiesa dietro l’Altare Maggiore cosi avendo egli ordinato”. La scelta di non essere sepolto nell’arca di famiglia, bensì dietro l’altare maggiore, verrà ripetuta nel 1771 anche dall’arciprete Marangoni, forse nella speranza che quel luogo potesse subire minori manomissioni rispetto alla navata.

9) Nel 1754 si ventilava l’improbabile ipotesi di ricostruire l’arca sepolcrale per gli ecclesiastici; infatti, alla morte di d. Giovanni Stocco si scriveva: “[…] Passato a miglior vita d’anni 71 c(irca) dopo lunga malattia […] è stato il di lui cadavere messo in deposito in questa Chiesa sino che sarà fabbricato l’avello per gli ecclesiastici”[15].

10) Nel 1759 i documenti attestano l’esistenza della sepoltura Fior[16]. Cattarina Zoella vedova di Giammaria Fior, infatti, “[…] è stata sepellita in questa Chiesa nell’arca di sua Famiglia”.

11) Nello stesso anno, il 1759, il vescovo di Treviso concedeva licenza “[…] frangendi Pavimentum Eccl(esi)ae ad effectum humandi cadaver Caesaris Santi, eiusque succesorum […]”[17]. Edificata l’arca sepolcrale, questa veniva utilizzata per la sepoltura del Cesare solamente il 15 luglio 1764, con la forma onomastica “[…] de Santi qm. Agostino […]”[18].

12) A partire dal 1767[19] si riscontra l’esistenza della sepoltura Agostini perché vi veniva riposta la salma di “[…] Maria Berton ved(ova) rel(icta) da q(uonda)m Giacomo Gustin […] sepelito nell’arca di sua famiglia in q(es)ta Chiesa”.

13) Nonostante l’esistenza da molti anni della tomba della famiglia Marangoni, l’arciprete Giovanni Marangoni preferì essere sepolto in un luogo distinto; così il prelato “[…] nativo di questo luoco il quale fabricò col suo proprio questa Canonica passò da q(ues)ta all’altra miglior vita d’anni 81 mesi uno e un giorno, essendo stato al possesso di questo beneficio anni 42 munito con li SS. Sacramenti e fu sepelito in questa Chiesa dietro l’altar maggiore, fattegli l’esequie dalli Reverendissimi Parrochi di questa Congregazione con l’assistenza di tutti li Sacerdoti di questo luoco”[20]. Correva l’anno 1771.

14) Nel 1773[21] Francesco Bachin veniva sepolto nella nuova arca sepolcrale, posta nella sacrestia nord[22], fatta costruire per i poveri del paese dalla famiglia Antonello detti Crida[23]. Successivamente vi saranno deposte pure le salme di Giovanni Zanon detto Cabolin da S. Anna Morosina nel 1785[24]; di Tommaso Zorzi “vicentino” annegato “nella Brentella Priuli alla Strà in Contrà del Terminetto (Campagnalta) […] era povero artista […]” nel 1789[25]; di “Un miserabile giocatore di carte, bissi ed altro […]” che corrispondeva al nome di Antonio Polesello […]”, vicentino pure lui, nel 1790[26]; di Francesco Lazaretto nel 1792 [27] e di altri ancora[28].

15) Nel 1777[29] é documentata l’esistenza della tomba Alessio, e il primo a esservi sepolto fu Andrea nel 1791[30]. In precedenza gli Alessio non avevano una tomba propria e per questo motivo, nel 1752, un altro “[…] Andrea Alessio del q(uonda)m Angelo […]” si erano fatto seppellire nell’arca della famiglia Grotto[31].

16) Nel 1802 i coniugi Lorenzo Antonello e Dominica Rizzardi vengono sepolti entrambi nell’arca della famiglia Rizzardi[32].Questa tomba sembra essere stata l’ultima a trovare ospitalità all’interno della chiesa. Nel 1831 veniva benedetto il nuovo cimitero, mentre già da parecchi anni una serie di ordinanze napoleoniche aveva vietato di seppellire salme all’interno delle chiese o attorno alle stesse.

Uno sguardo d’insieme riguardante le sepolture presenti nella chiesa del Massari si può ricavare dai verbali della visita pastorale del 1777. In quell’anno alcune delle vecchie tombe erano già scomparse, mentre si attesta l’esistenza di sole sedici tombe che erano:

“La prima p(er) li Religiosi.

Altra della Famiglia Alessio.

della Famiglia Marangoni.

della Famiglia Agostini.

della Famiglia Antonelli Grida.

della Famiglia Antonelli Brogio.

della Famiglia Miatelli.

della Famiglia Ruffati.

della Famiglia Franchini.

della Famiglia Brunati.

della Famiglia Santi.

delli Poveri della Villa fatta a spese Antonelli Grida.

Due della Famiglia Fior Caraffa.

Due della Famiglia Antonelli Chioro.”

Rispetto ai dati forniti dall’elenco della visita pastorale del 1777, mancano all’appello le seguenti tombe documentate diversamente:

1) Stoppa: anche se i registri canonici dei morti sembrano contraddire l’elenco della visita pastorale, perché documentano nell’anno 1778 la sepoltura in quest’arca della signora Maria Salvioni vedova di Melchioro Stoppa[33]. Dal 1803 i discendenti di questa famiglia preferiranno abbandonare il vecchio luogo di sepoltura preferendo quella dei parenti Fior[34].

2) Zagnon: l’ultima registrazione inerente a questa tomba è del 1747 con la sepoltura di Caterina vedova di Giovanni Zagnon[35].

3) Melchiori (Marchiori): nell’ultimo trentennio del Seicento questa famiglia scompare completamente dal paese[36]; infatti nel 1650[37] Gio: Maria di Marchiori da San Martino di Lupari si era trasferito a Castelfranco con tutta la famiglia.

4) Grotto: l’ultimo ad essere seppellito in quest’arca fu Andrea Alessio nel 1752.

5) Lini (o De Linis-Illini): questa famiglia notabile che aveva interessi economici tanto a San Martino di Lupari quanto a Cittadella, fin dalla metà del Seicento preferì ritornare a farsi seppellire nel paese di origine. L’ultimo ad essere sepolto nella tomba luparense sembra essere stato Antonio Illini detto il Caresan nel 1644.

6) Zambusi: l’ultimo a essere sepolto nell’arca di famiglia posta davanti all’altare della Madonna del Rosario, fu Antonio Zambusi nel 1708[38], anche se la sua famiglia già da tempo aveva preso dimora stabile a Castelfranco Veneto.

7) Favero (detti Valentini): l’ultimo rappresentante di questa famiglia ad essere sepolto in chiesa fu Antonio nel 1728[39].

8) Syz: l’ultima discendente di questa famiglia, giunta in paese con l’omonimo arciprete, ad essere sepolta in chiesa fu la novantenne Maddalena Syz, morta nel 1759[40].


[1] ACVTV, Visite pastorali antiche, b. 25, Reg. 1724-1725, cc.435-445, 7 giugno 1725, vescovo Augusto Zacco.

[2] APSML, Reg. Can. Def., aa. 1703-1759, 4 dicembre 1729.

[3] ACVTV, Actorum, b. 57, Lib. Collationum, 7 gennaio 1737.

[4] APSML, Reg. Can. Def., (1663-1681), 17 maggio 1681.

[5] Ibidem, (703-1759), 29 agosto 1738.

[6] Ibidem, 13 ottobre 1739.

[7] ACVTV, Actorum (1697-1730), c. 13, 19 gennaio 1703.

[8] Ibidem, 22 giugno 1729.

[9] APSML, Reg. Can. Def. (1703-1759), 5 marzo 1740.

[10] Ibidem, 18 dicembre 1742.

[11] Ibidem, 12 maggio 1743.

[12] Ibidem, 15 febbraio 1751.

[13] Ibidem, 18 aprile 1740.

[14] Ibidem, 2 settembre 1740.

[15] Ibidem, 21 ottobre 1754.

[16] Ibidem, 20 settembre 1759

[17] ACVTV, Actorum, Liber Collationum, II, 1757-1760.

[18] APSML, Reg. Can. morti, (1759-1803), 15 luglio 1764.

[19] Ibidem, 13 marzo 1767.

[20] Ibidem, 24 ottobre 1771.

[21] Ibidem, 27 marzo 1773.

[22] Si tratta della sacrestia un tempo situata nel lato nord della chiesa storica che fu demolita nel 1949.

[23] ACVTV, Visite pastorali antiche, B. 45, San Martino di Lupari 19 giugno 1777, c. 9 v.

[24] APSML, Reg. Can. Def., (1759-1803), 1785.

[25] Ibidem, 25 agosto 1789.

[26] Ibidem, 23 novembre 1790.

[27] Ibidem, 7 gennaio 1792.

[28] Ibidem, 26 dicembre 1799, “Francesco Pierobon qm. Andrea […] è stato sepolto nell’arca dei Poveri in q.sta Chiesa.”

[29] ACVTV, Visite pastorali, cit., c. 9 v.

[30] APSML, Reg. Can. Def., 6 giugno 1791.

[31] Ibidem, (1703-1759), 18 novembre 1752.

[32] Ibidem, (1759-1803), 25 aprile 1802.

[33]  Ibidem, 28 Febbraio 1778.

[34] Ibidem, 6 settembre 1803.

[35] Ibidem, (1703-1759), 10 novembre 1747.

[36] Ibidem, (1681-1703), 2 dicembre 1674; Gio Marchioro di anni 65 è l’ultimo appartenente della famiglia a essere registrato.

[37] P. Melchiori, 1985, cit., p.441.

[38] Ibidem, (1703-1759), 29 settembre 1708.

[39] Ibidem, 24 novembre 1728.

[40] Ibidem, (1759-1803), 1 dicembre 1759.
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