Storia Dentro la Memoria

Il Duomo di Cittadella (1^ parte)

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di Gisla Franceschetto in Cittadella a Mons. Aldo Pesavento, Cittadella 1968

Continua la rassegna di approfondimenti relativi alla storia di Cittadella e del Cittadellese attraverso gli scritti di Gisla Franceschetto. Da allora – anni ’50 e ’60 – le ricerche sono continuate e hanno approfondito e corretto alcuni riferimenti di questi scritti pionieristici che, tuttavia, rimangono una pietra miliare nella storia della cittadina padovana. 

Il Duomo, che la comunità di Cittadella decise di edificare nel 1774, è stato consacrato dal vescovo di Padova, Modesto Farina, nel 1826. Tanto lasso di tempo – dovuto alle vicende politiche e militari del periodo napoleonico – fu la causa dell’avvicendarsi alla direzione dei lavori di tre architetti i quali tutti interferirono, volta a volta, nella costruzione. La pianta del Duomo – a quanto riferisce la tradizione – è stata disegnata da Domenico Cerato (1720 – 1792), autore della Specola e del Prato della Valle in Padova, ma in seguito l’edificio riceve l’impronta di Ottavio Bertotti Scamozzi (1726 – 1790), vicentino, al quale segue l’allievo Carlo Barrera, a lui si attribuiscono gli eleganti altari della navata.

pianta nuovo duomo 1774 di Domenico Bertoldi

Il progetto del nuovo duomo di Cittadella (1774) con le adiacenze da conservare sulla destra.

 

Il tempio, dalle potenti e solenni membrature conchiuse dalla volta imponente e dalla cupola del presbiterio, è un bell’esempio di architettura neoclassica, filtrata attraverso l’influenza del Palladio che gli artisti vicentini avevano riscoperto. La facciata del Duomo, che nei disegni del secolo scorso si presentava semplice e sobria, è stata compiuta e anche sovraccaricate verso il 1913, il Redentore del tondo è opera dell’artigiano Attilio Fabbri, i bassorilievi e le statue sono di Giovanni Fusaro di Bassano.

tondo Cristo

Il tondo del Cristo di Attilio Fabbri.

 

All’interno, l’altare maggiore fu più volte sostituito prima della sistemazione attuale; fino alla metà del secolo scorso esso era simile a quelli della navata, poi vi fu sistemato l’altare settecentesco della vecchia parrocchiale che più tardi venne cambiato con un altro del quale i documenti non danno la descrizione; finché nel 1891, su disegno di Agostino Rinaldi di Padova. Nel tondo dell’abside, l’affresco con la Madonna e i santi Prosdocimo e Donato è stato fatto prima del 1826 da Giovanni De Min e l’opera risulta con piacevoli effetti decorativi sulla parete chiara. Nell’ampia navata si allineano i sei altari di gusto neoclassico, tre per parte, e di questi solo quattro hanno dipinto ad olio, come porta la loro firma architettonica. Il primo a sinistra dell’ingresso è dedicato a S. Valentino ed ha la tela di Lattanzio Quarena (1768-1853), continuatore dei settecentisti veneziani; l’altare di fronte è quello dei santi Pietro e Paolo, opera di Sebastiano Santi (sec. XIX), veneziano che si ispira alla scuola neoclassica dell’arte sacra. A metà navata la pala di S. Antonio abate e altri santi e di Michele Fanoli, Cittadellese (1807 – 1876); elegante e raffinato, il dipinto porta il segno di una delicata sensibilità romantica che la cattiva luce non sempre mette in risalto. Di fronte, un tempo, stava la Madonna del Rosario vestita di raso e oro, ma l’altare venne rinnovato per voto dopo la guerra del 1915 – 1918 e così si è rotta la corrispondenza fra gli altari che dava unità alla chiesa. Più oltre, da una parte sta la tela di Leandro Bassano (1557-1622) che rappresenta la vergine, San Giovanni e altri Santi e non si sa di dove provenga, di fronte all’altare la S. Cuore attende o una palla almeno una statua decorosa: verso il 1826 una tela, che doveva rappresentare San Michele Arcangelo, era stata commissionata al pittore De Min, lo stesso che aveva fatto l’affresco del presbiterio, ma l’artista dopo molti ripensamenti aveva rifiutato. Il tempio, che nel 1927 era stato decorato fino alla saturazione con ornati e oro deterioratisi in poco tempo, è stato ripulito e ripristinato nel 1964 ad opera di Monsignore Aldo Pesavento e l’iscrizione presso la porta della sacrestia ricorda il fatto.

duomo

La facciata del duomo col campanile e sullo sfondo il massiccio del Grappa.

Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

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