Storia Dentro la Memoria

UNA POSSIBILE LOCALIZZAZIONE DELLA MISTERIOSA IDRANUM

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di Stefano Tonietto, dicembre 2016

 Premessa

Quanto segue è un estratto del mio studio pubblicato per i tipi della Biblos nel 2006 a cura e a spese del Comune di Rossano Veneto, col titolo Commune et homines villae Rossani. Rossano Veneto dalle origini al 1815, volume I, pagg. 248-251 e figura 5. In esso avanzavo, timidamente e in nota, l’ipotesi della identificazione di Idranum, il misterioso toponimo citato nella donazione del 1085, con un perduto agglomerato abitativo facente capo alla scomparsa chiesa di San Martin Rotto, localizzabile ai confini orientali del territorio comunale rossanese, proprio là dove lo colloca, in via ipotetica, lo studio di Marchiori apparso in questo sito.

  A dieci anni di distanza, non trovo da cambiare una virgola a quanto scritto allora; il che non mi rallegra, in quanto devo constatare che non sono stati fatti ulteriori significativi progressi nella ricostruzione storica del territorio, e che il mio suggerimento di avviare ricerche archeologiche nel sito individuato sula, base di soli documenti d’archivio è stato finora, per quanto ne so, del tutto disatteso.

La scomparsa chiesa di San Martino (san Martin Rotto) a Rossano Veneto

  Due santi guerrieri presidiavano, nei primi secoli della sua storia, i confini occidentale e orientale di Rossano Veneto: a ovest, con una continuità quasi millenaria, sorgeva il sacello dedicato a san Giorgio, oggi un capitello che sorge sulla via omonima; a est invece, sul margine del comitato trevigiano, sorgeva invece una chiesa di san Martino, della quale dopo il XVI secolo si persero le tracce e il ricordo, al punto che nessuno studioso ne fa menzione. Quanto qui ne diremo è dunque del tutto inedito.

  Le uniche fonti sul tema sono atti notarili a carattere privato (compravendite, livelli, locazioni, concambi) dell’Archivio di Stato di Bassano. Appunto una compravendita del 1° febbraio 1477 riguarda un appezzamento di terreno vigro “sopra la campagna del Comune di Rossano in contra’ di san Martin Rotto (sancti Martini rupti)[1]. La località, nella quale effettivamente il Comune possedeva ancora molte decine di campi, non va confusa con la contra’ della via di San Martino, citata a partire dal 1480 e collocata a sud, lungo appunto la strada che univa Rossano a San Martino di Lupari. “San Martin Rotto”, sempre indicata in questo modo, si trovava come vedremo a nord-ovest, ed era in relazione ad un luogo sacro del territorio rossanese, non ad uno dei paesi circostanti.

  L’aggettivo che contraddistingue tale luogo sacro fa pensare ad un manufatto antico, comunque non curato e cadente, diruto; forse a resti in muratura di una chiesetta campestre.

  Che si trattasse di una “chiesa” e non di una semplice immagine è confermato da varie testimonianze, prima e principale quella del documento 3 marzo 1477[2]. Con esso gli uomini di Rossano, riuniti in vicinia, cedono all’egregio signor Matteo Forzatura, in compenso dei suoi meriti come patrocinatore della causa del Comune, “campi 50 di campagna vegra e garba (quindi incolta) della lunghezza di quattro cavini da mezzogiorno verso monte dal lato verso mattina lungo la via o trozo Gebelino (o Ghebelino), ovvero via della Lugana, e dal lato verso sera da mezzogiorno verso monte della lunghezza di due cavini, in ragione di pertiche 60 per ciascun cavino, posti nella regola e pertinenze della villa di Rossano in contra’ di San Martin Rotto presso il ghebbo (l’alveo) della Lugana”. Il grosso appezzamento confinava ad est con la via della Lugana, ovvero col territorio trevigiano, e a sud con “il ghebbo dell’acqua Rosata che scorre alla villa di Castion, mediante una via per cui si va verso la villa di Ramon”.

    Questi dati ci permettono di identificare con sicurezza l’area, ancor oggi imperniata sull’angolo acuto formato dalla strada di confine col Comune di Loria (che va in direzione nord-sud 100 metri ad ovest della roggia Lugana) e dalla via Novellette, sul bordo meridionale della quale scorre una roggia in direzione di Castion (fig. 5).

  Incidentalmente, va notato che la stradella est-ovest su cui si trovava la chiesa corrisponderebbe ad uno dei limites mediani della divisione agraria romana, sia se si accetta l’ipotesi tradizionale della centuriazione, sia se si preferisce quella della scamnatio o divisione a strisce. Sempre sugli antichi limites mediani si collocano altri luoghi sacri del territorio rossanese, come san Lorenzo, san Giorgio o santa Giustina, per non parlare della chiesa parrocchiale (fig. 19).

  L’appezzamento confinava ad ovest con beni di particolari o comunali, e a nord con “la campagna della detta Comunità di Rossano mediante un cavino o argine sopraelevato rispetto alla medesima campagna e ai detti 50 campi, il quale cavino, rilievo o argine comincia di fronte al cimitero e alla regia della chiesa di san Martin Rotto suddetta, e viene e si estende lungo detta campagna con andamento rettilineo verso sera[3]”.

  Non vi sono dubbi: si trattava di una chiesa, debitamente orientata con l’abside ad est e la porta “regia” o principale[4] ad ovest, col cimitero antistante alla porta, e con un viottolo sopraelevato che la congiungeva ad ovest alla principale viabilità rossanese. L’abside doveva collocarsi al margine occidentale della via della Lugana, ad un crocicchio campestre. A che altezza della via? Se accettiamo la misura indicata del documento, secondo cui il lato orientale dell’appezzamento misurava quattro cavini da pertiche sessanta l’uno, dobbiamo concludere che l’edificio sacro, posto evidentemente all’angolo nordorientale del fondo, andrebbe oggi cercato a m. 514 circa a nord dell’incrocio via Novellette – via Lugana, sul margine occidentale di questa[5] (anche oggi una stradella proveniente da ovest confluisce in via Lugana).

  La chiesa di san Martino doveva essere a quel tempo già in avanzato stato di degrado, come indica l’aggettivo ruptus che costantemente l’accompagna; degrado forse dovuto alla relativa lontananza da ogni insediamento, visto che all’epoca la zona circostante era aperta campagna, per lo più vigra e garba. Il suo cimitero non è più menzionato in documenti successivi al 1477, come pure l’argine.

  La chiesa è menzionata come tale ancora in una compravendita del 31 gennaio 1484[6]. Con essa Biagio del fu Domenico Marchetto da Rossano vende all’egregio signor Matteo del fu signor Benedetto de Forcatura, cittadino e abitante di Bassano, una pezza di terra arativa senza alberi (vacua) di campi 5 e mezzo posta “sopra la campagna della villa di Rossano in contra’ di san Martin Rotto, ovvero per un cavino sopra la chiesa di san Martino tenendosi un poco verso occidente dalla detta chiesa”.

  I restanti documenti relativi alla contrada, in prevalenza del tardo Quattrocento, non parlano più dell’edificio sacro. Evidentemente esso, lontano da ogni insediamento, isolato all’interno di vaste proprietà private[7], sparì senza lasciare traccia, a parte il toponimo.

 Un eventuale scavo archeologico, che potrebbe dare la risposta risolutiva, dovrebbe essere guidato da eventuali ritrovamenti casuali, come frammenti edilizi emersi durante arature; tuttavia l’area da indagare è piuttosto ristretta, e forse potrebbero ottenersi riscontri con relativa facilità.

  Il “mistero” di san Martin Rotto non può al momento essere risolto con la sola documentazione d’archivio. Il nome stesso della contrada si fa sempre più raro nei primi decenni del XVI secolo, probabilmente a causa della completa rovina dell’edificio e della sua scomparsa come “segno distintivo” visibile, fino a sparire del tutto (ultima citazione nell’Estimo del 1782; le visite pastorali tra 1521 e 1787 non ne parlano), portando con sé nell’oblio anche il ricordo del luogo sacro.

Un’ipotesi di identificazione

Sono debitore al prof. Gabriele Farronato (gennaio 2003) della suggestiva ipotesi, per ora tutta da verificare, che san Martin Rotto (chiesa dotata di cimitero!) abbia a che fare con la misteriosa villa di Idranum, citata soltanto dalla donazione 29 aprile 1085. Si ha solo una vaga idea della sua collocazione: nel documento l’elenco delle ville, strutturato secondo quello che sembra un percorso geograficamente consequenziale, cita via via per la zona che ci interessa Bursum, Crespanum, villa Sancti Zenonis, Petra Fusca, Casa Sola, Ruxanum, Idranum, poi ancora Ruxanum, Cartellianum, Bax<anum>, Maregnianum, Romanum. La sconosciuta Idrano sembra collocarsi molto vicino a Cassola e a Rossano. Quanto detto sopra di San Martin Rotto sembra invitare ad una identificazione: una chiesa vera e propria dotata di cimitero ben difficilmente poteva trovarsi in aperta campagna. Probabilmente la distruzione della chiesa e lo spopolamento e l’abbandono dell’agglomerato abitativo che la circondava furono contestuali; come ipotesi di lavoro, possiamo pensare all’epoca delle guerre ezzeliniane (metà del XIII secolo), visto che nel dettagliato registro della decima papale del 1297 Idrano non è menzionata[8].

Immagini allegate (dal saggio Commune et homines villae Rossani. Rossano Veneto dalle origini al 1815, volume I, Biblos 2006)

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Figura 5: Il sito della perduta chiesa di San Martin Rotto così come identificato nel saggio del 2006.

 

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Figura 19: Ipotesi di scamnatio (divisione agraria romana a strisce) del territorio rossanese San Martin Rotto va collocata nel circoletto verde più a ovest, poco sopra la scritta Novellette (gli altri cerchi evidenziano altri luoghi sacri del territorio).

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Figura 20: Il territorio di Rossano in età veneziana (fine Settecento). Si noti la contrada di San Martin Rotto a est, presso il confine con il Comune di Loria.

[1] Archivio di Stato di Vicenza – Sezione staccata di Bassano del Grappa (d’ora in poi ASB), Notarile Bassano (d’ora in poi NB), b. 16, notaio Giorgio de Amicis, pr. 1477, cc. non numerate.

[2] ASB, NB, b. 14, notaio Nicolò Betussi, pr. 6, cc. 21v-26v.

[3] a monte campanea dicte communitatis Roxani mediante quodam cavino seu agere eminentiori loco eiusdem campanee et camporum quinquaginta suprascriptorum, qui cavinus, eminentia seu agere incipit ex opposito cimiterii et rezie ecclesie sancti Martini Rupti suprascripti, veniente et se extendente dicto cavino per dictam campaneam recto tramite versus sero.

[4] P. SELLA, Glossario latino italiano. Stato della Chiesa – Veneto – Abruzzi, Città del Vaticano 1944, alla voce regia; DU CANGE, Glossarium mediae et infimae latinitatis, 1954, idem. D. BORTOLAN, Vocabolario del dialetto antico vicentino, Vicenza 1894 [ristampa anastatica Bologna 1984] riporta la voce reza per “porta” nel dialetto antico vicentino. Cfr.ora La sapienza dei nostri padri , Vicenza 2002, alla voce reza.

[5] La pertica agrimensoria bassanese corrispondeva a m. 2,144; cfr. M.DE RUITZ, Strumenti metrologici pubblici della città e del territorio di Bassano, in “Bollettino del Museo Civico di Bassano”, n.s., nn. 3-6, 1987/88, p. 95.

[6] ASB, NB, b. 21, notaio Giorgio de Amicis, pr. 1484, cc. 4v-5r.

[7] Ancora nell’Estimo 1782 e nel Catasto Napoleonico la vasta zona tra le attuali vie Bessica, Lugana, Novellette e Monte Grappa risultava tutta di ragione della famiglia Forzadura (fig. 20).

[8] P. SELLA, G. VALE, Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Venetiae, Histria, Dalmatia, Città del Vaticano 1941.

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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

One thought on “UNA POSSIBILE LOCALIZZAZIONE DELLA MISTERIOSA IDRANUM

  1. L’amico, prof. Furio Gallina, noto ricercatore storico ed esperto di toponomastica mi scrive e pubblico. Idran(o) da Titrius o da Titranius, con aferesi della t iniziale e sostituzione della t con una d? Non so quanto fossero diffusi questi due nomi, ma i glottologi spesso spiegano i toponimi ricorrendo ad antroponimi latini che non avevo mai sentito citare. Compreso quello che darebbe il nome a Istrana.

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