Storia Dentro la Memoria

Capitello di S. Giovanni Nepomuceno in Via R. Serato di S. Martino di Lupari (PD) prima parte

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Il grande interesse suscitato dai precedenti articoli sui capitelli della parrocchia di S. Martino di Lupari, ha spinto alcune persone a richiedere ulteriori approfondimenti per indagare la storia delle rimanenti edicole sacre e immagini mariane presenti in paese. Il materiale raccolto per mezzo di interviste e ricerche d’archivio ha permesso di scoprire nuove informazioni e di offrire ai lettori un quadro approfondito. Preziosa, a questo riguardo, è stata la collaborazione con il comitato di tutela e restauro del capitello di S. Giovanni Nepomuceno di Via Rizzieri Serato e i proprietari dell’immagine mariana affrescata su casa Zulian in Via Roma.

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Il capitello di S. Giovanni Nepomuceno sorto in Via Rizzieri Serato ha una storia singolare e complessa che parte da lontano e pertanto richiede lo spazio di due puntate del Notiziario. La zona dove sorge l’edicola sacra fin dal ‘500 era identificata col toponimo contrada alle fornase, per la presenza di antiche fornaci di laterizi che hanno cotto i mattoni ancora presenti nelle più antiche case del centro. E’ il tempo nel quale la zona dove sorge il capitello era abitata dalle famiglie Antonello, Zambuso, Fasan e dai nobili Colonna di Castelfranco. Nel volgere di un secolo e mezzo, gli Antonello, che nel frattempo si diversificano anche col cognome Antonelli, acquistano gran parte degli edifici e dei campi disposti lungo le attuali Vie Serato e delle Fornaci. In breve tempo divengono predominanti in campo economico e demografico e così nella contrada è necessario con diversi soprannomi (mende Beò, Criotòni e Chèchèe). Persino la strada dove vivono nel corso del XVIII secolo acquisisce il loro cognome divenendo prima la Contrada Antonelli e poi la Contrada Borgo Antonelli. Fra ‘600 e ‘700, gli Antonello del ramo Beò, che vivono nella zona dell’incrocio fra le Vie Serato e delle Fornaci, decidono di innalzare il capitello in mezzo al crocevia. E’ una scelta che serve a rendere visibile a tutti lo status sociale ed economico raggiunto e la presenza in famiglia di alcuni sacerdoti che sostengono l’iniziativa. E’ per questo motivo che in origine il sacello era orientato verso nord, voltando le spalle a Via Serato, in direzione delle abitazioni degli Antonelli detti Beò. Il capitello votivo era sorto in un punto strategico del paese, in prossimità della zona di confine fra S. Martino di Trevisana e la frazione di Monastiero, nella quale dal Seicento fra i maggiorenti vi erano gli Antonello detti Crida dai quali derivano i ceppi detti Criotòni. In questo punto s’incrociavano la strada degli Antonelli (attuale Via Rizzieri Serato), la strada del Palù che si dirigeva verso sud (ora Via Cesare Battisti) e Via delle Fornaci (già strada comunale delle Fornaci). A fine Settecento lo spiazzo dov’era sorto il capitello confinava con i seguenti beni immobili. A nord-ovest con l’orto di don Andrea Antonelli fu Giovanni Paolo e i fratelli Antonelli Giovanni e Rosa del fu Francesco, maritata Barbieri, pupilli dello zio Faustino Andreotti (mappale n. 2386) e la casa civile dei cugini Angelo fu Giovanni e Lorenzo fu Domenico Antonelli (mapp. n. 3100). A nord-est il confine era rappresentato dall’orto di Giovanni Pietro Antonelli fu Pietro, a sud-est dall’imponente casa colonica di don Francesco Corno, detto Mattietti, del fu Andrea (mapp. n. 2473) e a sud dal campo dei menzionati don Andrea Antonelli e i fratelli Antonelli Giovanni e Rosa del fu Francesco Antonelli, (mappale n. 3109).

Il capitello nel catasto austriaco del 1850.

Il capitello nel catasto austriaco del 1850.

In origine l’edicola non conteneva la statua di S. Giovanni Nepomuceno, bensì un affresco della Madonna del quale, prima dell’ultimo restauro, nella parte superiore rimaneva solo un cielo azzurro stellato. La foggia del tempietto richiama la classica struttura dell’edicola votiva settecentesca, aperta su tre lati e con timpano rettangolare. In epoca imprecisata, ma dopo la metà del XIX, secolo l’apertura del sacello fu spostata in direzione ovest, verso la piazza della Trevisana (Piazza XXIX Aprile), e tale fu mantenuta anche negli spostamenti degli anni ’60 e del 1998/99.

All’interno della nicchia è custodita la statua in pietra, piuttosto voluminosa, di S. Giovanni Nepomuceno (Nepomuk, nato prima del 1349 – Praga, 20 marzo o 16 maggio 1393). Si tratta di un presbitero boemo, canonico nella cattedrale di Praga e predicatore alla corte di re Venceslao, che lo fece uccidere per annegamento. Proclamato santo da papa Benedetto XIII nel 1729, è considerato patrono della Boemia, dei confessori e di tutte le persone in pericolo di annegamento.

Un’osservazione attenta permette di costatare che il simulacro di pietra è troppo voluminoso rispetto allo spazio che lo accoglie. E’ quindi stato adattato alla nicchia, ma proviene da un’altra località. Ci si chiede allora da dove, quando e perché la statua arrivò in Via Serato. Si è scritto che la statua è stata condotta nel capitello nell’anno 1950 provenendo dalla chiesa succursale di Campretto. Sarebbe stato sufficiente interrogare qualche anziano ultra nonagenario del paese per appurare che il simulacro di S. Giovanni si trovava nel capitello almeno dagli anni ’20 del Novecento. Ma procediamo con ordine per capire come sono andati veramente i fatti. La prima questione da risolvere riguarda la provenienza della statua del santo boemo. In origine, nel 1736, il simulacro era stato acquistato e collocato nell’artistico capitello scomparso che si trovava nel trivio della piazzetta di Monastiero. L’ideatore e il finanziatore dell’opera era don Antonio Antonelli, nominato nel 1728 cappellano della chiesa di S. Biagio di Monastiero dai capifamiglia. L’erezione del capitello a spese proprie rappresentava il modo migliore per dimostrare ai compaesani la propria gratitudine per l’elezione e nello stesso tempo evidenziare il livello sociale ed economico raggiunto.

La statua del santo dopo il restauro.

La statua del santo dopo il restauro.

La dedicazione del capitello a questo santo non era casuale; serviva a ricordare a tutti che l’Antonelli era il confessore di Monastiero, ma anche a introdurre nuove forme di devozione verso santi diversi da quelli tradizionali presenti da secoli nella parrocchia di S. Martino di Lupari. Anche i santi potevano servire come pretesto per rafforzare l’identità separatista degli abitanti di Monastiero. La località, infatti, fin dal ‘400 era in lotta con il resto del paese nel vano tentativo di separarsi da S. Martino e costituirsi in parrocchia autonoma, ma su quest’argomento manca ancora una puntuale e documentata ricostruzione storica.
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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

2 thoughts on “Capitello di S. Giovanni Nepomuceno in Via R. Serato di S. Martino di Lupari (PD) prima parte

  1. Ma dove trova tutte queste informazioni su un argomento che, suppongo, abbia pochi riferimenti archivistici? Molto interessante e istruttivo. Complimenti!

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