Storia Dentro la Memoria

Le vittime del campanile di S. Martino di Lupari (1700-1911)

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Il gigante di pietra che svetta incontrastato sul paese ha conosciuto nel corso della propria esistenza alcuni episodi drammatici dei quali è stato muto testimone. Sono state molte le persone che nel corso della storia e per i più disparati motivi sono salite sul campanile. Alcune di queste sono morte per cause accidentali riconducibili alla torre, ma la documentazione sull’argomento inizia solo nel XVIII secolo.

Le scale del campanile di S. Martino di Lupari viste dal basso. Oltre 140 gradoni di pietra premettono di salire fin sulla pigna dal 1605.

Le scale del campanile di S. Martino di Lupari viste dal basso. Oltre 140 gradoni di pietra dal 1605 premettono di salire fin sulla pigna.

Il primo episodio del quale è pervenuta notizia risale al 23 giugno del 1700. Era un giorno di festa e per Via Cardinale Agostini stava sfilando una processione religiosa. Sebastiano Boltrino di Biasio, vista la porta aperta e i campanari che suonavano a festa, non seppe resistere alla tentazione. Si staccò dalla processione per entrare nel campanile e vedere i nonzoli in azione. Non soddisfatto, salì veloce le rampe interne portandosi nella cella campanaria per osservare la processione dall’alto. Saltò fra le due campane per attraversare il castello da una parte all’altra e ricevette una grandissima percossa da una delle campane che lo scaraventò fuori, facendolo stramazzare esanime al suolo.

Una ventina d’anni dopo la tragedia fu ancora più grave. Il 2 agosto del 1720 un violento temporale si stava abbattendo sul paese col rischio della grandine. I campanari Santo Bozzato di 56 anni e Francesco Romanello di 48 corsero veloci al campanile nonostante fossero le 22. Dovevano suonare le campane, in particolare quella maggiore denominata spacca nuvole. Nel bel mezzo del temporale entrò nel campanile anche il dodicenne Giovanni Maria, figlio di Angelo Pilotto, probabilmente per ripararsi dalla pioggia che l’aveva sorpreso per strada. Mentre le campane suonavano cascò un fulmine dal cielo nel campanile, ove restarono morti tutti e tre.

L'atto di morte delle tre vittime morte assieme all'interno del campanile dopo essere state colpite da un fulmine il 2 agosto 1720.

L’atto di morte delle tre vittime decedute assieme all’interno del campanile dopo essere state colpite da un fulmine il 2 agosto 1720.

Episodi simili erano piuttosto frequenti anche in altre parrocchie. Per questo motivo uno stuolo di scienziati, e fra questi il compaesano cappuccino Giambattista Pasinato, cercavano di capire se il suono delle campane avesse o meno effetto sui temporali estivi. Le autorità civili erano dell’avviso di bloccare questa usanza con ricorrenti circolari, ma la gente non ne voleva sapere e in caso di tempesta i campanari di S. Martino dovevano affrontare le ire dei contadini se non riuscivano ad evitarne la caduta.

Il 25 giugno del 1750 finisce in tragedia uno dei tanti incidenti che si verificavano per l’innata passione di molti giovani luparensi di ascendere sul campanile. Fortunatamente il più delle volte si risolvevano con una caduta non letale. Quel giorno la porta del campanile era aperta, probabilmente per la giornaliera ricarica dei pesi motori dell’orologio. Il giovane Giuseppe Santo, figlio di Nicola Corno, non seppe resistere e salì nella cella campanaria. Giunto al trentesimo gradino, per cause ignote, forse dovute ai richiami del sacrestano o del campanaro, il ragazzo perse l’equilibrio cadendo nella tromba del campanile e sfracellandosi al suolo.

Il pericolo poteva giungere anche direttamente dal campanile, perché alla sua base vi era il prolungamento del cimitero antico. E’ il caso accaduto nel 1757 a Elisabetta, moglie di Domenico Celeghin residente a S. Andrea O/M, ma che aveva parenti defunti in paese. Il 4 agosto di quell’anno, recatasi presso la tomba dei propri cari come aveva fatto tante altre volte, un pezzo di mattone pericolante si staccò dal campanile e cadde sulla testa della malcapitata, la quale restò infranta e morta in questo Cimiterio da pietra caduta accidentalmente dal Campanile.

Durante tutto l’Ottocento non si registrano incidenti mortali legati al campanile perché il controllo dell’accesso da parte degli arcipreti diventa più ferreo.

L’ultimo grave incidente mortale avvenne nel 1911. L’11 dicembre il sacrestano Andrea Baggio, che per tanti anni era salito sul campanile in qualità di falegname e addetto alla carica dei pesi motori dell’orologio, approntando il nuovo castello in ferro per le nuove campane in sostituzione di quello secolare di legno, colpito da una trave che stava smontando, fu sbalzato fuori e cadde sulla strada sottostante. Aveva 48 anni di età.

L'atto di morte del sacrestano Andrea Baggio (Andrea Alba), caduto dalla cella campanaria nel 1911 mentre stava predisponendo il nuovo castello per issarvi il concerto delle cinque campane appena fuse dalla fonderia De Poli.

L’atto di morte del sacrestano Andrea Baggio (Andrea Alba), caduto dalla cella campanaria nel 1911 mentre stava predisponendo il nuovo castello per issarvi il concerto delle cinque campane appena fuse dalla fonderia De Poli.


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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

4 thoughts on “Le vittime del campanile di S. Martino di Lupari (1700-1911)

  1. Ancora una volta un gran bel volume, questa volta corredato da una grande quantità di foto a colori, destinato a lasciare il segno. Erano in tanti a pensare che il campanile non avesse una storia propria così minuziosa e invece è riuscito a fare luce anche su questo edificio storico. Complimenti.

  2. Decisamente interessante. Complimenti.

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