Storia Dentro la Memoria

La sommossa contadina di Cavasagra (30 novembre 1907, 5^ Parte)

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OPPORTUNE OSSERVAZIONI[1]

            L’interesse vivissimo che la stampa e il pubblico hanno dimostrato per i fatti di Cavasagra, ha un significato speciale oggi, in cui lo spettro del Socialismo, demolitore dell’attuale ordine di cose, spaventa e preoccupa le masse per una ragione, e le classi dirigenti per un’altra.

            Ci si permetta dunque di tornare sull’argomento, facendo nostro il motto-programma di un giornale della provincia: ciò che si discute vive.

            La rivolta di Cavasagra è il risultato delle teorie avanzate che oggidì si vanno propalando e coi giornali e colle pubbliche conferenze: e noi condanniamo, come la semente, così il frutto.

            Tuttavia dobbiamo ammettere che il Socialismo non avrebbe trovato il terreno disposto – almeno in certi luoghi – alle violenze e ai mezzi estremi, se non avesse in sé – insieme con l’ingiustizia l’immoralità radicale – anche qualche parte di ragione, e non toccasse certi abusi pur troppo reali, deplorevoli e che devono assolutamente scomparire in tempi di fratellanza e libertà, come i nostri.

            Il Socialismo, invocando la libertà e la uguaglianza sociale – quantunque sbagli nei mezzi, s’accontenti spesso di trionfi effimeri e abbia un fine iniquo e detestabile – tocca però una fibra molto sensibile del cuore umano, e accarezza le aspirazioni più vive della classe dei miserabili, che agognano a godere e a possedere ciò che vedono goduto e posseduto dai privilegiati della fortuna.

            Ora ecco, secondo noi, il torto che hanno i ricchi in generale. Essi, senza volerlo, aiutano l’azione del Socialismo, rendendo perpetuo, in mezzo alla società, lo stridente contrasto fra la miseria che langue e l’opulenza che tripudia, contrasto che è sempre stato causa di odi, di rancori e di profonde scissure tra le due classi dei poveri e dei signori.

            Lo scoppio di vandalismo furibondo, avvenuto nel ridente e tranquillo paesello di Cavasagra, ha avuto la sua causa. Quale fu questa causa? Chi l’ha provocata? Di chi la colpa di tante violenze, di tanti danni recati alla magnifica villa palladiana del signor Frova?

            Fu colpa più o meno diretta del Socialismo, aizzatore dell’odio popolare; o fu colpa dell’avidità e delle enormi imposizioni del proprietario.

            Unicuique suum: il Socialismo non ha fatto che utilizzare un terreno già preparato: esso ha trovato l’animo dei coloni provocato e disposto a insolentire: chi per lungo tempo ha fatto covare la vendetta, fu il padrone, che non seppe misurare e contemperare il proprio interesse, pur giusto e sacro, dei suoi dipendenti.

            E pur troppo – come la Vita ha già accennato – da questi speculatori malvisi anche altre terre del Veneto sono oppresse. Ad essi noi con tutta franchezza diciamo di badar bene a’ fatti loro, perché, se non mitigheranno le loro pretese esorbitanti verso i coloni e non si ispireranno alla carità del Vangelo, presto o tardi, il Socialismo compirà anche su loro le sue vendette ingiuste, ma terribili.

Quidam

Villa Corner-Persico-Frova di Cavasagra (TV) dopo gli interventi architettonici operati dallo Scamozzi e dal Preti nella seconda metà del '700.

Villa Corner-Persico-Frova di Cavasagra (TV) dopo gli interventi architettonici operati dallo Scamozzi e dal Preti nella seconda metà del ‘700.

PER LA CRONACA

            Il Corrispondente dalla Castellana ci scrive:

            Domanda respinta. – L’autorità di P.S. ha respinto la domanda avanzata dalle donne di Cavasagra per ottenere la libertà provvisoria dei rispettivi mariti, fratelli, figli.

            Nuovi arresti. – Lunedì 23 furono arrestati, per sospetti, e condotti alle carceri di Treviso un muratore e la moglie. Così il numero degli arrestati per i fatti di Cavasagra è salito a 67!

PER INTENDERCI[2]

(a proposito dei fatti di Cavasagra)

            Abbiamo da Castelfranco:

            Cara “Vita”,

            Pochi giorni fa il signor Frova di S. Andrea di Cavasagra, che si recava a Padova, trovandosi in treno con alcuni signori di Castelfranco, ebbe a dire che, dopo il vandalismo operato alla sua villa la notte famosa del 30 novembre, il male più grande glielo hanno fatto i preti. Perché aggiunse, – mentre gli altri giornali, dopo le prime notizie a lui sfavorevoli pubblicate, hanno cambiato tono, tu invece, cara Vita, lo hai impetito co’ tuoi articoli veementi, e non hai badato all’antifona de’ tuoi confratelli. – Questo t’assicuro di scienza certa.

            Che ti sembra?

***

            Ringraziamo l’egregio Corrispondente della informazione inviataci, la quale ci porge l’occasione di dir un’altra parola sui noti fatti di Cavasagra.

            Appena avvenuto il vandalismo notturno del 30 novembre a villa Frova – un fosco dramma che impressionò vivamente l’intera Regione e non ha, crediamo, nella storia d’Italia alcun riscontro di precedenti – abbiamo creduto nostro dovere assumere intorno ad esso, alle sue cause e occasioni, ai probabili organizzatori e intorno a quanto direttamente o indirettamente vi si riferiva, le più accurate e sicure informazioni, per ricavarne un giudizio fondato, sereno ed esauriente. E i nostri egregi informatori – tre persone serie e stimate, affatto estranee al paese e quindi imparziali – esaminarono luoghi e circostanze, interrogarono parrocchiani di età e condizione diversa, fecero i necessari raffronti, e noi potemmo dare quindi ai lettori della Vita un’ampia relazione documentata del fatto, lumeggiando l’ambiente e aggiungendovi alcune osservazioni che il fatto stesso suggeriva.

            Questa la nostra condotta, ispirata dal solo desiderio di metter in chiaro le cose e di dar modo agli onesti di apprezzare giustamente il fatto. Non riprovevole spirito di parte; non colpevoli mire di seminar l’odio di classe – pessimo sistema socialista – non vana bramosia di aura popolare o d’inconsulte provocazioni dei dipendenti contro il padrone ci ha guidato in tali indagini; sibbene un vivo sentimento di giustizia: quel sentimento di giustizia che ci muove a dir sempre e a tutti – ricchi e poveri, dipendenti e padroni – la verità, tutta la verità, e che nel caso attuale, dopo l’esame coscienzioso dei fatti, ci determinò, come a condannare il vandalismo di villa Frova, così a rilevare e deplorare i metodi usati dal ricco proprietario milanese coi suoi coloni. E siamo così sicuri in argomento, che sfidiamo il sig. Frova a dimostrarci, se lo può, che le informazioni da noi pubblicate – e che ci servirono di base per gli apprezzamenti fatti – erano false!…

E SE NON RIDI?!…

            Non troviamo altro titolo più adatto a classificare le corbellerie passate (chi sa come!) al “Lavoratore” di Treviso e da questo stampate nell’ultimo Numero a proposito dei fatti di Cavasagra. Pensate che vi si tenta perfino di riversar la colpa dell’incendio di villa Fova nientemeno che… a quel Parroco (?!?!), reo di aver interposto la sua opera pacificatrice presso il padrone nell’interesse di questo e dei dipendenti. Si può esser più… buffoni!

            Il “Lavoratore” – lo fa capir molto chiaramente – si schiera per il padrone contro i contadini di Cavasagra, a proposito dei metodi e patti colonici, per il solo fatto che essi son cattolici, attaccati alla loro Fede e ai preti. Se essi invece avessero rinnegata la Fede e la Morale cristiana per abbracciare le pazze teorie e seguire il libero amore bestiale del Socialismo; oh allora il “Lavoratore” – come fa sempre coi compagni emancipati – li porterebbe alle stelle anche se avessero commesso le più enormi ingiustizie, e avessero sbudellato padroni, castaldi, soldati, questurini, e chi sa quanti altri borghesi e loro lanzichenecchi ( così i Socialisti chiamano i carabinieri e gli altri rappresentanti della Forza pubblica)!

            Conclusione: quello del “Lavoratore” non è che un “soffietto borghese” in “bocca socialista”!…

            Evviva la disinvoltura!

[1]    La Vita del Popolo n. 52 del 28 Dicembre 1907.

[2]    La Vita del Popolo n. 4 del 25 Gennaio 1908.
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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

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