Storia Dentro la Memoria

La chiesa di S. Biagio di Monastiero (S. Martino di Lupari, PD)

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Di tante chiese presenti un tempo nel territorio di S. Martino di Lupari (PD), oggi ne rimane solo una che rimonda al medioevo: l’oratorio di S. Biagio di Monastiero. Le sue origini precedono il XII secolo ed era stato eretto all’interno del territorio di Campretto parimenti a un’altra chiesa campestre dedicata a S. Nicolò, che però si trovava nelle prossimità del castello omonimo, raso al suolo dalle truppe di Ezzelino III il Tiranno nel 1246. 

In epoca imprecisata l’oratorio di S. Giorgio era stato posto sotto la protezione pontificia dei da Camposampiero, i quali, nel 1159, con Gherardino I e il socio Uberto Baracane, avevano carpito ai vescovi trevigiani il castello con un colpo di mano.

Il 21 gennaio 1155 Adriano IV cedeva in possesso all’abate Rainerio di S. Benedetto Po, presso Mantova, la “Ecclesiam sancti Georgii de Camporetto (Campretto)”. Da quel momento l’oratorio è trasformato in priorato benedettino cluniacense, in concorrenza con la vicina abbazia di S. Pietro e S. Eufemia di Villanova che apparteneva allo stesso ordine monastico.

I rappresentanti dell’abate di Polirone, a dispetto del toponimo Monastiero che si formerà nel XIV secolo, erano solo dei priori inviati ad amministrare in loco i beni immobili che costituivano la prebenda del priorato. I priori vivevano in un piccolo edificio a un piano che in seguito è stato inglobato nel transetto sinistro della chiesa di Monastiero (già chiesa di S. Giorgio di Campretto).

La chiesa di S. Biagio di Monastiero nel 1628, al tempo delle accese controversie con gli arcipreti di S. Martino di Lupari.

La chiesa di S. Biagio di Monastiero nel 1628, al tempo delle accese controversie con gli arcipreti di S. Martino di Lupari.

Nel 1190 il priorato fu beneficato per testamento da Gherardino da Camposampiero in partenza per un pellegrinaggio a Roma, dove intendeva visitare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Sterminati gli Ezzelini a S. Zenone nel 1260, la chiesa e la prebenda di Monastiero passarono nelle mani di Ansedisio dei Guidotti e nel 1289 al nipote Tommasino Caponegro da Padova. Negli anni successivi sono documentati i nomi di diversi priori e dal 1409 dei rettori perché il priorato e l’annesso beneficio erano stati concessi in pre commenda a nobili laici perché ne amministrassero le entrate per conto di Polirone. Il primo conduttore nel 1409 fu il patrizio Antonio “de Armenio de Venecijs Rectorem possessorem actualem gubernatoris Bonorum monasterij sancti georgij de campreto”.

Nel 1448 si ha una svolta importante. Antonio Capodilista, primo abate commendatario dell’abbazia di S. Eufemia dal 1444, chiede e ottiene dal pontefice l’annessione del priorato alla sua abbazia. Con quest’atto termina la lunga parentesi di vita monastica alle dipendenze di Polirone, durata ben 393 anni, e inizia quella della commenda legata alle sorti della vicina abbazia.

Questa situazione determinò la pretesa degli abitanti di Campreto e Monastiero di acquisire autonomia tanto dall’abbazia di S. Eufemia quanto dalla dipendenza sacramentale dalla chiesa arcipretale di S. Martino di Lupari. Il metodo migliore era quello di nominare e stipendiare in proprio un curato e di cercare di utilizzare i proventi della prebenda. Il grande sogno era di riuscire a eguagliare i risultati ottenuti nel 1407 e nel 1425 dai vicini villaggi di Tombolo e di Galliera che, a suon di preteste, liti, petizioni ai vescovi e alle autorità civili, erano riusciti ad ottenere lo status di quasi parrocchie. Nel XVI secolo si arrivò persino a cambiare i nomi dei santi titolari che furono prima S. Macario e poi S. Biagio.

La chiesa di Monastiero e il prato d oltre due campi sul quale si trovava l'antico cimitero in una mappa del 2 dicembre 1773.

La chiesa di Monastiero e il prato d oltre due campi sul quale si trovava l’antico cimitero in una mappa del 2 dicembre 1773.

La battaglia giudiziaria durò più secoli finché, nella seconda metà del ‘700, l’arciprete Tonati, col sostegno delle comunità di Lovari, Padovana e Trevisana, grazie alla soppressione veneta dell’abbazia di S. Eufemia (1772), poté acquistare chiesa, campanile e casa del campanaro (già dimora del priore) di Monastiero, mettendo a tacere per sempre le pretese indipendentiste di quella gente.

Originariamente la chiesetta era stata edificata con l’abside rivolta verso est, secondo quanto recitavano le disposizioni apostoliche del IV e V secolo, e quindi la strada principale era Via Vecchia che corre a occidente dell’edificio.

Nel 1828 però, approfittando dell’allargamento dell’attuale Via Papa Luciani che unisce Monastiero a Campretto, si decise per un restauro generale dell’oratorio prevedendo il capovolgimento dell’abside, che da est passò a ovest, e un ingrandimento generale della struttura per renderla più capiente e adatta alle esigenze della popolazione accresciuta di Monastiero.

In quell’occasione gran parte dell’edificio fu manomesso, fatta eccezione per la parete meridionale dell’edificio che conserva la parte più antica dove era osservabile qualche lacerto di affresco a tinte gialle, verde oliva e rosso antico. Restaurata nel XX secolo, la succursale di Monastiero conserva una pregevole pala di mano provinciale di fine Ottocento nella quale sono dipinte la stessa chiesa e l’arcipretale di S. Martino di Lupari col suo campanile.

La chiesa di Monastiero con il campanile, la casa del campanaro, già dei priori fino al 1448 e l'abside rivolta a est in una mappa del 5 setembre 1775.

La chiesa di Monastiero con il campanile, la casa del campanaro, già dei priori fino al 1448 e l’abside rivolta a est in una mappa del 5 setembre 1775.


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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

15 thoughts on “La chiesa di S. Biagio di Monastiero (S. Martino di Lupari, PD)

  1. Storia senz’altro affascinante e poco nota. Una chiesa e il suo popolo verrebbe da intitolarla, considerato che l’identità degli abitanti di Monastiero è stata un tutt’uno con la loro chiesa medioevale. Complimenti ancora per la ricostruzione storiografica.

  2. Egregio Prof. Miotto ho letto con curiosità il suo articolo. Desidererei sapere come mai all’inizio dell’Ottocento a Monastiero hanno deciso di cambiare la forma della chiesa spostando l’abside a ovest. Grazie.

    • L’abside della chiesa è stata spostata a ovest a causa dell’importanza assunta dalla strada comunale per Camposampiero all’inizio del XIX secolo. Fino allora, tramite la medioevale Via Vecchia che lambisce ancor oggi il lato ovest della chiesa, si era favorita esclusivamente la viabilità paesana minore, ma certamente più simbolica per i residenti che la nuova strada. Di qui la necessità di cambiare prospettiva e ingresso della chiesa rivolgendoli verso la nuova strada comunale che conduce a Campretto e di lì si dirige verso Camposampiero.

  3. La storia di questo oratorio è proprio affascinante. Passiamo davanti tutti i giorni a edifici che hanno più di mille anni e non ce ne accorgiamo. Proviamo a rivalutare e far conoscere ai nostri figli quello che ci è stato tramandato.

  4. Egregio Prof. Miotto ho una domanda da porle: è vero che intorno alla chiesa di Monastiero c’era un cimitero?

    • E’ vero che intorno alla chiesa di Monastiero c’era un cimitero. Era antico e abusivo nel senso che dovevano seppellire nel cimitero parrocchiale dal quale dipendevano, ma fino al 1777 fecero di tutto per ottenere l’autonomia spirituale dalla chiesa arcipretale di S. Martino di Lupari e uno dei modi per farlo fu quello di seppellirsi i morti nella frazione. Morti antichi, che non siamo più in grado di sapere se furono registrati nell’archivio della pieve oppure no.

  5. Monastiero ha preso il nome dalla presenza di un monastero? Se si, dove si trovava? Saluti Milan

    • Egregio Sig. Milan, il toponimo Monastiero deriva dall’attribuzione trecentesca che i residenti del luogo hanno affibiato al priorato medioevale sorto nel XII secolo e dipendente da S. Benedetto Po. In realtà, però, un vero e proprio monastero non è mai esistito, è bastata però la presenza di un priore inviato da Mantova per creare il quid iniziale. La cella del priore è equivalente al transetto sinistro della chiesa succursale di S. Biagio.

  6. Complimenti per il saggio: sintetico e capace di incuriosire. Forse qualcun altro di sua conoscenza avrebbe qualcosa da imparare dal suo modo puntuale e attento di fare storia, anche per quanto riguarda la storia di Monastiero.

  7. Nel libro della storia di Monastiero ho trovato poche cose relative alla storia antica della frazione. Quello che c’è mi pare ricopiato in toto dal volume sulla storia di Campretto edito alcuni anni fa, come pure manca ogni riferimento al precedente periodo romano e altomedievale. Eppure la presenza delle motte di Campretto e del successivo castrum dovrebbe avere qualche relazione con la formazione del villaggio di Monastiero. Troppe cose fra Ottocento e Novecento e tanti fuori pista che poco o nulla c’entrano con la località. Mi pare che siamo alle solite con i libri di suo fratello: tante cose ammassate ma senza criterio.

    • Effettivamente quello che nel libro su Monastiero riguarda argomenti precedenti il XIX secolo, cognomi compresi, è tratto dal libro di Campretto e gli altri tre della Collana Storia di S. Martino di Lupari che ho scritto io. L’impressione è che le cose fatte in fretta e con poca o nessuna autocritica non colgano nel segno, ma questa è solo un’opinione personale. La ricerca storica è un campo aperto, sempre suscettibile di nuovi approfondimenti e scoperte, non può essere trattata come un possesso personale da saturare…

  8. Prof. Miotto, le scrivo perché sfogliando il libro su Monastiero ho letto alla fine la trascrizione di un estimo dove è scritto fra parentesi che la Abbacia corrisponde al monastero di S. Giorgio di Campretto. E’ vero?

    • No, è assolutamente falso. L’abbacia ricordata più volte nell’estimo riportato nel libro è quella di Santa Eufemia di Villanova (Abbazia Pisani) e non di Monastiero che, a differenza di quanto scrive l’autore, è sempre stato solo un modesto priorato senza comunità monastica. Questo è uno dei tanti esempi di superficialità e scarsa conoscenza della storia presenti nel citato volume.

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