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Busnardo prè Lorenzo: la scoperta del campione di scacchi del ‘500 (8^ parte)

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Le informazioni su pre Lorenzo Busnardo

finora accertate

I dati anagrafici

Nel processo del maggio 1588 Pre Lorenzo dichiara di avere 56 anni.

Nella visita pastorale del maggio 1598 dichiara di avere 66 anni. E’ nato quindi nel 1532 o 1531.

Era di statura “mezzana”e nel 1588 è descritto con viso rubicondo e barba bianchi. Ancora nel 1598 risulta che  si faceva lavare regolarmente i capelli dalla donna che lavorava in canonica.

Fa testamento nel Settembre 1596 a letto infermo mentre sta guarendo. Non si sa di cosa si fosse ammalato.

Muore infine nell’agosto del 1598.

Ha iniziato a studiare 45 anni prima come da sua testimonianza nel processo 1588. Quindi dal 1543 circa,quando aveva 11/12 anni.

Divenne sacerdote nella Compagnia di Gesù da cui uscì, pare di capire, verso il 1580 stando alla denuncia del pievano di Mussolente fatta nel 1581.

Nel 1588 dice di essere  sacerdote da 34 anni. Quindi dal 1554 quando aveva 22/23  anni.

Cronologia dei fatti principali

Da atti notarili di Asolo e Bassano del Grappa della seconda metà degli anni ’60 scopriamo che investe denaro comprando terreni e immobili in Mussolente, sempre affiancato dai suoi fratelli, Girolamo e Battista. Si noti che alla sua morte vi risultavano interessanti ma non specificate rendite (“responsioni”) da investimenti “che ogni anno si riscuotono a Telve e in altri luoghi ”. Il paese di Telve è nell’alta Valsugana, al tempo di prè Lorenzo sotto gli Asburgo d’Austria ma in diocesi di Feltre. Quest’uomo vagabondo come viene definito più volte è quindi già un affermato giocatore professionista di scacchi negli anni ’60 del Cinquecento.

Nel 1570 prè Lorenzo convoca due “vicinie” ovvero riunioni dei capifamiglia proponendo qualcosa di eccezionale : un concambio favorevole alla comunità di Mussolente tra sue terre private con vigneti in cambio di terreni incolti comunali situati presso la sua casa natale a Casoni di Mussolente. Una “mossa” alla volta assieme ai suoi fratelli creeranno un piccolo borgo privato dei Busnardo dove prima era terra comunale. Un legame tradizionale con la proprietà terriera che emerge nelle parole del suo testamento dove lascia tutto ai fratelli con l’obbligo di non cedere a nessuno “per l’eternità” al di fuori dei discendenti Busnardo quella terra che rappresentava visivamente la sua famiglia e il suo lavoro.

Nel 1572 risulta beneficiato di un incarico di maestro e forse di rettore presso i signori padovani De Ruffis a Caselle di santa Maria di Sala. Qui stando alla testimonianza del 1580 del suo accusatore  prè Giovanni Regoggia fu denunciato al vescovo di Padova dal padre di un giovane, fattore dei Ruffis, per violenza al figlio.

Stando alle sue dichiarazioni nel processo del 1588, se ho ben compreso, era residente a Roma da almeno 9 anni quando lì ricevette il monitorio di comparire di fronte all’Inquisitore di Belluno datato 1581. Forse quindi dal 1573.

Almeno dal 1577 è a Venezia, spesso domiciliato presso il sartore greco d’Andro nella contrada di san Silvestro dove vi rimane anche per tre mesi consecutivi. E’ da quella data quindi accertato il suo legame con il nobile Ottaviano Valier che proprio lì possiede il suo palazzo. Un legame ininterrotto tanto che ancora nel 1598 i suoi compaesani lo ricordano negli interrogatori come suo “accompagnatore”.

Ma il 1577 è anche l’anno in cui vengono arrestati i suoi parenti e compaesani nel processo di Belluno.

Dopo l’incarcerazione di Iseppo Follador a Venezia nel gennaio 1579 dirà pubblicamente nel suo paese natale che vuol diventare lui il nuovo pievano di Mussolente per liberarlo. Sua zia Paola è sorella del Follador.

Grazie alla denuncia del 1580 sappiamo che fino a poco tempo prima prè Lorenzo era un sacerdote Gesuita.

Ritorna a vivere più regolarmente a casa sua a Casoni di Mussolente solo dal 1576. Prima stando alla risposta di una cognata vi veniva di solito per la Quaresima. Aveva un suo personale dipendente, un pastore che curava l’allevamento di ovini di Busnardo. Attività probabilmente poi ceduta.

Denunciato come vero istigatore di ogni eresia dal pievano di Mussolente nel 1580 non si presenta al vescovo di Belluno ma rimane a farsi giudicare dall’Inquisitore Supremo a Roma. Il risultato finale, dopo essere stato in carcere è sorprendente: muore il pievano che l’ha denunciato, lui è assolto dal Tribunale della Santa Inquisizione di Roma dove si comprende una certa favorevole attenzione da parte del cardinale Savelli, Inquisitore Supremo. Papa Gregorio XIII in persona lo rende pievano di Mussolente con il beneficio di un’indulgenza plenaria di 10 anni sia per la pieve di san Pietro che per la chiesa dipendente del suo paese Casoni dedicata a san Rocco. Lo stesso anno l’”eretico” pluriredicivo suo parente Iseppo Follador è rilasciato dal carcere di Venezia. Suo garante del comportamento sarà da quel momento il pievano cioè…. prè Lorenzo Busnardo.

Nel 1584 viveva con lui già pievano ancora sua madre. In canonica risiedeva inoltre suo fratello di nome Battista  con sua cognata. Nel 1598 sua madre risulta deceduta. Ha nel 1598 come aiuto di casa una ragazza del paese rimasta orfana giovanissima.

Con la morte di papa Gregorio XIII si mette in moto di nuovo l’Inquisizione di Belluno sempre dipendente dal Vescovo.

Nel dicembre 1586 trovandosi in Venezia, grazie ad amici farmacisti  è poi informato da Eustachio Rudi figlio di un notaio di Belluno e nipote dell’abate dell’abbazia benedettina di Moggio del Friuli, che gli vogliono togliere la pieve di Mussolente. S’era portato a Venezia in quella occasione a seguito del ricevimento durante la messa domenicale di fronte al popolo di un avviso a presentarsi di fronte all’Inquisitore di Belluno. Con arroganza il nunzio gli aveva rinfacciato che il papa Gregorio XIII è ormai morto e che il suo patrono Giacomo il  Duca di Sora non potrà  far per lui più nulla.

Lì in Venezia il nipote dell’abate tenta di convincere prè Lorenzo a presentarsi a Belluno e per rendere più credibile il tutto gli lascia alcune compromettenti lettere da lui firmate in cui richiede l’aiuto dei suoi importanti parenti. Tenta di fare leva sulla sua fama di scacchista, notizia assai interessante , perché riferisce di scacchisti appassionati nella città di Belluno, che pagherebbero il viaggio a lui se va a Belluno. Ma prè Lorenzo non si fida e tiene la più importante delle lettere scritte dal nipote dell’abate sigillata.

Il giorno dopo in Venezia è avvisato da un personaggio in piazza san Marco tal “medico Aretino” che anche Eustachio Rudi è scappato.

 

La vita di pre Lorenzo Busnardo fu come una partita a scacchi sempre aperta.

La vita di pre Lorenzo Busnardo fu come una partita a scacchi sempre aperta.

Prè Lorenzo si rifiuta di presentarsi a Belluno, litiga verbalmente con il vescovo e va a Roma per farsi processare portandosi la lettere compromettente del nipote dell’abate di Moggio. Informa della sua vicenda il vescovo principe di Trento cardinal Ludovico Madruzzo. Tornato a Venezia in quanto il Tribunale Supremo ha delegato a quella sede il processo, togliendo a Belluno! la competenza, scrive il 28 aprile 1588 una lunga lettera memoriale – conservata in originale – all’Inquisitore di Venezia firmandola dal carcere, inteso come domiciliare. A quel punto anche l’Inquisitore di Belluno si dichiara soddisfatto di non doversi occupare lui del caso! Una spia scrisse che tornato da Roma aveva subito guadagnato molto giocando a scacchi e scommettendo anche con i partiti con i nobili  Valier Ottaviano, Aleandro Badoer e Gerolamo Grimani.

Non vi è la sentenza negli atti di Venezia. Sappiamo però che ricevette l’ordine di ritornare a Roma dal Supremo Tribunale. Tutto questo dopo un processo dai toni sempre più accesi che prè Lorenzo fa volgere all’improvviso dalla sua parte mostrando e facendo allegare agli atti la compromettente lettera che aveva fino ad allora tenuta sigillata. Scacco matto avrà detto in se.

Da un’altra sua  testimonianza del 1588 si comprende che si trovava a Roma 9 anni prima con Giacomo Boncompagni Duca di Sora assieme al cavaliere Lionardo Salviati fondatore dell’ Accademia della Crusca che su incarico di Gregorio XIII si occupava allora della censura del Decamerone del Boccaccio.

La presenza a Roma di Busnardo è quindi sicura almeno nel 1579/80 poi nel 1582 per il primo processo e nel 1588 per due volte nel secondo processo. Inoltre se è corretta la lettura del testo era residente in Roma già da otto anni quando riceve la denuncia nel 1581.

Nel 1588 suo avvocato in Venezia risulta tal Bernardino Borgarutio. Inoltre suo fideiussore per il ritorno obbligato a Roma nel 1588, oltre il fratello Girolamo è tal Lorenzo Maffei fu Antonio da Bergamo  farmacista all’insegna della Vittoria in campo santo Stefano in Venezia.

Ancora nel 1590 si scrive al Vescovo di Belluno una lettera denuncia nei suoi confronti da parte del momentaneo rettore della chiesa di Casoni di Mussolente. Non si conoscono procedimenti avviati contro di lui per questa. Di nuovo sarà il denunciante ad andarsene. Si noti che in maggioranza tra i firmatari delle denunce dal 1580 in poi, non si tratta di suoi compaesani di Mussolente d’antica residenza. Lo stesso Inquisitore di Belluno nel 1588 sottolineò il particolare “rispetto” verso il Busnardo di buona parte del villaggio.

La fama di prè Lorenzo come giocatore di scacchi rimane nelle parole scritte dal Burchellati erudito di Treviso che in una sua opera del 1621 ricorda di aver visto più di 30 anni prima, nel 1584, il Busnardo che lì a Mussolente giocava nella casa del nobile trevigiano Bomben.(informazione del prof. Farronato Gabriele che ringrazio).

Rimase comunque sempre pievano in Mussolente, tanto che ancora nel Maggio 1598 è lui che accoglie la visita del grande vescovo Aloysio Lollino. In questa occasione per l’ennesima volta si fa notare che fino all’anno prima si allontanava anche per 20 giorni per andare a giocare a scacchi a Venezia. Il vescovo gli chiese come mai fosse l’unico suo pievano che non si presenta a Belluno il giorno della Perdonanza, nel gesto tradizionale delle pievi dipendenti dal Vescovo bellunesi.

Prè Lorenzo risponde che il suo predecessore il vescovo Valier Giobatta si accontentava così. Il nuovo vescovo lo richiede in Belluno già per quella del maggio 1598…non sappiamo se Busnardo vi andò.

Muore nell’agosto del 1598 come appare dagli atti del suo successore.

Si noti per curiosità che il vescovo Lollino alla sua morte donò la propria biblioteca in parte alla Curia di Belluno e in parte alla Biblioteca Vaticana. Il più antico manoscritto conosciuto della “Scaccheide” del vescovo Marco Girolamo Vida opera poi stampata a Vicenza si trova secondo lo storico Sanvito  nel fondo Lolliniano a Belluno.

Nel suo testamento, purtroppo!, non vi sono disposizioni in merito ad eventuali suoi libri, mentre sappiamo che possedeva libri “de historie” (ma mai lui nei processi ricorda quelli di scacchi)  e sicuramente leggeva libri di scacchi.

Note

(*1) In Internet si trovava già citato in nota in “Venice hidden enemies : italian heretics in a renaissence city” ovvero “ I nemici nascosti di Venezia: eretici italiani in una città del Rinascimento” di John Martin, Università della California anno 1993 con riferimento appunto alla b.48 Savi all’eresia ASV in data 9/12/1586,  come “prete vagabondo” che gioca a scacchi [….] purtroppo probabilmente il ricercatore californiano non era uno storico del gioco.

Riferimenti archivistici

Archivio diocesano di Belluno:

busta 11 fasc.6/7 processo contro prè Lorenzo Busnardo 1580/82

busta 11 fasc. Visite Pastorali VP  3/3

Archivio di Stato di Venezia

Savi all’eresia busta 48 fasc. 55 processo contro prè Lorenzo Busnardo 1586/88

Archivio di Stato di Bassano del Grappa

Notai di Asolo b.133 Antonio Cesana,data 5/9/1596 . Vi è il testamento di prè Lorenzo Busnardo.

L’autore di questa ricerca non potrà mai ringraziare abbastanza monsignor De Rif responsabile dell’Archivio Diocesano di Belluno per avergli concesso di fotografare con una digitale tutto il fondo riguardante Mussolente. Si tratta di più di 1400 facciate ancora per metà da tradurre e trascrivere.

Senza questa fiducia impagabile la lontananza di Belluno da Cassanego di Borso del Grappa dove ho la mia sede avrebbe reso impossibile un lavoro così prolungato.

Ringrazio inoltre il ricercatore e  storico professor Farronato Gabriele profondo conoscitore della storia del  territorio in cui visse prè Lorenzo Busnardo con il quale sto lavorando per la pubblicazione delle vicende legate ai processi per eresia del ‘500.

Si ricorda per giusto merito che il fondo dei processi per eresia di Belluno riguardante Mussolente  fu scoperto negli anni ’70 del secolo scorso dal signor Mario Bonaldi di Mussolente, fervente appassionato della Storia del suo paese che ringrazio per le utilissime informazioni.

Gens Iulia

di

Stefano Zulian

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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

2 thoughts on “Busnardo prè Lorenzo: la scoperta del campione di scacchi del ‘500 (8^ parte)

  1. Busnardo è un cognome ancora ben presente nell’asolano e nella castellana. Potrebbe esserci un nesso di correlazione con questo personaggio? Grazie.

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