Storia Dentro la Memoria

Busnardo prè Lorenzo: la scoperta del campione di scacchi del ‘500 (2^ parte)

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Il cardinale e principe vescovo di Trento Ludovico Mandruzzo, a cui Prè Lorenzo scrive nel 1587.

Il cardinale e principe vescovo di Trento Ludovico Mandruzzo, a cui Prè Lorenzo scrive nel 1587.

Il processo di Venezia del 1588

Con la morte di papa Gregorio XIII avvenuta nel 1585 antiche inimicizie verso prè Lorenzo Busnardo da parte dell’ambiente bellunese,nate dal suo ruolo assunto nella gestione di un bene come la pieve di Mussolente in un modo del tutto inconsueto scavalcando i diritti vescovili ,riemersero con un nuovo tentativo di processarlo. Ma decaduta ogni possibilità di riproporre le accuse da cui era stato assolto nel 1582 si tentò di farlo presentare a Belluno di fronte al Vescovo e al nuovo Inquisitore frà Evangelista da Forlì (che sostituiva il bellunese frà Maresio in missione in Polonia nel 1584), per carcerarlo, formando un processo con l’accusa di aver espresso opinioni eretiche di fronte al Vescovo,all’Inquisitore sostituto e al vicecancelliere durante la visita pastorale del…1584.

Questo avviene nel 1586 una volta “rassicurati” che con la scomparsa di papa Gregorio XIII il Busnardo fosse finalmente senza patroni. Dispiace non poter trascrivere qui tutta questa vicenda che vede Busnardo giocare per rimanere uomo vivo e libero e con grande freddezza, da vero campione, vincere di nuovo. Sono comunque ancora tanti i suoi patroni come si vedrà,e comunque durissimo sarà l’Inquisitore Generale di Venezia anche contro chi aspettò tre anni per presentare denuncie…. raro leggere parole così pesanti contro Vescovo, Inquisitori e Abati.

E’ in questo processo che troviamo una lettera autografa scritta dal Busnardo dal carcere di Roma nel 1588. E’ inserita all’inizio del fascicolo,subito dopo quella di un uomo di non comune intelligenza com’era l’Inquisitore di Belluno frà Bonaventura Maresio che scriveva all’Inquisitore Generale di Venezia la sua soddisfazione per aver saputo che…il Busnardo lo processavano là e non toccava a lui.

Inizio proprio con questa lettera. Conoscere la scrittura del Busnardo permetterà a migliori esperti di confrontarne lo stile con alcune opere manoscritte a tema scacchistico tutt’oggi anonime conservate nei codici conosciuti.

Papa Gregorio XIII, padre del duca di Sora e lui stesso protettore di Prè Lorenzo Busnardo.

Papa Gregorio XIII, padre del duca di Sora e lui stesso protettore di Prè Lorenzo Busnardo.

f. 2 s.n. E’ lettera allegata originale di mano di prè Lorenzo Busnardo

“ Illustrissimi e Reverendissimi Signori mie Onorati

Ho più volte pregato il capitano che dicesse alle Signorie Vostre che mi facessero la grazia che io potessi venire davanti a voi per poter dire quello che ho taciuto essendomi stato detto che era troppo tardi l’ora.

Dico dunque che già molti mesi fa essendo io venuto in questa città (Venezia), prete Agrican dalla Torre che abita a san Samuele mi disse che aveva inteso dal signor Hercole Dusina padrone della farmacia “della Montagna” in santo Angelo dire che io ero stato privato della mia pieve dal vescovo di Belluno. Del fatto non me ne curai ma essendo poi nella terza domenica di Avvento venuto da me un ufficiale da Cividale (Cividal = Belluno) con due monitori, uno dell’Inquisitore e l’altro del vicario (del vescovo) me li presentò in chiesa di fronte al popolo, burlandosi di me che papa Gregorio di felice memoria non era più vivo e che il signor Giacomo non poteva far più niente e che da Roma avevano avuto licenza di fare contro di me ciò che volevano. Subito venni in Venezia. Trovai il signor Hercole e gli domandai se era vero che lui avesse detto che il mio vescovo mi aveva privato della mia pieve e come l’aveva saputo. Mi rispose “me l’ha detto il signor Eustachio Rudi medico di Cividal amico e familiare del vescovo, il quale lavora nella farmacia di “due Mori”. Trovai il signor Ippolito e il signor Marco Fedario (?) fratelli e padroni di detta farmacia, gli mostra i monitori e pregai di fare in modo che io potessi sentire da Eustachio quello che aveva detto e sapeva. Mi dissero che il medico Aretino era suo amico, il quale allora sopraggiunse e mi portò quindi da Eustachio che sta qui all’orologio di san Marco. Lo trovammo in casa, parlò con lui a lungo e poi mi introdusse. Gli mostrai i monitori pregandolo che mi dicesse se era vero che avesse detto al signor Hercole Dusian padrone della farmacia della Montagna che il mio vescovo mi aveva privato della mia pieve e per quale motivo.

Mi disse che non mi conosceva e che mai aveva detto o sognato tal cosa. E più volte con il giuramento me lo confermò. Promise di aiutarmi con il vescovo e quelli di Belluno e che io tornassi il giorno seguente che avrei visto quanto mi avrebbe giovato presso il vescovo. Andai subito a ritrovare il farmacista signor Hercole e gli riferii quello che mi aveva detto il signor Eustachio. Ed egli mi rispose “mente del tutto che non abbia detto che tu sei stato privato e inoltre aveva aggiunto questa causa cioè che quando giochi a scacchi ti metti sotto un libro di negromanzia che ti fa sempre vincere. E vi era presente anche Benedetti come è qui ora”. Il quale Benedetti affermò anche lui. Ritornai il giorno seguente all’ora stabilita dal signor Eustachio e lo trovai che mi aspettava. E avendogli raccontato quello che si era detto tra me, il signor Hercole e il Benedetti disse “vi sono alcuni tuoi compaesani che per invidia ti hanno calunniato, ma io ora ti aiuterò presso il vescovo come ora vedrai. E in Belluno scriverò a mio padre avvocato il quale ti difenderà senza dargli un quattrino. Scriverò anche all’Inquisitore mio amico già da molti anni, e quel che più di

folio 2v s.n.

ogni altro è importante anche a mio zio l’abate di Moggio il quale può comandare all’Inquisitore e a tutta Belluno. E il vescovo ha piacere aiutarlo perché vorrebbe che lui rinunciasse alla sua abbazia che vale due mila ducati, così in cambio rinuncerebbe al suo vescovado. Andammo insieme dal vescovo, che vide i due monitori e se ne meravigliò molto perché come disse mai gli era stata detta cosa alcuna . Lo pregai che mi aiutasse almeno scrivendo al padre Inquisitore di Belluno che si fermasse per otto giorni. Promise di farlo se io mi obbligavo a scrivere che nello stesso tempo sarei andato a Belluno.

Ebbi la sua lettera e con Eustachio andai alla farmacia dei due Mori, nella quale lui scrisse tre lettere, a suo padre, all’Inquisitore e a suo zio l’abate di Moggio e me le lesse alla presenza del signor Ippolito e del signor Marco. Le sigillò, me le diede e disse “Vai a Belluno che ti guadagnerai da Alessandro Pagano” (salvo il vero) non mi ricordo il nome “il viaggio perché si diletta molto di scacchi, e da tutti sei aspettato e sarai ben visto”. Presi le lettere e scrissi all’Inquisitore che io non volevo essere giudicato ne da lui ne da quelli di Belluno per giustissime cause, le quali le scrissi all’Illustrissimo Cardinale Madruzzi. Mandai la sua al padre di Eustachio, il quale non solo non fece favore ai miei inviati ma si mostrò loro nemico. Dopo due giorni il medico Aretino mi trovò in san Marco alla Cartsa (?) dove lui passeggiava con quelli delle scommesse. Aveva scommesso che il suo vescovo sarebbe divenuto cardinale. Mi vide, mi chiamò e disse “Ho inteso che vai a Roma è vero?” Risposi di sì. Disse “Hai fatto una buona scelta, sono quattro anni che ti hanno teso insidie. Eustachio è in fuga, vattene quanto prima”. Andai con prete Agrican dal vescovo, gli dissi che andavo a Roma e lo pregai che mi aiutasse con la sua benedizione. Non volle e così gli dissi che gli avrei fatto conoscere che io ero cattolico come lui. Andò in collera rinfacciandomi che mi doveva bastare il privilegio di confrontarmi con lui. Lo pregai che non si arrabbiasse e dissi che in fide non debetur maius,aut minus. E mi portai a Roma per mostrare la mia innocenza. Le lettere scritte all’abate di Moggio le tengo appresso di me e le manderò alle SS VV Illustrissime se lo comandano. Suppllico di mandare il capitano con mio fratello che a lui le darò. E con questo finisco e alla bontà loro io e l’innocenza mia umilmente raccomando.

Datum carcere il 28 aprile 1588

Per le SS VV Ill.me

devotissimo servitore prete

Lorenzo Busnardi “
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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

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