Storia Dentro la Memoria

IL DIARIO DI MONS. GIOVANNI PASTEGA (1858-1929), ARCIPRETE DI CASTELFRANCO VENETO

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Nota introduttiva

Pochi anni prima di morire, Mons. Giovanni Pastega scrisse un importante diario nel quale raccontò per argomenti alcune delle vicende personali mentre era arciprete della parrocchia di Santa Maria Nuova di Castelfranco Veneto (TV). Trattandosi di un documento particolarmente prezioso e utile per conoscere una parte della storia della chiesa trevigiana di inizio Novecento, è parso utile rendere per la prima volta di pubblico dominio lo scritto, auspicando che possa essere di giovamento anche agli studiosi. L’occasione propizia per approfondire le vicende storiche e pastorali del Pastega, all’interno della più articolata e complessa vicenda della chiesa Castellana fra Otto e Novecento, è venuta nel giugno del 2013 con la ricorrenza del centenario della visione mistica di Madre Maria Oliva Bonaldo (22 maggio 1913). In quella circostanza, fra le numerose iniziative che hanno valorizzato l’evento a Castelfranco Veneto, vi è stata la presentazione del volume intitolato La illuminazione mistica di Maria Oliva Bonaldo nella realtà socio-culturale ed ecclesiale di Castelfranco Veneto all’inizio del secolo XX. 1913 Castelfranco e dintorni, a cura di Don Lino Cusinato, con saggi di Giacinto Cecchetto, Stefano Chioatto, Lino Cusinato e Paolo Miotto. Dal saggio del Miotto (L’opera sociale ed educativa di don Giovanni Pastega, arciprete della Pieve, testimonianza dell’intraprendenza cattolica in collaborazione tra clero, laicato e religiosi) sono tratte le note biografiche sul Pastega e, a seguire, il testo del Diario che non è mai stato pubblicato integralmente.

Giovanni Pastega (1858 – 1929): cenni biografici

Giovanni Giuseppe Pastega nasce a Crespano del Grappa – diocesi di Padova e provincia di Treviso – il 6 settembre 1858. È il secondogenito di tredici figli (nove maschi e quattro femmine) del fornaio Giuseppe e Manganello Chiara. Ancora giovane entra nel seminario di Padova. Il 4 luglio 1883, già studente di Teologia e in attesa di ricevere gli ordini minori, ottiene dal vescovo di Padova le lettere remissorie per essere incardinato alla diocesi di Treviso. Il 27 luglio 1884 è ordinato sacerdote dal vescovo Giuseppe Apollonio e il 16 agosto viene mandato Cappellano in assistenza del vecchio Paroco di Levada di Silvelle. Per motivi di salute, il 14 settembre 1890, è promosso curato di Fietta, previo placet governativo del 1 maggio dello stesso anno. In entrambi i posti si comportò sempre in modo degno di lode. A Fietta il Pastega fu uno dei promotori dell’edificazione del sacello mariano di cima Grappa e organizzò la famosa salita al monte del cardinale Giuseppe Sarto, che aveva conosciuto da studente di teologia. Un rapporto destinato a durare fino alla morte del pontefice, avvenuta nel 1914.

Don Giovanni era convinto di rimanere a lungo a Fietta, ma nella tarda primavera del 1900 iniziarono trattative riservate con la curia vescovile per promuoverlo alla parrocchia della Pieve di Castelfranco. Tutto era cominciato l’8 settembre 1899 con la morte di don Mariano Simionato, ultimo arciprete della Pieve. Due concorsi canonici per nominarne il sostituto andarono deserti. In diocesi non si trovava alcuno disposto a concorrere per le parrocchie di Castelfranco. Era noto a tutti il difficile clima sociale e religioso della città, determinato dalla contrapposizione fra il ceto abbiente liberale e massone, quello artigiano di ispirazione socialista e la massa rurale cattolica. Persino la vicina parrocchia del Duomo era guidata da un arciprete colto e stimato, ma proveniente da fuori diocesi.

Il Pastega prende possesso della parrocchia il 1 settembre 1901, scortato dai carabinieri. Trascorre il primo periodo esplorando cauto la città. Nonostante le molte difficoltà incontrate e i limiti personali, nel volgere di qualche anno diviene punto di riferimento per i parroci del settore meridionale della Castellana, di cui è vicario foraneo per la pastorale. È un acerrimo avversario del socialismo e del liberismo massone. Contribuisce a realizzare il progetto politico di Pio X, che nel 1912 rovescia l’unica giunta liberal-socialista presente nella diocesi di Treviso.

Allo scoppio del primo conflitto mondiale don Giovanni si trova a vivere da vicino i problemi della retrovia, essendo la canonica della Pieve prossima alla stazione ferroviaria, dove transitano militari, armi, profughi e si accalcano faccendieri e operai della F.E.R.V.E.T. (Fabbrica e Riparazione Vetture e Tramvay) di Borgo Padova. Successivamente la fabbrica sarà trasformata in deposito munizioni; subirà la stessa sorte il cotonificio Viganò al termine della guerra.

Dimorando nella zona della città più colpita dai proiettili austriaci, l’arciprete fu diligente raccoglitore delle memorie della guerra che coinvolse Castelfranco. Nel 1919 pubblicò un volumetto intitolato: Durante il bombardamento Austro-Germanico su Castelfranco (note). Per ripararsi dal pericolo dei bombardamenti, nelle belle giornate di sole favorevoli agli aerei nemici, si riparava nel campanile con altri fedeli e militari e la sera pernottava nella discosta canonica di Campigo. Non abbandonò la parrocchia, nemmeno dopo la rotta di Caporetto, ma i detrattori cercarono di attaccarlo con la stampa. Nel gennaio del 1918 un giornalista del Popolo d’Italia comunicò la morte del Pastega, vittima di un bombardamento nell’ultima incursione aerea nemica su Castelfranco. L’arciprete, però, quasi un novello Mattia Pascal, si era trasferito per qualche giorno a Montecatini a trovare parenti e amici. Terminata vittoriosamente la guerra, per Castelfranco e il Pastega inizia il periodo della lenta ricostruzione e si annunciano cambiamenti radicali nella società.

I fittavoli e i piccoli proprietari, cresciuti di numero durante il conflitto per l’alienazione di vaste proprietà e l’aumento dei generi alimentari, ora si alleano nel movimento sindacale cattolico delle leghe bianche, rivendicano nuovi contratti, migliori condizioni salariali contro gli agrari e sostengono il Partito Popolare. E’ il tradizionale spirito della campagna che nel Veneto bianco è legato alle gerarchie ecclesiastiche. In città invece prevalgono i liberali e i socialisti, con una parte dei quali è scontro politico aperto per le loro posizioni anticlericali. Il braccio di ferro fra le forze politiche in campo è quasi quotidiano. La vita politica di quegli anni riflette questo clima. Le elezioni politiche del 1919 a Castelfranco vedono la vittoria dei popolari con 871 voti, contro i 723 dei socialisti, i 201 del Partito dei Combattenti e i 266 dei liberali. Un anno dopo – alle amministrative del 13 settembre 1920 – i popolari sbaragliano gli avversari con 1.783 voti; i socialisti arrivano a 658 voti e i liberali a 388. Sindaco è il popolare Ubaldo Serena che il Pastega ha sostenuto con forza, facendo pressioni sui parroci della castellana.

Dopo il 1922 l’avvento lento ma graduale del fascismo segna la fine della stagione delle leghe contadine e la rivalsa degli industriali e degli agrari, che anche a Castelfranco sono i primi ad aderire al nascente partito fascista. Sono gli anni nei quali il Pastega e i suoi collaboratori (Suore Canossiane e Madri della Carità, suor Maria Oliva Bonaldo, Don Antonio Campion) dedicano molte energie agli interventi di carattere sociale ed educativo (scuole, Patronato Pro Infanzia, orfanotrofio, asilo, casa di riposo), che continueranno dopo di lui grazie al contributo di Don Ernesto Bordignon, don Arcangelo Favaro e dei parroci.

Mons. Pastega muore alle ore 10.30 di venerdì 6 settembre 1929, giorno del suo 71° compleanno, per paralisi progressiva e trombosi cerebrale ed è sepolto il lunedì successivo nel cimitero comunale con una vera apoteosi, una dimostrazione di simpatia e cordoglio generale, non mai vista a Castelfranco!

A differenza di quanto era accaduto ai funerali degli ultimi due abati del Duomo (Mons. Luigi Camavitto e Mons. Luigi Bortolanza), ai funerali di don Giovanni Pastega, oltre alle rappresentanze ecclesiastiche, partecipano anche le autorità cittadine. Dopo il Concordato fra Stato e Chiesa (11 febbraio 1929) i tempi, almeno formalmente, erano cambiati anche a Castelfranco.

Mons. Giovanni Pastega ritratto un anno prima della morte avvenuta il 6 settembre 1929.

Mons. Giovanni Pastega ritratto un anno prima della morte avvenuta il 6 settembre 1929.

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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

One thought on “IL DIARIO DI MONS. GIOVANNI PASTEGA (1858-1929), ARCIPRETE DI CASTELFRANCO VENETO

  1. La ringrazio per la sua disponibilità a rendere di pubblico dominio documenti come questo. In un tempo nel quale è sempre più difficile entrare negli archivi, iniziative come la sua sono una manna anche per gli studiosi.

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