Storia Dentro la Memoria

Ristretto della dottrina agraria di G. Beltrame e G. B. Pasinato (1^ parte)

1 Commento

Ristretto della dottrina agraria*

del Signor Giovanni Batista Beltrame

Coronata dalla pubblica Accademia di Agricoltura pratica di Udine

Dato in luce dal Sig. Dottor D. Antonio Tonati

Arciprete di S. Martino de’ Luperi

ad uso delle Pubbliche Scuole della sua Parrocchia

In Vicenza 1790 nella Stamperia Giusto con permissione

 

Lettera del padre Giovambattista da S. Martino

Lettor Cappuccino, Corrispondente dell’Accademia di Padova, Membro delle Rea­li Società di Torino, di Firenze, di Milano, ec. al Chiariss. sig. GIOVANNI BATISTA BELTRAME Autore della Dottrina Agraria, e Membro della pubblica Accademia di Udine.

PREGIATISSIMO SIGNORE

Egli è parecchi anni, dacché il zelantissimo sig. Dottore D. Antonio Tonati, Arciprete della vasta Terra di S. Martino de’ Luperi mia Patria si pose al lodevole impegno di erigere a sue spese due pubbliche Scuole, ove miserabili, ed abbandonati fanciulli dell’uno e dell’altro sesso, coll’essere ivi gratuitamente mantenuti, vengo­no altresì istruiti nel leggere, nello scrivere, nel conteggio, e ne’ doveri della Cristia­na Religione. Né pago di tutto questo sollecito, e vigilante Pastore, oltre all’idea di formare i suoi Allievi altrettanti ottoni Cristiani, bramoso altresì di renderli sudditi fedeli al venerato nostro Principe, col toglierli dall’ozio, cagione funesta d’ogni reo costume, e col farli ammaestrare ne’ i principj di quell’Arte, ch’è la più confacente al loro destino, non cessava di efficacemente stimolarmi a dettare un Compendio di pratica Agricoltura, che fosse adattabile alla tenue capacità di quest’idioti fanciulli. Finché gli affari, le occupazioni, gli studj mi si andavano frapponendo all’esecuzione del salutevol progetto, giunsemi alle mani la egregia ed eccellente vostra Dottrina Agraria, coronata dalla Pubblica nostra Accademia di Udine. La corsi ben tosto con la maggiore attenzione: ella mi piacque all’ultimo segno; restai persuaso della chiarezza, e del metodo piano da voi tenuto: mi parve del tutto acconcia a compiere le nostre intenzioni; la proposi al summentovato benefico Institutore, che non esitò un momento ad abbracciarla. Nell’atto pertanto, che a nome di tutta l’Italia vi avvanzo i più sinceri ringraziamenti per un lavoro cotanto istruttivo, dal quale ne attendiamo i più decisivi vantaggi, ardisco pregarvi a permettermi di farne un Ristretto per indi stamparlo; il quale consisterà soltanto nel togliere alcune piccole cose, già ottime in se stesse, ma che non trovo applicabili alla situazione della Terra di S. Martino, cui deono servire. Oltr’a ciò, quantunque la pregevole vostra Operetta porti il vanto di una sorprendente chiarezza, atta quindi ad essere intesa da qualsiasi mediocre persona; pure siccome il bifolco non intende per lo più che il dialetto proprio dcl suo paese, così andrò spiegando alcuni termini, che al rozzo contadino sarebbero forse riusciti oscuri, sostituendovi appresso altrettante voci usate dal basso volgo di detta Terra. Noi facciam voti, affinché l’Agraria vostra Dottrina venga eseguita da altre popolazioni, a benefizio sempre maggiore dello Stato. Ho l’onore di essere, ec.

Mons. Antonio Tonati, veneziano, arciprete di S. Martino di Lupari dal 1771 al 1793. Amico del cappuccino G.B. Pasinato, fondò nella parrocchia una scuola maschile e una femminile.

Mons. Antonio Tonati, veneziano, arciprete di S. Martino di Lupari dal 1771 al 1793. Amico del cappuccino G.B. Pasinato, fondò nella parrocchia una scuola maschile e una femminile.

Risposta del sig. Beltrame

MOLTO REV. SIG. COLLEND.

Il compatimento, che V. P. Reverendiss. si compiace di accordare alla mia Dottrina ­Agraria mi onora sommamente, e porge un nuovo, e ben gradito compenso alle mie fatiche. Troppo è chiaro il suo nome, ed il sul merito in ogni ramo della Scienza Agraria; il perché io tengo per fermo, che il favorevole giudizio provegnente da sì Saggio, ed accreditato Maestro donerà tale, e tanto pregio alla mia Opera, per cui e verrà letta di buon animo, e mandata ad esecuzione con maggiore fidanza; di che io gliene sento quell’obbligo, che posso il maggiore.

Il pensiero, che mi comunica della ristampa in compendio con alcune modificazioni opportune a maggior intelligenza degli  Alunni per cui si fa, ed alla situazione delle terre, cui si vuole praticamente applicare, mi rafferma sempre più nella fidanza dcl buon esito del mio lavoro, mediante il suo zelo, ed il valore, che la anima al bene della Società. Non dubito, che la mia Dottrina nel prendere da mani sì esperte una nuova forma, non sia per ricevere eziandio nuova grazia e chiarezza all’interno, per cui da me fu composta. Io sono col maggior sentimento di riconoscenza, e di stima, ecc.

NOI RIFORMATORI DEL.I.O STUDIO DI PADOVA

avendo veduto per la Fede di Revisione, ed Approvvazione dcl P. F. Tommaso Mascheroni Inquisitor General del Santo Offizio di Vcnczia nel Libro intitolato: Ristretto della Dottrina Agraria del Sig. Giovanni Batista Beltrame ec. dato in luce dal Sig. Dot. Antonio Tonati Arciprete di S. Martino de’ Luperi cc. MS. e Stampa, non vi esser cosa alcuna contro la Santa Fede Cattolica, e parimente per Attestato dcl Segretario Nostro, niente contro Principi, e Buoni Costumi, concediamo Licenza ad Antonio Giusto Stampator di Vicenza che possi essere stampato, osservando gli ordini in materia di Stampe, e presentando le solite Copie alle Pubbliche Librerie di Venezia e di Padova.

Dat. li 26 marzo 1790

ANDREA QUERINI Rif.

PIERO BARBARIGO Rif.

Capo I

Delle varie spezie di Terra, e loro preparazione

Che vuol dire Agricoltura?

La parola Agricoltura altro non significa, che l’arte di coltivar le Terre. Arte infra tutte le altre la più pregevole, e la più benemerita del genere umano. Ora per coltivare vantaggiosamente le Terre è necessario conoscere la loro natura, e le loro differenti spezie.

Quante spezie di Terre vi sono?

Si possono esse ridurre alle seguenti, volgarmente parlando. Altre sono forti, o leggeri; altre umide, o secche; ed altre fredde, o calde: e secondo queste diverse qualità delle Terre si adopera un modo di coltivazione piuttosto che un altro.

Dichiaratemi in primo luogo quali sieno Le Terre forti?

Dovete sapere, che in ogni terreno vi è un umore, da cui ricevono il nutrimento tutti i vegetabili, e che per essere succhiato da quelli, dcc avere libero passaggio per gli pori (piccoli busi) del terreno. Quei terreni, che per avere troppo ristretti, ed angusti questi pori, non permettono all’umor nutritivo la libera circolazione, chiamantesi Terre forti. Tali sono comunemente le Terre argillose (terre creose) che di lor natura sono fisse, tenaci, e dure.

Come devono essere lavorate queste Terre?

Il metodo da praticarsi nel lavorar queste Terre dev’essere conforme alla spezie del grano, che si vuol seminare. Generalmente parlando, tutto il maneggio della Terra è diretto a procurarne la polverizzazione, e la fermentazione, che sono i principali sussidj (ajuti) alla prospera vegetazione di tutte le piante.

Le Terre forti sono atte alla seminagione (semina) del Frumento?

Le Terre forti sono molto atte alla seminagione del Frumento, purché sia posto rimedio a due mali; cui vanno d’ordinario soggette; l’uno di essere troppo dure, l’altro di essere troppo umide.

Come si può rimediare a questi mali?

Al primo si rimedia arando più volte il terreno prima della semina, e sempre in tempo asciutto, ed alla maggiore possibile profondità. Giova pure assaissimo a correggere la tenacità e durezza delle Terre forti il mescolare Sabbia, o Terriccio col concime (leame) destinato alla coltura di simili campi, volendoli seminare a Frumento.

A quale profondità si deve collocare la semente nelle Terre forti?

La semente vi dee essere collocata nello strato medio, (a una via de mezzo) perché, se troppo s’avvicina alla superficie, il calore del Sole nuocerebbe alle tenere barbe (raise); e profondandola troppo, l’umido abbondante, e crudo. cui vanno spesso sog­gette le Terre forti, farebbe ammortire (morire) le loro radici; e mancando alle tenere piante il vigore necessario alla traspirazione, verrebbero ad intisichire, e disperdersi.

Quale rimedio mi sapreste suggerire a liberare questi Terreni dal troppo umido?

Fare de’ Fossi frequenti, e profondi; aprire de’ scoli all’estremità del campo; dirigere i solchi a seconda del pendio del Terreno. Con tali mezzi vi riuscirà di libera­re il Terreno dal soverchio umore stagnante, da cui non solamente è impedita lo fertilità del campo, ma ritardati ancora i necessarj lavori, che sempre si devono fare a terra asciutta, e dovendosi ciò differire molte volte alla stagione, in cui comincia la Terra a vegetare, perciò spesso il terreno vieppiù s’indura, e divien forte. Lodano alcuni la piantagione d’alberi porosi, e traspiranti assai: ma quanto sono queste piante vantaggiose ai Prati, allignando felicemente le erbe all’ombra loro; altrettanto sono nocive ai prodotti nelle Terre arative, i quali avendo bisogno di dilatare le loro radi­ci, e di godere la benefica influenza dell’aria, e dcl Sole, viene loro tolto e l’uno e I’ altro benefizio, dall’ombra delle Piante, e dalle radici, le quali rassodano vieppiù il terreno, e ne succhiano il nutritivo umore.

Avendosi a seminare queste Terre a grano turco (sorgo) o altre sementi (semenzc) in Primavera, come debbonsi preparare a seminare?

Nel già indicato metodo esse devono prepararsi: avvertendo inoltre di ararle due volte innanzi che vi si semini, una cioè di Novembre e l’altra al tempo della semina, ma sempre per asciutto.

Quando, e corre si debbono concimare (leamare) le Terre?

Non prima dell’ultima aratura, immediatamente avanti la semina si dee condur­re al campo, e spargere il Letame, con cui si vuole concimarlo, e sempre a terreno asciutto. Si avverta di spargere solo quella quantità di Letame, che nello stesso gior­no si possa arando rivolger sotterra, affinché non isvapori, e non si disperda la migliore sostanza del Concime. Che se avviene di doverlo trasportare nel campo assai prima dell’ultima aratura, si ammucchj, si comprima ben bene, e con terra si ricuopra, e s’investa d’ogn’intorno, e non si lasci mai esposto in piccioli mucchj al Sole, ai venti, alle piogge, perché non si disperdano i sali, e gli ogli fecondatori della terra. In sotterrandolo s’abbia l’avvertenza di profondarlo a misura, che i Grani soprasseminati più o meno profondano le loro radici (Per esempio, quando si vuol seminare Sorgoturco, il leame si deve mettere più sotto terra, che non è per il for­mento; perché il sorgoturco ha le radici più profonde del formento.) Circa la quan­tità del Letame non è facile il definirla, avendo riguardo ed alle varie spezie di terra, ed alla diversa qualità dello stesso Letame. Certo è dall’esperienza, che un Campo bene concimato (leamato) rende maggior frutto, che non due Campi concimati scarsamente.

Sento lodare assai la preparazione delle sementi: aggradirei, che m’indicaste il modo di fare; ma prima parlatemi della scelta delle sementi stesse?

La semente del Formento dovrebbe essere raccolta in terreno di spezie simile a quello, in cui dee seminarsi. purché dal terreno non pecchi di troppo umido: poiché allora potrebbero essere gran perfettamente maturi i grani, e incapaci di un getto robusto per la frigidità, ed umidità, in cui sono nutriti, Di più saranno le sementi del formento distinte per li grani più grossi e più pesanti, e a cui non siano frammi­schiati semi li altre biade. e massime di carbone; il che si otterrà o scegliendo le spiche, o nello sgombrar il grano (pallare il grano) dalle paglie, scegliendo quello, che va più lontano da chi lo vaglia (lo crivella). Sia bene diseccato al Sole innanzi che si riponga in Granajo, e gioverà assaissimo il mescolarvi Cenere, o Calce spolverizzata per impedire, che non fermenti ne’ bollori dell’Estate. Parlandosi del Sor­goturco, devonsi scegliere le pannocchie più grosse e raffinate, levando ad esse la punta, ordinariamente poco perfetta. Intorno alla preparazione della semente è da sapere, che preparandola alla maniera, che vi dirò in appresso, si facilita lo svilup­po dello Stame ossia germe, vi nasce più presto, più robusta, e prima che venga corrosa (rosegata) da’ vermi, o ingojata (mangiata) dagli uccelli. Le sementi sì pre­parano col mezzo d’una lisciva (liscia) gettando della cenere in acqua bollente, in cui poi, raffreddata che sia, s’immerge la semente stessa, e vi si lascia per lo spazio di 12 ore; questa si ammollisce, ed ammollita si semina. Lo stesso avvien della calce viva tuffata nell’acqua, in cui vi s’immerga la semente. Il grano resta investito d’u­na patina bianca; ed asciutto che sia, si passa alla seminagione. In simil guisa finalmente si metta il grano in acqua grassa, colata da’ Letami; si lasci pel tratto di 12 ore si cavino que’ grani, che sovrastanno all’acqua, come troppo leggeri; s’involgano i più pesanti nella calce, o nella cenere, e casi intonacati, ed asciutti si spargano pei campi, con certezza d’un esito felice.

Le Terre argillose, umide, e fredde abbisognano più di tutte di simili attenzioni. Co­me devono essere preparate queste Terre forti?

Anche queste Terre vanno replicatamente arate, ed erpicate (grapate) sul principio del Verno, e dopo; essendo il gelo un mezzo opportuno alla polverizzazione di simi­li terreni. Convengono pure moltissimo li misti di Terra sabbionosa ingrassata o fram­mischiata ne’ modi anzidetti, ed anche di semplice Terra; poiché il Celebre Sig. Bertrando nel suo Trattato degli elementi d’Agricoltura insegna essere necessaria, ed utile una mistura di Terra contraria, più del perfetto concime; perché ad una Terra argillosa, o tenace, il concime potrebbe agevolare per quell’anno la polverizzazione, passato il quale resterebbe ne’ difetti che avea, dove se in vece del concime si trasportasse altrettanta sabbia, questa non consumandosi, sarebbe un continuo mezzo per risolvere la tenace sua indole.

L'ortolano, da Gaetano Zompini (1700-1778), incisore veneziano.

L’ortolano, da Gaetano Zompini (1700-1778), incisore veneziano.

Credo anch’io a proposito la sabbia per correggere queste Terre forti, ma il traspor­to sembrami difficile, e dispendioso (di molta spesa).

Non è difficile, né sempre dispendioso il trasporto della terra contraria: perciocché alcune volte facendo delle fosse ne’ Campi stessi si trovano strati di differente natura; e spesso vi sono dei Torrenti vicini, dai quali si può farne i trasporto. Giova ancora il solcare queste Terre a sorgoturco quando si ha da spargere il terrazzo, poi subito seminarvi il sorgoturco, e rivolgere la Terra con l’aratro alla possibile profondità.

A che fine giudicate utile muovere i solchi della Terra, nel mentre che siete per se­minare, ed arare?

Sparso il concime, giova di solcare il terreno destinato al sorgoturco per due ragioni: prima perché seminando il grano nel fondo del solco, che si fa col vomere (versuro), viene a stare la semente più profonda, e il secco arriva più tardi che alla superficie: di poi perché ritrovandosi la semente nella Terra di fresco rivolta e polverizzata, getta e dilata più pronte le radici, le quali quanto più si dilatano maggior copia di sughi nutritivi ricevono, e la pianta crescendo più vigorosa, più abbondante frutto produce. Avendosi a ricalzare (zappare) il sorgoturco, sorgorosso, o cinquantino, mossa la terra col vomere. e questa rivolta colla zappa sulla porca, o colla, (vaneza) adat­tandola bene intorno al gambo, se ne lasci una piccola porzione nel solco ogni due pertiche di distanza, e colla zappa si raduni, ed ammucchii a forma di riparo: cosic­ché formandosi ne’ solchi tanti cancelli (piccole buse) quanti sono li piccoli ripari, che in due girate di zappa si fanno, al venir delle pioggie sono queste costrette a rimanere ne’ detti cancelli. Due sono gli avvantaggi, che si ritraggono da tale ripie­go. Il primo è che fermandosi l’acqua negl’indicati cancelli, tutta la terra assorbisce la giusta sua porzione d’umido, e quindi mentre, che più si difende dal secco, si rende anche più molle. Il secondo è, che fermato con ciò il corso violento dell’ac­qua, s’impedisce ancora l’uscita dai campi al fior di terra, che in molta quantità pur esce, dove al pendio non si provede.

Ora bramerei sapere la quantità delle sementi, che dovrcbbonsi seminare in un cam­po di Terra?

Non è possibile fissare un preciso quantitativo di semente per un campo di Terra, dovendosi calcolare e la qualità del terreno, ed il tempo in cui si semina; imperciocché, se avendosi a seminare formento in tempo anticipato in un campo di Terra forte e bene coltivata, si sogliono seminare due stari e mezzo di formento; quando è magro, e a stagione avanzata, ne vorranno tre. Nelle Terre fredde, ed umide va seminata maggior quantità di grano, e a tempo anticipato, cioè innanzi che si raf­freddi la Terra; perché le sementi sviluppate colla possibile celerità gettino le radici prima dcl rigor vernale, e delle piogge solite venire nella stagione d’Autunno. È per altro cosa più utile lo scarseggiare piuttosto, che non l’abbondare nel getto della semenza.

Quali sono le Terre leggere?

Que’ Terreni, che per esser troppo porosi facilmente trasmettono l’acqua, o che non hanno la proporzionata necessaria viscosità, che serva di glutine (impasto), e ligamento delle molecule (particelle) terrestri, Terre leggere si chiamano; ed in que­ste l’arena sovrabbonda all’argilla.

Come devonsi preparare, e concimare?

La prima preparazione è di togliere nel modo possibile i difetti, Quindi è principalmente necessario di condurre in tali terreni, dopo averli replicatamente rivolti coll’aratro a non molta profondità, terre argillose cavate dai fossi un anno prima, ed in vecchio di luna volte e rivolte per tempo asciutto, acciocché si riducano in polvere. Così preparate si spargono sopra il terreno, e supplendo così difetto della troppa porosità di simili Terre, vi si conserverà l’umido proporzionato, né saranno esse soggette così di frequente ad un’estrema siccità. È ottimo anche il concime (leame) vecchio e grasso, ma sempre meglio riuscirebbe, se replicatamente fosse frammischiato con la Terra argillosa mezz’anno innanzi, che si conducesse nel campo.

Qual dev’essere la posizione delle sementi in tali terreni?

Arato il Campo per due volte nel periodo (nel corso) di due mesi, affinché la Terra possa impinguarsi delle influenze elementari, si uguaglino le colle (vanezze) quasi al solco a forza d’erpicarle (graparle) massime avendo a seminare formento. Si conduca il sopraccennato concime, o misto, sopra cui vi si spargerà la semente: indi si ari. Il solco sarà profondo, acciò il grano non risenta la forza del sole, che facilmente penetra una Terra sì fattamente porosa. È soltanto d’avvertire di non rivolger coll’aratro Terra, che sia vergine. In caso di poco fondo si dovrà d’aratura in aratura profondar alquanto, acciò quella, che vien di sopra, si purifichi col mez­zo de’ freddi, e del sole, e s’imbeva degli elementi atti a renderla fruttifera.

Quali sono le Terre umide?

Sono quelle, che per essere tenaci e viscose assai, difficilmente dimettono le acque.

Come devono correggersi i difetti di queste Terre, e come prepararle?

A correggere i difetti di queste Terre giova il trasportarvi Terra forte, ed anco Terra arenosa, perché sì l’una come l’altra è atta ad incidere (rompere) la tenacità di queste Terre, e ad aprire la via al soverchio umido che vi ristagna.

In che consiste la preparazione di tali Terre?

Non devono essere arate prima che vi si semini, come tutte le altre, se non in caso si avessero a mischiare con la sopraccennata Terra contraria, semplice, o mista con letame. Per la coltivazione è buono il concime immaturo e calido: questo col calore delle sue parti ignee ha forza sì di espellere (di scacciare) il sovverchio umido. La posizione della semente dev’essere vicina alla superficie, onde risenta l’azione de’ raggi solari.

Desidero sapere, quali sieno le Terre fredde?

Terre fredde sono quelle, che mancando di terra calcaria (terra della quale si fa la calcina) e conservando in se troppo umido, tardi arrivano alla vegetazione, e difficilmente maturano loro prodotti. Ciò avviene d’ordinario o per essere tali Ter­re esposte a’ venti di Tramontana, e poco dominate dal sole, perché ingombrate da folte piantagioni d’alberi; o per essere di natura sua frigide per mancanza di Terra calcaria. ossia di particelle calcinate dall’azione del sole, per cui si eccita la fermentazione che fa svaporare il soverchio umido, e promuove mirabilmente la vegetazione di tutte le piante.

A correzione de’ difetti delle Terre fredde, quali rimcdj suggerite?

Il trasporto di Terra forte, o di sabbia frammischiata con concime assai calido o di Cavallo, o di Pecora. La polvere delle strade è buona, l’uso della cenere, o fuliggine (calizzene), e più ancora quello della calce viva, ove non sia troppo dispen­diosa, giova moltissimo a temprar la frigidità de’ terreni. A tutto questo si aggiunga lo diligenza di far degli scoli alle acque come si è detto, e di piantar alberi a Tra­montana, che succhino l’umido, e servano di riparo all’arie fredde, ed ai venti.

Quale sorta di biade meglio si confà a questi terreni?

Meglio riesce il Sorgoturco, e Sorgorosso, essendo piante esalanti, e che maturano nella più calda stagione. Ma deesi aver cura di seminar tardi, e di aspettar, che la Terra si riscaldi, acciocché il germe si sviluppi e non venga rosa (rosegata) la semente dai vermi sotto terra. Il Formento, o altro grano a spica, seminandosi in Autunno, corre pericolo di perdersi, ed ammortire a cagione della soverchia umidità portata dalle acque solite a cadere nell’Autunno, e nell’Inverno, Avendosi a seminar formento, si semini per tempo, e si coltivi prima la Terra con concime calido, il quale appena condotto dovrà spargersi, e appena sparso rivolgervi sopra la Terra, acciò non esali il suo calore. La preparazione delle sementi nel modo indicato anticiperà di molto il loro sviluppo; cd è certo, che più conviene a queste Terre, che a qualunque altra. Queste Terre non vanno profondate coll’aratro nel seminarle, es­sendo il caldo vicino alla superficie.

Ora che mi avete istruito intorno alle Terre fredde, desidero che mi dichiarate, quali sieno le calde?

Terre calde sono quelle, che abbondano in calcaria (terra da calcina), ossia di parti infiammabili, le quali eccitando una gagliarda fermentazione, se sono umide assai, comunicano alle piante maggiore quantità di umore, che non possono traspi­rare, e quindi infermano: e se scarseggiano d’umido, manca alle piante il necessario alimento, e intisichite ben presto inaridiscano.

Come devono essere preparate dette Terre a ricever le varie seminagioni e quale dev’essere la vera posizione delle sementi?

È necessario profondar al possibile il solco coll’aratro, acciò si rivolga della Terra vergine, che nello strato inferiore ritrovasi per sua natura fredda, non essendo mai stata calcinata, o riscaldata dal sole: convien trasportar de’ terrazzi scavati dalle fosse, ove sono le Terre forti, e compatte, e queste frammischiarle con concime di Bue, ma consumato, e vecchio d’un anno almeno. Condotti, e sparsi i sopraccen­nati misti, o concimi, si semina nella maggior profondità il grano a spica, come se­mente più adattabile a questa spezie di Terre, mentre si matura prima del gran cal­do: ma se deve seminarsi sorgoturco, o sorgorosso, si faccia un solco profondo col vomere (versuro) quando si ha a seminare, affinché il grano situandosi profonda­mente, dilati le radici nel fresco, e dove una Terra sollevata lasci agevolmente spun­tare i germi. La seminagione si farà tardi, perché la facilità della fermentazione pro­pria di quelli terreni compensa ogni tardanza.


*    Il testo è ripreso da: Claudio Miotto – Paolo Miotto, Vita, pensiero e opere di un poligrafo del ‘700, Storia di San martino di Lupari, Vol. I, Abbazia Pisani 1993, pp. 206 – 244. (Archivio Parrocchiale di S. Martino di Lupari, b. 26, fasc. L.)
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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

One thought on “Ristretto della dottrina agraria di G. Beltrame e G. B. Pasinato (1^ parte)

  1. Una bella pagina di storia iniziata a fine ‘700 nel trevigiano e continuata per tutto l’Ottocento nel tentativo di recuperare i figli dei villici ad una vita più dignitosa.

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