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Antonio Capodilista da Padova (1444-1489): primo abate commendatario di Abbazia Pisani

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Contrariamente a quanto asserito dal Cottineau,[1] nel 1444 l’abbazia di Villanova passò direttamente nel “mare magnum” della commenda e non entrò neppure per un giorno della sua lunga storia nell’area d’influenza della Congregazione padovana di S. Giustina.

Il prescelto fu il nobile padovano Antonio Capodilista che, il 24 dicembre del 1444,[2] ottenne la nomina direttamente dal pontefice Eugenio IV. E qui occorre soffermarsi su almeno tre questioni importanti. Non si può, infatti, evitare di chiedersi: a) Perché Eugenio IV, al secolo Gabriele Condulmer di Venezia, che era stato uno degli artefici della fondazione della Congregazione di S. Giustina, decise di applicare la commenda all’abbazia di S. Eufemia? b) Perché fu scelto come abate commendatario proprio il Capodilista e non altri? c) Per quale motivo i da Camposampiero non applicarono la clausola prevista dall’atto di donazione del 1085, secondo la quale, in caso di intromissioni esterne nella gestione dell’abbazia stessa, tutto il patrimonio abbaziale sarebbe dovuto ritornare ai discendenti dei donatori iniziali?

Riuscire a dare una risposta a questi tre quesiti, significa tentare di comprendere perché la storia della nostra abbazia ha imboccato una strada senza uscita, mentre avrebbe potuto continuare a mantenere la propria vocazione monastica per molto tempo ancora e, perché no, forse fino ai nostri giorni come il caso dell’abbazia di Praglia.

Ma procediamo con ordine. La decisione di Eugenio IV (1431-47) di attribuire in commenda l’abbazia di Villanova, invece, di annetterla alla Congregazione “De Unitate”, che lui stesso, da cardinale, aveva fondato assieme al Barbaro e al Correr, a prima vista potrebbe lasciare stupefatti. Andando oltre la prima impressione, ci si accorge, però, che la scelta del pontefice fu, per così dire, obbligata.

Lo stesso anno della sua elezione pontificia, infatti, il Condulmer dovette affrontare la delicata questione derivata dai concili di Basilea (1431-37) e di Ferrara – Firenze (1438 – 1442) con l’elezione dell’antipapa Felice V (1439-49). Una situazione complessa e difficile da gestire che portò Eugenio IV a cercare in ogni modo l’appoggio degli imperatori e degli stati europei, concedendo in cambio privilegi e concessioni.

In questo clima di emergenza, le attese della Congregazione di S. Giustina passarono inevitabilmente in secondo piano rispetto alle esigenze di personaggi politici influenti, come furono appunto i Capodilista di Padova. Quest’ultimi, e veniamo al secondo quesito, ebbero un ruolo di rilievo al menzionato concilio di Basilea con la figura di Giovanni Francesco, eminente e facoltoso cittadino padovano, nonché zio del nostro Antonio.

Assieme ad Andrea Donato fu scelto nel 1433 quale ambasciatore di Venezia presso il concilio basileiense, dove conobbe personalmente i pontefici Martino V ed Eugenio IV e ottenne molti onori e privilegi dall’imperatore Sigismondo. Nel 1440 il personaggio risulta essere ambasciatore presso Eugenio IV[3] e questa continua familiarità con il pontefice, a mio avviso, dev’essere considerato il tramite attraverso il quale la commenda dell’abbazia di Villanova passò ai Capodilista.

I rapporti privilegiati che il Capodilista poteva assicurare al pontefice con la città natale di Venezia, con Padova e la corte imperiale, mi paiono motivi più che sufficienti per spiegare la scelta di Eugenio IV sulla commenda della nostra abbazia. Tanto più che il Capodilista, attraverso la compilazione di un’opera redatta a Basilea, che mette in risalto i fasti della sua famiglia, evidenzia chiaramente il bisogno che questo nobile aveva di esaltare il potere raggiunto dalla propria dinastia e di additare ai discendenti la via da seguire.

Il terzo nodo da sciogliere riguarda il mancato e, a prima vista incomprensibile, tentativo della famiglia da Camposampiero di rientrare in possesso di tutto il patrimonio abbaziale nel momento in cui il pontefice opta per la commenda. La risposta al problema va cercato nelle vicende storiche che riguardano i da Camposampiero all’inizio del Quattrocento, che li vedono alle prese con la famiglia dei Callegaro che, incredibilmente, attraverso una serie di atti falsi e il supporto politico di Venezia, riesce a sostituirsi per qualche tempo a quella dei Camposampiero, relegando i veri rampolli della dinastia secolare a semplici comparse ininfluenti sul piano economico e soprattutto politico.[4]

Non è da escludere a questo punto, ma l’ipotesi è tutta da verificare, se la coincidenza del passaggio dell’abbazia di Villanova ai Capodilista proprio nel momento in cui i da Camposampiero sono in piena crisi e quindi innocui, sia stata orchestrata sullo sfondo proprio dal senato veneziano che dopo avere eliminato fisicamente i Carraresi, stava efficacemente ridimensionando il peso politico dei loro parenti da Camposampiero.

Ma chi era Antonio Capodilista? Nato nel 1420 a Padova da Giovanni Federico e da Angela Badoer, apparteneva ad una delle più antiche e illustri famiglie padovane.

Grazie ai suoi ascendenti aristocratici gli furono spalancate tutte le porte possibili e la carriera ecclesiastica, alla quale fu avviato, si trasformò ben presto in una nutrita serie di successi grazie ai quali poté accumulare un notevole numero di benefici ecclesiastici.[5]

In seguito alla morte dell’abate Giovanni, nel 1444 divenne primo abate commendatario dell’abbazia di S. Pietro e S. Eufemia di Villanova, grazie alle pressioni dello zio Giovanni Francesco presso la curia pontificia che non ignorò la richiesta. Anzi, la velocità con la quale la nomina fu eseguita, lascia presupporre che esistessero da tempo degli accordi in merito, prima ancora che Giovanni morisse.

Divenuto abate all’età di ventiquattro anni, Antonio inaugurò stabilmente la stagione della mancata residenza degli abati commendatari nel monastero e introdusse l’uso della gestione dell’abbazia tramite dei procuratori laici. Due elementi di novità tutt’altro che trascurabili, visto che comportarono una politica filofamiliare di prim’ordine e le premesse per la trascuratezza delle chiese dipendenti e delle popolazioni dipendenti dall’abbazia stessa.

Antonio Capodilista nel 1434, dieci anni prima di essere eletto primo abate commendatario di Abbazia Pisani da papa Eugenio IV.

Antonio Capodilista nel 1434, dieci anni prima di essere eletto primo abate commendatario di Abbazia Pisani da papa Eugenio IV.

Per quanto concerne il patrimonio immobiliare abbaziale, Antonio preferì affidarne subito la gestione al fratello Federico, favorendo una politica di intenso sfruttamento agricolo dei terreni. Nel 1447, infatti, richiedeva, tramite il fratello, al pontefice Eugenio IV di affittare a sottocosto tutte le estensioni boschive presenti nei dintorni dell’abbazia e in altri luoghi per procedere ad un disboscamento generalizzato e alla messa a coltura dei terreni così ottenuti.[6]

Finiva così un’epoca contrassegnata da una gestione agricola tipicamente medioevale e poco caratterizzata dalla volontà di fare spazio ai cereali e ad uno sfruttamento fondiario intensivo che comportò il trasferimento di numerose famiglie e la progressiva trasformazione dei contratti agrari tipici del mondo feudale.

L’altra questione di primaria importanza per la storia dell’abbazia deriva da un’accorta strategia familiare che Antonio dimostra di avere ben imparato dallo zio Giovanni Francesco. Prima di tutto si doveva badare al bene e il tornaconto della famiglia, dopo veniva tutto il resto! In quest’ottica non stupisce di assistere a cospicue elargizioni fondiarie a beneficio dei fratelli Francesco e Pietro,[7] ma senza dubbio i vantaggi economici che derivarono dalla gestione diretta dei provenenti derivati dal beneficio abbaziale tornarono utili a tutta la famiglia padovana.

L’immediata conseguenza di questo atteggiamento, comune alla maggior parte dei commendatari eletti in quel secolo, fu per Abbazia Pisani il ripristino, in chiave moderna, dell’antichissima località del Restello, nella quale ben presto, al posto dei resti della fortificazione documentata nel 1401, sorgerà il magnifico palazzo dei Capodilista.

Già che c’era, Antonio, mise a frutto l’influente potere della sua famiglia, ormai di casa presso la Curia Romana, per ottenere lo scorporo del priorato di S. Giorgio di Campretto dall’abbazia di Polirone e l’annessione dello stesso al monastero di Villanova. L’operazione fu conclusa felicemente nel 1448,[8] con l’avallo pontificio, e così il vicino priorato, che aveva dato il nome alla località di Monastiero, con tutto il suo beneficio contribuì ad arricchire la prebenda abbaziale, dando luogo involontariamente ad un secolare moto secessionista dei camprettani che, ingenuamente, speravano che la nuova situazione li autorizzasse ad elevarsi al rango di chiesa parrocchiale.[9]

Non ancora pago, nel 1453,[10] l’abate si fece assegnare anche l’antico monastero di Valle S. Floriano di Marostica che, anche in precedenza, aveva avuto qualche rapporto occasionale con l’abbazia di Villanova.[11]

Il nostro abate in ogni modo, visse sempre lontano dall’abbazia, occupato com’era ad inseguire la propria carriera ecclesiastica al seguito del patriarca di Aquileia Lodovico Scampi Mezzarota e, dopo il 1450, in qualità di canonico del Capitolo di Padova dove morì nel 1489, non senza avere prima girato mezzo mondo, dalla Palestina a Rodi.

 Fu sepolto anziano nella parte centrale della basilica patavina, sotto una lapide di marmo rosso collocata verso occidente e con incisa la data della morte.[12]


[1] L. Cottineau, Répertoire topo-bibliographique des Abbayes et Priéures, Macon 1939, I, col. 579; II, col. 3380. L’autore, ripreso da molti altri studiosi, ritiene erroneamente che l’abbazia di Villanova sia passata sotto il protettorato di S. Giustina di Padova nel 1489.

[2] L. Pesce, Ludovico Barbo, vescovo di Treviso (1437-1443), cura spirituale, riforma della chiesa, spiritualità, Ed. Antenore, Padova 1969, vol. I, p. 431: 24.12.1444 Ven. vir Antonius de Capiteliste clericus paduanus, abbas commendat; ASVat,Reg. Vat. 410, f. 296v.

[3] Per un’esauriente analisi biografica su Giovanni Francesco e la famiglia Capodilista fino alla metà del Quattrocento si veda G. F. Capodilista De viris illustribus familiae Transelgardorum Forzatè et Capitis Listae, a cura di M. Blason Berton e M. Salmi, Roma 1972, pp. 40-45.

[4] Ringrazio il dott. e conte Tiso Camposampiero per avermi gentilmente messo a disposizione tramite conversazioni telefoniche alcune notizie raccolte dal padre Co. Gherardo Camposampiero sulla storia della stessa famiglia.

[5] Per le notizie bibliografiche su Antonio Capodilista si veda C. Miotto, P. Miotto, Il territorio di Villa del Conte nella storia. L’abazia di S. Pietro e S. Eufemia, S. Massimo di Borghetto e la Contea del Restello, Noventa Padovana1994, pp. 677-681; P. Miotto, Abbazia Pisani, Storia di un monastero millenario e della sua gente, Villa del Conte 2006, pp. 212-216.

[6] ACapDel Cavallo PD, t. I, cc. 23-31, perg. datata 21 aprile 1447, in capella S.Io. Baptistae vocata baptisterium .

[7] Ivi, Catastico supra la I parte […] della Famiglia Capodilista, del notaio Diuranoti compilato l’anno MDCCLV, c. 10, 1 dicembre 1455, notaio Antonio Camparin o Caporin da Vighissolo.

[8] ASVat, Reg. Lateranense 453b, f. 45v.

[9] C. Miotto, P. Miotto, Campretto. Storia di un territorio e della sua antica comunità, S. Martino di Lupari 1997, cit., pp. 268-286; ivi, 1994, cit., pp. 93-96.

[10] G. Mantese, Memorie Storiche della Chiesa Vicentina, Il Trecento, Vicenza 1958, III/1, pp. 279-280; III/2, p. 327; O. Brentari, Guida Storico Alpina Bassano e Sette Comuni, Bologna 1885, pp. 69-70.

[11] Si veda il paragrafo intitolato: Oratori e monasteri soggetti all’abbazia, in P. Miotto, 2006, cit., pp. 119-124.

[12] B. Scardeone, De antiquitate urbis Patavii et claris civibus Patavinis, Basilea 1560.
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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

3 thoughts on “Antonio Capodilista da Padova (1444-1489): primo abate commendatario di Abbazia Pisani

  1. Quello del Capodilista è un classico esempio di come le famiglie più influenti provenienti dalle città siano riuscite ad impossessarsi di imponenti proprietà immobiliari con autentici colpi di mano. La commenda segna l’inizio della decadenza dei molte chiese e abbazie; nemmeno l’opera riformista interna alla chiesa del Concilio di Trento riuscirà a scalfire questa istituzione.

  2. La contea del Restello prossima all’abbazia di S: Eufemia di Villanova era di proprietà dei Capodilista? Mi pare di aver letto da qualche parte che è rimasta per molto tempo nelle mani di questo casato e che poi sia finita ai Soranzo.

    • La località restello, a poche centinaia di metri dall’abbazia di S. Eufemia, era in possesso del cenobio cluniacense. Col primo abate commendatario inizia l’opera di penetrazione della famiglia Capodilista nella zona fino al possesso esclusivo della vecchia bastia e di qualche centinaio di campi attorno che saranno innalzati al rango di Contea nel ‘600. I Soranzo, grazie al secondo abate commendatario dell’abbazia (Benedetto Soranzo), faranno lo stesso creando un importante centro di potere immobiliare nelle immediate vicinanze del Restello.

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