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Ristretto Delle Osservazioni Meteorologiche fatte in Vicenza l’anno 1787

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da P. Giovambatista da S. Martino, Opere, Tomo Primo Venezia 1791 pag. 122 – 133

 Lo studio delle Meteore, in cui si vanno lodevolmente occupando i Fisici de’ nostri giorni, è divenuto uno degli studj predominanti del Secolo: il genio delle Osservazioni relative a questa scienza si diffonde dall’una all’altra estremità del globo: spuntano da per tutto dei novelli Osservatori: l’Italia più che ogni altra parte sembra agitata da questo salutevole fermento; e pochi sono fra noi, che non concepiscano le più liete speranze di potere dietro alla serie di continuate osservazioni arrivare un giorno, quando sia, a scuoprire delle regole di approssimazione, onde predire a nostro bell’agio l’indole delle stagioni, la varia andatura degli anni; le mutazioni de’ tempi, ed il ricorso uniforme delle decennovenali impressioni, indotte dal moto periodico del secondario nostro pianeta. Che se altri credonsi in diritto di poterci riguardare come delusi nelle proprie speranze; se come vane, ed inutili vengono tacciate le nostre lusinghe; se una pretensione di sovverchio irritante sembra per l’uomo quella di entrare nella discussione de’ futuri avvenimenti, se assai numerose e discordi sono le cause, che possono rendere dubbiosi i nostri presagi; noi troppo rispettosi per non rapire di mano la scienza all’Eterno, altri lumi più fondati, e più certi cercheremo nella Meteorologia, onde trarne delle utili conseguenze relativamente a’ bisogni istantanei della vita. La fisica, e la meccanica influenza delle meteore; la varia sua modificazione; la diminuzione, o la forza che acquistano il caldo, l’umidità, le esalazioni, le piogge, i venti, le procelle dal concatenamento delle Alpi, dal pendio delle valli, dall’espansione de’ mari, e da cento altre locali circostanze, sono altrettanti oggetti, che possono occupare lodevolmente, e con frutto il fisico Osservatore.

            Noi seguendo la storia della costituzione Meteorologica di Vicenza, non lascieremo in primo luogo di osservare, che il Barometro, il quale non è qui soggetto a grandi sbilanci, molto meno il fu in quest’anno. Dalla minore alla maggiore sua altezza il divario fu di un solo pollice, e due linee, cioè, dai poll. 27:4 fino a’ poll. 28:6. Si tenne però il Mercurio costantemente al di sotto del livello comune; di maniera che la sua altezza media, la quale si calcola in Vicenza di poll. 28:0:1, non giunse in quest’anno che a’ poll. 27:11:4 ed eccettuati i tre mesi di Gennajo, Febbrajo, ed Agosto, in tutti gli altri mesi questa media altezza fu sempre inferiore di parecchie linee ai pollici 28. Il vario peso dell’atmosfera interessa la Medicina non meno che l’Agricoltura: tanto la sovverchia gravità, quanto la eccedente leggerezza dell’aria è poco confacente alla salute degli uomini egualmente che al prosperar delle piante. La spossatezza delle fibre, il rilassamento de’ solidi, il lentore de’ fluidi, il tardo sviluppo delle facoltà intellettuali vengono per lo più accagionati alla diminuzione del suo peso; quella molesta oppressione, onde ci sentiamo tratto tratto assaliti, e che il volgo ignaro suole attribuire ad un’aria troppo pesante, non è in realtà che l’effetto d’un’aria di sovverchio leggera. Rapporto ai vegetabili l’esperienza stessa ci addita, che, poste tutte l’altre cose uguali, alla sommità degli alti monti, ove l’aria gravita assai meno che alle basse pianure, le piante sono sempre fragili, intisicchite, smunte, e ch’elleno altresì finiscono assai presto di vivere[1]. Forse l’aria ivi poco vigorosa ed elastica non è atta ad introdursi con quella forza, che si conviene entro alle trachee delle stesse piante, dal che in gran parte deriva l’impulso della loro vegetabile economia.

            Il Termometro per l’opposto si tenne in quest’anno al di sopra della temperatura ordinaria, cioè, a’ gradi 11:4 doveché il temperato in Vicenza dalla serie di parecchi anni si raccoglie essere di soli gradi 9 e pochi punti. Fu osservato, che da qualche secolo a questa parte il caldo se ne va gradatamente scemando; la temperatura del presente anno forma un’eccezione a questa regola. Sarebbe questo forse il principio d’un nuovo periodo, che ci guidasse a quel punto, d’onde ci siamo partiti? Non havvi alcun fondamento onde adottar questa opinione.

            L’Igrometro egualmente che il Barometro serbò esso pure un’aria di moderazione, né si accostò gran fatto ai punti estremi della sua graduazione. L’anno scorso l’abbiam veduto passare dai 10 ai 100 gradi, ch’è il punto della totale saturazione dell’aria: in quest’anno si tenne tra i 19 ed i 85 gradi; e la sua temperatura media fu di gradi 55. Si sa, che l’Igrometro nostro a tunica vellutata non è affetto che dai soli acquei vapori, come appare dall’esperienze, che abbiam riportate nel saggio della sua costruzione; si sa, che la varia umidità dell’aria è in ragione inversa alla sua forza dissolvente; e si è sempre creduto, che questa forza dissolvente fosse direttamente come la sua densità, e il grado del suo calore. Alcune mie recenti Osservazioni mi fan sospettare, che oltre alla densità, ed al calore qualche altra causa concorra a determinar questa forza, e a rendere quindi più o meno vaporosa la nostra atmosfera. Dimorando fra gli scoscesi, ed alti monti ai confini degli Svizzeri io era tal fiata circondato da foltissime, e dense nebbie, tra le quali il mio Igrometro marcava i gradi 100 di massima umidità: pochi momenti appresso sparivan del tutto le nebbie, senza che la minima aura di vento sorgesse a scoparle altrove. Una decina per lo meno di volte fui testimonio di questi rapidi, ed improvvisi cambiamenti, nell’istante che né il peso, né il calore dell’aria non si mostrava sensibilmente alterato. Non farei che azzardare una semplice conghiettura se dicessi, che il fluido elettrico è forse desso una delle cause influenti a questa variazione. La conghiettura per altro non sembra destituita dalla sua probabilità, e verificata che fosse a dovere potrebbe divenire sorgente delle più utili ricerche. Quel che di presente con maggior fiducia possiamo avanzare è, che se l’Igrometro, senza una ragione accidentale[2], scorre frettolosamente la serie di molti gradi tanto verso l’umidità, che verso il secco, è indizio quasi sicuro di prossimo cambiamento di tempo.

            Venendo agli otto venti principali, è cosa rimarcabile, che in Vicenza i quattro venti intermezzi, sì riguardo al numero, che alla loro forza, crescano quasi al doppio dei venti cardinali; il che forse dipende dalla particolar situazione di questa Città rapporto a’ monti, che di lontan la circondano per una massima parte di cerchio, mentre un tal divario non si scorge in altri paesi di qua non molto discosti. Contuttociò il vento di levante in quest’anno fu più vigoroso del solito; e pel contrario fu assai deficiente il vento maestrale. Perniciosissimo poi fu il vento del Nord, che spirò tra il dì 20, e 22 di Aprile, di cui ne proviamo tuttavia i funesti effetti, il quale, dissecando i teneri getti, e le nascenti foglie de’ gelsi destinate al primo alimento de’ filugelli, fu cagione di una notabilissima scarsezza di seta, ch’è qui l’eccidio di tante povere famiglie.

            I giorni sereni furono 148, al qual numero non giunsero mai negli anni scorsi, dacché abbiam cominciata la storia delle nostre osservazioni. I mesi più sereni furono Gennajo, Febbrajo, Agosto, e Settembre: un solo giorno sereno comparve in tutto il Dicembre, e assai pochi ne’ mesi di Aprile, e di Maggio. Ho osservato, che rarissimi sono i casi ne’ quali si abbiano, in Vicenza quindici giorni tutti sereni di seguito; il che probabilmente succede in tutti gli altri paesi della nostra latitudine. I giorni varj sono sempre i più numerosi; ma in quest’anno essendo stati 150 vennero quasi a pareggiare i giorni sereni; dovecché i giorni nuvolosi non arrivarono che a 67. Eccettuata una qualche influenza accidentale, quale fu quella del 1783, Vicenza non è gran fatto soggetta alle caligini: trentadue furono i giorni caliginosi di quest’anno; ed il mese più ingombro di siffatte nebbie fu il Dicembre. Scarsissima fu la neve e la grandine, di cui non se ne contano che 9 soli giorni.

            Trenta furono i giorni, in cui comparvero i lampi, i tuoni, le folgori; il che può computarsi fra una delle quantità medie. Questa terribile ed imponente meteora, che sparge la costernazione, e lo spavento nel cuor de’ mortali, concorre in una maniera la più efficace a promuovere i vantaggi della vegetazione. I più attenti Osservatori, alla cui vista perspicace non isfuggono i più minuti avvenimenti, hanno rimarcato, che tutte le altre cose d’altronde uguali, le piante vegetano, e rinvigoriscono più in un giorno solo burrascoso fra la copiosa effusione de’ torrenti elettrici, di quel che sia in tre, o quattro giorni di placidezza, e di calma: e l’esperienza, ch’io stesso volli intraprendere non fa, che vie maggiormente confermare una tal verità. Un cespuglio di formento, che avea seminato in un vase, dopo di averlo elettrizzato ogni dì per 20 giorni di seguito, il trovai cresciuto all’altezza di 10 pollici; mentre il cespuglio di un altro vase esposto alle stesse stessissime circostanze, verso cui non avea praticata questa operazione, non giungea che a pollici 5 e linee 7.

            La quantità della pioggia raccolta in quest’anno fu di pollici 45 linee 8; ed i giorni piovosi furono 138. Piovosissimo fu il mese di Aprile, il quale ci diede poll. 9 lin. 10 di pioggia, contandosi in esso 17 giorni piovosi: e quantunque in Maggio ne abbiamo avuti altrettanti, pur la pioggia non giunse sennon a poll. 3 lin. 4 attesoché si contano in detto mese molti giorni piovosi, in cui la pioggia non fu misurabile: il che accadde similmente in Giugno. La svaporazione fu di poll. 77 lin. 8. Già altre volte abbiamo indicato, che il divario enorme, che si scorge tra l’acqua, che si sublima in vapori, e quella che ci ritorna in pioggia, non è che apparente; impercioché le nostre Osservazioni sulla svaporazione sono fatte con l’acqua dolce, e la svaporazione universale, che la Natura opera in grande, è dovuta per la massima parte all’acqua marina, la cui svaporazione, secondo le nostre sperienze, è in proporzione a quella dell’acqua comune come 3 a 7.

            Luglio fu il mese degli stravaganti fenomeni. In esso sentironsi quattro scosse di terremoto, ma tutte leggiere, e di poca durata: due il dì 16; la prima alle ore 15 e mezzo italiane, che durò tre secondi, la cui direzione era da Scilocco, a Maestro; la seconda alle ore 17 e mezzo: la terza fu il dì 22 dello stesso mese alle ore 10; e la quarta il dì 26 alle ore 14. I terremoti, lo abbiamo altre volte rimarcato, que’ momenti di convulsione, e di orrore, che assalgono di tratto in tratto la Natura, succedono per lo più in tempi asciutti, e ne’ giorni placidi, e tranquilli. Il dì 14 dello stesso Luglio comparve una vaga Aurora Boreale, che cominciando a mezz’ora di notte durò fino alle due ore e mezzo, innalzandosi fino a’ gradi 50 tra Greco, e Tramontana. Un’altra simile ne osservammo il dì 7 Ottobre, che giungea a soli 30 gradi; ma occupava una vasta parte di cerchio. È Osservazione costante, che qualche giorno appresso la comparsa dell’Aurora Boreale succede un vento gagliardo dalla parte opposta, forse per riempire il vuoto cagionato dalla medesima Aurora; il che si verificò nelle due Aurore Boreali qui rapportate, spirando pochi giorni appresso un impetuoso Garbino. Il dì 21 dello stesso mese surse improvvisamente un fierissimo uragano, che scompaginò in varie guise il superbo Steccato, che stava per compirsi nel Campo Marzo con la morte di due persone, oltre a molte altre ferite, e mal concie; né ha mancato in qualche guisa di accennarlo il nostro Igrometro con la subitanea discesa, che fece due giorni prima, dai gradi 52 fino ai 30; quando per la diminuzione di 6 punti del Termometro dovea anzi naturalmente ascendere.


[1]    Ciò intendesi delle piante annuali; dacché per le piante perenni ed arboree militano altre ragioni in contrario.

[2]    Dico senza una ragione accidentale, mentre egli è certo, che spruzzandosi dell’acqua sul pavimento della stanza, ove è sospeso l’Igrometro, ei s’avvanza con prestezza verso l’umido; e pel contrario recandosi un braciere di fuoco entro alla medesima stanza, scende tosto a vista d’occhio verso la siccità.

*    La somma è 48:5:0. #    La somma è 77:6:0.

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    1788 Osservazioni meteorologiche a Vicenza nel 1787 

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    1788 Tabelle Osservazioni meteorologiche a Vicenza nel 1787
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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

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