Storia Dentro la Memoria

Processo per eresia di Mussolente (VI) nel XVI° secolo (8^ parte)

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c. 97 v. Avanti de Benetto?” risponde “L’ho ditto mi”. Disse interrogato “Non mi riccordo mo a chi l’habbi ditto ma l’ho potrei haver ditto ad ogniun”. Soggiunse “Dissi ben al piovan qual mi persuadeva à non pratichar con Benetto, perche l’era heretico; che io l’haveva per homo da ben”. “Interrogato se suo padre lezzeva su quel testamento, che li fu brusato” risponde “Signor sì chel leggeva qualche volta et signanter la festa”. “Interrogato sel leggesse quella epistola esshortatoria di Erasmo“ risponde “Non se sel l’habbi letta, et io la leggeva qualche volta la sera al foco, et lui l’ascoltava” “Interrogato se mentre suo padre leggeva, overamente quando l’ascoltava che esso constituto leggesse, se el ditto suo padre li dechiarava qualche passo!” Risponde “Signor sì; ma non me riccordo che”. “Interrogato se quelli passi fossero contra la santa chiesa Ro. !” risponde “Mi pare, che quello, che lui diceva su quel testamento non fosse contro la Ro. chiesa” “Interrogato a che modo donque habbi così imparato quelle opinion cative” risponde “Le ho imparate così leggendo da me; et mi sono venuti quelli cativi humori in la testa specialmente per quella epistola di Erasmo”.“Interrogato se l’habbi imparato leggendo su quel libro, ò altrove, che le messe de morti non vaglino!” risponde “Questo (come vi ho detto) l’ho imparato dal q. prè Lunardo”. “Interrogato se l’habbi imparato altre heresie del d. q. prè Lunardo!” risponde “Signor no, che mi ricotdi, se nò quella (che vi ho detto) del santo sacramento.

c. 98 r. “Interrogato da chi l’habbi imparato l’altre heresie, che lui ha confessato, cioè,

1 che non vi sia purgatorio:

2 che la chiesa romana sia chiesa di confusion:

3 che non si debbano adorar le imagini, ne haverli riverenza:

4 che li santi non possono interceder per non appresso Iddio

5 che il pontifice non habbi authorità, ma che solamente la fosse data da Christo a San Piero, nella sua sola persona:

6 che nel sacramento de l’eucharistia nò vi sia realmente il corpo, et il sangue del nostro Signor Jesu Chrsito:

7 che le indulgentie non vagliano:

8 chel sia lecito mangiar carne d’ogni tempo:

9 chel degiuno corporal non val senza el spiritual:

10 che la confession fatta alli sacerdoti non vaglia, se prima non è fatta a Dio:

11 che le scommuniche nò vagliano:

12 che l’ave santissima non sij bona:

13 che li concilij non sian boni:

14 che la Madonna fosse piena de gratia quando partorise Christo, ma che dappoi l’habbi perduta:

15 che il battesimo non vaglia alli fantolini fino, che non sono in età che habbino il creder:

16 che essi fantolini non si habbino a battizar fino alli. 14. anni:

17 che se ben li detti fantolini morino senza battesimo si salvino:

18 che le messe sian bone per li vivi quanto al rapresentar la passion di Christo; ma non quanto alla verità del corpo, et sangue di Jesu Christo:

c. 98 v. 19 che la lezze lutheranna fosse liglior della romana: 20 che solamente il testamento nuovo, et vecchio fosseno veraci, et l’laltre scritture no!”. Il teste risponde singolarmente con riferimento al numero della domanda e cioè:

1 alla prima del purgatorio! Risponde “Quando il q. prè Lunardo disse che le messe de morti non valevano, io venni in opinion chel non vi fusse purgatorio. Et l’ho poi imparato ancho da mio padre”.

2 ad 2. am circa la chiesa! Risponde “Questa mi son imaginato da me medesimo: perche ho letto in quella epistola esshortatoria, che li principi delli apostoli, cioè san Piero, et san Paolo, si dolevano, chel mondo era pien di predicatori, quali predicavano la falsità: et per questo ho tenuto, cioè che la sia chiesa di confusion”.

Disse “Io leggeva quella epistola quasi ogni giorno, quando solo, quando su la bottega et li lavoranti tendevano a lavorar. Ma Benetto anco lui l’ha leggeva”.

3 ad 3:am circa l’imagine!” risponde “Dal Levitico dove dice, che non si debba adorar scolture, ne imagine: et dal in exitu, dove dice simulacra gentium”.

4 ad 4. am circa l’intercession de santi! Risponde “L’ho trovata su quella epistola de san Giovanni, come vi ho detto”.

Soggiunge “Ancho Benetto el diceva”.

5 ad 5. am circa il pontefice! Risponde “Mi non credo, che altri che quella epistola me l’habbi insegnato, qual era longa 3 ò 4 carte”.

6 ad 6. am circa il sacramento! Risponde “Io l’ho detto nell’altro mio constituto”

c. 99r. 7 ad 7. am circa l’indulgentie! Risponde “Io ho sentito da mio padre, che queste indulgentie, et perdoni, non eran boni”.

8 ad 8. ava circa il mangiar carne! Risponde “L’ho ditto ne l’altro mio constituto”.

9 ad 9. am circa il digiuno! Risponde “L’ho sentito dir da mio padre”.

10 ad X. am circa la confessione! Risponde “L’ho sentito dir da Benetto nel (“chel” cancellato) tempo che si diceva, che era stato scomunicato mx Camillo Carraro da San Zenon, che

9 ad 9. am circa il digiuno! Risponde “L’ho imparato, su una lettion d’un propheta, che corre nel principio di quaresima, che dice (“Isaya cho” cancellato) Iddio biasima el degiuno de giudei”.

10 ad X. am circa la confessione! Risponde “L’ho sentito dir da mio padre”.

11 ad XI. am circa l’escommuniche ! risponde “L’ho sentito dir da Benetto, quando si raggionava che era stato scommunicato mx Camillo Carraro da San Zanon che le scommuniche non valevano, et così ho creduto che sia”.

12 ad XII. am circa l’ave santissima! Risponde “L’ho sentito dir da mio padre, qual diceva, che quel porta paradisi se doveva riferir a Christo, et non alla Madonna”.

13 ad XIII. am circa li concilij! Risponde “L’havemo ditto tra noi 4 che semo qua; che li concilij non son boni. Cioè Momin Cargnato, mio padre, et Bonetto, e mi”.

14 ad XIIII. am circa la Madonna! Risponde “Questo non posso migha dir d’haverlo imparato per ditto d’alcun, ma è stato el diavolo, che me l’ha suggerito”.

15 ad XV. am circa il battesimo! Risponde “Io l’ho imparato da quel da Bassan, come ho ditto nel mio primo constituto,

c. 99 v. perchè el diceva, che in terra de lutheranni se battizza unaltra volta”.

16 ad XVI. am risponde “Mi opadre m’ha ditto, che li fantolini non hanno il creder, et però bisogna aspettar a battezzarli al tempo delli 14 anni”.

17 ad XVII. am risponde “Quanta alli fantolini, che si salvino senza battesimo, mio padre diceva raggionando di questa cosa, chi sa che no si salvino andando in paradiso, et non al limbo!”.

 18 ad XVIII. am circa le messe! Risponde “L’ho imparato da Bastian mio cugnato, che si voleva far prete; qual mi ha detto che ivi si representava la passion del nostro Sig. r Jesu Christo.

Ma quanto à quell’altra parte, che non vi sia il corpo, et sangue di Christo l’ho sentito da mio padre, che l’haveva imparato da prè Lunardo”.

19 ad XVIIII. am circa la lezze lutheranna! Risponde “Questa la m’è venuta così in fantasia mi”.

Ad XXa. m circa la verità delle scritture! Risponde “L’havemo ditto questa tra noi tre, mio padre cioè, et Barbarossa chiamato Momin Cargnato, e mi”.

“Interrogato a quale opinion de queste se haderiva el ditto Momin Cargnato!” risponde “El si accostava a molte opinion de queste, ma el nò ardiva di slargarse, se non con noi altri, et ne diceva che dovessemo star secreti, et saldi, accioche non caschassero nella nassa”

Gli fu detto “Di un poco in particolar le opinion heretice quale teniva el ditto Momin!” risponde “Mi raccordo, che lui mi ha detto, che quando si levava l’hostia dal

c. 100 r. Sacerdote nella messa, ch’io dovessi guardargli, e battermi come facevan gl’altri, ma però, che non credesse che li fusse cosa alcuna in quell’hostia, et che havesse solamente il cuor a Dio, dicendomi che questo gli haveva insegnato un suo fratello, che è morto chiamato el Grison, qual stava a Tienne de Vesentina, er eta grandemente lutheran”. “Interrogato dove si reducessero quando raggionavano di queste cose tra l’oro!” risponde “Alle volte in casa mia in filò, et alle volte nel follo, alle volte in bottega, et si riducevano anche la matina a bon’hora / altra alcun altre hore”. “Interrogato se vi fussero altri, che si reducessero in questi suoi raggionamenti, et fussero di questa sua legge!” risponde “Non vi erano altri”. Interrogato risponde “Non ho mai sentito alcun à negar la virginità della Madonna”. Disse interrogato “Non ho anco sentito questo, che alcune habbi ditto che Christo nò fusse figliol di Dio, perche se fosse stato figliol di Dio, non haveria il padre lassatolo patir tal passione”. “Interrogato quanto sia, che l’habbi imparato queste heresie!” risponde “Da Nadal in qua, chi ho cominciato à pratichar con Benetto; ma pero gia un anno e mezzo in vanti io andava a imparandone raggionando così alle volte insieme” “Interrogato che dicesse un puoco che libri portava Benetto in casa sua, et nel follo!” risponde “Una Bibia nuova, la

c. 100 v. qual è anchora nel follo, over in casa nostra, et il testamento nuovo, che è quel, che fu brusato, et anco una Bibia vecchia, qual portò via”. “Interrogato se suo padre habbi havuto altri libri!” risponde “Non altri, se non una bibia, la qual bruggiò prè Lunardo quando hebbe il mandato da mons. r R. do morto in tal (?). Disse interrogato “Di Momin non so, che l’havesse alcun libro; ma ben lui, e mio padre leggevano sopra quella bibia”. “Interrogato se mentre, che Benetto è stato in preggion in Asolo lui vi sia stato!” risponde “Signor sì, che vi son stato una volta a visitarlo con mio padre, et il cavalier ne meno; dicendonij che non dovessero dir cosa alcuna, ma però non parlassemo di queste cose, se non che li dicessemo, chel stesse di bona voglia”. “Interrogato a chi l’habbi detto, che l’haveria pagato un dedo d’una man, che Benetto fosse stato fuora de preggione, perche i sariano andati in terra de lutheranni!” risponde “Non me ricordo dove, ne a chi, ma credo haverlo ditto su la bottegha, dove vi fusse ancho Momin Cargnato”. “Interrogato doppo che sei cascato in questi errori, hai tu mai procurato di trovar alcuno che te te illumini per uscir de quelli!” risponde “Io non l’ho mai cercato, anzi son stato perso in queste opinioni”. Fu poi ammonito di dire la verità in merito ai complici – risponde “Certo non mi raccordo d’altri, et se me ne venirà alcuno in memoria (se ben fusse

c. 101 r. certo di morir subito) io venirò a denontiarlo”. Detto questo fu rimandato al suo posto. Prima di andarsene gli fu riferito: “Se ti ha dimandato de supra, se tu hai sentito alcuno a dir, che la Madonna non fosse vergine, et tu hai detto de no. Et però advertissi de dir il vero sopra di questo!” risponde “Io ho sentito à dir in Mussolenta et nò so da chi, che Toni Busnardo havea detto, che Benetto diceva, che la Madonna dappoi che l’hebbe partorito, era donna come le altre”. Gli fu detto “Perche non hai detto così quando sei stato interrogato!” risponde “Perche non me l’ho raccordato”. “Interrogato se suo padre ghe habbi detto questo“ risponde “Hora mi sovien, che una sera cenando mia madregna disse, che l’haveva sentito a dir quanto vi ho detto de Benetto: et mio padre disse che l’haveva parlato male, perche la Madonna era vergine innanti, nel parto et dappoi il parto”. E così poi se ne andò. Il giorno di venerdì 19 luglio 1577 nel palazzo del vescovo di Belluno. Si presenta il conestabile al notaio chiedendo se è di ordine del vescovo e dell’Inquisitore porre fine al trattenere Paride da sè presentatosi ;questo perchè il luogo a lui assegnato cioè prigioniero / a causa del fatto che quelli che devono desinare di solito mangiano lì. E visto che il luogo gli è stato assegnato a causa dell’età dichiarano che il luogo rimanga per il momento quello sotto penalità in attesa di nuova soluzione.

c. 101 v. Si riunì poi come previsto il Santo Officio. Ricordano che tante e tante volte fu detto a maestro Iseppo Follador carcerato di riferire tutta la verità e di permettere alla sua coscienza di spurgarsi con la verità liberandosi. Fatta questo appunto si decreta di condurlo e constituito in 4^ istanza. Così fu fatto come riportato di seguito. Stesso giorno e luogo. Così come detto fu portato dal carcere m° Iseppo Follador dal conestabile nel solito modo. Poi seguì il giuramento dopo la debita ammonizione di dire la verità. Quindi “Havete mandato a dir per il conestabile, che desideravate d’esser conduto davanti questo Santo Officio per dir la verità, pero ressolveteve de dirla sinceramente, perche altro da voi nò si desidera!”. A cui risponde “Son qui per dirla” E iniziò a dire “Io voglio dirve qualmente mx prè Zuanne al presente piovan di Mussolenta questo carneval passato me ritrovò sopra una festa mentre passava per de li a cavallo, et prendendomi le mani, e conducendomi fuora de li altri, mi disse ch’io non dovessi praticar con Benetto, ne lassar, che mio fiol Paris praticasse seco; perche l’havea el ditto Benetto per lutheran marzo, et il simile mi fece dir a casa per Madonna Prudentia sua sorella: voglio mo dir per questo,

c. 102 r. che se il detto r. do piovan mi havesse havuto per lutheran, l’havaria piu tosto detto a Benetto, che non praticasse con mi, et non che io non havesse praticar con lui, comel fece”. Gli fu detto “Questa non è la strada de dir la verità, come havete promesso. perchèe questo Santo Officio vuole da voi la confessione delle opinioni cative, che havete havuto contra la santa chiesa catholica romana, et non fiabe” risponde “Io hò ditto tutto quello che mi ho riccordato”. Gli fu detto “Che havete pensato intorno l’articulo de la virginità della Madonna! Et quell’ altro de Christo, chel se fosse stato figliol di Dio, il padre non l’haveria lassato patir tanto martyrio! Perche partendovi l’altra volta diceste che li haveresti pensato!” risponde “Si trova donque, che mi ho ditto queste parole! Se poria saper, chi è questo testimonio!” Gli fu detto “Reducetevi pur voi a memoria a chi l’havete insegnato (“confessato” è cancellato), poichè è stato un vostro scholaro!” risponde “El poria haver ditto, che non me riccordo”. Gli fu detto “Del haverlo detto potreste havervilo scordato, ma del haverlo creduto non gia, et alcun non lo deve saper meglio de voi! Però confessate la verità circa questo!” risponde “Non l’ho tenuto crto, et poria haverlo ditto, che non mi ricordo”. E vedendo che non voleva dire la verità, ma rimanere ambiguo, si ordinò che fosse riportato al suo posto senza altro.

c. 102 v. Di seguitò si deliberò di andare a prendere per la quinta volta Benedetto e costituirlo. Così fu fatto come di seguito. Detto mese giorno e luogo. Viene portato Benedetto Brenzio dal carcere e dopo il giuramento gli fu detto “Tu hai havuto tempo di pensar di dir il vero; però ressolviti de dir la verità!” al che risponde “M’era scordato de dirvi, che questo Momin Cargnato me disse dappoi, che semo qui in preson, che un Toni Serraio da Liedolo, et un Cosma che credo habbi nome Andrea, tiravano anchor loro a questa lezze, ma dappoi, che fu preso don Zuane da Liedolo, che non so quanti anni siano, si sono emendati per quanto si dice”. E di sse anche “Il cavalier da Asolo mi ha ditto poi, (mentre ch’io era in preggion) chel conosce in Asolo un dottor/ ma non vosse dir chi/ qual tirava grandamente in questa lezze, che quando si levava il sacramento alla messa, nò l guardava la. Et non mi ricordo d’altro”. Gli fu detto “Circa la virginità della Madonna, che opinion hai tu tenuto!” risponde “Ho ditto unaltra volta, se ben mi ricordo, ch’io dissi a Toni Busnardo, che la Madonna era donna, come le altre; intendendo quanto alle gratie del interceder per noi; ma non quanto alla virginità; perche ho sempre tenuto, et tegno, che la sia vergine avanti, nel parto, et doppo il parto”.

c. 103 r. Soggiunge “De quelle parole dette al ditto Busnardo, mi non me raccordava d’haverle ditte. ma Momin mi ha detto, chel Busnardo prefato li haveva ditto de havermele sentite a dir, et credo, che sia la verità ch’io le habbi ditte”. “Interrogato se era stato fatto concerto tra lui, Iseppo, Momin e Paris (se fussero adimandati) di buttarla adosso ad alcuno ed in specie al q. prè Lunardo!” risponde “Essendo qui in preggione Momin ed Iseppo raggionando insieme, dissero (secondo che Momin me lo ha poi referito) che nò si dovesse caregarse l’un l’altro, ma che cadaun de loro dicesse la parte sua da per si” Disse “Altro accordo non havevamo fatto tra noi, se non quanto ve disse nel 2° mio constituto, che me disse mia moglie, si come deve apper in quello”. “Interrogato se l’è stato fatto accordo tra lui, et Paris de andar in terra de lutheranni!” risponde “Marco mio cugnato me disse, che Momin Cargnato li haveva detto, che faressemo ben Paris, et io andar in terra de lutheranni a veder un puoco, come si governano: et così parlando con Paris de questo mettessemo ordene tra noi d’andarvi, ma non me riccorda a che tempo. Et Paris me diceva, che se vi fossemo andati, saressemo stati batizzati de nuovo; ma io però pensai de non vi andar perche havea la moglie, et era poveretto: et dicevo questo a Paris, lui me disse, che! Christo nò commanda questo! Ma dice, che chi ama la moglie, ò figlioli, più che lui, non è degno de lui”.

c. 103 v. Disse “m° Iseppo diceva anche, che li puti quando erano battizzati non havevano il creder”. “Interrogato quello che habbi tenuto circa le escommuniche!” risponde “Ho tenuto, come vi ho detto, che non le fosse in bene. Et quando metessemo ordene Paris, e mi d’andar via, fu ditto tra noi, che se ben i ne havessero schommunicati, come i fecero al Carraro, che però non valevano chosa alcuna queste sue scommuniche:et non so sel fosse lui, ò io, che dicesse questo”. “Interrogato circa la fede de prè Lunardo!” rispose “Non ho mai imparato cosa cativa da lui, anzi el me metteva a dir ogni sera le lettanie con lui; et l’ho sentito a dir all’altar quando ghe serviva la messa, sel fosse morto alcuno, che si dovesse pregar Dio per quell’anima, che fosse nel purgatorio. Et levando il Signor, diceva pian pian adoramus te domine Iesu Christe et era pur segno, chel ghe credeva”. Disse interrogato “Se ben era la quando morite el ditto pre Lunardo, però se lui si confessasse, et communichasse;perche non stava sempre in casa, anzi andava fuora per far alli servitij, che li accadeva”. Gli fu detto “Tu hai ditto, che il q. prè Lunardo te insegnò, che non vi era purgatorio!” risponde “L’è vero, chel dissi la prima volta perche s’havevamo accordato, come vi ho ditto di sopra”. Gli fu detto “Hai tu mai procurato alcuno che te illumini de questi tuoi errori!” risponde “Nò ho pensato cosa alcuna à questo”. Così detto fu rimandato al suo posto.

c. 104 r. Lunedì 22 luglio 1577 nel palazzo del vescovo di Belluno. Il vescovo e l’inquisitore dopo loro colloquio con il consiglio, considerato che vi fossero/potessero essere motivi per cui era cambiato il suo animo decretano di far venire Momin a constituto comoe fu fatto di seguito. Vi è la scena, ripetitiva, dell’arrivo di Momin Cargnato con il suo giuramento il monito l’esortazione a dir la verità. Gli fu chiesto se riteneva voler meglio dire la verità rispetto al suo precedente constituto a cui risponde “Io vi dirò quel che savarò”. Gli fu detto “Havel tenuto alcuna opinione heretica contra la Santa Ro. chiesa!” risponde “Signor no mi”. Disse “Io ho tenuto sempre quello, che ha tenuto la santa madre chiesa”. Gli fu detto “Qual chiesa!” risponde “La romana”. Gli fu detto “Havete pur confessato haver sparlato in materia del purgatorio! Et del santissimo sacramento!” risponde “Io vi ho ditto, che ho tenuto sempre, che nell’hostia vi sia veramente il corpo, et sangue di Jesu Christo/ et che vi sia il purgatorio, se ben ho ditto il contrario, così soggerito dal q. prè lunardo, qual mi disse chel non trovava il purgatorio, et che non vi essendo, le messe dc morti non valevan cosa alcuna: et dicendoli io, prche donque le diceva! Mi respose, che la utilità guastava la

c. 104 v. Conscientia: et questo me lo disse là al castellar”/ Interrogato disse “A questo non vi era alcunaltro li presente”. Quindi gli fu detto “Si ha molto ben il concerto, che havete fatto tra voi tre retenuti et paris, di cargarla adosso al q. prè Lunardo: onde ressolvetevi de dir il vero!” risponde “Non ne so niente”. “Interrogato se mentre che Benetto e stà in preson, Paris li ha mai detto, chel desiderava parlarli!” rispose “Signor si, chel mi è sovenuto dappoi che lui è constitui, che Paris me disse, che se l’havesse possuto parlar a Benetto, el l’haveria persuaso, chel stesse saldo et chel non se desdesesse”. Disse interrogato” El me lo disse nel follo de suo padre, che lavoravamo, et non vi era alcun’altro presente”. Disse “L’haveva letto all’hora su quel libro, che li fu brusato da pre Zuane, et che l’haveva trovato de bei passi, non dicendomi altro, se non che lui trovava, chel non vi era purgatorio”. Disse “L’haveva anche una bibia”. Gli fu detto “Lezzevi mai vui su quella bibia!” risponde “Signor no, perche non ghe vedeva senza occhiali;ma dicendomi che legesse quel passo, che era bello, li diceva, chel non poteva, per non haver occhiali”. “Interrogato se quando prè Lunardo le disse quella cosa (come lui asserisse dell’eucharestia, alcuno era presente!”. Risponde “Signor no”. “Interrogato se lui ha detto la cosa che gli havea detto.

c. 105 r. Prè Lunardo (come asserisse) del purgatorio, et dell’eucharistia ad alcuno, che esso q. prè Lunardo ghe l’havesse insegnata!” risponde “Io lo dissi al m. co mx Bartholamio dei Conti quando il r. do padre Inquisitore venne li a Mussolente”. “Interrogato sel sa, chel detto mx Bartholamio habbi tenuto ò tenghi alcuna opinione q. la santa ro. chiesa” risponde “Signor no”. “Interrogato se lui l’habbi mai veduto à mangiar carne in giorno prohibiti!” risponde “Non me lo raccordo”. “Interrogato sel l’habbi mai sentito a dir alcuna cosa contra la santa ro. chiesa!” risponde “Signor no”. “Interrogato sel ditto mx Bartholamio pratica frequentemente nel luoco di Mussolente!” risponde “Signor si a i tempi debiti del raccolto”. Interrogato risponde “Non l’ho mai visto a confessarsi, ne communicarsi, ma ben a messa qualche volta; et il luoco suo è puoco lontan dalla chiesa di Mussolenta, perchè è lì pr mezzo verso sera”. “Interrogato circa li santi concilij, cio che esso constituto habbi tenuto, et tenghi!” risponde “I ho tenuto, et tengo che siano boni”. “Interrogato se ha mai havuto à dir il contrario circa essi concilij!” risponde “Signor si mi”. “Interogato se l’habbi tenuto, et tenghi, che le scritture sole del testameneto nuovo, et vecchio, sian vere!” risponde

c. 105 v. et ho tenuto, che sian bone tutte”. “Interrogato se l’ha mai havuto alcun fratello, che fosse chiamato el Grison!” risponde “Signor sì, l’era mio fratello ultimo, ma è morto”. “Interrogato chi fosse costui” risponde “L’era un homo da ben!” Gli fu detto “Questo Grison, che cosa sehaivelo della fede” risponde “L’era tenuto un puoco per ugonoto” Gli fu detto “Con questa vostra ostination volete star in preson longamente voi” risponde (segnalato) “Fatte quello che vi piace, et datemi anche la morte, sel vi pare che la legge di Christo el voia”. Gli fu detto “Che opinion heretica teneva il q. Grison vostro fratello!” risponde “Non vel so dir”. Gli fu detto “Adonque havendo il ditto Grison fama de ugonotto l’havria per homo da bon voi!” risponde “El toleva per quel che l’era”. Gli fu detto “Perche dir adonque chel l’havevi per homo da ben, se l’ra ugonoto” risponde, prima però aspettando alquanto. Quindi la domanda gli viene ripetuta a cui alfine risponde”Se l’era ugonoto nol toioper homo da bon”. “Interrogato se questo Grison gli ha insegnato cosa alcuna!” risponde “Signor no”. “Interrogato se l’habbi mai detto a Paris, e Benetto, che debbiano star saldi, e secreti accio non caschassero nella nassa!” risponde “Nò so quello, che habbi detto” e poi soggiunse “Nò son in cervello ”. Gli fu ripetuta la domanda e risponde “Scrive quel che voli”.

c. 106 r. “Interrogato se ha mai raggionato delle cose della fede inj casa de m° Iseppo dove fossero esso m° Iseppo, Paris e Benetto!” risponde “Signor sì”. “Interrogato che cosa!” risponde “Che soi mi”. “Interrogato se ha letto mai su quella bibia!” risponde “Paris, e Benetto, me l’ha mettevano la, et ghe ne lezzeva do, ò tre parole; am non intendeva, perche non ghe vedeva”. Interrogato disse “I me dicevan ancho che legesse su quel testamento, che fu brusato; ma però non poteva legger per esser la lux menuta”. “Interrogato se l’habbi conosciuto Toni Serraio da Liedolo, et mx Andrea Cosma/Cesanna!” risponde “Signor sì, che li conosco” Gli fu detto “Sapete, che questi habbino tenuto opinione contra la s. ta ro. chiesa!” risponde “Che soi mi”. “Interrogato chi fu stato quello, che habbi detto a Marco cugnato de Benetto, che Benetto et Paris fariano ben ad andar in terra del utheranni!” risponde “Non lo so”. “Interrogato se lui habbi detto, questo al ditto Marco!” risponde “Non me riccordo”. “Interrogato se l’habbi mai insegnato ad alcuno i quando si leva i lsantissimo sacramento, chel si debba batter come fanno gl’altri, ma non debba poi credergli!”. Risponde in collera “So che ghel’hai ditto mi!”. Gli fu detto “Nò havui vu ditto queste parole!” risponde “Non so quel che habbi ditto, ne me ricordo quel che conosse heresia.

c. 106 v. Dopo di questo con l’ordine di rimandarlo al carcere, con prima ammonito che ben pensasse di dire la verità, in tel seno di santa madre chiesa riporti le sue insensibili, indurite corde. Disse “Signor metteme in croce, che habbi un puoco de luse; perche doman serà qualche cosa”. Su questo il vescovo e l’Inquisitore decretarono che detto Momin fosse portato nel carcere del vescovado, e che gli fosse concesso il beneficio della luce. Fu ordinato quindi che si traduca Benedetto Brenzo e dopo essersi presentato verrà condotto dagli ufficiali del pretorio al convento di San Pietro dei frati minori di S. Francesco di questa città per esservi alloggiato in una certa cella del dormitorio, che si trova dopo la libreria verso la via pubblica. Il suo carcere ora sarà questo con l’obbligo di non andarsene senza licenza del vescovo, così come nessuno potrò da lui recarsi. Quindi Benedetto Brenzio è qui portato dal carcere e prima di alontanarsi dal palazzo vescovile qui, assieme al santo Officio constituito, previo giuramento gli fu detto “Tu hai fatto ricercar d’esser condotto qui davanti questo santo Officio, per volerli dir no so che cos, hora di mo quanto tu vuoi!” risponde “Voleva dirvi, che essendo io in preggion ad Asolo, mia moier me disse, che costoro volevan buttar la colpa adosso al q. prè Lunardo”.

c. 107 r. A cui gli fu detto” Questo tu l’hai detto anchora!” risponde “Basta po, non mi raccordava d’haverlo piu ditto”. E disse inoltre “Mi non ho mai sentito i lq. prè lunardo à dir cosa alcuna in tal materia, se non quella del purgatorio; ma el fu prè Zuane da Liedolo, che lo disse verso il q. prè Lunardo”. Inoltre soggiunse “Et se ho ditto cosa alcuna contra del ditto q. prè Lunardo fin hora, me ne meto per la gola; et quel, che ho ditto l’ho ditto per le parole che me disse mia moier in preson de Asolo”. Disse poi “Essendo qui in preggion, Momin me ha ditto, ch’io dovessi raggionar del ui, t de m° Iseppo manco che potesse et cargar pur adosso al q. prè Lunardo, in ogni modo l’era morto”. Soggiunse pure “E m° Iseppo una volta me disse essendo a casa queste parole. S’io mangio una cosa, te faccio dispiacer. Et io risposi, che no. Et ello replicò mo nianche a Dio”. Gli fu detto “A che effetto te disselo queste parole!” risponde “Questo el me lo disse in proposito, che raggionavamo del mangiar carne d’ogni tempo”. Dopo di che fu rimandato al suo nuovo luogo. Qui quando vi pervenne gli furono spiegati i suoi obblighi alla presenza del r. do frate Francesco da Tarvisio e di d. Gasparis de Minellis diacono, e Antonio Longi clerico del seminario, qui convocati. Si disse che mai possa scendere e mai nessuno vi possa parlare.

c. 107 v. Senza una espressa licenza del padre Inquisitore, che risiede nella cella poco lontano. Questo a rischi di pene. Dopo di che in questo giorno, nel convento suddetto l’Inquisitore riceve da Asolo una lettera del commissario che viene trascritta. Vi sono riferimenti alla richieste deposizioni di Beltrame Gaybon. La lettera è indirizzata all’Inquisitore con il finale “Cividal, a san Pietro subito subito”. “R. mo S. r mio. Ho fatto quanto v. p. r. da mi ha imposto; et gli remando la lettera con la deposizione di mx Beltrame Gaybon. Io non son andato a Mussolenta per non haver cavalcatura. Ma l’ho fatto accettar qui. et così ho espedito il negotio. Ne essendo questa per altro, me gli offro, et raccomando”. Di Asolo alli 20 luglio 1577, Benedetto Secco

Di Stefano Zulian


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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

4 thoughts on “Processo per eresia di Mussolente (VI) nel XVI° secolo (8^ parte)

  1. La serie del processo di Mussolente per eresia prevede nuvi dati oltre a quelli pubblicati?

  2. Un grande contriburo alla conoscenza storica della riforma. Non sfugga, tra l’altro, la presenza delle idee anabattiste chiaramente espresse e apprese “da quel da Bassan”. Per cui si può ben dedurre che anche a Bassano del Grappa era probabilmente presente una più o meno piccola comunità anabattista. Un nuovo tassello per le vicende dell’anabattismo veneto. Grazie!

    • Ritengo che la storia della riforma luterana in ambito locale sia ancora tutta da scrivere. Grazie al fortunato ritrovamento del così detto processo di Mussolente, finalmente qualcosa si sta muovendo. Confido che nel volgere di qualche anno possa uscire alle stampe una pubbicazione in merito.

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