Storia Dentro la Memoria

PASINATO G. B., Apologia del termometro Sammartiniano

1 Commento

Lettera
di S. E. il N. U. Sig. F.M.G.
al Chiarissimo P. Giambattista da S. Martino,
ove si dilucidano
alcuni obbietti, che furono stati fatti
al suo Termometro ad indice.
(Nuovo Giornale Enciclopedico d’Italia, Febbraio 1794 pag. 81-93)
                            Desine…
Magna modis tenuare parvis*.
Hor. Carm. Lib. 3
 
            Ornatissimo Padre
 
            Varj giorni appresso, dacché io mi trovo in possesso del suo Termometro ad indice, che ella stessa ebbe la benignità di costruirmi, e dopo di averne a tutto bell’agio ammirata la sensibilità de’ suoi movimenti, la esattezza delle sue indicazioni, e la consonanza perfetta cogli altri Termometri semplici, mi giunse alle mani una Lettera, la quale mi risvegliò que’ sentimenti, che Ella stessa potrà immaginarsi, subito che ne verrò additando il contenuto. La Lettera sta inserita nel Tomo terzo del Genio Letterario d’Europa pel mese di Settembre 1793 il cui titolo è: Lettera a S.E. N.N. sul Termometro d’Hook riprodotto dal P. Giambattista da S. Martino. Se il carattere onesto della Riverenza vostra, lontanissimo da ogni ombra di millanteria, non fosse pienamente noto alla Repubblica dei Dotti, stando al solo titolo di questa Lettera, senza esaminare più oltre, sarei stato tentato a credere, che il Sig. Hook avesse egli costruito, od almeno proposto un Termometro ad indice, e che Ella poi riproducendolo, se lo avesse appropriato. Ma questo è un fatto, che ognuno può verificare, e tutto il mondo ne può essere giudice. O che il Sig. Hook ha proposto un Termometro ad indice, o che non lo ha proposto. Tocca ora all’Autore di questa Lettera l’indicarci il luogo preciso, e senza equivoco, ove il Sig. Hook fa menzione di un tale Termometro; e quando di ciò fare non sia egli capace, come non lo sarà giammai, conviene, che cancelli dal titolo della sua Lettera: Termometro d’Hook riprodotto; e che si prepari a cantare una solennissima Palinodia in musica. Il Sig. Hook ha bensì costruito un Barometro ad indice; ma non mai un Termometro. Sicché per usare della maggior connivenza, per interpretare le cose nel miglior senso, per non accusare alcuno di mala fede, convien dire, che l’Autore abbia confuso il Barometro col Termometro, chiamando Termometro Hookiano quello, che da Lei fu proposto, e credendolo la medesima cosa, che il Barometro del Sig. Hook.
            Venendo poscia alla lettura della Lettera stessa, conobbi, che l’Autore di essa, quantunque, forse per un tratto di sua eccessiva modestia ami di tener celato il suo nome, pure non ambisce fare altra comparsa, che di un semplice artista meccanico; e che l’attribuire, ch’egli fa, al Sig. Hook il Termometro suo, non è tutto effetto di dabbenaggine. “Ho costruito, dic’egli, il Termometro Sammartiniano (bravissimo! basta, che sia costruito a dovere), nella cui esecuzione non provai difficoltà veruna (tanto meglio), essendo il suo meccanismo interamente copiato dal Barometro del Sig. Hook”. Adesso il Termometro ad indice non è più Termometro Hookiano, è un Termometro, il cui meccanismo è copiato dal Barometro del Sig. Hook. Il buono artista si fermò al solo meccanismo, senza brigarsi di esaminare più oltre. Vide, che tanto il Barometro del sig. Hook, quanto il Termometro suo girano amendue su d’un perno, in grazia di due contrappesi, e questo gli bastò per credere di poter denominare Termometro Hookiano il Termometro ad indice da Lei proposto. Quando si abbia ad argomentare a questa foggia, converrà dire, che tutte le macchine ad indice, le quali girano sopra un perno, sieno altrettanti strumenti Hookiani; di maniera che se si trovasse qualche testa meccanica la quale girasse essa pure in forza de’ suoi contrappesi, stando alla stessa analogia, meriterà di esser decorata col pomposo titolo di testo Hookiana. Ma se il meccanismo del Termometro ad indice è interamente copiato dal Barometro del Sig. Hook, perché dal tempo, in cui fiorì questo illustre Fisico fino a’ giorni nostri un tal meccanismo non fu mai stato copiato da alcuno? Perché il nostro fabbricatore medesimo, che eseguì tante volte il Barometro Hookiano, non copiò prima d’ora anche il Termometro ad indice, ma aspettò a copiarlo dopo che la Riverenza Vostra pubblicò la sua Dissertazione? Quelli però, che non si fermano al solo meccanismo, si accorgono ben tosto, che i principj, onde sono costruiti questi due strumenti, sono affatto diversi; conoscono, che mentre l’uno opera in forza del peso dell’aria, l’altro agisce in grazia del volume del mercurio aumentato dal calore; comprendono, che le avvertenze stabilite per proporzionare la capacità della caraffina con la capacità di sei linee del collo, che gli sperimenti eseguiti per conoscere l’aumento del mercurio indotto da quaranta gradi di calore, che i metodi additati per la graduazione dell’istrumento, sono cose tutte proprie del Termometro ad indice, che non hanno veruna attinenza col Barometro del Sig. Hook. Quindi malgrado tutta l’apparenza del meccanismo, chi ha un po’ di sale in zucca non dirà mai, che il primo sia un istrumento riprodotto, e copiato dall’altro; a quella guisa stessa, che noi non diremo, che l’Igrometro a penna sia riprodotto, e copiato dal Termometro comune, che il Microscopio solare sia riprodotto, e copiato dalla Lanterna Magica, avvegnacché ne portino tutti la somiglianza.
            Ma venghiamo, ch’è ormai tempo, a quegli essenziali difetti, che la riflessione avea già annunziati al nostro Meccanico; e Dio sa quanti sudori gli avrà costato l’averli dovuti ridurre al completo numero di sette. Facciamoci al primo. “Quando il mercurio, dic’egli, si dilata, il galleggiante s’immerge nel mercurio, e non è pronto a salire; e perciò il moto dell’indice, mentre segna i gradi del caldo, si muove meno, che mentre retrocede verso il freddo”. Può darsi, ed è probabilissimo, che l’istrumento costruito dal nostro Termometrajo porti questo essenziale difetto, che il moto si muova meno secondo  l’elegante frase da lui usata. Egli è certo però, che tutti quelli, che sono di sua costruzione, vanno del tutto esenti da questa irregolarità, in grazia di una piccolissima attenzione da Lei praticata; e sarebbe cosa buona, che fosse appresa anche dal novello fabbricatore. Se la base del galleggiante, che va a poggiare sopra il mercurio, sarà convessa, e molto più se finirà in punta, egli è ben naturale, che alzandosi il mercurio, il galleggiante o poco, o molto vi si dovrà immergere. Ma se la detta base sarà perfettamente piana, oppure, come da Lei si costuma, un po’ concava, affinché si adatti meglio alla convessità del mercurio; oltr’a ciò, se la detta base sarà alquanto più ampia del rimanente del galleggiante, in guisa che senza niente urtare nelle pareti del vetro, riempia possibilmente l’interna superficie del cannello, allora il galleggiante non s’immergerà più entro al mercurio, ed il moto dell’indice sarà sempre uniforme.
            Passiamo alla seconda obbiezione per vedere, se ella fosse più degna de’ nostri riflessi. “La polvere, ch’è impossibile d’impedire affatto, fa col mercurio una sorte di amalgama nelle pareti del cilindro, per cui il galleggiante soffre un grande sfregamento, e talvolta resta senza moto”. Sempre s’impara qualche cosa di nuovo. Io credeva, che il mercurio si amalgamasse coi soli metalli; ora vengo istruito, che forma amalgama anche colla polvere: ma spero che sarò compatito, subito che questa nuova sorte di amalgamaa era ignorata anche ai Signori Bergmann, Fourcroy, Morveau, Lavoisier, de la Place, e ad altri. Ed ove, domando io, una corrente di polvere così densa, che tra il breve spazio scorso fra la costruzione del suo Termometro, e la pubblicazione della sua Lettera, abbia potuto formare un amalgama da far patire un grande sfregamento al galleggiante? Non altronde forse, che entro a qualche lorda officina, ove già non istà bene un tale strumento. Accorderò bensì, che anche fra i nostri appartamenti col progredire del tempo possa insinuarsi qualche cosa di polve entro all’orifizio del cannello; ma in verità che fa poco onore alla nostra Italia l’udire da chi si vanta fabbricatore di tali strumenti, essere impossibile d’impedire l’accesso della polvere; ed io che non sono dell’arte mi vergogno di esser costretto a fargli rimarcare, con quanta facilità vi si rimedj. Un piccolo incasso praticato posteriormente, il quale inchiuda a tenuta d’aria la girella, i contrappesi, e porzione del collo della caraffina, lasciando libero il corpo della caraffina stessa, è sufficiente a togliere l’accesso alla polvere. In ogni caso, dopo una serie di anni, sarà sempre facile vuotar la caraffina, pulirne dalla polvere l’orifizio, purgare il mercurio stesso, ed infonderlo poscia entro alla caraffina stessa.
            La terza, e la quarta obbiezione, giacché tutte due non vagliono che per una sola, e solo furono distinte per far numero, ci avvisano, che questo Termometro non è portatile; anzi neppure movibile senza disordine, e che il vaso per la copia grande del mercurio, che contiene, è facile a spezzarsi. Chi ha mai preteso che il Termometro ad indice debba esser portatile? La Riverenza Vostra, che lo ha proposto, si è anzi espressamente dichiarata, essere questo un istrumento, il quale dee rimaner sedentario entro una stanza. Ma e che per questo? Tutti gli strumenti di Fisica sono eglino portatili; oppure decadono essi dal loro pregio, se la loro indole non porta, che sieno tali? Pure ho l’onore di far risovvenire, che tutti questi strumenti, i quali sono difficilissimi al trasporto, allorché sono montati, si rendono tosto portatili, quando si abbia l’attenzione di smontarli. Che si smonti dunque il Termometro ad indice, che si versi il mercurio entro una boccettina di cristallo con turacciolo smerigliato, affinché non se ne perda neppure una goccia, che si collochino tutti gli altri pezzi dell’istrumento entro una busta ne’ loro opportuni nicchj; e senza che né il vaso, né verun’altra cosa si spezzi, potrà trasportarsi fino alla palude Meotide, o fino alle coste del Malabar, se così piace. Falso poi, falsissimo, non esser desso strumento movibile senza disordine. Io il trasporto da un sito all’altro liberamente, il prendo per mano a mio piacimento, il giro in tutti i sensi per farlo vedere a chi brama osservarne la costruzione: basta che sia maneggiato con quella attenzione, di cui non è per lo più suscettibile una mano imperita.
Barometro di Robert Hooke.

La grande copia del mercurio richiesta in questo Termometro, dà motivo alla quinta obbiezione: dessa è cagione, che l’istrumento non sia tanto sensibile, quanto il Reaumuriano; “perché il calore non si propaga con la stessa celerità dalla superficie al centro in massa grande, come in massa piccola”. Non Signore: la massa non è cagione di maggiore, o minore sensibilità; ciò interamente dipende dalla distribuzione della massa stessa, e per conseguenza dalla forma del recipiente, che contiene il mercurio. Quindi tre libbre di mercurio poste entro un tubo di quattro linee di diametro saranno al doppio più pronte a ricevere il calore, di quel che sia una sola libbra di mercurio entro un tubo del diametro di otto linee. Se perciò l’oppositor meccanico avesse letta con attenzione la di Lei Dissertazione, avrebbe rimarcato, che il diametro della caraffina da Lei suggerita essendo di dieci linee, desso è uguale al diametro delle palle della più parte de’ Termometri ordinarj. Né mi si dica, che codeste palle possono ridursi a minor diametro, mentre niente osta che anche la caraffina del Termometro nostro sia d’un diametro molto più ristretto. Ove non lascierò nemmeno di avvertire, che trattandosi d’un fluido, quale è il mercurio, attivissimo conduttore del calorico, la differenza di qualche linea di maggior diametro non può ritardare l’equilibrio della temperatura, che di pochi minuti secondi.“La scala di questo Termometro, ci si oppone in sesto luogo, supposto di un piede il diametro della sua sfera, ma non può avere maggiore estensione, che tre piedi (veramente tre piedi, e venti linee; ma non dobbiamo aspettarci tanta esattezza da un Meccanico); all’opposto si può costruire un Termometro Reaumuriano su d’una scala di quattro, e cinque piedi”. Primieramente chi fu autorizzato a stabilire di un piede il diametro del termometro ad indice, quando sta in libertà di chi che sia il dargli quella dimensione, che meglio piace? Ma orsù via: supponghiamo pure il detto diametro di un piede, e quindi la circonferenza di tre piedi, e venti linee. Facciamogli altresì la grazia di credere, che vengano costruiti de’ Termometri ordinarj della lunghezza di cinque piedi, cioè al doppio più lunghi de’ Barometri Torricelliani. Questi enormi Termometraccj, che noi brameremmo pur di vedere, saranno per lo meno divisi in cento gradi, cioè, dai venti sotto allo zero di Reaumur fino agli 80 dell’acqua bollente: dovecché il Termometro ad indice non è diviso, che in soli 40 gradi. Ora domando io, si ottiene egli gradi più sensibili, e più ampj con una scala di tre piedi, e venti linee divisa in quaranta parti; oppure con una scala di cinque piedi divisa in parti cento? L’ampiezza di ciascuno dei gradi 40 sta all’ampiezza di ciascuno dei gradi 100 precisamente come 113 a 72. Sicché i gradi quaranta superano di un terzo l’ampiezza dei gradi cento. Ma non è l’ampiezza de’ gradi quella, che da noi si contempla, ella è la loro discernibilità. Quindi che si costruisca pure il Termemetro ordinario sopra una scala di cinque, di otto, ed anche di dieci piedi, quando ciò riesca: sarà poi sempre vero, che quanto più lunga sarà la detta scala, tanto più tenue, minuto, ed esile riuscirà il filo del mercurio entro il cannello; ed in conseguenza non più discernibile, se non all’occhio solamente de’ miopi: al che egregiamente si ripara col Termometro ad indice. La molta copia del mercurio, che formò la quarta, e la quinta obbiezione, torna di nuovo in campo per compiere il settenario numero delle difficoltà intruse. Questo Termometro costa troppo, perché vi si richiede assai mercurio, più tempo, e maggior opera per montarlo. Se il maggiore importo degli strumenti di nostro uso fosse una ragion sufficiente per doverne fare a meno; grami noi; saremmo condannati ad uno stato molto misero, e mendico. In questo caso tutte le macchine di ultima perfezione, gli oriuoli a pendulo, i cannocchiali acromatici, le bilance idrostatiche travagliate a Londra, i quadranti murali, i telescopj di Herschel, i barometri del Sig. de Luc, non sarebbero più per noi; perché costano troppo. Ma il punto si è, che chiunque così parla, si sfiata inutilmente, e non sarà ascoltato giammai, poiché alla fine ognuno è in libertà di fare quell’uso, che vuole del suo denaro.

            Frattanto coll’aver presi in riflesso questi frivoli obbietti, io crederò di aver fatto troppo onore a chi gli propose, mentre sarebbero già svaniti da se. Già la Riverenza Vostra con quella ingenuità, che le è propria, si è espressamente dichiarata, che trattandosi di sperienze dilicate, non intende, che il suo Termometro ad indice abbia a togliere la preferenza al Termometro ordinario a mercurio, contentandosi di proporlo solo in riflesso a que’ vantaggi distinti, che sono proprj della sua costruzione. Tutti i Fisici illuminati, che danno il giusto peso alle cose, convengono con esso Lei nel medesimo sentimento. Eglino sotto a questo punto di vista, lo adottano pienamente, e senza punto curarsi dell’approvazione, e del consenso di un fabbricatore meccanico, gli fanno quegli encomj, ond’esso è meritevole, con la più sincera stima ho l’onore di essere.
 
Di casa, questo dì primo Novembre 1793.
D. V. R.
 
Devotiss. Obbligatiss. Servitore
F. M. G.

*    “Smetti di attenuare con modeste motivazioni argomenti elevati”. Orazio, Le Odi, Libro III, III, 70 e 72.
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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

One thought on “PASINATO G. B., Apologia del termometro Sammartiniano

  1. Quaesta nuova veste grafica del sito mi pare più piacevole e funzionale della precedente. Complimenti!

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