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PASINATO G. B., Catalogo de’ nati a S. Martino di Lupari

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P. Giambattista Pasinato da S. Martino di Lupari (1739-1800)
 
Giambattista Pasinato, al secolo Giacomo, fu un frate cappuccino eclettico, versato in ogni campo delle scienze, membro di numerose accademie del suo tempo, e in particolare di quella dei XL, un personaggio rinomato finché fu in vita. Poi su di lui calò l’oblio del tempo, accelerato da una serie di circostanze fortuite. Pubblichiamo uno dei suoi articoli meno noti, sperando di solleticare la curiosità dei lettori, al quale seguiranno altri singolari brani del frate scienziato.
Catalogo de’ nati, e de’ morti entro un decennio
nella Terra di S. Martino de’ Luperi, Provincia Trivigiana.P. Giambattista da S. Martino
(Nuovo Giornale Enciclopedico d’Italia, Luglio 1791)
 
            Un Articolo, che ha per oggetto la longevità della vita, che offre la lista de’ nati, e de’ morti di alcune popolazioni, e che versa intorno alle cause più, o meno favorevoli alla salute dell’uomo, non può essere che sommamente interessante, né potrà mai meritarsi il rimprovero d’essere troppo sovente ripetuto. Quivi il Geometra, il Medico, il Calcolatore, il Filosofo, l’Astronomo, il Meteorologista, il Politico, e perfin l’ozioso Novellatore vi trovano il loro conto, e vi si occupano con gradimento, e con genio. Le osservazioni, che quindi ne derivano danno eccitamento a sempre nuove perquisizioni, ed il loro scopo è sempre il vantaggio dell’umanità. Per la qual cosa se con soddisfazione accolte furono le Tavole di Vitalità per la capitale di Venezia inserite in varj fogli Periodici, non sarà, mi lusingo discaro, ch’io rechi altresì il catalogo de’ nati, e de’ morti entro un decennio nella vasta Terra di S. Martino mia Patria. Il sistema di vita, le influenze dell’atmosfera, gli esercizj, le occupazioni, le pratiche, tutto alla campagna è diverso da quel che succede, e che si pratica in Venezia; ed una tal diversità dee indurre delle notabilissime variazioni sul fisico, e sul morale degli uomini.
 
NATI
MORTI
 
Dieci mesi di
Fanciulli
Fanciulle
In tutti
Fino ai
7 anni
Fino ai 25 anni
Fino ai 60 anni
Dai 60 an. in su
In tutti
Gennajo
63
59
122
73
7
22
28
130
 
Febbrajo
57
66
123
61
6
21
22
110
 
Marzo
100
92
192
92
9
15
28
144
 
Aprile
82
95
177
75
10
20
21
126
 
Maggio
67
47
114
51
11
23
9
94
 
Giugno
55
46
101
49
7
16
11
83
 
Luglio
73
70
143
64
6
19
14
103
 
Agosto
63
80
143
97
7
18
21
143
 
Settemb.
56
51
107
82
10
19
19
130
 
Ottobre
60
56
116
97
4
19
26
146
 
Novemb.
60
30
90
80
4
19
19
122
 
Decemb.
40
34
74
72
7
15
24
118
 
 
776
726
1502
893
88
226
242
1449
 
 
            Comprende la seguente Tavola il numero de’ fanciulli nati sì maschi, che femmine, con il loro totale, cominciando dall’anno 1781 fino al 1790 posti secondo l’ordine de’ mesi. A questi corrisponde per ciascun mese il numero de’ morti presi indistintamente rapporto al sesso; ma divisi secondo l’età loro in quattro classi distinte. Nella prima vi sono i fanciulli morti fino all’età di sette anni; nella seconda quei che morirono dai sette ai 25; nella terza dai 25 ai 60; nella quarta i morti dai 60 anni in su; ed in fine il numero totale de’ morti.
            Dalla qui esposta tabella si ricavano varie utili cognizioni. Primieramente si raccoglie che il numero de’ fanciulli nati supera quello delle fanciulle; il che generalmente si osserva in quasi tutte le popolazioni: indizio che la Natura propende alla formazione delle cose più perfette. In conseguenza poi de’ fanciulli maschi, che nascono, ne siegue, che anche gli uomini, che muojono debbono essere più delle donne. E quantunque nella Tavola io non l’abbia espresso, pure di 1449 persone morte in dieci anni, gli uomini furono 734, e le donne 715. Si rimarca in oltre, che il maggior numero de’ nati appartiene ai mesi di Marzo, e di Aprile; del che ci sembra di poterne recare una sufficiente ragione. Il concepimento de’ fanciulli nati in questi due mesi corrisponde ai mesi di Giugno e di Luglio, che sono i due mesi delle maggiori fatiche pe’ lavoratori della Campagna; ed ognun sa, quanto la vita laboriosa, ed attiva contribuisca a render l’uomo forte, vigoroso, robusto, e meglio atto alla procreazione de’ suoi simili. Per una ragione affatto contraria noi osserviamo, che i mesi di Novembre, e Dicembre sono i più scarsi di fanciulli nati. Il concepimento di questi dee esser riferito a Febbraio, e a Marzo, tempo in cui il villico si trova affievolito, e snervato da una vita quasi affatto oziosa.
            Rapporto al numero de’ morti, ella è cosa degna di grande riflessione, che i fanciulli. I quali muoiono avanti gli anni sette, arrivano quasi a tre quinti del numero totale de’ morti. Quindi tre quinte parti della Classe de’ Cittadini più utili allo Stato, se ne volano alla tomba, pria di giungere all’uso di ragione; mentre in Venezia il numero de’ fanciulli morti è a quello degli adulti prossimamente come 31 a 30; il che un di presso succede in tutte le altre popolose Città. Molte potrebbero essere le cagioni di questo enorme divario, tra le quali due mi sembrano le principali; quella, cioè, della poca cura, che si prendono i villici de’ loro figliuoli, lasciandoli pienamente esposti alle più brusche intemperie delle stagioni; e quella di non essersi nelle Ville introdotto per anche l’uso dell’innesto del Vajuolo, che con tanto profitto si pratica nelle Città.
            Per quello, che riguarda il numero totale de’ morti in ciascun paese, noi non vi osserviamo quell’andatura, e quell’ordine, che si rimarca nei Necrologi di Venezia, dai quali risulta, che nel colmo della state muore minor numero di persone, ed a misura che si procede verso l’inverno, il numero de’ morti cresce a proporzione. Qui la cosa va diversamente. Osserviamo che i mesi più salutari sono Maggio, e Giugno; e di quel passo che si va accostando alla state, e all’autunno, cresce altresì la quantità de’ morti; indi scema alcun poco, e rimane stazionaria nel verno, per indi aumentare di nuovo in Marzo. Sarebbe difficile il volere attribuire ad una sola cagione la complicazione, e l’intreccio di questi effetti. Probabilmente essi derivano dal concorso di più cause, che agiscono talor di concerto, e talora in senso contrario. Il mese di Marzo è il mese dei venti burrascosi, che danno occasione alle pleuritidi, alle infiammazioni, alle angine, ai mali di petto. Di più l’atmosfera è pregna a quel tempo di gas acido carbonico per motivo che non può essere a sufficienza depurata né dalle piogge, che sono scarse, né dalla vegetazione, che non è messa ancora in azione; quindi non è meraviglia che il Marzo sia uno de’ mesi di maggior mortalità. A misura poi che la stagione s’inoltra, i venti si calmano; l’atmosfera si purga, la vegetazione prende moto, e vigore, le piante percosse dai raggi solari tramandano una quantità di gas ossigeno, ossia, di aria vitale, ch’è la sola che sia atta a mantenere la vita dell’uomo; dal che ne deriva una sensibile minorazione di morti ne’ mesi di Maggio, e di Giugno, ed anche di Luglio. Quantunque però col progredir della state non cessino le piante viventi di purificar l’aria continuamente col tramandar aria pura deflogisticata, pure non può negarsi, che non si riscontrino una quantità, prodigiosa di vegetabili, di arbusti, di foglie, di erbe, di rami staccati, e recisi, putrescenti, e marciosi, i quali, secondo le decisive sperienze di Sanebier, e di altri moderni fisici, in luogo di aria pura, tramandano in copia gas acido carbonico, e di gas idrogeno, atti a deteriorar l’aria comune. A ciò si aggiunga il bollore eccessivo della stagione, che indebolendo sempre più le forze vitali, snervando i solidi, e rallentando il moto de’ fluidi, dispone ogni cosa alla corruzione. Quindi le infermità di languore, le dissoluzioni, le febbri autunnali, le malattie del genere putrescente, e le mortalità accresciute ne’ mesi di Agosto, Settembre, ed Ottobre.
            Del resto io ho l’onore di assicurare, che i fenomeni fin qui rimarcati non sono tanto propri della Terra di S. Martino, che non convengano ad altri paesi di una costituzione analoga. Io ho formate le Tavole di altri quattro villaggi circonvicini, cioè di S. Andrea, di Onara, di Loreggia, di Tombolo, che per brevità non ho qui trascritte, le quali, offrono i medesimi risultati; scorgendosi in esse la più perfetta analogia rapporto al numero, alla distribuzione, alla serie tanto1791 Catalogo de’ nati e de’ morti 1781-1790 a S. Martino di Lupari
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Autore: storiadentrolamemoria

Insegnante, ricercatore d'archivio, da oltre 25 anni impegnato nella pubblicazione di volumi e saggi inerenti storie di paesi, fenomeni, persone e cognomi. Collaboratore di quanti intendono scambiare dati e informazioni sulla storia del Veneto e oltre.

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